GoRedSox wrote:
Credo che il Grosseto si stia rafforzando molto quest'anno sperando nel ritorno completo di Navarro, per tornare a vincere come nel 2005.
Voi che dite???
navarro e quasi impossibile che torni ,finche' mauro mazzotti sara' l'allenatore del grosseto lui a grosseto non torna.anche se ha sempre detto che ama
alla follia grosseto
ecco l'intervista che e uscita sul corriere di maremma il 18 ottombre 2006
"SE RESTA MAZZOTTI NON TORNO"
Navarro:"Arrogante e incapace di gestire uno spogliatoio: che delusione!"
GROSSETO- Jaime Navarro torna a casa, ma prima di lasciare Grosseto, ancora non si sa se in maniera definitiva, ha rilasciato un'intervista di quelle che non si dimenticano. Sua Maestà Navarro ha parlato a ruota libera, senza peli sulla lingua, esponendo la sua verità sui fatti accaduti durante tutta la stagione regolare e nei playoff. Appare evidente la sua delusione, cosa strana per uno che ha anche lanciato per tante stagioni in Major League. Grosseto è una città che gli è entrata nel cuore, per i tifosi, per i propri compagni di squadra, ma qualcosa si è incrinato.
D: Cominciamo dalla fine, Navarro ha davvero deciso di ritirarsi?
R: Direi proprio di no. Ho detto e ripetuto più volte che prenderò questa decisione all'inizio del 2007, dopo la stagione invernale a Portorico. Ci sono molti fattori da prendere in considerazione: prima di tutto la mia famiglia e poi tutta una serie di offerte che ho ricevuto da franchigie di Major per intraprendere una carriera da pitching coach. Tuttavia mi dispiacerebbe chiudere la carriera con una sconfitta così bruciante, per cui tutto è ancora da valutare.
D: Dunque c'è la possibilità di vederla di nuovo a Grosseto il prossimo anno?
R: Dipende
D: Da cosa?
R: Soprattutto dalla guida tecnica. Non è mia intenzione tornare se il manager sarà Mazzotti.
D: Per quale motivo?
R: Non approvo il suo modo di fare, il suo atteggiamento: non c'è dialogo e quindi non ci può essere punto d'incontro. In tutta la mia carriera non ho mai lavorato per un manager così, nè dal punto di vista tecnico nè dal punto di vista caratteriale.
D: Si spieghi meglio
R: Dal punto di vista tecnico direi che i fatti parlano da soli: chi ci ha visto fare un gioco oltre all'ossessiva ripetizione del bunt alzi la mano. Dal punto di vista umano è stato una delusione totale.
D: A cosa si riferisce in particolare?
R: Per esempio al modo di trattare i giocatori. Gli italiani venivano di continuo ripresi, in allenamento come in partita. Giocatori di talento e sicuro valore come Bischeri, Sgnaolin ed Ermini, solo per citarne alcuni, hanno dovuto sopportare una pressione incredibile.
D: Ha parlato di italiani, con gli stranieri c'era un rapporto migliore?
R: No, solo che non aveva il coraggio di dirci niente in faccia. Soffriva chiaramente l'esperienza ed il carisma di giocatori come me, Valera ed altri. La verità è che dietro la sua arroganza di facciata si nascondeva una reale incapacità di gestire lo spogliatoio e lui avvertiva chiaramente questo disagio, pur senza ammetterlo. Così cercava di sopperire al tutto, assumendo un atteggiamento ancora più supponente che lo ha portato ad incrinare i rapporti in sostanza con ogni persona che gravitasse intorno alla squadra. Mi avevano avvisato di che tipo fosse, ma, a fine maggio, ho scoperto sulla mia pelle che al peggio non c'era davvero limite.
D: Però non ha mai parlato di quell'episodio, ci racconti la sua versione
R: Dopo l'espulsione di Modena, il presidente Banchi mi comunicò che ero stato squalificato per tre settimane. Io trovai la punizione spropositata, ma decidemmo che era meglio per me tornare per un periodo negli USA, per poi fare ritorno ad inizio giugno ed essere pronto per il Nettuno e per la Coppa dei Campioni.
D: Si è parlato di gravi problemi tra lei e il resto della squadra.
R: Assolutamente no. Ammetto di non avere un carattere facile, ma, prima di partire, organizzai una cena con tutti i miei compagni. Chiesi a chiare parole se io costituissi un problema per lo spogliatoio. La risposta fu un no corale e tutti mi chiesero di tornare per aiutare la squadra a vincere.
D: Poi cosa successe?
