Almeno le diagonali le dovrebbe sapere fare.A.F.D.U.I. President wrote: Dice galliani che sara´ Kaladze il terzino sinistro del milan.
Se e´ in forma non la boccio completamente come opzione,ma se Kaladze e´ in condizioni solo sufficienti rischiamo di vedere un terzino peggiore di Jankulovsky.
Re: Ti Te Dominet- AC Milan: Avanti
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Re: Ti Te Dominet- AC Milan: Avanti


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Re: Ti Te Dominet- AC Milan: Avanti
Ah ecco, Borriello, grazie.Marcomax wrote:
Borriello è il 5°
Kaladze terzino sinistro puo essere un'alternativa, in fondo qualche anno fa lo faceva e con risultati accettabili.
E concordo pure io su Oddo: non è il terzino + forte del mondo, ma in fondo è il suo ruolo e difensivamente sa quello che deve fare.

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sonato arctico
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Re: Ti Te Dominet- AC Milan: Avanti
bisognerebbe uscire dall'equivoco su cosa si vuole che faccia il nostro terzino, destro o sinistro, se difendere (Kaladze, Oddo) o attaccare (Janku, Abate)
l'unico che saprebbe fare entrambe le cose e bene è Zambrotta, di dieci anni fa però
l'unico che saprebbe fare entrambe le cose e bene è Zambrotta, di dieci anni fa però
BruceSmith wrote: però lui vi ha già chiesto una pompa in tempi non sospetti.
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rodmanalbe82
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Re: Ti Te Dominet- AC Milan: Avanti
Galliani chiede a kaladze di fare il terzino, questo risponde "per non piu di tre partite"
"L'ottimo rendimento di Cissokho al Lione conferma che avevamo visto giusto."
ma dove caxxo siamo? :roll:
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Re: Ti Te Dominet- AC Milan: Avanti
Ma non aveva risposto "Sono entusiasta!"? :sbadat:
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Re: Ti Te Dominet- AC Milan: Avanti
Galliani deve aver preso l'influenza suina mentre era a cena col proprietario che deve averla contratta in uno dei suoi numerosi interventi da Superman-utilizzatore finale.rodmanalbe82 wrote: Galliani chiede a kaladze di fare il terzino, questo risponde "per non piu di tre partite"
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Ricordo che questo tipo di virus colpisce direttamente i centri mentali portando il malcapitato a sproloqui con deliri di onnipotenza, farciti da dosi massicce di scaricabarile. Per questi soggetti il contraddittorio è come la criptonite, non azzardatevi a criticare una qualsiasi delle loro dichiarazioni o decisioni... questi hanno vinto tutto e ormai sono come il Papa... infallibili!
chissà come mai hanno perso 4-0 il derby...
colpa di Leonardo!
ma chi ha scelto di silurare Ancelotti e prendere Leonardo?
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Re: Ti Te Dominet- AC Milan: Avanti
rodmanalbe82 wrote: Galliani chiede a kaladze di fare il terzino, questo risponde "per non piu di tre partite"
"L'ottimo rendimento di Cissokho al Lione conferma che avevamo visto giusto."
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Oh mio Dio :lol2: Conferma anche che Cissokho non aveva niente ai denti e che lui ha fatto la figura dell'idiota
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Re: Ti Te Dominet- AC Milan: Avanti
Alla storia dei denti non ci ha creduto nessuno. Ovviamente il Milan ha fatto una pessima figura perchè ha cercato di gettare merda sul Porto, far passare per denti marci Cissokho, il tutto col solo scopo di sganciare meno soldi possibili dopo la prima offerta accettata dai portoghesi.
Poi ste dichiarazioni, vabbè...
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Re: Ti Te Dominet- AC Milan: Avanti
In altre parole dicesi figura da cioccolatai...


