Gerry Donato wrote:
:qua qua: ho 18 anni e si è visto, sono un beato incosciente, mi rifarò con gli interessi
Sul "pallonetto" l'ho bestemmiato. Giuro. Subito ho fatto azione di pentimento con tre preghiere all'acqua santa del Rio delle Amazzoni ma non posso negare d'aver compiuto questo ignobile gesto. Padre, mi assolve? Sono sinceramente devoto al ragazzo.
Cmq, per i freddi numeri:
5 anni e mezzo di Governo (mandato più lungo, per la stessa squadra di ministri, nella storia della CL moderna)
7 gironi vinti
3 finali
2 vittorie
1 semifinale
1 quarto
1 ottavo.
2 derby su 2.
1 finale follemente bella quanto dolorosa.
1 rivincita da
segazzo per l’estate intera.
Martedì, tra campo (5) e panchina (2), c’erano 7 titolari di Milan-Lens 2-1 (doppia di Pippo) del settembre 2002.
Ok, dopo questo riepilogo Gallianista, ma doveroso per tirare un bilancio del secondo grande gruppo dell’era Berlusconi (capisco ci sia qualcuno che può obbiettare “
bhè, ma Capello?” ma come nei tuffi i miei calcoli sono tarati sul coefficiente di difficoltà d’esercizio) torno a Martedì sera.
Bhò, è stato tutto molto strano perché, per la prima volta, ho avuto in anticipo la percezione della sconfitta. L’apatia congenita con cui ci trasciniamo da mesi, l’assenza del Principe olandese, questa bellissima squadra di atleti calciatori diretta da quel mastro burattinaio francese, tanto bravo quanto elegante…. Non lo so, c’erano tanti elementi, tra lo scaramantico ed il razionale che delineavano una sola soluzione. L’ideale passaggio di consegne.
L’unica mia concreta speranza erano i primi 20 minuti. Avevo investito tutto lì.
Facciamo il botto all’apertura della borsa e poi distribuiamo dividendi immediati per campare di rendita anche nei momenti di recessione era il mio piano tattico. Solo partendo forte, con qualche giocata emotiva di Kaka e Gattuso, schiacciandoli in area e buttandone dentro una avevamo qualche possibilità. Volevo “subissero” San Siro, la maglia del milan... invece no.
C’abbiamo anche provato a buttare moneta pesante fin da subito… l’azione del piccolino al 2° minuto, i tre calci d’angolo consecutivi, la girata di Pippo sul primo Super G di Kaka sono lì a testimoniarlo. Invece nulla, non abbiamo guadagnato manco due spiccioli mentre loro, piano piano, si sono rialzati ed hanno inziato a fatturare. Guidati dalla meraviglia catalana hanno gestito perfettamente la situazione: pressing alto, raddoppio immediato su Kaka e Pirlo, possesso palla di scuola olandese (assomigliano moltissimo all’Ajax di Davids, Seedorf, Van Gaal di metà anni 90 nella gestione del possesso) e controllo “emotivo” della partita. Sempre collegati, capaci di vivere e cavalcare i momenti, a testa alta, di gran classe. Veramente belli.
L’A.C. Milan era aggrappato all’orgoglio, alla classe ma faceva tremendamente fatica. Fatica a salire, a contrastare l’ebano di Sagna, Diaby, Clichy, Gallas, Adebayor, l’applicazione e la voglia di Mathieu Flamini e Aliaksandr Hleb ed il talento della meraviglia catalana. Abbassare il ritmo e vivere di fiammate era il piano.
Andiamo piano, non diamo ritmo alla partita, portiamoli a giocarla sulla tecnica, non possiamo permetterci di giocare a chi ce l’ha più lungo… deve aver chiesto Ancelotti. Piano corretto, era l’unica via percorribile, ma sono stati ancora più bravi.
Nonostante i 4 dietro siano stati commuoventi per classe ed applicazione (si, parlo anche di Oddo), nonostante Ambro e Gattuso c’abbiano buttato l’anima, nonostante Kaka abbia speso le 3 cartucce, nonostante tutto… eravamo inferiori. Che non vuol dire che non potessimo farcela cmq ma che era giusto non intervenisse la suerte a cambiare le carte in tavola.
Era giusto perché il giorno perfetto per perdere non passa spesso. E quando ce l’hai a portata di mano non è educato farlo scappare. Ci sono mille modi e mille squadre per perdere, per svoltare, per tirare giù definitivamente la saracinesca… Il ciclo del Maestro si spense con le luci di Marsiglia, quello di Capello (anche se non era in panca quella notte) davanti ad un Brattbakk qualunque, mentre questo no, perchè sta squadra è talmente aristocratica e
sciccosa che “s’è” scelta l’assassino perfetto. Una nobile d’Europa che ha avuto il talento ed il coraggio di vincere a San Siro “da Milan”. Col possesso palla, gestendo il gioco, le idee, il ritmo della partita. Una squadra “clone” dell’originale con requisiti di base opposti ed in antitesi.
Tanto il Milan è fondato sul talento puro, sull’esperienza, sulla personalità, sulla capacità di uno stesso gruppo di continuare a porsi obiettivi sfuggendo alle regole del rinnovamento, tanto l’Arsenal è freschezza atletica, talento acerbo, organizzazione indipendente dagli interpreti… Ha nel burattinaio francese l’unico cardine su cui far ruotare una struttura “aziendale” all’avanguardia. Il goal classico “da Arsenal” è di sistema, viene sul rimorchio centrale o su penetrazione dal lato debole. Quello “da Milan” passa dalla produzione artistica di qualcuno dei suoi. Sono mondi diversi, concezioni del calcio differenti, che sul lato pratico portano al medesimo risultato (parlo d’impostazione, non di bacheca).
Per il Milan questa è la morte perfetta. A testa altissima, senza cadute di stile (ho apprezzato molto la mancanza d’isterismi e falli cattivi) nel momento giusto della stagione. Perché il clima era degno di una semi ma era un ottavo. Quindi Marzo. Quindi nel momento giusto per capire forte e chiaro il messaggio di fondo… perché ai primi di Maggio il messaggio non sarebbe stato così univoco, la vicinanza rischiava di rimescolare le carte. Così no, ci sono 12 partite e 3 mesi d’anticipo per leccarsi le ferite, rendere grazia a chi lo stramerita e programmare il futuro.
Da diversi anni non faccio parte del Paolo Maldini fans club sempre e comunque ma devo confessare che l’altra sera mi ha veramente commosso. Mai più avrei pensato fosse in grado di salutare la sua Coppa in quel modo. Chapeau, Capitano.