per questo non bastano biglietti nominali e abbonamenti standard?doc G wrote: Il motivo principale con tutta evidenza sta nella volontà di individuare senza alcuna possibilità di errore l'individuo, aumentando i dati a disposizione.
Re: La tessera del tifoso - facciamo chiarezza
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Bounce
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Re: La tessera del tifoso - facciamo chiarezza
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Re: La tessera del tifoso - facciamo chiarezza
No, perchè molti dati con il biglietto nominale non si verificano.Bounce wrote: per questo non bastano biglietti nominali e abbonamenti standard?
Esempio di prima, in banca perchè per avere un fido minimo o una carta prepagata non basta una autocertificazione? Perchè non basta per un contratto telefonico?
Se non pago sospendi e via.
La differenza c'è.
E comunque stabilire che è inutile è un discorso, che è uno scandalo che va combattuto strenuamente un'altro.
Sulla reale utilità ho dubbi pure io.
Se non altro perchè il grosso degli incidenti si svolge fuori dallo stadio.
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Bounce
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Re: La tessera del tifoso - facciamo chiarezza
sul biglietto nominale sono presenti nome, cognome e data di nascita: quasi sufficenti per fare il codice fiscale di una persona. non so altrove, ma ad Ancona, all'ingresso chiedono sia biglietto che il documento di identificazione per verificare la correttezza del ticket. chiaramente a questo seguono perquisizione delle forze dell'Ordine e dulcis in fundo i tornelli.doc G wrote: No, perchè molti dati con il biglietto nominale non si verificano.
gli abbonamenti poi fanno storia a se in quanto vanno fatti presentando i documenti all'atto della sottoscrizione e gli stessi abbonamenti vengono controllati assieme ai documenti all'ingresso dello stadio
io tifoso cosa devo fare di più?
non sono già abbastanza controllato così?
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Re: La tessera del tifoso - facciamo chiarezza
ripper23 wrote: a cui hai fatto a meno di rispondere (forse dovrei esserne grato),
Se Marotta mi porta Lisandro ora e Llorente a luglio, giuro che non lo criticherò mai più ( Leather 23.01.13)
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Re: La tessera del tifoso - facciamo chiarezza
Ma non è lo stesso discorso del biglietto nominale? Non è anche quello a violare la tua libertà, visto che, se non fornisci i tuoi dati, non ti vendono il biglietto? Allora dove sta lo scandalo della tessera rispetto al biglietto nominale???ripper23 wrote: La libertà interviene quando fare la tessera diventa obbligatoria per fare l'abbonamento (ripeto, unico caso nel mondo), quando una partita diventa accessibile solo ai possessori di tessera non solo per i tifosi ospiti ma anche per quelli DI CASA (già successo un paio di volte in una sola giornata di campionato), e così via. E il tutto sarebbe, almeno per quanto mi riguarda, perfino accettabile se qualcuno mi spiegasse cosa cambia in termini di sicurezza rispetto al biglietto nominale. Se sai dirmelo tu mi fai un favore.
Non capisco, poi, perchè tutti i tifosi/ultras/quello che volete, vi siete fissati sul fatto che in questo forum ci siano tante persone favorevoli alla tessera credendola uno strumento in grado di debellare la violenza negli stadi. Le persone intervistate dalle tv che credono che la tessera sia utile sono una minoranza, quindi non è necessaria la vostra "campagna di sensibilizzazione" (che poi fa rodere il culo sentire certi discorsi, sono d' accordo...è un po' come quando io sento certi intervistati parlar bene del governo Berlusconi. Ma mi sa che stiamo andando leggermente :offtopic: :D)
Ve lo scrivo preciso e conciso, così forse evitiamo di continuare a dibattere su un argomento sul quale siamo tutti d' accordo:
LA TESSERA DEL TIFOSO NON SERVE AD UN EMERITO CAXXO E NON RISOLVE IL PROBLEMA SICUREZZA.
