Nettuno è un paradiso...ci andai a 14 anni apposta per il baseball, guardai gli allenamenti della squadra e dormii a casa di un mio zio che abitava lì, davanti al mare. La mattina dopo vidi dei ragazzi giocare in spiaggia e mi unii a loro..si giocava a calcio? a pallavolo? naaaaaa....BASEBALL!!!Moichano wrote: Oggi pomeriggio avevo scritto un lungo post sui motivi della mia passione, poi ho cliccato invia ma non ha inviato nulla.
Ora scriverò solo l'inizio di quel post:
Sono di Nettuno e nel baseball italiano significa qualcosa.
Se domani avrò tempo vi dirò come mi-ci è nata la passione sfrenata per questo splendido sport.
Re: Il motivo della nostra passione..
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ANDREA ILB
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Re: Il motivo della nostra passione..
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Assenzio
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Re: Il motivo della nostra passione..
A 12 anni dei bambini che abitavano dalle parti dei miei nonni giocavano al parco e mi sono unito a loro pur non avendo mai visto una partita vera. Loro conoscevano Elio Gambuti, anche lui vicino di casa, che li ha invitati a seguire qualche allenamento del Rimini (e rubacchiare qulache palla). Io mi sono unito a loro e un anno dopo ho inziato a giocare nelle giovanili del Rimini (con cui ho vinto 3 scudetti :figo:). Finite le giovanili e purtroppo le collaborazioni tra Rimini, Santarcangelo e SanMarino (squadre che all'epoca facevano su e giù tra A2 e B ), e non essendio io da A1, mi sono ritrovato in C.
Quest'anno giocherò (se troverò un accordo decente con la società) la mia ottava stagione in serie B.
Quest'anno giocherò (se troverò un accordo decente con la società) la mia ottava stagione in serie B.
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ANDREA ILB
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Re: Il motivo della nostra passione..
Ho visto giocare il Santarcangelo a Collecchio in coppa italia di serie B contro l'Alpina Trieste...non è che c'eri? Bella squadra comunque...
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Assenzio
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Re: Il motivo della nostra passione..
Ho giocato lì nel 2000 e 2001 (le mie prime stagioni in B ). Poi un anno a cesena, due a Torre Pedrera e due a San MarinoANDREA ILB wrote: Ho visto giocare il Santarcangelo a Collecchio in coppa italia di serie B contro l'Alpina Trieste...non è che c'eri? Bella squadra comunque...
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Re: Il motivo della nostra passione..
da piccolo avevo un bomber dei new york yankees regalatomi da mio cugino cui l'avevano portato dagli usa ma gli stava stretto...una volta cresciuto volli vedere da vicino chi fossero sti yankees...prima partita e subito vidi un boston-new york...il gioco mi piacque subito + la rivalità=?che passione ragazzi...
Sono 27...Non finisce certo qui
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ANDREA ILB
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Re: Il motivo della nostra passione..
tutte ottime squadre complimenti...che ruolo giochi?Assenzio wrote:Ho giocato lì nel 2000 e 2001 (le mie prime stagioni in B ). Poi un anno a cesena, due a Torre Pedrera e due a San MarinoANDREA ILB wrote: Ho visto giocare il Santarcangelo a Collecchio in coppa italia di serie B contro l'Alpina Trieste...non è che c'eri? Bella squadra comunque...
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Assenzio
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Tigers
Re: Il motivo della nostra passione..
io ragazzi mi sono appassionato al baseball perche stavo attraversando un periodo un po duro della mia vita.... un giorno vidi un articolo su un sito precisamente questo;
108. Chiedete a un ragazzino americano cosa gli fa venire in mente questo numero, 108. Ci sono 108 cuciture in una palla da baseball. Lo sanno anche gli stones, in America. E dategliela in mano questa palla con le sue 108 cuciture, al ragazzino americano, e ditegli di lanciarla. Il ragazzino la prende con tre dita pollice, indice e medio e la tira così. Non con tutta la mano, solo i ragazzini stranieri appena arrivati in America lanciano una palla con tutte le dita. Gli americani pensano che la loro giovane cultura abbia prodotto tre cose imbattibili: la costituzione, il jazz, e il baseball. "Vedo cose straordinarie nel baseball. È il nostro sport, lo sport americano. Fa uscire la gente di casa, le riempie i polmoni, dà alla gente un nuovo eroismo fisico. Ci solleva dalle nostre nevrosi. Ripara i nostri guai, ed è una benedizione". Questo era Walt Whitman, poeta, americano. Per noi ignoranti, quello di "O capitano, mio capitano", i versi dell'"Attimo fuggente" con Robin Williams.
