Redondo15 wrote:
C'è da dire che le cifre di Rondo, per quello che riguarda punti e assist, secondo me, sono anche un po' "pompate" dal fatto di avere in squadra 3 compagni che, comunque, hanno 20 punti nelle mani ogni sera e che allargano il campo con il loro tiro da fuori (anche Garnett ormai è infallibile dai 6 metri). Questo gli crea autostrade per la penetrazione. Per quello che riguarda le sue capacità di andare a rimbalzo, bah, non ricordo un play del genere dai tempi di Kidd. Veramente notevole. Come visione di gioco direi che non siamo ai livelli dei grandi (Kidd, Nash, Paul, Deron Williams) ma ci andiamo molto vicino.
Sarei curioso nel vederlo in una squadra un po' meno forte, dove dovrebbe essere lui a migliorare i compagni (migliorare Ray Allen o Paul Pierce non è che sia così difficile eh :lol2:). Comunque, se parliamo di giocatori efficaci in transizione, siamo tra i primi tre della lega, già da ora.
Bonner wrote:
Slow down
Per essere una super PG è necessaria una padronanza della gestione dei tempi e dei ritmi che Rondo si sogna. Questa imho è la dote che più sta andando smarrita, perchè non vuol solo saper trovare il compagno smarcato o saper mettere in ritmo il tiratore, ma soprattutto dettare i tempi della partita, comandare magicamente il ritmo dell'incontro a proprio piacere aumentandolo o diminuendolo.
Questo imho lo sanno fare in 2-3 in tutta la NBA ed un altro paio in Europa, e basta.
Ciombe wrote:
il fatto di giocare con Allen e KG effettivametne facilita la propensione all'assist di Rondo.
Non fosse solo che il penetra e scarica per KG dal gomito e il passaggio dopo le uscite dai blocchi per il cacht e shoot di Allen è considerato assist.
Cmq a tutto tondo Rondo è indispensabiler per i Celtics, appunto perchè riesce a dare improvvisazione a un sistema offensivo che alla lunga diventa prevedibile se qualcuno stecca (come Pierce).
Concordo con tutti e tre.
Rondo è un gran bel giocatore, ma lo è anche grazie ad un sistema tra i migliori nella lega. Oltre a questo molto lo deve anche ai suoi compagni di squadra, perché in un quintetto con Allen, Pierce e Garnett c'è poco margine per andare a raddoppiare Rajon anche se è on-fire.
Come capacità di controllare la velocità del gioco qui per me non ci siamo, è più la squadra che sia adegua a lui che viceversa e ancora una volta bisogna riconoscere assieme ai meriti del singolo anche quelli del contesto che lo fa rendere cosi.
Poi che Rondo sia indispensabile per i Celtics nessuno lo nega, è la variabile impazzita che da quel qualcosa in più che nessuno si aspetta, ma può permettersi di giocare fuori dagli schemi grazie ad un sistema che lo aiuta, che lo indirizza e che gli para il culo se scazza.
Ieri Rondo ha messo su una grande partita, ma adesso credo che molti commenti siano dettati troppo dall'euforia. L'altro giorno Dragic è stato eletto senza ombra di dubbio "nuovo Nash" e oggi la PG dei Celtics è diventato il miglior play della lega! Dai, non scherziamo. Va bene farsi trascinare dall'entusiasmo, ma entrambe mi sembrano tesi decisamente premature e forzate. Deron Williams è decisamente spanne sopra, ma attorno a se non ha tre potenziali Hall of Famer e questo fa tutta la differenza del mondo. Oggi tra il roster dei Jazz e quello Celtico c'è un abisso e non si può non considerarlo nel valutare il giocatore. E se vogliamo stesso discorso lo si può fare guardando Nash e i Suns. Poi sempre disposto a ricredermi, ma per ora questa è la mia valutazione. Aspetto volentieri Rondo alla prova della verità contro i Magic.