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Re: Ti Te Dominet- AC Milan: Avanti
Purtroppo, al di la delle conferenze stampa che non hanno mai significato nulla, abbiamo dirigenti che hanno ancora buone idee ma non hanno più il coraggio di metterle in pratica. Hanno una certa età. sono decenni che lavorano a questo modo, non hanno l'elasticità e, forse, la voglia per cambiare. E quindi facciamo la stessa politica di cinque anni fa spendendo la metà, e chiaramente i risultati non possono essere se non la metà. Cambiando modo di investire a mio parere deve cambiare modo di ragionare, e questo ormai non credo più che possa avvenire con Galliani e compagnia.rodmanalbe82 wrote: Galliani chiede a kaladze di fare il terzino, questo risponde "per non piu di tre partite"
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Re: Ti Te Dominet- AC Milan: Avanti
stagione lunga, ma ho fatto bene ad aprire il topic :lol2: ???
Kaladze dovrebbe capire i problemi del milan piuttosto che sparare cacca dicendo che lo fa al MASSIMO per 3 partite...
Ma siamo pazzi lui viene pagato e viene allenato e le condizioni le butta lui... cose dell'altro mondo...
Kaladze dovrebbe capire i problemi del milan piuttosto che sparare cacca dicendo che lo fa al MASSIMO per 3 partite...
Ma siamo pazzi lui viene pagato e viene allenato e le condizioni le butta lui... cose dell'altro mondo...
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Re: Ti Te Dominet- AC Milan: Avanti
Ma non avete capito...il suo lo faccio al massimo per tre partite sottointendeva il fatto che alla terza si spacca... :gazza:
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Re: Ti Te Dominet- AC Milan: Avanti
Questa è la dichiarazione più demenziale di tutta l'estate rossonera. Quando ho letto il titolo ieri ho subito pensato: "Toh adesso vuoi vedere che Cissokho si è rotto?"rodmanalbe82 wrote: Galliani chiede a kaladze di fare il terzino, questo risponde "per non piu di tre partite"
"L'ottimo rendimento di Cissokho al Lione conferma che avevamo visto giusto."
Invece no il "c'avevamo visto giusto" è riferito al fatto che sta giocando bene....da non crederci.
Mi spiace per l'AD che non sà più cosa dire per coprire l'immobilismo della proprietà e così facendo colleziona figuracce.
Last edited by pgm on 04/09/2009, 11:56, edited 1 time in total.
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Re: Ti Te Dominet- AC Milan: Avanti
Un piano con Gheddafi per lasciare
Il Cavaliere, cede al pressing dei figli per vendere la società. ossier sul club anche nell'incontro con i libici
IL MILAN? Non è più un "asset strategico". Nella galassia imprenditoriale di Silvio Berlusconi, è un pianeta che "si può perdere". Non rientra nei piani aziendali a lunga scadenza. Insomma, i rossoneri sono "vendibili". O meglio, la tentazione del Cavaliere è quella di metterli già "in vendita".
Silvio Berlusconi ha resistito fino all'ultimo. Ha cercato di trattenersi dinanzi ai "numeri" del bilancio e al pressing della "famiglia". Ma alla fine ha accettato di imboccare la strada indicata da tempo dai suoi due figli maggiori, Marina e Piersilvio. Di preparare un "piano" per uscire dal calcio. La svolta è maturata questa estate. Il mercato in difficoltà, i risultati sportivi non più in linea con quelli del passato, i litigi domestici sull'eredità. E soprattutto gli effetti del campionato sui sondaggi di popolarità e sulle elezioni. "La vicenda Kakà - ha ricordato lo stesso presidente del Consiglio - mi ha fatto perdere almeno 2 punti nell'ultima tornata europea". Tutti fattori che lo hanno convinto ad accettare il "sacrificio". Al punto di avviare personalmente le prime trattative per la cessione.
Un percorso che sicuramente non sarà breve. L'Ac Milan costa tanto. Secondo le prime valutazioni, il valore si attesta tra i 600 e gli 800 milioni di euro. Non sarà quindi facile individuare un acquirente. Tant'è che la "grana" se l'è assunta direttamente Berlusconi effettuando qualche sondaggio. Domenica scorsa, il giorno dopo la sonora sconfitta subita nel derby, il capo del governo è volato a Tripoli per incontrare il leader libico Gheddafi. Un vertice istituzionale, certo. Nel corso del quale, però, il capitolo "affari" è stato preponderante. Il business petrolifero, quello infrastrutturale, quello delle tlc sono ormai da tempo al centro dei contatti tra Italia e Libia. Il Cavaliere ha inserito anche il dossier Milan provando a saggiare la disponibilità di uno dei fondi sovrani libici: il Central Bank of Lybia, il Lybian Investiment Authority o il Lybian Foreign Bank. Da tempo, del resto, questi soggetti sono attratti dal nostro calcio.
In passato è accaduto con la Juve, di recente hanno chiesto informazioni sulla Roma. E adesso Berlusconi li ha consultati sulla sua squadra. Per non turbare gli assetti societari e familiari, il capo del governo immagina una vendita "a tappe", senza strappi improvvisi. Con un primo ingresso in quota minoritaria. In ogni caso l'iter non deve condizionare le prossime scadenze politiche. Dei contatti libici ancora non si conoscono gli esiti, dimostrano però la ricerca di una nuova frontiera per il Diavolo.
La questione, dunque, è ufficialmente sul tavolo di Berlusconi. Anche perché il "mondo-Milan" non rappresenta più solo un "giocattolo sportivo". Sempre più interseca gli interessi politici e soprattutto quelli imprenditoriali e "familiari" del gruppo Fininvest-Mediaset.
Argomenti che il premier ha sollevato pure nella cena piuttosto mesta con Adriano Galliani organizzata in un noto ristorante di Milano dopo la partita di sabato scorso. E lo stesso amministratore delegato del Milan da tempo ha messo nel conto la "necessità" di vendere. In diverse occasioni, infatti, - in colloqui informali con esponenti del mondo politico e imprenditoriale - proprio Galliani si è sbilanciato sulle prospettive della sua società sportiva: "Il Milan - è stato il ragionamento esposto nelle ultime settimane - lo teniamo solo se resta competitivo a livello europeo. Ma per questo bisogna investire tanto. Il punto, però, è che ormai non so se sia possibile colmare in tempi brevi il gap con squadre come Manchester United, Real Madrid o Barcellona". Il Cavaliere si è sempre appoggiato sull'immensa turbina milanista che macinava consenso e alimentava un'immagine vincente. Con le sconfitte, però, l'effetto diventa opposto. E secondo l'inquilino di Palazzo Grazioli, le prime conseguenze si sono avvertite a giugno scorso. Alle Europee e nei sondaggi di popolarità.
Non solo. Lo stesso "numero due" milanista si è dovuto scontrare con la fermezza dei primogeniti del Cavaliere, Marina e Piersilvio. Poco interessati al calcio e soprattutto non più disponibili a ripianare i passivi del Milan. "Abbiamo dato già troppo", è il loro leit motiv riferito pure alle consistenti esposizioni bancarie. Tant'è che negli ultimi anni, alcune scelte di mercato sono state dettate proprio da "ragioni" di bilancio. Gli acquisti di calciatori come Ronaldo, Ronaldinho, Beckham rispondevano più alle logiche del merchandising che a quelle del calcio. Incrementare il valore del brand rossonero per ravvivare le casse di Milanello ed evitare esborsi eccessivi da parte di Fininvest. Seguendo un po' il modello spagnolo dei "Galacticos" di qualche anno fa. Con una differenza: il Real Madrid può contare sullo stadio di proprietà.