C'è questo grande romanzo, si chiama "Underworld". Molti dicono che sia il più grande romanzo americano. Lo ha scritto uno che si chiama Don DeLillo, uno bravo. Tutto il primo capitolo è il racconto formidabile e tesissimo della partita tra New York Giants e Brooklyn Dodgers. Un derby. Adesso non ci sono più, nessuna delle due squadre. O meglio. In America succede questa cosa, impensabile a noialtri quaggiù, che le squadre cambiano città. Lo fanno per motivi economici, perché c'è una città dove verrebbero più tifosi allo stadio, dove ci sarebbero maggiori investimenti, cose così. Nel 1957 non c'erano squadre forti in California e ce n'erano troppe a New York, la capitale del baseball. In un anno solo Giants e Dodgers se ne andarono a San Francisco e Los Angeles, nuovi stadi moderni, nuove folle, nuovi soldi, nuova geografia del baseball. A New York restarono gli Yankees, e una nuova seconda squadra, i Mets, arrivò cinque anni dopo: da allora sono i cugini poveri ma hanno vinto un campionato e l'anno scorso sono arrivati a giocare le finali contro i rivali cittadini, perdendo. Le chiamano le Subway Series, le partite della metropolitana, perché per le trasferte dallo stadio di una squadra a quello dell'altra basta una linea della metropolitana.
Comunque, quando le due squadre abbandonarono New York ci fu una mezza insurrezione, soprattutto a Brooklyn dove i Dodgers erano un'istituzione. L'allora proprietario della squadra Walter O'Malley, responsabile del trasloco, divenne uno degli uomini più proverbialmente odiati della storia di New York. Ma nel 1951 le tre squadre erano ancora tutte là, i tre stadi nel giro di pochi chilometri. Gli Yankees avevano vinto la loro lega e Dodgers e Giants dovevano giocarsi l'altro posto per le finali. Una questione cittadina. E la partita finale di quello spareggio bloccò la città. Jackie Robinson, il primo nero ad aver giocato nella Major League fece entrare un punto. Poi i Giants pareggiarono, ma i Dodgers arrivarono a condurre quattro uno all'ultimo inning.
un'apoteosi, che non lo vedi spesso per niente.
Quindi se all'ultimo inning stai di sotto 4 a 1, sei nei guai. E i Giants erano nei guai neri, la partita data per finita quando Bobby Thomson va a battere. Ma il baseball è lo sport in cui non è mai finita, in cui chiunque ha sempre un'occasione, come in America. "Non è un bel lancio da battere, alto e interno, ma Thomson ruota su se stesso e colpisce la palla con un colpo fortissimo dall'alto in basso e tutti, trutti, stanno a guardare". Questo è DeLillo che racconta. Quel giorno, quel momento restò leggendario per i newyorkesi. Thomson fece un Grand Slam per il rotto della cuffia e i Giants ribaltarono il risultato nel modo più spettacolare. "Tutti si ricordano dov'erano quando Bobby Thomson fece quel fuoricampo".
Una cosa simile è capitata di nuovo il mese scorso, nella quarta partita delle finali tra gli Yankees e gli Arizona Diamondbacks. Sotto per tre a uno, davanti ai 56 mila dello Yankee Stadium, la squadra di casa ha infilato due fuoricampo al nono inning e al secondo supplementare e ha ribaltato una partita decisiva. È venuto giù lo stadio, e la città. Si fa per dire, che lo Yankee Stadium non farà la fine dei suoi storici predecessori cittadini, demoliti cinquant'anni fa. È un mito sportivo, si trova nel Bronx proprio di là dell'Hudson e venne costruito nel 1923 per un semplice motivo, che cominciava con "Babe" e finiva con "Ruth". Il più grande giocatore della storia del baseball, che portò alla partita talmente tanta gente da convincere i proprietari della squadra a edificare uno stadio nuovo.
Di recente un giornalista del Chicago Tribune ha stilato una lista delle cose che hanno reso grande la cultura americana, a proposito di scontro di civiltà eccetera. Una trentina di momenti storici, capolavori, successi, eventi, opere. Tra questi, due riguardano il baseball. Uno è il discorso d'addio di Lou Gehrig, il più grande prima base della storia, anche lui uno Yankee, soprannominato "cavallo d'acciaio" perché gioco una serie interminabile di partite consecutive senza venir fermato mai da niente, né un acciacco, né una stanchezza, per 14 anni filati. Lo fermò la sclerosi laterale amiotrofica, malattia da allora nota come morbo di Gehrig, che lo uccise a 38 anni. Lasciò il baseball con una cerimonia commovente allo Yankee Stadium: "Sapete che sto avendo un brutto periodo. Ma lasciate che vi dica che con questi compagni, questi fans, e questa famiglia, io mi ritengo l'uomo più fortunato del mondo".
