doc G wrote:
Continuo però a sostenere che se non ci si fida dei politici l'unica strada è toglier loro più lavoro da fare possibile e lasciarlo fare a chi dichiaratamente lo fa per guadagnarci, ma in regime di concorrenza con altri che lo fanno per guadagnarci o con aste di appalto.
E questa è la teoria, ineccepibile.
Economia politica 1, uno dei miei primi esami, voto 26.
Poi c'è l'applicazione (volgarmente detta 'pratica') in cui il regime di concorrenza non si realizza per varie ed eventuali deformazioni che il mercato vive: crisi, accentramento del potere,presenza di Monopoli ed esternalità varie.
Ed infine c'è l'Italia
Paese nel quale alcuni commercianti pagano ancora il pizzo, dove gli imprenditori hanno interessi di vario genere e sono presenti con i loro delegati in quasi tutti i consigli di amministrazione delle principali aziende, e dove cito:
"dal 2000, ad esempio, anno di liberalizzazione del settore ferroviario, i biglietti sono aumentati del 53,2%, contro un aumento del costo della vita pari al 27,1%. Dal 2003, quando è stato aperto il mercato del gas, il prezzo medio delle bollette è aumentato del 33,5%, mentre l’inflazione è cresciuta del 17,5%. Se poi tra il 1999 ed il 2011 il costo delle tariffe dei servizi postali è aumentato del 30,6%, pressoché pari all’incremento dell’inflazione avvenuto sempre nello stesso periodo (+30,3%), per l’energia elettrica la variazione delle tariffe, avvenuta tra il 2007 ed il 2011, è stata sempre in crescita (+1,8%), anche se più contenuta rispetto all’inflazione (+8,4%). ...
Insomma: liberalizzare conviene, farlo “all’italiana” no. Anzi, costa molto di più."
E quindi ritorniamo al punto principale del mio discorso, se le liberalizzazioni in Italia portano soltanto una
spesa maggiore per il cittadino ed un arricchimento dei soliti noti (che poi troveranno modo di risfruttare tale posizione in altri ambiti), allora o si cambia mentalità (leggi controlli) oppure non serve ad un emerito nulla se non peggiorare la situazione