Appunto lo stadio. A Via Turati fino a qualche mese stavano lavorando per il nuovo impianto. Prevedendo una spesa di oltre 300 milioni di euro. Un investimento considerato prioritario e per il quale erano già state attivate le reti di finanziamento. Ma da questa estate l'intera procedura è stata bloccata. Su preciso input dello stesso Galliani. Il quale ha fatto sapere - persino agli uomini del comune incaricati di seguire la pratica - che per il momento ogni passo può essere sospeso. Un'indicazione coerente solo con la scelta di "vendere". "Per fare certe cose - si è lamentato con molti - dovremmo essere in Premier League". Eppure, in Italia altre squadre sono impegnate nello stadio di proprietà: la Juventus in primo luogo, ma anche team meno blasonati come Parma e Como.
La vera spinta ad accettare l'idea della cessione, però, è venuta dalla famiglia. La "fermezza" della prole berlusconiana risponde non solo all'esigenza di razionalizzare il core business del gruppo. Ma anche al desiderio di fare chiarezza sull'eredità dell'"impero". Visto che oltre a Marina e Piersilvio, pure Luigi, Barbara e Eleonora non hanno mai manifestato una particolare predisposizione per i rossoneri. Nessuno, insomma, sembra poi tanto interessato alle gesta di Pato, Gattuso e Pirlo.
4 settembre 2009
Il Cavaliere, cede al pressing dei figli per vendere la società. ossier sul club anche nell'incontro con i libici
IL MILAN? Non è più un "asset strategico". Nella galassia imprenditoriale di Silvio Berlusconi, è un pianeta che "si può perdere". Non rientra nei piani aziendali a lunga scadenza. Insomma, i rossoneri sono "vendibili". O meglio, la tentazione del Cavaliere è quella di metterli già "in vendita".
Silvio Berlusconi ha resistito fino all'ultimo. Ha cercato di trattenersi dinanzi ai "numeri" del bilancio e al pressing della "famiglia". Ma alla fine ha accettato di imboccare la strada indicata da tempo dai suoi due figli maggiori, Marina e Piersilvio. Di preparare un "piano" per uscire dal calcio. La svolta è maturata questa estate. Il mercato in difficoltà, i risultati sportivi non più in linea con quelli del passato, i litigi domestici sull'eredità. E soprattutto gli effetti del campionato sui sondaggi di popolarità e sulle elezioni. "La vicenda Kakà - ha ricordato lo stesso presidente del Consiglio - mi ha fatto perdere almeno 2 punti nell'ultima tornata europea". Tutti fattori che lo hanno convinto ad accettare il "sacrificio". Al punto di avviare personalmente le prime trattative per la cessione.
Un percorso che sicuramente non sarà breve. L'Ac Milan costa tanto. Secondo le prime valutazioni, il valore si attesta tra i 600 e gli 800 milioni di euro. Non sarà quindi facile individuare un acquirente. Tant'è che la "grana" se l'è assunta direttamente Berlusconi effettuando qualche sondaggio. Domenica scorsa, il giorno dopo la sonora sconfitta subita nel derby, il capo del governo è volato a Tripoli per incontrare il leader libico Gheddafi. Un vertice istituzionale, certo. Nel corso del quale, però, il capitolo "affari" è stato preponderante. Il business petrolifero, quello infrastrutturale, quello delle tlc sono ormai da tempo al centro dei contatti tra Italia e Libia. Il Cavaliere ha inserito anche il dossier Milan provando a saggiare la disponibilità di uno dei fondi sovrani libici: il Central Bank of Lybia, il Lybian Investiment Authority o il Lybian Foreign Bank. Da tempo, del resto, questi soggetti sono attratti dal nostro calcio.
In passato è accaduto con la Juve, di recente hanno chiesto informazioni sulla Roma. E adesso Berlusconi li ha consultati sulla sua squadra. Per non turbare gli assetti societari e familiari, il capo del governo immagina una vendita "a tappe", senza strappi improvvisi. Con un primo ingresso in quota minoritaria. In ogni caso l'iter non deve condizionare le prossime scadenze politiche. Dei contatti libici ancora non si conoscono gli esiti, dimostrano però la ricerca di una nuova frontiera per il Diavolo.