L'altra citazione è per il fuoricampo di Robert Redford che conclude "Il migliore", uno dei due miglior film di baseball. L'altro "L'idolo delle folle" racconta la storia di Gehrig, interpretato da Gary Cooper. Il discorso d'apertura di un altro film, più debole, che si chiama "Bull Durham" è invece questo: "Io credo nella religione del baseball. Ho provato tutte le fedi maggiori e molte delle minori. Ho creduto in Buddah, Allah, Brama, Visnù, Shiva, negli alberi, nei funghi e in Isadora Duncan. Le ho provate tutte, davvero, e la sola fede che davvero nutre l'anima, giorno dopo giorno, è quella nel baseball".
Quest'anno il campionato è finito a novembre invece che a ottobre, per la prima volta nella storia. Tutto per colpa di bin Laden. Nei giorni dopo la strage di New York il campionato si fermò e il calendario slittò di una settimana. Così Derek Jeter, che è stato il primo uomo a battere un fuoricampo a novembre, quattro minuti dopo la mezzanotte del primo del mese, è stato ribattezzato mister November (Reggie Jackson, un giocatore che dava il meglio di sé nelle finali era noto come mr. October). La partita era quella in cui il presidente Bush ha voluto sfidare il rischio attentati e andare a lanciare la simbolica palla inaugurale, sotto il pennone su cui sventolava la bandiera lacera a stelle e strisce recuperata tra le macerie delle twin towers. Tempi cambiati, nel 1969 allo Shea Stadium dei Mets si era deciso di tenere la bandiera a mezz'asta, tanto era diffusa la contestazione alla guerra in Vietnam. All'ultimo momento fu issata al suo posto per la protesta di un gruppo di veterani feriti in guerra, ma al reverendo Billy Graham fu sottratto il previsto lancio inaugurale per il suo sostegno dichiarato al presidente Nixon.
Così è andata la storia degli Stati Uniti, passata tutta per i campi da baseball, i "diamanti". Questo è Donald Hall, scrittore: "Sapete quando volate in aereo da una costa all'altra, e guardate giù e vedete tutti quei piccoli diamanti dappertutto? Beh, ogni volta che ne vedo uno, il mio cuore è là. E so che laggiù non riesco a vedere le case e quasi nemmeno le strade qualcuno sta giocando al gioco che tutti noi amiamo".
108. Le 108 cuciture, e le statistiche infinite e i record, e i cappellini, e le figurine, e gli eroi: l'epica e la mistica del baseball sono sopravvissute all'attacco di basket e football, sport più televisivi, più fisici, più moderni. È una fede, appunto. "La gente mi chiede cosa faccio d'inverno, quando il campionato è fermo", disse una volta, ottant'anni fa, Rogers Horsnby dei Saint Louis Cardinals. "Beh, ve lo dico, cosa faccio: guardo fuori dalla finestra e aspetto la primavera".
Non ho scritto l autore dell articolo perche non veniva mensionato...
Da quel momento é cominciata la mia passione per lo sport piu bello del mondo....
108. Chiedete a un ragazzino americano cosa gli fa venire in mente questo numero, 108. Ci sono 108 cuciture in una palla da baseball. Lo sanno anche gli stones, in America. E dategliela in mano questa palla con le sue 108 cuciture, al ragazzino americano, e ditegli di lanciarla. Il ragazzino la prende con tre dita pollice, indice e medio e la tira così. Non con tutta la mano, solo i ragazzini stranieri appena arrivati in America lanciano una palla con tutte le dita. Gli americani pensano che la loro giovane cultura abbia prodotto tre cose imbattibili: la costituzione, il jazz, e il baseball. "Vedo cose straordinarie nel baseball. È il nostro sport, lo sport americano. Fa uscire la gente di casa, le riempie i polmoni, dà alla gente un nuovo eroismo fisico. Ci solleva dalle nostre nevrosi. Ripara i nostri guai, ed è una benedizione". Questo era Walt Whitman, poeta, americano. Per noi ignoranti, quello di "O capitano, mio capitano", i versi dell'"Attimo fuggente" con Robin Williams.
