SafeBet wrote:
Può essere, ma mi sembra tanto un'estensione logica arbitraria.
Bisognerebbe discutere il concetto di umanità, che secondo te afferisce al non negare mai la libertà di un'altra persona. Ma non mi sembra una definizione unanimemente condivisa, piuttosto direi che è la tua definizione di umanità. Per DocG, vado ipotizzando, l'umanità si avvicina di più al concetto cristiano della compassione, per cui il suo ragionamento è difendibile.
Ribadisco: non lo condivido a stretti termini giuridici, ma lo capisco.
Ho detto delirante perché non capisco il passaggio abolire le multe e tutto quanto. Non mi sembra che c'entri alcunché con la libertà dell'uomo in ogni caso.
Poi a margine: tu dai per scontato (l'hai anche sottolineato) che il supporto verso l'ergastolo come pena sia totale. Non lo è affatto. Io la ritengo una pena illogica, che non restituisce nulla alla comunità e non offre quella funzione risocializzante prevista dalla nostra Costituzione.
inizio dalla fine: sei il primo che sento che non condivide l'ergastolo. di sicuro (e qui non credo di essere smentito) non ci sono mai state battaglie come contro la pena di morte. poi se vuoi dare inizio a una cosa del genere magari ti appoggio pure, perchè se consideriamo come fine della pena la rieducazione, tenere uno in galera per sempre non ha senso. il punto è che per me l'ergastolo va usato (ed è così, almeno in teoria, visto che poi succedono cose come queste) con chi non si può rieducare, ma va solo tenuto il più lontano possibile dal resto del mondo per evitare che combini altri guai. non sempre si può sperare di raddrizzare una persona, e in quei casi meglio andare sul sicuro.
un pazzo come quello di cui stiamo parlando secondo te ci sono speranze di rieducarlo? visto come viene accolto... :roll:
il concetto di umanità dipende dal lato da cui lo si considera: per me che giudico può significare come dici tu (e come diceva anche doc) compassione, ma io parlavo più che altro del
rispetto dell'umanità (o dell'essere umano) del condannato, che per me (ma sta nell'essenza stessa dell'uomo, non è che me lo invento io) consiste soprattutto nel rispettare la sua dignità, cosa che di sicuro non fai se lo chiudi in una cella anche solo per un giorno. se vuoi porre l'umanità come elemento in base a cui giudicare una situazione, non puoi considerare solo la tua, ma anche quella degli altri, e ovviamente prima di tutte quella del soggetto che vai a giudicare. o la consideri da ogni punto di vista, oppure bisogna lasciare al diritto il compito di decidere, e se questo soggetto era stato condannato al carcere a vita, doveva restare fra quattro mura, invece che tra due ali di folla festante...
(tra l'altro anch'io capisco il modo di ragionare di doc ma non lo condivido - infatti ho detto di non essere d'accordo con lui, non che lui è un deficiente.... - quindi direi che più o meno ci troviamo)
solo che di fronte a uno che ha manifestato in quel modo il più totale disprezzo per la vita altrui, non vedo perchè io dovrei pormi il problema di salvargliela o rendergliene gli ultimi momenti felici....
quanto alle multe, era un'esagerazione voluta per sottolineare che se si ragiona in questo modo, alla fine pian piano diventa tutto lecito. d'altronde anche se si parla di compassione, perchè non dovrei compatire uno che si è beccato 2000 euro di multa? abboniamo pure quello?
e se invece si parla di libertà, perchè dovrei impedire a uno di fare quello che vuole?
è un esempio stupido, chiaro, ma è il primo che mi è venuto il mente, quello che conta è il concetto che sta alla base e che non condivido, cioè porre un qualcosa di soggettivo (la compassione, il rispetto della liberta, quello che vuoi, e soprattutto
nella misura che gradisci tu singolo) come principio per giustificare qualcosa o qualcuno. se devi compatire o rispettare la libertà altrui, devi farlo sempre, oppure non farlo mai. non puoi farlo quando ti gira, perchè magari a un altro sta bene spingersi un po' più in là o tenersi un po' più stretto, e nessuno può stabilire chi ha ragione fra lui e te.
se una persona viene condannata all'ergastolo, e quando sta per morire la si tira fuori, che senso ha la pena che gli è stata data? a questo punto chi prova compassione come doc dovrebbe unirsi a te per lottare anche contro questa pena, oltre che contro la pena di morte, perchè che prima o poi si parta tutti è una cosa che in generale vale per ognuno di noi, quindi la compassione non può spuntare all'improvviso quando il folle di turno se ne sta andando.
in questo caso si parla di un malato, ma anche se si trattasse di vecchiaia, la compassione dovrebbe esserci sempre, o sbaglio? quindi di fatto 'st'ergastolo a che cavolo serve, se prima o poi li tiriamo fuori o vogliamo che lo facessero per compassione?