Re: NBA Finals: Los Angeles Lakers vs Boston Celtics
Posted: 03/06/2010, 12:58
Lakers contro Celtics. Non Bryant vs Pierce, non Gasol vs Garnett. Non sarà una sfida che avrà come protagonisti singoli campioni. Le franchigie che hanno scritto la storia di questa lega si affrontano per l'ennesima volta. Non sono più le franchigie di West e Russell, non più quelle di Magic Johnson e Bird.
Adesso da una parte c'è un fenomeno assoluto, vero e proprio Messia del gioco, in grado di predicare basket in campo, santificandolo con qualche sporadico miracolo e oggetto delle preghiere del difensore che se lo ritrova faccia a faccia, occhi negli occhi. La sua squadra si muove elegantemente, ordinatamente, un ingranaggio quasi perfetto, guidato da un macchinista che conosce alla perfezione il suo motore, che non ha bisogno di assestare calci quando si ingolfa, ma nel momento del bisogno scende dalla sedia, si avvicina a uno dei pistoni, e sussurrando le parole giuste sa farlo ripartire.
Dall'altra una famiglia, dove ogni componente sa di poter contare sull'altro, dove ad ogni sfida il singolo può contare sul gruppo, dove o sei dentro o sei fuori, dove i giovani possano imparare dagli anziani e gli anziani trovare nuova linfa nei giovani, dove se sbagli sono capaci pure di mandarti in panchina a piangere. Giocare sporco è compreso nel prezzo, perché in quell'estate di tre anni fa il giuramento fu "Prendiamoci tutto e subito, senza guardare in faccia a nessuno". Si ripresentano con un anno di ritardo, perché senza un anello la catena non regge, le maglie si allargano e la famiglia si spacca. Ora i ragazzi in missione sono tornati.
Ora il palcoscenico è pronto, gli attori stanno per indossare i loro costumi biancoverdi e gialloviola, il sipario si sta per aprire, e noi ci godiamo lo spettacolo.
Buone Finals.
Adesso da una parte c'è un fenomeno assoluto, vero e proprio Messia del gioco, in grado di predicare basket in campo, santificandolo con qualche sporadico miracolo e oggetto delle preghiere del difensore che se lo ritrova faccia a faccia, occhi negli occhi. La sua squadra si muove elegantemente, ordinatamente, un ingranaggio quasi perfetto, guidato da un macchinista che conosce alla perfezione il suo motore, che non ha bisogno di assestare calci quando si ingolfa, ma nel momento del bisogno scende dalla sedia, si avvicina a uno dei pistoni, e sussurrando le parole giuste sa farlo ripartire.
Dall'altra una famiglia, dove ogni componente sa di poter contare sull'altro, dove ad ogni sfida il singolo può contare sul gruppo, dove o sei dentro o sei fuori, dove i giovani possano imparare dagli anziani e gli anziani trovare nuova linfa nei giovani, dove se sbagli sono capaci pure di mandarti in panchina a piangere. Giocare sporco è compreso nel prezzo, perché in quell'estate di tre anni fa il giuramento fu "Prendiamoci tutto e subito, senza guardare in faccia a nessuno". Si ripresentano con un anno di ritardo, perché senza un anello la catena non regge, le maglie si allargano e la famiglia si spacca. Ora i ragazzi in missione sono tornati.
Ora il palcoscenico è pronto, gli attori stanno per indossare i loro costumi biancoverdi e gialloviola, il sipario si sta per aprire, e noi ci godiamo lo spettacolo.
Buone Finals.