C'è questo grande romanzo, si chiama "Underworld". Molti dicono che sia il più grande romanzo americano. Lo ha scritto uno che si chiama Don DeLillo, uno bravo. Tutto il primo capitolo è il racconto formidabile e tesissimo della partita tra New York Giants e Brooklyn Dodgers. Un derby. Adesso non ci sono più, nessuna delle due squadre. O meglio. In America succede questa cosa, impensabile a noialtri quaggiù, che le squadre cambiano città. Lo fanno per motivi economici, perché c'è una città dove verrebbero più tifosi allo stadio, dove ci sarebbero maggiori investimenti, cose così. Nel 1957 non c'erano squadre forti in California e ce n'erano troppe a New York, la capitale del baseball. In un anno solo Giants e Dodgers se ne andarono a San Francisco e Los Angeles, nuovi stadi moderni, nuove folle, nuovi soldi, nuova geografia del baseball. A New York restarono gli Yankees, e una nuova seconda squadra, i Mets, arrivò cinque anni dopo: da allora sono i cugini poveri ma hanno vinto un campionato e l'anno scorso sono arrivati a giocare le finali contro i rivali cittadini, perdendo. Le chiamano le Subway Series, le partite della metropolitana, perché per le trasferte dallo stadio di una squadra a quello dell'altra basta una linea della metropolitana.
Comunque, quando le due squadre abbandonarono New York ci fu una mezza insurrezione, soprattutto a Brooklyn dove i Dodgers erano un'istituzione. L'allora proprietario della squadra Walter O'Malley, responsabile del trasloco, divenne uno degli uomini più proverbialmente odiati della storia di New York. Ma nel 1951 le tre squadre erano ancora tutte là, i tre stadi nel giro di pochi chilometri. Gli Yankees avevano vinto la loro lega e Dodgers e Giants dovevano giocarsi l'altro posto per le finali. Una questione cittadina. E la partita finale di quello spareggio bloccò la città. Jackie Robinson, il primo nero ad aver giocato nella Major League fece entrare un punto. Poi i Giants pareggiarono, ma i Dodgers arrivarono a condurre quattro uno all'ultimo inning.
un'apoteosi, che non lo vedi spesso per niente.
Quindi se all'ultimo inning stai di sotto 4 a 1, sei nei guai. E i Giants erano nei guai neri, la partita data per finita quando Bobby Thomson va a battere. Ma il baseball è lo sport in cui non è mai finita, in cui chiunque ha sempre un'occasione, come in America. "Non è un bel lancio da battere, alto e interno, ma Thomson ruota su se stesso e colpisce la palla con un colpo fortissimo dall'alto in basso e tutti, trutti, stanno a guardare". Questo è DeLillo che racconta. Quel giorno, quel momento restò leggendario per i newyorkesi. Thomson fece un Grand Slam per il rotto della cuffia e i Giants ribaltarono il risultato nel modo più spettacolare. "Tutti si ricordano dov'erano quando Bobby Thomson fece quel fuoricampo".
Una cosa simile è capitata di nuovo il mese scorso, nella quarta partita delle finali tra gli Yankees e gli Arizona Diamondbacks. Sotto per tre a uno, davanti ai 56 mila dello Yankee Stadium, la squadra di casa ha infilato due fuoricampo al nono inning e al secondo supplementare e ha ribaltato una partita decisiva. È venuto giù lo stadio, e la città. Si fa per dire, che lo Yankee Stadium non farà la fine dei suoi storici predecessori cittadini, demoliti cinquant'anni fa. È un mito sportivo, si trova nel Bronx proprio di là dell'Hudson e venne costruito nel 1923 per un semplice motivo, che cominciava con "Babe" e finiva con "Ruth". Il più grande giocatore della storia del baseball, che portò alla partita talmente tanta gente da convincere i proprietari della squadra a edificare uno stadio nuovo.
Di recente un giornalista del Chicago Tribune ha stilato una lista delle cose che hanno reso grande la cultura americana, a proposito di scontro di civiltà eccetera. Una trentina di momenti storici, capolavori, successi, eventi, opere. Tra questi, due riguardano il baseball. Uno è il discorso d'addio di Lou Gehrig, il più grande prima base della storia, anche lui uno Yankee, soprannominato "cavallo d'acciaio" perché gioco una serie interminabile di partite consecutive senza venir fermato mai da niente, né un acciacco, né una stanchezza, per 14 anni filati. Lo fermò la sclerosi laterale amiotrofica, malattia da allora nota come morbo di Gehrig, che lo uccise a 38 anni. Lasciò il baseball con una cerimonia commovente allo Yankee Stadium: "Sapete che sto avendo un brutto periodo. Ma lasciate che vi dica che con questi compagni, questi fans, e questa famiglia, io mi ritengo l'uomo più fortunato del mondo".
L'altra citazione è per il fuoricampo di Robert Redford che conclude "Il migliore", uno dei due miglior film di baseball. L'altro "L'idolo delle folle" racconta la storia di Gehrig, interpretato da Gary Cooper. Il discorso d'apertura di un altro film, più debole, che si chiama "Bull Durham" è invece questo: "Io credo nella religione del baseball. Ho provato tutte le fedi maggiori e molte delle minori. Ho creduto in Buddah, