Kratòs wrote:
inizio dalla fine: sei il primo che sento che non condivide l'ergastolo. di sicuro (e qui non credo di essere smentito) non ci sono mai state battaglie come contro la pena di morte. poi se vuoi dare inizio a una cosa del genere magari ti appoggio pure, perchè se consideriamo come fine della pena la rieducazione, tenere uno in galera per sempre non ha senso. il punto è che per me l'ergastolo va usato (ed è così, almeno in teoria, visto che poi succedono cose come queste) con chi non si può rieducare, ma va solo tenuto il più lontano possibile dal resto del mondo per evitare che combini altri guai. non sempre si può sperare di raddrizzare una persona, e in quei casi meglio andare sul sicuro.
un pazzo come quello di cui stiamo parlando secondo te ci sono speranze di rieducarlo? visto come viene accolto... :roll:
il concetto di umanità dipende dal lato da cui lo si considera: per me che giudico può significare come dici tu (e come diceva anche doc) compassione, ma io parlavo più che altro del rispetto dell'umanità (o dell'essere umano) del condannato, che per me (ma sta nell'essenza stessa dell'uomo, non è che me lo invento io) consiste soprattutto nel rispettare la sua dignità, cosa che di sicuro non fai se lo chiudi in una cella anche solo per un giorno. se vuoi porre l'umanità come elemento in base a cui giudicare una situazione, non puoi considerare solo la tua, ma anche quella degli altri, e ovviamente prima di tutte quella del soggetto che vai a giudicare. o la consideri da ogni punto di vista, oppure bisogna lasciare al diritto il compito di decidere, e se questo soggetto era stato condannato al carcere a vita, doveva restare fra quattro mura, invece che tra due ali di folla festante...
(tra l'altro anch'io capisco il modo di ragionare di doc ma non lo condivido - infatti ho detto di non essere d'accordo con lui, non che lui è un deficiente.... - quindi direi che più o meno ci troviamo)
solo che di fronte a uno che ha manifestato in quel modo il più totale disprezzo per la vita altrui, non vedo perchè io dovrei pormi il problema di salvargliela o rendergliene gli ultimi momenti felici....
quanto alle multe, era un'esagerazione voluta per sottolineare che se si ragiona in questo modo, alla fine pian piano diventa tutto lecito. d'altronde anche se si parla di compassione, perchè non dovrei compatire uno che si è beccato 2000 euro di multa? abboniamo pure quello?
e se invece si parla di libertà, perchè dovrei impedire a uno di fare quello che vuole?
è un esempio stupido, chiaro, ma è il primo che mi è venuto il mente, quello che conta è il concetto che sta alla base e che non condivido, cioè porre un qualcosa di soggettivo (la compassione, il rispetto della liberta, quello che vuoi, e soprattutto nella misura che gradisci tu singolo) come principio per giustificare qualcosa o qualcuno. se devi compatire o rispettare la libertà altrui, devi farlo sempre, oppure non farlo mai. non puoi farlo quando ti gira, perchè magari a un altro sta bene spingersi un po' più in là o tenersi un po' più stretto, e nessuno può stabilire chi ha ragione fra lui e te.
se una persona viene condannata all'ergastolo, e quando sta per morire la si tira fuori, che senso ha la pena che gli è stata data? a questo punto chi prova compassione come doc dovrebbe unirsi a te per lottare anche contro questa pena, oltre che contro la pena di morte, perchè che prima o poi si parta tutti è una cosa che in generale vale per ognuno di noi, quindi la compassione non può spuntare all'improvviso quando il folle di turno se ne sta andando.
in questo caso si parla di un malato, ma anche se si trattasse di vecchiaia, la compassione dovrebbe esserci sempre, o sbaglio? quindi di fatto 'st'ergastolo a che cavolo serve, se prima o poi li tiriamo fuori o vogliamo che lo facessero per compassione?
Scusami, mi era scappato.
Cerco di essere breve, vediamo se ci riesco. Ho però dei dubbi in proposito.
Ovviamente premetto che ho un totale rispetto per le posizioni differenti, quindi rispondo solo per spiegare meglio.
Una pena deve tener conto di tre aspetti:
La giusta punizione
le conseguenze sociali della punizione
L'individuo che viene punito.
Tutti e tre gli aspetti si modificano molto a seconda del periodo storico e del sentire comune, pene considerate "giuste" un paio di secoli fa sarebbero considerate orrende oggi. La ghigliottina e la sedia elettrica sono state inventate per mitigare la disumanità della pena di morte a mezzo impiccagione, per esempio.
La giustezza della pena oggi è vista in modo molto più leggero anche solo di decenni fa, ed un tentativo di recupero del condannato è molto più sentito, anche se in questo momento c'è un riflusso.
Le conseguenze sociali porterebbero a pene molto più severe, le cosiddette "pene esemplari", che violano però gli altri due principi. Purtroppo quando un crimine è sentito si chiedono spessissimo pene esemplari, che raramente portano a giustizia, si arriva quindi ad un sentore di ingiustizia diffuso se la pena è commisurata al crimine o ad una pena ingiusta, se spropositata. Questo però non è facile da capire e nemmeno da accettare, se si è coinvolti.
Non ha senso dire che mettendo una persona in prigione o togliendogli la libertà si è disumani, in quanto ci sono anche i primi due aspetti oltre al recupero dell'individuo, e cioè il fatto che la pena sia commisurata al reato ed il fatto che si debba cercare di preservare la società ed evitare nuovi reati simili. Anche perciò in Italia si discute tanto di "certezza della pena", che troppo spesso non esiste, ed anche per questo si richiede tantissimo una riduzione del dominio del PM sulle indagini, i PM, dato che sono sommersi dal lavoro, per forza di cose devono scegliere quali indagini seguire e quali trascurare, e quelle che trascurano portano invevitabilmente a prescrizioni. La maggioranza delle indagini che riguardano furti, truffe, risse, se non hanno grandi dimensioni e non creano gravi danni finiscono in prescrizione. Se le vittime sono grandi società o enti, come banche, supermercati, compagnie di assicurazioni la prescrizione è probabilissima.
Questo è altrettanto disdicevole delle pene eccessive, in quanto aumenta la voglia di commettere reati, dato che la pena è incerta, e si creano insidie alle persone oneste, cosa altrettanto disumana.
La conclusione è che le pene devono esserci ed essere commisurate al reato per cui è intervenuta la condanna, magari in alcuni momenti anche più severe, per preservare la società, poi il modo in cui la pena viene fatta scontare deve essere umano, per lo stesso motivo per cui va comminata, per difendere la società e far si che sia giusta ed equilibrata.
Ovviamente questo sproloquio lunghissimo che ho appena postato è generico, non vuol certo essere un attacco a te o una reprimenda, ho quotato te solo perchè mi hai citato e mi sembrava giusto spiegarmi meglio.