Mike wrote:
ha rimbalzato perchè il suo secondo violino si era infortunato nelle prime partite della serie (altra tristissima scena: Sam Cassell portato a braccio negli spogliatoi e la faccia attonita di tutti i Wolves), e senza darci troppo alle dietrologie, ma questo è un fattore che conticchiò alquanto.
negli altri anni, Minnesota, ha sempre fatto quello che poteva, uscendo al primo turno con squadre superiori e spesso anche di molto. nel '97 i Rockets di Olajuwon, Drexler e Barkley; nel '98 i Sonics di Payton, Baker e Schrempf; nel '99 i futuri campioni di San Antonio; nel 2000 una signora Portland che perse solo a gara 7 l'accesso alle Finals; nel 2001 ancora contro gli Spurs delle Twin Towers; nel 2002 contro i Mavs di Dirk, Nash, Finley e Van Exel dalla panca; nel 2003 nuovamente contro i Lakers di Shaq & Kobe, anche se non ne la loro miglior versione.
vogliamo analizzari i compagni di Kevin nella Minneapolis di quegli anni? nel '97 e nel '98 ci sono un esordiente, seppur ottimo, Marbury, un più maturo Tom Gugliotta e le ultime edizioni di Terry Porter; dal '99 invece spazio a Joe Smith e Terrell Brandon; dal 2000 c'è Wally Szczerbiak; nel 2001-2002 troviamo un Billups un po' lontano dai fasti di Detroit; mentre nel 2003 arriva anche Troy Hudson e disputa una delle sue ultime stagioni Kendall Gill. qua e là spiccano i nomi di Sam Mitchell, Anthony Peeler, Rasho Nesterovic, Gary Trent, Malik Sealy, Chris Carr, Dean Garrett e di un giovane Bobby Jackson.
beh, fate vobis :D
"Faso todo mi" (cit.) :lol2: :lol2: :lol2: :lol2:
La sconfitta in finale di conference ho scritto pure io che non è certo colpa di KG, e l'importanza di Cassel l'avevo sottolineata pure prima.
Il mio discorso è un po differente.
Non mi sembra che in assoluto il Timberwolves fossero così tanto derelitti come sono tisultati in questi anni; un Bryant, un Anthony, un Brand hanno cercato di sopperire a modo loro alle mancanze dei compagni; in modo magari discutibile, come il Kobe degli 81 punti, Melo che si giocava con lui il titolo di giocatore che tirava di più, ma hanno cercato di trascinare i compagni, Garnett è sembrato battezzare la squadra all'inizio e giocare senza mordente.
Restando all'ovest ed agli ultimi anni, senza andare ai primi anni del nuovo millennio, sorvolando sui tempi di Mitchell e Gugliotta, per quanto una squadra con dei giovani Marbury, che poteva fare la stella indisponente meno di ora, e Garnett, degli esperti Porter, Mitchell e Gugliotta non mi sembra proprio da lotteria, negli ultimi due o tre anni non sembrava proprio la derelitta compagine che si è poi dimostrata. Quella a disposizione di KG non sembrava una squadra più debole dei Lakers, dei Clippers, dei Nuggets precendenti alla rivoluzione di Vandewege, dei Kings del dopo Webber, dei Sonics, tutte squadre cui è arrivata dietro. Il primo anno si disse che Spree e Cassel erano finiti, poi che Wally non dava più nulla e serviva un centro, poi che l'allenatore non era all'altezza... forse qualcosa di vero c'era in tutte queste affermazioni, ma l'unica costante in tante delusioni cocenti, in una squadra rivoltata più volte è stato proprio KG.
Sembra, e ripeto sembra, che abbia bisogno di fidarsi totalmente della squadra per cercare di essere un trascinatore, sembra che se l'ombra del dubbio lo sfiori tenda a concentrarsi sulle proprie statistiche, a fare il proprio compitino, comunque ad altissimo livello, ed a smettere di preoccuparsi delle sorti della squadra.
Certo, non ha mai avuto una squadra come i Celtics di quest'anno, ma il leader non è solo quello che porta la squadra al titolo, ma anche quello che trascina una modesta compagine ai play off, quello che da il massimo per superare un primo turno, provando l'impossibile, esponendosi magari a figuracce.
Un Allen (per non far venire il sospetto che io scria in toni anti celtici) a Seattle ed a Milwakee ha avuto sempre una squadra nettamente più debole, sempre sulla carta, ma addirittura è andato più lontano di KG, quasi sempre. Lo scorso anno è stato quasi sempre infortunato, ma dimmi tu quando ti è rimasto il dubbio che forse i Sonics o i Bucks avrebbero potuto realmente fare più strada. Forse il penultimo anno di McMillan a Seattle, quando uscirono sorprendentemente al primo turno, ma la vera sorpresa era stato l'incredibile cammino in regoular season.
Ora avremo modo di apprezzare se Garnett è un magnifico perdente o un giocatore che ha bisogno di condizioni favorevoli per trasformarsi in vincente, in ogni caso che non possa definirsi un vincente in assoluto ormai mi sembra assodato.
Forse sto esagerando nell'accalorarmi, ma, non so se si nota, in questi discorsi sulla storia dell'NBA, recente o meno, mi diverto come un bambino!