La questione, dunque, è ufficialmente sul tavolo di Berlusconi. Anche perché il "mondo-Milan" non rappresenta più solo un "giocattolo sportivo". Sempre più interseca gli interessi politici e soprattutto quelli imprenditoriali e "familiari" del gruppo Fininvest-Mediaset.
Argomenti che il premier ha sollevato pure nella cena piuttosto mesta con Adriano Galliani organizzata in un noto ristorante di Milano dopo la partita di sabato scorso. E lo stesso amministratore delegato del Milan da tempo ha messo nel conto la "necessità" di vendere. In diverse occasioni, infatti, - in colloqui informali con esponenti del mondo politico e imprenditoriale - proprio Galliani si è sbilanciato sulle prospettive della sua società sportiva: "Il Milan - è stato il ragionamento esposto nelle ultime settimane - lo teniamo solo se resta competitivo a livello europeo. Ma per questo bisogna investire tanto. Il punto, però, è che ormai non so se sia possibile colmare in tempi brevi il gap con squadre come Manchester United, Real Madrid o Barcellona". Il Cavaliere si è sempre appoggiato sull'immensa turbina milanista che macinava consenso e alimentava un'immagine vincente. Con le sconfitte, però, l'effetto diventa opposto. E secondo l'inquilino di Palazzo Grazioli, le prime conseguenze si sono avvertite a giugno scorso. Alle Europee e nei sondaggi di popolarità.
Non solo. Lo stesso "numero due" milanista si è dovuto scontrare con la fermezza dei primogeniti del Cavaliere, Marina e Piersilvio. Poco interessati al calcio e soprattutto non più disponibili a ripianare i passivi del Milan. "Abbiamo dato già troppo", è il loro leit motiv riferito pure alle consistenti esposizioni bancarie. Tant'è che negli ultimi anni, alcune scelte di mercato sono state dettate proprio da "ragioni" di bilancio. Gli acquisti di calciatori come Ronaldo, Ronaldinho, Beckham rispondevano più alle logiche del merchandising che a quelle del calcio. Incrementare il valore del brand rossonero per ravvivare le casse di Milanello ed evitare esborsi eccessivi da parte di Fininvest. Seguendo un po' il modello spagnolo dei "Galacticos" di qualche anno fa. Con una differenza: il Real Madrid può contare sullo stadio di proprietà.
Appunto lo stadio. A Via Turati fino a qualche mese stavano lavorando per il nuovo impianto. Prevedendo una spesa di oltre 300 milioni di euro. Un investimento considerato prioritario e per il quale erano già state attivate le reti di finanziamento. Ma da questa estate l'intera procedura è stata bloccata. Su preciso input dello stesso Galliani. Il quale ha fatto sapere - persino agli uomini del comune incaricati di seguire la pratica - che per il momento ogni passo può essere sospeso. Un'indicazione coerente solo con la scelta di "vendere". "Per fare certe cose - si è lamentato con molti - dovremmo essere in Premier League". Eppure, in Italia altre squadre sono impegnate nello stadio di proprietà: la Juventus in primo luogo, ma anche team meno blasonati come Parma e Como.
La vera spinta ad accettare l'idea della cessione, però, è venuta dalla famiglia. La "fermezza" della prole berlusconiana risponde non solo all'esigenza di razionalizzare il core business del gruppo. Ma anche al desiderio di fare chiarezza sull'eredità dell'"impero". Visto che oltre a Marina e Piersilvio, pure Luigi, Barbara e Eleonora non hanno mai manifestato una particolare predisposizione per i rossoneri. Nessuno, insomma, sembra poi tanto interessato alle gesta di Pato, Gattuso e Pirlo.
4 settembre 2009