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Re: La tessera del tifoso - facciamo chiarezza
Sulle perquisizioni non saprei, sono anni che non vado allo stadio e quindi non conosco le perquisizioni attuali.Bounce wrote: sul biglietto nominale sono presenti nome, cognome e data di nascita: quasi sufficenti per fare il codice fiscale di una persona. non so altrove, ma ad Ancona, all'ingresso chiedono sia biglietto che il documento di identificazione per verificare la correttezza del ticket. chiaramente a questo seguono perquisizione delle forze dell'Ordine e dulcis in fundo i tornelli.
gli abbonamenti poi fanno storia a se in quanto vanno fatti presentando i documenti all'atto della sottoscrizione e gli stessi abbonamenti vengono controllati assieme ai documenti all'ingresso dello stadio
io tifoso cosa devo fare di più?
non sono già abbastanza controllato così?
Faccio il primo esempio che mi viene in mente.
Qualche anno fa le banche, per la concessione di un prestito, chiedevano carta di identità, codice fiscale e busta paga, per i dipendenti, Per gli autonomi le cose cambiavano.
Risultato? Una percentuale rilevante di clienti, rilevante intendo il 4/5%, risultavano inesistenti ed i documenti erano totalmente falsificati. Falsificati bene, il bancario non se ne accorgeva, ma falsificati.
Adesso chiedono quei documenti per istruire la pratica, ma per liquidarla chiedono anche il contratto di assunzione, il certificato di residenza, il CUD, la denuncia dei redditi (se differente), una bolletta, il numero di telefono di casa, se uno non ce l'ha quello di un vicino, il numero del datore di lavoro. Quindi telefonano a casa, al datore di lavoro, verificano i dati delle bollette, verificano con INPS ed INAIL che i dati siano corretti e confrontano (ovviamente in modo informatico, ma accurato) i dati della denuncia dei redditi, del CUD e delle buste paga.
Praticamente non è più possibile dichiarare il falso a meno di non essere geni del male.
Ma dico, se io e te andiamo a chiedere un prestito, diamo documenti fasulli?
No, ma comunque il 5% è una percentuale tanto alta da preoccuparsi di cambiare le procedure.
Così se io e te andiamo allo stadio probabilmente presenteremo documenti autentici, ma se qualcuno pensa di andare a fare casino (e non mi dire che non esiste nessuno che lo fa, magari nessuno su questo forum, ne sono certo, ma qualcuno c'è, se uno si porta spranghe o petardi non credo lo faccia per goliardia) basta che faccia come quelli che volevano truffare le banche.
Se le cose non miglioreranno, e penso proprio di no, dato che appunto la tessera è uno strumento dalla utilità non elevatissima, aspettiamoci che si debba fare come in banca per prendere un prestito. Magari, per evitare di chiedere tutte quelle cose, chiederanno il pagamento mediante carta di credito, in modo da delegare alle banche molti controlli.
Ora lo dico, fossi un Ultras (negli anni '80 andavo in curva, ma non ho mai aderito ad un gruppo) sarei contento di questi controlli in modo da distinguermi da chi non può o non vuole esibire tanta documentazione. Dato che sono 10 anni che non vado allo stadio non me ne frega nulla.
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Re: La tessera del tifoso - facciamo chiarezza
Una domanda che probabilmente è stata già posta: per la Champions serve la tessera? No perchè io voglio andare a vedere Inter-Tottenham con degli amici, e nessuno ha la tessera. Possiamo fare a meno di farla ed entrare comunque?
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Re: La tessera del tifoso - facciamo chiarezza
IO STO CON GLI ULTRAS
DI MASSIMO FINI
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Siamo stufi, arcistufi, di questo Stato di polizia. Che non è quello delle intercettazioni telefoniche, come pretende Berlusconi che ha la coscienza sporchissima, che sono perfettamente legittime quando autorizzate dalla Magistratura, ma quello dove le libertà più elementari sono osteggiate, conculcate, vietate, proibite, scomunicate, tranne quella economica anche quando passa sul massacro della popolazione (è “la libera intrapresa” a creare la disoccupazione, oh yes, ma questo ve lo spiegherò in un’altra occasione) e, ovviamente, quelle del Cavaliere che può corrompere testimoni in giudizio, pagare mazzette ai finanzieri, consumare colossali evasioni fiscali, avere decine di società “off shore”, precostituirsi “fondi neri” impunemente perché, attraverso i suoi scherani, si fa cucire leggi su misura che lo tengono fuori dai processi.