R: A pochi giorni dal mio ritorno in Italia ricevetti una e-mail dal presidente Banchi, dove mi spiegava che il consiglio aveva deciso di non farmi tornare. Nella lettera teneva a precisare che quella non era una sua iniziativa, ma che doveva eseguire la volontà della proprietà, che aveva preso questa decisione sulla base dei malumori espressi dall'intero spogliatoio.
D: Come reagì?
R: Mi sentii tradito ed umiliato, non sapevo più a chi credere, tanto più che scoprii poi che la mia squalifica era di solo una settimana e che su internet il mio taglio fu annunciato alla stampa almeno dieci giorni prima che io ne venissi informato, tra l'altro facendomi apparire come una sorta di psicolabile ingestibile. Per questo decisi di tornare e di fare chiarezza di fronte alla squadra e alla dirigenza.
D: Cosa accadde in quell'incontro?
R: Lasciai parlare il presidente Banchi po esposi le mie idee. Non è vero che chiesi perdono come ho sentito dire in giro. Per quel che mi riguarda i rapporti con lo spogliatoio erano stati chiariti prima della mia partenza, e questo era quello che per me contava.
D: Come reagì la squadra?
R: Alcuni senatori presero la parola e dissero di non aver gradito il coinvolgimento della squadra in una decisione che riguardava solo la società e di non aver mai chiesto la mia testa.
D: Quale fu la reazione del manager?
R: Sapevo che la decisione di farmi fuori era sostanzialmente sua, così lo invitai più di una volta a chiarire le cose faccia a faccia e a parlarmi direttamente.
D: Quale fu la sua risposta?
R: Non aprì bocca, anzi, quando mi rivolsi direttamente a lui non ebbe neppure la forza di guardarmi negli occhi, come del resto mi aspettavo, visto che per tutto l'anno ha mostrato scorrettezza nel parlare alle spalle di chiunque.
D: Perchè dà la sua versione dei fatti soltanto ora?
R: All'inizio ero così infuriato che volevo scrivere una lettera sul giornale ai tifosi, perchè conoscessero la verità, poi ho pensato che tutto questo avrebbe potuto creare problemi solo alla squadra e decisi di non gettare altra benzina sul fuoco.
D: Più recentemente si è parlato di un altro chiarimento a muso duro nello spogliatoio tra la squadra da una parte e Mazzotti e Ramos dall'altra
R: Questi sono segreti di spogliatoio di cui preferisco non parlare. Posso solo dire che dopo quel meeting le cose sono andate meglio.
D: In effetti da lì in poi la situazione migliorò.
R: Diciamo che il vero salto di qualità c'è stato dopo la trasferta di Godo, da allora tutte le cose iniziarono ad anadare meglio e tutto sembrava preludere ad una vittoria finale.
D: Cosa è successo a Rimini?
R: E' davvero difficile da capire: in questa stagione, ogni volta che abbiamo avuto la possibilità di vincere ci siamo sciolti come neve al sole. Non abbiamo mai reagito e ci siamo fatti travolgere dagli eventi e non parlo solo dei playoff. Ora è di moda accusare Gutierrez, ma la verità è che la colpa è stata di tutti, nessuno escluso. Chi pensa di evitare le proprie responsabilità puntando il dito contro gli altri, non merita alcun rispetto: avete mai sentito parlare di un manager che, nel giorno della gara decisiva, trova il tempo di mettersi a parlare con i tifosi e a tirare fango addosso a mezza squadra?
D: Cosa pensa di questa stagione?
R: Pur avendo il roster migliore, abbiamo perso due finali ed una semifinale con una squadra retrocessa e una entrata ai playoff su nostra gentile concessione, lei cosa ne dice?
D: A cosa imputa questo andamento deludente?
R: Quello che posso dire è che, dopo il 2004, è stata intrapresa una parabola discendente che non sembra volersi arrestare.
D: Pensa di tornare in Italia?
R: Come ho già detto adoro Grosseto, che considero come casa mia. E' il posto migliore in Italia per giocare a baseball. Se mi chiedessero di fare il manager, non ci penserei due volte
D: A chi vuole dedicare l'ultimo pensiero?
R: Ai miei compagni di squadra, con i quali ho vissuto bellissimi momenti ed ai tifosi che mi hanno sempre sostenuto e dimostrato affetto, anche nei momenti più difficili: qualche giorno fa ho trovato una lettera nella mia cassetta della posta e posso dire che dopo 30 anni di baseball ci sono ancora cose che ti colpiscono nel profondo. Voglio ringraziare davvero tutti e mi auguro per loro che le cose possano cambiare in meglio.
mai dire mai