Tornando alla partita, per me le chiavi sono state due: la prestazione di Rondo ma sopratutto l'amica difesa a cui Boston può sempre rivolgersi nei momenti di difficoltà. Quando ieri la PG verde ha sbagliato dei facili lay-up che potevano dare morale ai Cavs, subito si è attivata la difesa celtica che ha impedito agli avversari di cogliere il frutto di quegli errori. Nonostante l'1-8 di Ray Allen dall'arco, il lavoro dall'altra parte del campo ha attutito i danni derivanti da cattive percentuali. Anche senza Pierce, il lavoro del collettivo nel proprio pezzo di parquet ha supplito in maniera egregia alle mancanze di alcuni singoli da cui ci sia aspettava di più.
E' questa la vera forza dei Celtics: un sistema difensivo senza eguali che se attivato riesce a coprire in maniera incredibile le lacune difensive, un sistema che lavora grazie ai singoli a disposizione ma lo fa attraverso il collettivo.
Ieri, negli ultimi 5 minuti, dopo essersi portati a -2 i Cavs hanno segnato solo 6 punti di cui 4 derivanti dai liberi (2 dei quali "regalati" da un errore in copertura e per altro ormai poco influenti visto il cronometro). Rondo aveva tenuto i Celtics avanti grazie alla sua prestazione straordinaria, ma quando si tratta di chiudere Boston ricorda a tutti perché "defence wins championships".
Sui Cavs sono un po' perplesso. Il discorso è sempre lo stesso: sono James dipendenti. Però bisogna vedere in che senso lo sono.
Ormai ogni volta che il 23 mette piede sul parquet sfiora la tripla doppia, quindi le cifre di per se a meno che non siano pazzesche sono un fattore relativo. Bisogna guardare altrove.
Ad esempio, analizziamo le percentuali realizzative: pazzesche nelle serate di grazia, ma anche in quelle sottotono si avvicinano al 50%; se uniamo questo dato al fatto che in questa serie, in presenza di percentuali più basse, James ha saggiamente tirato di meno (e perso in entrambe le occasioni quando ciò si è verificato), ne deduco che ancora una volta il supporting cast ha dei problemi. Quando il Re domina i suoi vassalli imperversano con lui sugli avversari, ma quando trova delle difficoltà i fidi scudieri si arroccano dietro di lui aspettando di essere condotti in battaglia dal loro signore.
Altro dato sfizioso a cui guardare sono i turnover: contro Chicago l'unica sconfitta è coincisa con il picco di perse di James nella serie, contro Boston Bron ha vinto le due partite in cui ha fatto rispettivamente 2 e 1 TO, ha perso quelle in cui ne ha commessi 5 e 7. Che sia in serata positiva o meno, il gioco passa per forza di cose attraverso il Prescelto, non esistono alternative. Quando James è in difficoltà i Cavs sono in difficoltà, non basta coinvolgere di più ai compagni e prendersi meno tiri, perché il fulcro dell'attacco è sempre lo stesso e la stragrande maggioranza degli impulsi volitivi di Cleveland devono partire dal nativo di Akron.
E torniamo alla solita questione della dipendenza: è innegabile che ci sia ed è altrettanto innegabile che il 23 lo sappia perfettamente! Sa anche di essere quasi onnipotente, ma non abbastanza per vincere da solo, dunque i compagni sono necessari. Peccato che la vittoria dei Cavs nei momenti più difficili passi sempre e (in diversi casi) solo attraverso di lui e in quel momento di difficoltà estrema che separa la vittoria dalla sconfitta, i lumi di Cleveland si spengono aspettando che il prescelto brilli di luce propria o decida di illuminare i compagni. E a questo punto, si chiede James, che fare?
Siamo all'interno del dilemma del prigioniero: se faccio il fenomeno e i miei compagni mi aiutano vinco di sicuro; se faccio il fenomeno e i miei compagni non mi aiutano posso vincere o perdere; se non faccio il fenomeno che i miei compagni mi aiutino o meno è poco rilevante perché perdo. Conviene collaborare o defezionare?