Non bastassero già le leggi nazionali, dove sono sempre più feroci i limiti imposti al consumo di alcol, al fumo, non solo a tutela dei soggetti passivi ma anche di quelli attivi, alla prostituzione (da strada naturalmente, quella delle escort e soprattutto dei loro importanti clienti è immune), ora, dopo un altro demenziale decreto del ministro Maroni, ci si sono messi anche i sindaci, in particolare leghisti, ma non solo, a imporre i divieti più grotteschi e assurdi. A Verona è proibito sbocconcellare un panino in strada, consumare alcol fuori dai bar, bagnarsi nelle fontane, girare a torso nudo (il Mullah Omar era più permissivo). A Vicenza ci sono multe salatissime (500 euro) “per camper e roulotte che trasformano la sosta in un bivacco”. A Novara sono vietate le passeggiate notturne nei parchi se si è più di due (durante il fascismo ci volevano almeno cinque persone per considerarle “radunata sediziosa”). A Eraclea (Sicilia) è proibito ai bambini costruire castelli di sabbia in riva al mare. A Firenze, a Venezia, a Trento e in altre città è vietato chiedere l’elemosina, cosa che non si era mai vista prima (nemmeno nei “secoli bui” del Medioevo, anzi, tantomeno nel Medioevo in cui si riteneva che il mendico, come il matto, avesse, per dei suoi misteriosi canali, un rapporto privilegiato con Dio) in nessuna società del mondo, eccezion fatta per l’Unione Sovietica.
Adesso, sempre per iniziativa del solerte Maroni, è arrivata anche la “tessera del tifoso”.
È intollerabile che uno per andare a vedere una partita di calcio debba chiedere la patente alla società. Una schedatura mascherata, socialmente razzista perché imposta solo ai tifosi che vanno nel “settore ospiti”, cioè dietro le porte e nelle curve, mentre chi può pagarsi i “distinti” non subisce questa gogna. In realtà questa misura illiberale va nel segno di una tendenza in atto da molti anni: eliminare via via il calcio da stadio a favore di quello televisivo e degli affari di Sky, Mediaset e compagnia cantante (con corollario di moviola, labiali, giocatori scoperti in flagranti e sacrosante bestemmie – robb de matt – e, da quest’anno, anche la profanazione del tempio sacro dello spogliatoio). Ma chi conosce anche solo un poco il “frubal”, come lo chiamava Gioann Brera ai tempi belli in cui tutte queste stronzate non esistevano, sa che fra il calcio visto allo stadio e quello visto in casa, in pantofole, fra una telefonata e l’altra e magari sbaciucchiandosi con la fidanzata (orrore degli orrori, il calcio è un rito che vuole una concentrazione esclusiva, non sono mai andato allo stadio con una ragazza e fra Naomi e Ruud Van Nistelrooy – doppietta allo Shalke 04 per inciso – non ho dubbi) non corre alcuna parentela. Per vivere davvero la partita, per capirla, bisogna essere allo stadio, vedere tutto il campo (ci sono centrocampisti che, se guardi la partita in Tv, sembrano aver giocato male perché han toccato pochi palloni e invece hanno giocato benissimo, di posizione) e non solo quello che garba al cameraman.
Dal 1983 – introduzione del terzo straniero – il calcio da stadio ha perso il 40% degli spettatori. Quest’anno gli abbonamenti sono ulteriormente crollati del 20%. Molti tifosi hanno solidarizzato con gli ultras in rivolta e non l’hanno rinnovato. E poi ci sono le ragioni, così efficacemente spiegate da Roberto Stracca in un servizio sul Corriere (26/8) e che hanno tutte la stessa origine: scoraggiare la gente dall’andare allo stadio. “Anche chi non è ultrà – scrive Stracca – e non ha mai pensato di esserlo, dopo biglietti nominali, necessità di un documento per un bambino di 8 anni, odissee fantozziane nella burocrazia più ottusa per una partita di pallone, non ne ha potuto più e ha finito per dire addio allo stadio e aderire alla sempre più ricca offerta televisiva”.
