Dal sito sslaziofans.it
Oltre 65.000 cliccate in poco più di 12 ore. Nel web da ieri impazza un video (
http://www.youtube.com/watch?v=lhA0OKwDEjs&sns=fb ) dal titolo “Claudio Lotito in versione Mennea dopo la promozione del Salerno Calcio”. Pare che Pietro Mennea, campione olimpico a Mosca 1980 nei 200 metri, non l’abbia presa bene e minacci querele. Il video, infatti, sembra tratto da un film di Alberto Sordi e se fosse in bianco e nero potrebbe diventare la sigla di quel programma che faceva impazzire quelli della mia generazione: “Oggi le comiche”. Un attempato e appesantito signorotto ultracinquantenne che con il vestito della festa (giacca e panciotto) tenta goffamente di seminare un atleta di vent’anni più giovane, perde il passo, inciampa, si perde telefonini e agendine e cade goffamente a terra, stirato (tanto per non essere da meno dei suoi calciatori). Il giocatore che lo insegue per fargli un gavettone si ferma e ride, altri arrivano da dietro impietosi con un bidone e il mega-gavettone è servito.
E’ questa l’immagine della domenica, quasi più delle feste riservate a Conte e alla Juventus per la conquista dello scudetto. Sì, perché a Roma la promozione del Salerno Calcio tra i professionisti era attesa da dieci mesi con trepidazione, perché a quella promozione è legata la vera speranza di liberazione della Lazio. Il regolamento della Federcalcio sulle MULTIPROPRIETA’ è chiaro e non si lascia dubbi: chiunque possieda quote e/o ricopra cariche in una società del settore professionistico (A, B e C), non può possedere quote e/o ricoprire cariche in un’altra società professionistica. A Salerno, ufficialmente, il presidente e proprietario della squadra è Roberto Mezzaroma, il cognato di Claudio Lotito, nonché marito dell’ex ministro Mara Carfagna. Ma basta vedere e ascoltare una delle decine di interviste concesse da Lotito in questi mesi, oppure leggere una delle tante dichiarazioni rilasciate da luglio ad oggi, per capire chi è il vero presidente e proprietario del Salerno Calcio. Chi è che viene chiamato “presidente”, chi parla in prima persona riguardo i progetti sportivi del Salerno Calcio. Per regolamento, quindi, Lotito dovrebbe scegliere tra Roma e Salerno. Uso il condizionale, perché in Italia regole e regolamenti non sono fatti per essere rispettati, ma per essere interpretati e, soprattutto, aggirati. E in questo Lotito è maestro. Non nel senso che ci riesce, ma che ci prova in continuazione ad aggirare regole e regolamenti, come testimoniano le sue vicende giudiziarie recenti e il record di squalifiche accumulate nell’ultimo anno. E comunque, una scelta di campo precisa ieri Claudio Lotito l’ha fatta, in modo lampante: dovendo scegliere se seguire la Lazio a Bergamo o andare ad assistere alla festa promozione dell’altra squadra, lui ha scelto la vetrina mediatica di Salerno.
Ma perché uno che è presidente di una società di Serie A ancora in lotta per entrare in Champions League, posto davanti al dilemma regolamentare se optare tra Roma e Salerno dovrebbe scegliere di retrocedersi in Serie C? La domanda è più che pertinente e la risposta a prima vista sarebbe scontata: “Molla la Serie C e si tiene la Serie A”. Ma non è così scontata la cosa, perché il calcio in Italia è un mezzo per fare affari. Dietro la proprietà di una società di calcio c’è un intreccio tra politica, soldi e affari di cui a volte si vede solo la punta dell’iceberg. I motivi del perché Lotito potrebbe optare per la soluzione Salerno, li ho raccontati in tempi non sospetti , addirittura il 31 dicembre del 2011. Basta leggere quell’articolo di MILLENOVECENTO (
http://www.sslaziofans.it/contenuto.php ... nuto=26837) per capire che cosa c’è realmente dietro allo sbarco di Lotito e di quel ramo della famiglia Mezzaroma in quel di Salerno. Un bel mix di immagine, appalti e politica, un investimento a bassissimo costo (3 milioni di euro spesi quest’anno mettere le mani sul Salerno Calcio e per riportare la squadra tra i professionisti) in vista della candidatura di Mara Carfagna a sindaco della città e con la promessa da parte del comune di avere il via libera per la costruzione di una cittadella dello sport con annessi e connessi per la squadra di calcio… o con la scusa del calcio. Insomma, quel business immobiliare legato alla costruzione dello stadio che a Roma si è impantanato sui terreni della Tiberina. Poi, c’è il problema legato a costi e ricavi.
