Noodles wrote:
renè, certe volte bisogna anche cercare di interpretare gli altri, Scanagatta chiaramente parla di impressioni, percezioni che lasciava Sampras durante le gare.
Nood, no.
Come detto, se avesse scritto: "A me Sampras dava l'impressione di essere più saldo" (o roba simile), a me sarebbe andato bene. Al massimo sarei stato d'opinione diversa... e non è neanche necessariamente vero, perché Federer ad inizio carriera era uno spacca-racchette quasi a livelli safiniani, prima di raggiungere uno zen interiore dovuto anche probabilmente all'incredibile superiorità tecnica che ha avuto nei confronti di questa era tennistica. Sono opinioni, tutti ne hanno una.
Se mi dice: "Sampras aveva percentuali migliori di vittoria al tie-break", oppure che Sampras vincesse più punti sulla seconda, oppure comunque altri dati, VERIFICABILI, DOCUMENTABILI ed INCONTROVERTIBILI, allora no. Sarebbe equivalente a dire che Sampras abbia vinto più Slam di Federer: è falso. Non c'è un giudizio, un'opinione, un'impressione. E' falso e basta. Mi vuole dire che le vittorie di Sampras trasmettessero più emozione? Che sembrassero più robotiche? Qualsiasi cosa soggettiva e qualitativa? Mi va bene. Vuole invece spostare il discorso su un piano oggettivo? Ecco, non mi va più bene. Se parliamo di dati oggettivi, deve appoggiarsi ai dati. Sennò che rimanga sul piano delle opinioni.
Il punto è questo... e ripeto, non sto parlando di tennis ma di giornalismo qui: Scanagatta in quel pezzo ha preso un'opinione, RISPETTABILISSIMA ed anche in parte condivisibile, e l'ha corroborata con FATTI FALSI (come appunto il fatto dei tie-break). E' una linea sottile ma non troppo, perché le impressioni si formano anche perché fior di giornalisti, con credibilità e credenziali, raccontano determinate storie. Quello che rimane nella testa ad uno che legge, fra le mille cose, è che Sampras fosse "più forte mentalmente" (o concetti analoghi) anche perché era più forte sulla seconda, teneva meglio il servizio, vinceva più tie-break, ecc, ecc... e queste non sono cose vere, punto.
Ragazzi, è giornalismo, questo si inventa le cose senza documentarle, ed a voi va bene?
Poi, non credo convenga per chi sostiene Federer in questo scontro, scrivere 'Federer ha trovato un certo Nadal davanti. E questo, solo questo, permette di mettere in dubbio la sua saldezza di nervi' perchè inevitabilmente sposterebbe il discorso sugli avversari storici di questi due campioni...e se praticamente la carriera di Federer vede solo Nadal sulla sua strada (xkè Nole si è sbloccato solo lo scorso anno e quindi mi sembra ingiusto aggiungerlo nella contesa), quella di Sampras ha visto la creme de la creme del tennis, assistendo a quella fase di passaggio in cui il tennis mostrava sia muscoli che tecnica.
Stilisticamente anche io ho apprezzato maggiormente quell'epoca. Ma siamo sicuri che quanto avvenga oggi non avvenga proprio perché abbiamo dei mostri assoluti davanti? Se non fossero nati né Federer né Nadal, avremmo avuto molti più avvicendamenti sia in testa alla classifica che come vincitori di Slam. Siamo sicuri che non siamo (iperbolicamente) davanti ai 2 più forti della storia, casualmente nati in un periodo sovrapposto, che oscurano tutto ciò che hanno attorno? Siamo sicuri che i loro attori non-protagonisti siano davvero più deboli di quelli dell'altra era?
Sono epoche diverse... in quell'epoca si giocavano sport diversi: Bruguera poteva essere un asso o una pippa ed in genere questa mutazione avveniva nel giro di qualche settimana, fra la terra e l'erba. Oggi invece le superfici si assomigliano, quindi è più facile che i top players dominino ovunque, facendo sembrare che gli "altri" non siano all'altezza. Ma magari se anche all'epoca le superfici fossero state analoghe, avremmo avuto Sampras ed Agassi che vincevano qualsiasi cosa ovunque, riducendoci a dire "eh, all'epoca di Becker ed Edberg le cose erano diverse".
In poche parole: siamo sicuri che il panorama si sia indebolito così tanto? Non parlo di stili, ripeto, perché sono soggettivi, ma parlo per via oggettiva. Vi sentite così sicuri?
The goat wrote:
lo sport non vive di numeri e di statistiche o meglio non solo. perchè non spiegano e non possono spiegare tutto. lo sport vive di sensazioni e di emozioni prima di tutto.