Maroni, contestato violentemente da 500 ultras bergamaschi alla Festa della Lega ad Alzano Lombardo, ha detto: “Dicono di essere dei tifosi, ma non lo sono. Sono dei violenti”. E invece gli ultras sono gli ultimi, veri, amanti del calcio.
Qualche anno fa, in una domenica canicolare e patibolare di giugno, i demonizzatissimi ultras in rappresentanza di 78 società, di A, di B, di C e delle serie minori, diedero vita a Porta Romana, a Milano, davanti alla sede della Figc, a una civilissima manifestazione al grido di “Ridateci il calcio di una volta!” (cioè: numeri dall’uno all’undici, arbitro in giacchetta nera, pochi stranieri, riscoperta dei vivai e, soprattutto, basta con l’enfiagione economica che ha distrutto tutti i valori mitici, rituali, simbolici, identitari, che ne hanno fatto la fortuna per un secolo, a favore del business e che finirà, prima o poi, per farlo scoppiare come la rana di Esopo). La notizia – mi pareva una notizia – passò sotto silenzio. Persino la Gazzetta dello Sport dedicò all’avvenimento un box di poche righe. Non bisognava disturbare il manovratore. Cioè gli affari.
Due parole sulla “violenza” Ad Alzano Maroni ha detto anche: “Io con i violenti non parlo”. E allora il primo cui non dovrebbe rivolgere la parola è Umberto Bossi, il suo Capo. L’ineffabile Maroni si è dimenticato che il leader del Carroccio, agli albori della Lega, dichiarò: “Ho trecentomila leghisti pronti a estrarre la pistola dalla fondina” (in realtà quelli, dalla fondina, possono estrarre al massimo il loro cellulare), e in seguito: “andremo a prendere i fascisti uno a uno, casa per casa”, e ancora, a proposito dei magistrati, “bastano delle pallottole e una pallottola costa solo 300 lire”, e di recente ha anfanato di fucili e altre armi se non gli concedevano non mi ricordo che cosa, parole che dette da un esponente del Governo, sono ben più gravi delle quattro macchine date alle fiamme durante la contestazione di Bergamo.
Io sto con gli ultras. Anche quelli violenti di Bergamo. Perché mi paiono gli unici ad aver voglia ed energia di rivolta in un Paese in cui i cittadini si fan passare sopra ogni sorta di abusi, di soprusi e di autentiche violenze sempre chinando la testa. Sudditi. Nient’altro che sudditi.
Massimo Fini

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Non bastassero già le leggi nazionali, dove sono sempre più feroci i limiti imposti al consumo di alcol, al fumo, non solo a tutela dei soggetti passivi ma anche di quelli attivi, alla prostituzione (da strada naturalmente, quella delle escort e soprattutto dei loro importanti clienti è immune), ora, dopo un altro demenziale decreto del ministro Maroni, ci si sono messi anche i sindaci, in particolare leghisti, ma non solo, a imporre i divieti più grotteschi e assurdi. A Verona è proibito sbocconcellare un panino in strada, consumare alcol fuori dai bar, bagnarsi nelle fontane, girare a torso nudo (il Mullah Omar era più permissivo). A Vicenza ci sono multe salatissime (500 euro) “per camper e roulotte che trasformano la sosta in un bivacco”. A Novara sono vietate le passeggiate notturne nei parchi se si è più di due (durante il fascismo ci volevano almeno cinque persone per considerarle “radunata sediziosa”). A Eraclea (Sicilia) è proibito ai bambini costruire castelli di sabbia in riva al mare. A Firenze, a Venezia, a Trento e in altre città è vietato chiedere l’elemosina, cosa che non si era mai vista prima (nemmeno nei “secoli bui” del Medioevo, anzi, tantomeno nel Medioevo in cui si riteneva che il mendico, come il matto, avesse, per dei suoi misteriosi canali, un rapporto privilegiato con Dio) in nessuna società del mondo, eccezion fatta per l’Unione Sovietica.