La Lazio oramai è diventato un giocattolo costoso. Non perché Lotito metta un euro nelle casse della società (bilanci alla mano dal 2004 a oggi ha solo attinto e mai messo), anzi, ma perché per far fare un salto di qualità alla società servirebbero degli investimenti che Lotito non si può permettere di fare. E non per via del Fair Play finanziario, perché quello è la scusa per non mettere un euro. Da anni Lotito si limita a gestire quello che la Lazio produce, ovvero praticamente i soldi garantiti dai diritti tv, visto che di sponsor non si vede ombra da più di 4 anni e dieci mesi e che dopo l’addio della Puma e l’arrivo della Macron è destinata a scendere anche la quota garantita dallo sponsor tecnico. Per restare a galla, la Lazio deve vendere ogni anno qualche giocatore e reinvestire, magari prendendo in giro qualche parametro zero e facendo qualche scommessa. Si tira a campare, quindi. A Salerno, invece, con un investimento nettamente inferiore a quello che servirebbe per fare il salto di qualità a Roma, nel giro di un paio d’anni si potrebbe arrivare in Serie B o addirittura in Serie A, quindi a mettere le mani sulla ricca torta dei diritti tv e con una società senza debiti e un monte ingaggi neanche minimamente paragonabile a quello della Lazio. Un bel business, che legato a quello del mattone e alla politica rende il tutto decisamente appetibile.
Poi, c’è la questione ambientale. A Salerno ieri Lotito è stato portato in trionfo, con un piccolo investimento per riacquistare anche il vecchio marchio della Salernitana sarebbe eletto re di Salerno. In quella piazza c’è la possibilità di fare anche 20.000 spettatori di media a partita, ovvero due-terzi di quelli che fa la Lazio, ma con un rapporto spese-ricavi imparagonabile. Appena un anno fa, per Salernitana-Verona spareggio per salire in Serie B all’Arechi c’erano quasi 30.000 spettatori paganti. Questo è il potenziale della piazza. E sono tutti o quasi dalla parte di Lotito. E i pochi che non lo sono, li può conquistare restituendo a Salerno la sua storia sportiva riacquistando il marchio della Salernitana 1919. A Roma, invece, la situazione oramai è diventata insostenibile. Dopo otto anni Lotito oramai ha perso ogni credibilità. In alcuni ambienti è sopportato, nei palazzi del potere calcistico oramai è stato messo al bando, squalificato e per regolamento ineleggibile per qualsiasi carica per i prossimi dieci anni. La speranza di fare altri affari con la Lazio o di poter utilizzare la Lazio per una scalata personale, è andata in frantumi. Come quella di poter utilizzare la nuova legge sugli stadi per trasformare in edificabili quei terreni sulla Tiberina. Il testo di legge approvato in commissione alla Camera, infatti, mantiene quei vincoli che lui per anni aveva tentato di far cancellare dal testo o aggirare in qualche modo. Se a questo si aggiunge la contestazione oramai irreversibile, il quadro è completo. Ora non resta che aspettare una mossa da parte di qualcuno, perché l’impressione è che il divorzio sia lì pronto sul tavolo, ma che nessuno voglia fare la prima mossa, perché i soldi in ballo sono tanti.