Re: Celtic Pride

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Da Brawl
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Re: Celtic Pride

Post by Da Brawl »

Heat, calma.
Lucius, as usual, motiva i tuoi post per favore.

Grazie mille ad entrambi
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Thug Lord
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Re: Celtic Pride

Post by Thug Lord »

A me sinceramente non fa tutta sta impressione Rondo. Ne metto un po davanti a lui di play. Ha tirato i liberi col 26% nelle Finali, ma stiamo scherzando? Con Bryant che fa il libero in difesa e va a raddoppiare dove vuole. Bah. Kidd è un altra categoria(oltre a tirare meglio), è uno a cui dovevi stargli addosso, cercare di non farlo pensare(anche se lui sapeva già a chi darla prima ancora che gli arrivasse). Era una tripla doppia ambulante senza avere 1/10 dei mezzi fisici di rondo, QI cestistico da HoFer, e via dicendo. Rondo a mio avviso esprime il massimo in un sistema in cui si è calato a pennello, ma messo in un altro contesto lo vedo più confusionario di quello che sembri a Boston, magari con un difensore che non lo fa pensare e dei compagni che non si muovono come un orologio.
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Heat33
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Re: Celtic Pride

Post by Heat33 »

Da Brawl wrote: Heat, calma.
Lucius, as usual, motiva i tuoi post per favore.

Grazie mille ad entrambi

hai ragione scusa
però non accetto che mi venga dato dell ignorante senza motivazione, stiamo discutendo tranquillamente tra persone adulte e il tizio non lo sa fare

discorso chiuso cmq, ho detto quello che penso e ci sono altri che la pensano come me
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luciusnba
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Re: Celtic Pride

Post by luciusnba »

Heat33 wrote:
hai ragione scusa
però non accetto che mi venga dato dell ignorante senza motivazione, stiamo discutendo tranquillamente tra persone adulte e il tizio non lo sa fare

discorso chiuso cmq, ho detto quello che penso e ci sono altri che la pensano come me
Ma se io lo conoscevo e seguivo prima che venivano i big trhee è una colpa? Goditi Lebron e Wade e non te la prendere più di tanto amico
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Heat33
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Re: Celtic Pride

Post by Heat33 »

luciusnba wrote: Ma se io lo conoscevo e seguivo prima che venivano i big trhee è una colpa? Goditi Lebron e Wade e non te la prendere più di tanto amico
ma io non ho detto che non lo conosci, non ne ho proprio parlato
ho parlato dei limiti evidenti di un ragazzo, limiti talmente chiari che solo tu non li vedi
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DNGMRZ
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Re: Celtic Pride

Post by DNGMRZ »

Che ci siano play migliori è evidente.
Ma noi ci accontentiamo del nostro rajon che sfiora la tripla doppia ogni partita....  :metal:
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JD
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Re: Celtic Pride

Post by JD »

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A volte la vita è assurda. Ti regala tutto e poi quando meno te l’aspetti in un sol colpo tutto ti toglie. Ed allora che fare? Lasciare spazio all’amarezza, all’autocommiserazione, all’odio? Oppure trovare in sé stessi la forza per dire “io valgo” anche quando sei seduto su una carrozzina, e per spostarti devi ficcare in bocca il tubicino che la muove? Perché è questa la vita di Rodney Ray Rogers. Da quando diciannove mesi fa – causa la sua passione per i motori – ha subìto un terribile incidente nel quale sono state recise le terminazioni nervose della spina dorsale, l’ex Celtic è lì, immobile, a fissarti da una sedia a rotelle con i suoi profondi occhi neri. 

Tutti lo ricorderanno come uno dei protagonisti della bella cavalcata nei playoffs 2002, qualcuno avrà ancora un po’ di amaro in bocca per come era arrivato, come contropartita dello scambio che aveva mandato a Phoenix Joe Johnson. Qualcuno avrà l’amaro in bocca per come subito dopo venne lasciato andare dalla proprietà “sparagnina” di Paul Gaston, per finire ai Nets, diretti avversari. Ma chi ne capisce di canestri non potrà negare che c’era tanto basket in quelle mani.

rodney1Nella sua vita non c’era mai stata troppa fortuna. Il padre Willie Wadsworth aveva lasciato Durham e la famiglia molto presto, ed era morto in Texas quando Rod aveva solo otto anni. Il fratello Stacy è sordo, la madre Estella Rogers nel 1988 è stata vittima di un incidente  stradale, rimanendo in coma per due mesi, e l’altro fratello Stanley si è fatto dieci anni di galera per rapina a mano armata. Basta? Non proprio: il padre adottivo James Spencer, l’unico uomo che Rodney abbia mai chiamato “papà”, morì di cancro ai polmoni nel 1990. C’era insomma di che pianificare un pellegrinaggio familiare a Medjugorie, Lourdes e Santiago de Compostela… Rodney però era venuto su bene, nonostante tutto. Etica di lavoro di prima classe, un carattere fantastico: alla Hillside High School non c’era una persona che non lo adorasse anche senza il condizionamento delle vagonate di punti segnati da quelle manone dolcissime ed al titolo di “Mister Basketball”