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È intollerabile che uno per andare a vedere una partita di calcio debba chiedere la patente alla società. Una schedatura mascherata, socialmente razzista perché imposta solo ai tifosi che vanno nel “settore ospiti”, cioè dietro le porte e nelle curve, mentre chi può pagarsi i “distinti” non subisce questa gogna. In realtà questa misura illiberale va nel segno di una tendenza in atto da molti anni: eliminare via via il calcio da stadio a favore di quello televisivo e degli affari di Sky, Mediaset e compagnia cantante (con corollario di moviola, labiali, giocatori scoperti in flagranti e sacrosante bestemmie – robb de matt – e, da quest’anno, anche la profanazione del tempio sacro dello spogliatoio). Ma chi conosce anche solo un poco il “frubal”, come lo chiamava Gioann Brera ai tempi belli in cui tutte queste stronzate non esistevano, sa che fra il calcio visto allo stadio e quello visto in casa, in pantofole, fra una telefonata e l’altra e magari sbaciucchiandosi con la fidanzata (orrore degli orrori, il calcio è un rito che vuole una concentrazione esclusiva, non sono mai andato allo stadio con una ragazza e fra Naomi e Ruud Van Nistelrooy – doppietta allo Shalke 04 per inciso – non ho dubbi) non corre alcuna parentela. Per vivere davvero la partita, per capirla, bisogna essere allo stadio, vedere tutto il campo (ci sono centrocampisti che, se guardi la partita in Tv, sembrano aver giocato male perché han toccato pochi palloni e invece hanno giocato benissimo, di posizione) e non solo quello che garba al cameraman.
Dal 1983 – introduzione del terzo straniero – il calcio da stadio ha perso il 40% degli spettatori. Quest’anno gli abbonamenti sono ulteriormente crollati del 20%. Molti tifosi hanno solidarizzato con gli ultras in rivolta e non l’hanno rinnovato. E poi ci sono le ragioni, così efficacemente spiegate da Roberto Stracca in un servizio sul Corriere (26/8) e che hanno tutte la stessa origine: scoraggiare la gente dall’andare allo stadio. “Anche chi non è ultrà – scrive Stracca – e non ha mai pensato di esserlo, dopo biglietti nominali, necessità di un documento per un bambino di 8 anni, odissee fantozziane nella burocrazia più ottusa per una partita di pallone, non ne ha potuto più e ha finito per dire addio allo stadio e aderire alla sempre più ricca offerta televisiva”.
Maroni, contestato violentemente da 500 ultras bergamaschi alla Festa della Lega ad Alzano Lombardo, ha detto: “Dicono di essere dei tifosi, ma non lo sono. Sono dei violenti”. E invece gli ultras sono gli ultimi, veri, amanti del calcio.
Qualche anno fa, in una domenica canicolare e patibolare di giugno, i demonizzatissimi ultras in rappresentanza di 78 società, di A, di B, di C e delle serie minori, diedero vita a Porta Romana, a Milano, davanti alla sede della Figc, a una civilissima manifestazione al grido di “Ridateci il calcio di una volta!” (cioè: numeri dall’uno all’undici, arbitro in giacchetta nera, pochi stranieri, riscoperta dei vivai e, soprattutto, basta con l’enfiagione economica che ha distrutto tutti i valori mitici, rituali, simbolici, identitari, che ne hanno fatto la fortuna per un secolo, a favore del business e che finirà, prima o poi, per farlo scoppiare come la rana di Esopo). La notizia – mi pareva una notizia – passò sotto silenzio. Persino la Gazzetta dello Sport dedicò all’avvenimento un box di poche righe. Non bisognava disturbare il manovratore. Cioè gli affari.
Due parole sulla “violenza” Ad Alzano Maroni ha detto anche: “Io con i violenti non parlo”. E allora il primo cui non dovrebbe rivolgere la parola è Umberto Bossi, il suo Capo. L’ineffabile Maroni si è dimenticato che il leader del Carroccio, agli albori della Lega, dichiarò: “Ho trecentomila leghisti pronti a estrarre la pistola dalla fondina” (in realtà quelli, dalla fondina, possono estrarre al massimo il loro cellulare), e in seguito: “andremo a prendere i fascisti uno a uno, casa per casa”, e ancora, a proposito dei magistrati, “bastano delle pallottole e una pallottola costa solo 300 lire”, e di recente ha anfanato di fucili e altre armi se non gli concedevano non mi ricordo che cosa, parole che dette da un esponente del Governo, sono ben più gravi delle quattro macchine date alle fiamme durante la contestazione di Bergamo.
