Essere favorevoli all'arrivo di Kakà (come di qualsiasi over 23), a qualsiasi condizione, vuol dire volere davvero molto male al Milan ed aver capito niente della situazione attuale del calcio.
Ogni singola goccia di denaro liquido che il Milan può investire, cartellino o ingaggio che sia, deve essere orientato per una potenziale plusvalenza futura.
Prendere un over 23 non è un investimento, ma una manovra che può essere indifferentemente letta come mossa elettorale, tappabuchi, ruffianata del cuore, paraculata, minchiata, errore. Tanto più coi precedenti drammatici che abbiamo alle spalle.
Qualsiasi cosa succeda dopo, Kakà sarà il solito denaro esborsato a fondo perso. Anche ammettendo una drastica riduzione del tutto inspiegabile del suo ingaggio, riduzione volontaria che sarebbe un record nella storia dello sport professionistico, facciamo pure del 50%, ci costerebbe 5 milioni netti e 10 lordi.
Ovvero il solo ingaggio annuo di Kakà, al netto delle pretese del Real visto che Florentino non scende giù dalla montagna del sapone e che con la loro fiscalità il giocatore gli costa 12M, varrebbe come l'intera operazione Saponara, precludendoci l'investimento su un altro Saponara.
Siamo alle solite: Saponara lo paghi 7 e malissimo che vada dopo 2 anni lo rivendi a 7 all'Udinese o alla Fiorentina; quando va bene, il Faraone lo prendi a 13 ed oggi vale già 35, mentre nel frattempo ti sei messo a posto tetto ingaggi e squadra, perché questi prendono spiccioli, un quinto dei big affermati.
Kakà, Pazzini e DeJong non li rivendi, anzi rischiano di pesare come pacchi indesiderati se non rendono.
Kakà è semplicemente un giocatore che toglie fondi e spazio ai Saponara ed ai Faraoni che dovremmo pescare. Ma poi come diamine può fare il leader se non conosce nessuno dei ragazzi oggi in rosa, se viene vissuto come traditore da metà della tifoseria e se va letto alle 21.30 dopo le preghiere con Caroline?
Sorvolando poi sul lato tecnico, perché tutto quello che è stato Kakà in passato (un mostro fisico grazie al combinato maestoso di agilità, forza e centimetri in progressione) è tutto quello che non è più nel presente e non potrà più essere a prescindere nel futuro. Mica è Pirlo.
Sono spaventato dall'idea che la campagna elettorale (che non vedo come possa essere tenuta fuori nei nostri movimenti di mercato in questa precisa tempistica) possa, come consueta prassi dirigenziale, far rimangiare ogni singola parola e, bisogna ammettere, ogni singola operazione posta in essere in questi mesi.
E sono ugualmente spaventato dal fatto che in questo nostro momento storico si possa ancora accettare di buon grado di dare Kakà e/o Beckham in mano al Vernacoliere perdentone per un eroico quinto posto.