E come ho detto sopra: le emozioni sono affari di chi scrive o chi legge. Fabbricare dati no.
Analogamente: tu mi puoi dire che Reed sia stato l'MVP di quella partita. Io risponderei con Frazier ed avremmo entrambi argomentazioni a nostro favore, senza dubbio. Quello che però NON puoi fare è dire che Reed abbia fatto più punti di Frazier (per fare un semplice esempio). Staresti semplicemente mentendo. Mi puoi dire che Reed li abbia ispirati, che Frazier senza Reed non avrebbe giocato in quel modo, che Reed abbia segnato "indirettamente", facendo breccia nei cuori di compagni ed avversari, quello che ti pare. Sarei molto poco d'accordo, ma sarebbero opinioni soggettive, quindi amen. Ma nell'istante in cui tu inventi un dato, passi dalla parte del torto.
e io davvero sfido chiunque (ma chiunque) abbia seguito con costanza le carriere di sampras e federer, senza essersi addentrato nei meandri di google per seguire la logica dei numeri o senza avere un calcolatore al posto del cervello, a non avere avuto le stesse sensazioni riportate nell'articolo: il killer instinct di sampras, la percentuali di palle break migliori, ecc. è qualcosa che si percepiva a pelle.
E si percepiva male, evidentemente. Un giornalista illuminato dovrebbe servire anche per nuotare controcorrente, ove dovuto. Uno che si uniforma alle masse è un superficiale. Il "killer-instinct" non è quantificabile, non lo discuterò. La percentuale di palle break lo è, ed allora lì il discorso cambia.
Ragazzi, esiste il dato oggettivo e quello soggettivo. Il secondo è indimostrabile e quindi indiscutibile. Il primo no però... se uno vuole parlare di impressioni, che eviti il primo, perché sennò si cambia campo. Ed usare le impressioni come dati oggettivi, solo perché sono "percezioni diffuse" non va bene. Anche perché le percezioni si diffondono proprio perché sono leggende promulgate e raccontate da penne "pesanti". I miti si alimentano da soli già a sufficienza senza dover fabbricare dati falsi.
che poi vengano smentite o sminuite dai numeri, avrà pure la sua importanza, ma se la sensazione di 90 appassionati su 100 (e parlo di appassionati non di supporter della domenica) è invece un'altra, il motivo ci sarà pure.
Certo: perché non vende la fredda scienza. Vendono le emozioni. E se le emozioni non ci sono, i giornalisti le fabbricano, generano il groupthink. Ci devono vendere una storia, quindi si vanno a creare la narrativa, che poi come un tassello del puzzle rientra convenientemente nei nostri ricordi alterati. Noi vogliamo credere. Vogliamo davvero credere che il vecchio campione lo "volesse" di più. Vogliamo davvero credere che quel superuomo lì in realtà abbia dei difetti come noi. Vogliamo davvero creare qualcosa di appassionante, film nella vita vera. Ed ognuno è libero di farlo... io rimango asettico ma è una scelta mia: certi concetti astratti non mi toccano, non mi forniscono emozioni anche perché ritengo che siano una costruzione delle nostre stesse menti e non realtà, quindi preferisco emozionarmi per aspetti tecnici (o tattici, o altro). Ma ripeto: sono scelte.
La malizia viene fuori quando però la linea talvolta sfocata delle emozioni, delle impressioni e delle opinioni viene valicata, tracimando nell'oggettivo. E lì Scanagatta con leggerezza pretende di utilizzare dati oggettivi, che invece non sono dalla sua parte. E pazienza, ma che almeno li ignori.
Ripeto: dite quello che volete, ma se mi venite a dire che Federer sia mancino o che abbia 24 anni (sempre per fare iperboli) io non ci sto.
Mike: certo, non voglio assolutamente che uno faccia giornalismo con le ricerche su google! Ma solo il fact-checking. Non è un caso che io abbia preso in considerazione i 4 punti quotati. Il resto è proprietà intellettuale di chi scrive. I fatti no, i fatti sono di tutti, e vanno verificati prima di essere citati in libertà. Non ho ovviamente considerato la disaggregazione dei dati perché rispondevo a Scanagatta sul suo stesso piano: se lui mi parla di palle break, io rispondo sulle palle break. Se avesse parlato di palle break in semifinale, avrei risposto sulle palle break in semifinale. La disaggregazione è fondamentale, ma se uno mi fa una domanda, io prima rispondo a quella domanda, e poi approfondisco se necessario. Qui siamo ancora ad un livello superficiale.