comunicazione di servizio: ma il secondo topic che fine ha fatto?
Ciombe wrote:
però prima che ritornasse in auge la rivalità Boston-LA era tutto un altro mondo.
ed il modello draft-cap dava i suoi frutti, con tante contenders diverse e soltanto due team (Lakers e Spurs) che han vinto più volte. io son cresciuto con le partite di regular season tra Kings e Mavs, trovamene altre dalla stessa intensità oggi in RS (e parlo di squadre che non han vinto, figuriamoci le altre). solo ad Ovest si contavano almeno cinque team che lottavano constantemente per i due titoli divisionali. negli ultimi tre anni esistono solo una squadra a Ovest e due-tre a Est. differenza abissale.
prima c'erano squadre che puntavano molto sul sistema e poi sui giusti interpreti, adesso è il contrario. ma se concentri in poche squadre gli interpreti migliori poi non ha più senso sbattersi per creare sistemi funzionanti o almeno competitivi, perchè perderanno quasi sistematicamente.
ora senza almeno 3 stelle in squadra a quanto pare non sei nessuno. vedi LA, Boston e Miami.
sinceramente preferivo la situazione all'inizio di questo decennio (non per un motivo personale perchè i miei Bulls erano messi ancora peggio di oggi). magari c'era squilibrio tra Ovest-Est, ma c'era un maggiore equilibrio tra le parti, avvenivano più upset ai playoff, chiunque poteva ambire almeno ad una finale di Conference lavorando bene.
contate il numero di squadre apparse alle finali di Conference in questi ultimi 12 anni (dal look out del '99) e vedrete.
lascia stare che poi c'è stata una prevalenza di Lakers e Spurs, che in due han fatto 11 finali su 12 per l'Ovest e ne han vinte 9. ma guardate il numero di squadre diverse che hanno dovuto affrontare alle finali di conference. andando a memoria: Blazers, Kings, Mavs, Wolves, Suns, Hornets, Nuggets e forse dimentico qualcuno. e a Est sono 9 squadre portate alle Finals in 12 anni più altre fermatesi al turno precedente.
e se da questo lasso di tempo estrapoliamo gli ultimi 3 anni, avremmo come risultato che la tendenza del numero delle contenders è nettamente al ribasso.
le grandi rivalità degli anni '80, le varie dinastie, son belle, per carità, ma più da leggere e rivedere in dvd che da vivere.
preferisco il fiorire di squadre come i Kings di Adelman o i Pistons di Brown, per fare due esempi. che poi vincano o no, pazienza, demeriti loro; l'importante non è partecipare, certo, ma essere competitivi. lì poi la differenza la fa quel quid in più che per forza di cose non tutti possono avere. altrimenti se dovessero vincere tutti per forza sarebbe una pesca di beneficienza.
questa ricerca maniacale della squadra migliore dove vincere che sta impazzendo sul mercato negli ultimi periodi è malsana, soprattutto se iniziata ad età prematura.
anzichè guardare dentro o attorno di sè qui oramai vanno a guardare fuori dalle mure della propria franchigia d'appartenenza. troppo facile.
la generazione di giocatori prima di questa (o forse quella ancora prima) è ricordata per aver preso scoppole per tutti gli anni '90 prima dai Bulls, poi dai Rockets e infine di nuovo dai Bulls. sono rimasti a secco di titoli giocatori di prima o di seconda fascia mica male. non tutti sono rimasti fino all'ultimo nella propria franchigia ma nessuno di essi ha suicidato la propria reputazione a 25 anni. venticinque anni.
e mi ricollego alla questione individuale di James: se davvero vuoi dimostrare un cambio di mentalità rimani dove sei, non si discute. perchè cambiare franchigia, lo dicono le parole stesse, significa "cambiare franchigia" e non "cambiare mentalità". troppo facile associare le due cose.
mi concedo un esempio stupido ma pertinente (perlomeno alla stagione): è come se io dopo estati ed estati al mare ancora non avessi dimostrato di saper nuotare (n.d.m.: a scanso di dubbi, il sottoscritto è capace di nuotare) e allora l'estate successiva me ne vado in montagna al grido "eh, però dovreste vedere come son diventato bravo a stile libero".
questa difesa sulle dinamiche mentali che hanno portato James a ponderare (ponderare?) questa scelta non esistono. a) perchè sono ipotesi del tutto prive di fondamento e b) solo lui ne è a conoscenza.
tentare di capire cosa lo abbia portato a questa decisione è una pratica che non ha senso. il mio mantra di quest'anno dice "non entrare nella mente di chi non riesci a comprendere le scelte perchè poi difficilmente ne saprai uscirne". allora semplicemente prendo atto della sua decisione e rifletto su ciò che essa comporta. e finora devo ancora trovare un aspetto positivo.