Il mio ranking personale:
1: primo tempo di Flight
2: primo tempo di Django
3: secondo tempo di Lincoln
4: secondo tempo di Django
5: secondo tempo di Flight
6: primo tempo di Lincoln
Quattro pareri volanti, 2 positivi e 2 negativi:
The Impossible, di Juan Antonio Bayona: non ho mai visto piangere così tanto una donna come l'amica con cui ho condiviso la visione.
Si basa su una storia vera, la famiglia del Mulino Bianco (Naomi Watts, bravissimissima, Ewan McGregor ed i loro tre figli) in vacanza in Thailandia sorpresa dalla catastrofe che sappiamo. Però non è solo un disaster-movie,
anche se la scena dell'inondazione seguendo mamma e figlio è comunque molto coinvolgente e direi ben fatta, perché alla fine si viene sovrastati dalle umanità, dalle emozioni e dai sentimenti, costantemente borderline tra sopravvivenza e morte:
devo ammettere che pure i miei occhi si sono leggermente inumiditi quando uno dei tre figli si adopera nella confusione dell'ospedale per trovare e mettere in contatto persone care.
Decisamente da vedere in compagnia femminile! Ma Naomi Watts e qualche momento crudo, forte e struggente potrebbero meritare comunque la visione.
A Royal Weekend, di Roger Michell: deludentissimo. Sbagliata soprattutto la prospettiva scelta nel racconto, dal lato della cugina/amante di Roosevelt, che appiattisce tutto il senso della sceneggiatura sulla carta sfiziosa e basata su storia vera (reali inglesi alla caccia dell'appoggio futuro degli USA nella imminente seconda guerra mondiale). Gli unici rarissimi momenti meritevoli sono proprio i dialoghi tra i reali (quelli de Il discorso del Re), con la regina eternamente disgustata all'idea di mangiare hotdog e fare picnic in campagna. Bill Murray è bravo ma resta imbrigliato nella debolezza della scrittura. Peccato.
Cercasi amore per la fine del mondo, di Lorene Scafaria: altra delusione. Arriva la fine del mondo, 15 giorni per sistemare gli affetti più cari: figo, pensavo!
Eppure è un film lento, moscio, irreale, banale, talvolta pure stupido. E che purtroppo mi fa definitivamente odiare Keira Knightley, che già mi aveva bruscamente infastidito in A Dangerous Method. Perdibilissimo (ma può comunque piacere ad un pubblico più sensibile e meno esigente).
Un sapore di ruggine e ossa, di Jacques Audiard: ma questo è un filmone, come mai nessuno qui in Italia se l'è filato? Drammi ed esistenze problematiche che si incrociano, ad un passo dal melodramma eccessivo, ma con dialoghi ed interpretazioni eccellenti. Ho sempre ritenuto Marion Cotillard un filo sopravalutata, forse perché troppo spesso doppiata con l'insopportabile cadenza francese, ma qui è semplicemente formidabile; incredibile anche il lavoro sugli effetti speciali,
che, vi giuro, mi hanno costretto a pensare e quasi ad andare a verificare che l'attrice non avesse davvero perso le gambe e che la notizia mi fosse sfuggita.
Di Audiard, che mi pare abbia sempre una regia piuttosto invadente nel bene e nel male, non avevo amato molto il celebratissimo Il Profeta, mentre mi era piaciuto Tutti i battiti del mio cuore. Questo, pur essendo forse più "facile", per me li batte tutti.
Unico punto debole:
il finale.