Porsche 928 wrote:
Perché non si sono lasciate fallire le banche che erano in regime di libero mercato? Han dovuto salvargli il culo, o mi sbaglio? O anche li erano statali?
per le banche italiane il concetto è leggermente diverso rispetto a tutte le altre attività commerciali, e rispetto ai problemi delle banche nel resto del mondo.
le banche italiane non sono in difficoltà perché hanno lavorato male o perché si sono lasciate andare ad operazioni finanziarie azzardate che poi si sono ritorte contro, come ad esempio in irlanda o in islanda o in spagna. le banche italiane sono in difficoltà per colpa del debito pubblico, perché i titoli di debito pubblico vengono emessi dallo stato, ma lo stato non li vende in proprio, li "gira" alle banche che a loro volta li vendono ai cittadini: se vuoi un buono del tesoro non vai al ministero o in prefettura, vai nella tua banca.
quindi nel momento in cui i buoni del tesoro italiani non li vuole comprare nessuno, la colpa è dello stato, ma chi ci rimette i soldi sono le banche, perché quelle migliaia di miliardi di pezzi di carta invenduti e che nessuno vuole, ma che per loro sono stati un costo, ce li hanno loro in pancia.
in linea di massima quindi avrebbe un senso dare una mano alle banche in difficoltà, quantomeno entro i limiti di quanto quelle difficoltà sono determinate da titoli di debito pubblico invendibili che sono state costrette ad accollarsi (perché le banche non possono dire "ah no guarda, i tuoi titoli di debito pubblico io non li vendo, grazie ma non mi interessa", sono OBBLIGATE a prenderli: bankitalia li emette e poi li redistribuisce automaticamente alle sue banche).
Il libero mercato dove c'e ed e` gestito male/peggio non funziona per colpa delle persone che poi sono quelle che darebbero la tangente, son sempre quella razza di GFDP che e` più letale delle cavallette alla lunga. Non per nulla il detto tutto italico per eccellenza e` "fatta la legge, trovato l'inganno".
ma il libero mercato, ti ripeto, non c'è: ogni volta che in un settore una impresa ottiene un finanziamento pubblico, una concessione pubblica, una legge speciale, un sussidio, un dazio, una deduzione fiscale, quel mercato NON E' PIU' LIBERO, perché quell'impresa ha un vantaggio rispetto ai suoi concorrenti che non ne godono. e quindi i suoi concorrenti muoiono, o più spesso in quel mercato non ci entrano neppure.
e in italia i mercati sono tutti così, senza alcuna distinzione. ovviamente non è solo colpa dello stato, è colpa anche degli imprenditori italiani che sono abituati, come dicevo prima, a fare i liberali solo con il sedere degli altri, ma quando si tratta del proprio settore diventano ultra-statalisti e protezionisti. è un problema di cultura che non può essere cambiato dall'oggi al domani, che richiederà decenni di impegno, e sostanzialmente richiederà di sostituire una intera generazione di imprenditori, che ormai è rovinata.
sai quante volte per il mio lavoro mi capita di parlare con "giovani imprenditori" quarantenni o cinquantenni che parlano di libero mercato e poi si lamentano perché "però ai tedeschi non si può permettere di entrare in italia con i loro capitali, bisognerebbe mettere qualche dazio in più, oppure ci vorrebbe un sussidio per noi italiani", e a me cascano le braccia.
però è un problema che nasce COMUNQUE dall'eccessivo statalismo. gli imprenditori italiani non sono sempre stati così, lo sono diventati: perché hanno visto che lo stato mette becco in tutte le attività economiche italiane, o in proprio, "giocando" in campo con le proprie società o i propri enti pubblici economici, oppure "decidendo" che quel settore va aiutato, che quel tipo di attività va aiutata, eccecc.
è tutto un meccanismo perverso che nasce dalla bestemmia economica tipicamente statalista, e tipicamente italiana, per cui chi se ne capisce di più di economia è lo stato e quindi è lo stato a dover dirigere l'economia: lo stato italiano, in ambito economico, si sente di dover essere o giocatore o quantomeno allenatore in tutti i settori.
invece lo stato, per definizione, nell'economia NON DEVE giocare e NON DEVE allenare: deve starne fuori e fare l'ARBITRO.
P.S. Il tutto aiutato dall'impunita della giustizia italica, quando i Tanzi, i Cragnotti non si fanno 20 anni di galera indipendentemente dall'eta/condizioni fisiche/pippe varie, l'esempio del "rubo tanto se mi va male/mi beccano va sempre meglio che essere onesto" mi sembra palese.
il problema della giustizia è un altro bubbone enorme da risolvere, senza dubbio. però siam sempre lì: se il primo a fare il furbo e a comportarsi in modo disonesto è lo stato, perché il privato dovrebbe essere stimolato a comportarsi in modo virtuoso?