del North Carolina nel 1990. Spalle poderose, braccia da camionista e piedi da ballerino, ad inizio anni Novanta aveva fatto “onde” tra i “Demon Deacons” di Wake Forest, tanto da guadagnarsi il titolo di MVP della Atlantic Coast Conference nel 1993. Cosa non da poco, visto che da quelle parti evoluiscono squadrette come Duke, North Carolina, Maryland e Florida State. Nona scelta al draft di quell’anno e due stagioni ai Denver Nuggets. Poi una vita da zingaro dei canestri: nel 1995 passa ai Clippers, nel 1999 firma come free agent per i Suns, il 20 febbraio 2002 viene spedito ai Celtics. Il “braccino corto” dell’ owner Paul Gaston fa il resto, e dopo soli otto mesi sono gli avversari dei Celtics nella Finale di Conference, i Nets, a firmarlo come free agent. La carriera volge al termine tra infortuni assortiti, firma un contratto annuale con gli Hornets e poi passa ai Sixers per le ultime sette gare della sua esperienza NBA. Che si chiude in modo lusinghiero: 10.9 punti di media in carriera, 4.5 rimbalzi in 25.3 minuti di utilizzo medio. Oltre 940 partite giocate tra regular season e playoffs, quasi il 34% da tre, un premio come Sesto Uomo dell’anno nel 2000, quasi 28 milioni di dollari incassati e gestiti con attenzione: milioni che lo rendono un uomo ricco e potrebbero indurlo nella tentazione di restare a pancia all’aria da qui all’Eternità. E invece no.

Rodney è fatto di pasta diversa, e male si adatta alla vita dorata di Paradise Valley, Arizona. Il matrimonio con Tisa White fallisce, ed entrambi tornano nel North Carolina, seppur in case diverse. Rodney non può continuare a stare con le mani in mano, il figlio Rodney II e le figlie Roddreka e Rydeiah (complimenti vivissimi) stanno crescendo e papà non vuol dare loro l’ impressione che la vita sia una scatola di cioccolatini. Così cerca lavoro e lo trova come camionista del Dipartimento Lavori Pubblici, ed è pure bravo visto che nel giro di due anni è già “supervisor”. Non gli dispiace fare le “levatacce” e spesso parte da casa alle 3:30 del mattino per accollarsi i turni più pesanti a bordo di quei camion enormi. Che passione, i motori: da sempre tifoso delle gare NASCAR, si diverte a bordo di motociclette, camion, ATV e quant’altro. Un amore per gli spazi aperti, per la pesca e la caccia, per le cavalcate, che quando coniugato con quello per le due ruote lo porta all’ acquisto di una moto da cross. E’ a cavalcioni di una di queste che la vita si riprende in un attimo tutto quello che gli aveva regalato. Il 28 novembre 2008, nella contea rurale di Vance a pochi chilometri da Raleigh, North Carolina, il suo veicolo lanciato a tutto gas finisce in un fossato, e Rodney viene catapulato in avanti. Atterra nel peggiore dei modi, sulla testa, ed in un attimo perde la possibilità di controllare i suoi piedi da ballerino, le sue braccia da camionista e le sue mani dolcissime. I 28 milioni di dollari ed il titolo di Sesto Uomo NBA sono solo carta straccia di fronte alla prospettiva di passare il resto della vita ingabbiato nel corpo di un pupo dai fili spezzati.

L’amore per gli spazi aperti, per la natura, per l’attività fisica sono troppo forti per restare imprigionati: riuscirà Rodney a tramutarli in voglia di vivere, in una ragione per farlo? Viene elitrasportato al Duke University Medical Center, e cinque giorni dopo parte in eli-ambulanza alla volta dello Shepherd Center di Atlanta, Georgia, ospedale specializzato nel recupero e nella riabilitazione di quanti hanno subito danni alla spina dorsale. I medici non sono ottimisti, e gli forniscono l’amara verità in termini di percentuale.

Per uno che tirava da tre col 35%,  su azione col 45% ed i “liberi” col 69%, quanto vale il 5% di possibilità di tornare a camminare?
Spazio alle recriminazioni, al sesto senso della sua nuova compagna Faye Suggs che gli aveva chiesto di non andare a correre, quella mattina? O al fatto che aveva sempre pensato di comprare una protezione per il collo, ma per pigrizia non l’aveva mai fatto? O tempo di rimpianti, come quello di non poter più allenare la squadretta di basket delle ragazzine? Faye gli sorride mentre lo lava, lo nutre, lo veste o semplicemente controlla con frequenza maniacale il funzionamento del respiratore, senza il quale Rodney morirebbe asfissiato. “Lui lo avrebbe fatto per me, ed io lo faccio per lui”, dichiara sicura di sé. Che il suo superman si potesse in un attimo ridurre ad un bambolotto di pezza di oltre due metri è una di quelle sfide che la vita, fantastica e bastarda, a volte ti costringe ad accettare.