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Re: La tessera del tifoso - facciamo chiarezza
Wow, ormai due righe le fanno scrivere a chiunque.
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Re: La tessera del tifoso - facciamo chiarezza
una cosa che non ho capito proprio, ma la tessera del tifoso è solo per il calcio? cioè per basket, pallavolo, palla avelenata, tiro alla fune ecc non serve niente? no perchè non avrebbe proprio senso
da francilive » 10 ago 2012, 17:20
grande rissa, cosi!!!! giu' mazzate, spaccagli il culo!!!
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Re: La tessera del tifoso - facciamo chiarezza
Bè ma non mi pare ci sian tutti sti problemi negli altri sport.andreaR wrote: una cosa che non ho capito proprio, ma la tessera del tifoso è solo per il calcio? cioè per basket, pallavolo, palla avelenata, tiro alla fune ecc non serve niente? no perchè non avrebbe proprio senso
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Re: La tessera del tifoso - facciamo chiarezza
:lol2: anche perchè:rene144 wrote: Wow, ormai due righe le fanno scrivere a chiunque.
Io vado in tribuna superiore, tipo distinti (non è quella inferiore, snob e da ricchi eh) e la tessera l'ho dovuta fare :lol2:Una schedatura mascherata, socialmente razzista perché imposta solo ai tifosi che vanno nel “settore ospiti”, cioè dietro le porte e nelle curve, mentre chi può pagarsi i “distinti” non subisce questa gogna
EDIT: ribadisco che considero la tessera del tifoso una cosa inutile che serve solo ad allontanare i tifosi normali, non gli ultrà, dallo stadio e a portarli davanti alla TV. Però questi articoli sono illeggibili.
Last edited by Pablets on 06/09/2010, 14:59, edited 1 time in total.
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Re: La tessera del tifoso - facciamo chiarezza
probabilmente si riferisce al fatto che, se io tifoso ospite voglio comprarmi un biglietto per i distinti dei locali, non ho bisogno della tessera che invece necessito per andare insieme agli altri tifosi in trasfertaPablets wrote: :lol2: anche perchè:Io vado in tribuna superiore, tipo distinti (non è quella inferiore, snob e da ricchi eh) e la tessera l'ho dovuta fare :lol2:
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Re: La tessera del tifoso - facciamo chiarezza
Perfettamente d'accordo.Pablets wrote: EDIT: ribadisco che considero la tessera del tifoso una cosa inutile che serve solo ad allontanare i tifosi normali, non gli ultrà, dallo stadio e a portarli davanti alla TV. Però questi articoli sono illeggibili.
Anche se qualche (pochissimi) spunto interessante c'è. Tipo il fatto che le manifestazioni, anche di massa, pacifiche vengono ignorate da tutta la stampa mentre se c'è un tafferuglio è la prima pagina di tutti i giornali (ricordo anche la buffonata di Roma-Napoli dello scorso anno). Per il resto principalmente straparla.
Non commettere atti che non siano puri
cioè non disperdere il seme.
Feconda una donna ogni volta che l'ami
così sarai uomo di fede:
Poi la voglia svanisce e il figlio rimane
e tanti ne uccide la fame.
Io, forse, ho confuso il piacere e l'amore:
ma non ho creato dolore.
cioè non disperdere il seme.
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Re: La tessera del tifoso - facciamo chiarezza
Sì vabbè, ma è una forzatura non trovi? Non conosco tifoso che la trasferta la fa nei distinti avversari (sì, i tifosi della Juve di Savona quando la Juve gioca a Genova, cazzo è vero)...si cercano apposta argomenti che supportino la tesi "socialmente razzista", tesi peraltro tipica del personaggio in questione. La tessera ha mille difetti, ma è tutto tranne che socialmente razzista, anzi è stra-democratica da quel punto di vista: è obbligatoria sia per l'operaio dell'Ansaldo, sia per l'avvocato di via XX Settembre.Bounce wrote: probabilmente si riferisce al fatto che, se io tifoso ospite voglio comprarmi un biglietto per i distinti dei locali, non ho bisogno della tessera che invece necessito per andare insieme agli altri tifosi in trasferta
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