rodney2Rodney però non ha perso la speranza di tornare a camminare, ad riprendere tra le mani una vita che si è capovolta come la sua moto in quel maledetto fosso del North Carolina. “Non voglio essere trattato in modo diverso rispetto a prima, né essere compatito. Anche se sono su una sedia a rotelle, sono sempre Rodney”. E pur essendo completamente dipendente dalle cure di Faye, non ha perso l’occasione per dimostrare la sua forza, il 19 settembre 2009. Al BB & T Stadium di Winston-Salem, North Carolina, i 31,454 tifosi accorsi a vedere la squadra di football americano di Wake Forest affrontare Elon, hanno scorto una figura seduta sulla sedia a rotelle in prossimità del “gate” dal quale la squadra di casa irrompe prima di ogni gara interna. La figura, vestita con una maglia nera dei “Demon Deacons”, era quella di Rodney Rogers e mentre sul mega- schermo scorrevano gli “highlights” della sua carriera, il pubblico è esploso in una clamorosa ovazione. Poi i giocatori con casco e protezioni sono apparsi, circondando lo sfortunato atleta, ricoprendolo di attenzioni ed augurandogli la guarigione. Rodney ha sorriso di un sorriso umile, velato di tristezza ma ricco di determinazione. Un sorriso umile, dicevamo, quello di chi torna a lavorare anche dopo aver incamerato 27 milioni  di dollari, quello di chi sa che la vita non finisce a trent’anni solo perchè hai giocato nell’NBA.

Qualche settimana fa, il 20 giugno, Rodney Ray Rogers ha compiuto 39 anni e nella sua condizione di tetraplegico sa che potrebbero non essere rimaste molte candeline su cui soffiare. Eppure, anche se certi giorni sono difficili, anche se a volte ti verrebbe voglia di dire basta, il verbo “mollare” semplicemente non fa parte del suo vocabolario. Ha lavorato sodo da ragazzino per emergere, ha continuato a darci dentro a Wake Forest, non ha smesso di migliorarsi nell’ NBA, non ha smesso di lavorare una volta terminata la sua esperienza di cestista professionista. Non smette di lavorare neppure oggi, nel difficile tentativo di riguadagnare almeno un pezzetto della libertà che ha perso.

Ci sarebbe piaciuto vederti indossare quel numero 54 biancoverde più a lungo, signor Rogers. 27 partite di regular season e 16 di playoffs sono troppo poche per conoscere un uomo del tuo calibro. Ma sufficienti per volerti bene e per continuare a fare il tifo per te, adesso.


Commovente,Onore a Te Rodney :notworthy: :notworthy: :notworthy:
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Re: Celtic Pride

Post by DNGMRZ »

JD wrote: Commovente,Onore a Te Rodney :notworthy: :notworthy: :notworthy:
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Re: Celtic Pride

Post by luciusnba »

http://www.iamaceltic.it/archivio/blog/ ... .html  che ne pensate? Non mi dispiace ma credo che Danny lo usera come merce di scambio
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Ciao Reggie. Riposa In Pace

Post by DNGMRZ »

:piango: :piango:

Son passati 17anni ma il tuo ricordo vivrà per sempre !

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Re: Ciao Reggie. Riposa In Pace

Post by luciusnba »

DNGMRZ wrote: :piango: :piango:

Son passati 17anni ma il tuo ricordo vivrà per sempre !

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Si sempre con noi :notworthy:
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Re: Celtic Pride

Post by rodmanalbe82 »

onore a RR
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Re: Celtic Pride

Post by The Answer Palermitano »

Cavolo che brutta storia Rogers, non la conoscevo proprio, pensavo fosse sparito, come tanti altri.
Non lo dimenticherò mai quando nella 1° partita ai Sixers, appena arrivato, gli sbagliarono il nome della gara e giocò tutta la gara con scritto dietro la schiena "RODGERS"  :lol2: :lol2: :lol2:
Come diceva JD, anche noi a Philadelphia abbiamo avuto poco tempo per conoscerti e per ammirarti appieno, ma di sicuro sei ricordato come un vero uomo, un vero lavoratore...e come, il signor RODGERS.

Forza Rodney non mollare  :applauso: :applauso:
Last edited by The Answer Palermitano on 03/08/2010, 0:42, edited 1 time in total.
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Re: Celtic Pride

Post by luciusnba »

Esordio in casa contro gli Heat :forza:
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Re: Celtic Pride

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Commovente,Onore a Te Rodney :notworthy: :notworthy: :notworthy:
davvero commuovente, ottimo racconto e forza Rodney!!!
80's  Sidney Moncrief - Michael Jordan - James Worthy - Buck Williams - Robert Parish + Dennis Rodman - X-Man - Mark Jackson - Bernard King

90's  Tim Hardaway - Mitch Richmond - Anthony Mason - Charles Oakley - Hakeem Olojuwan + Latrell Sprewell - PJ Brown - Dennis Rodman - Mookie Blaylock
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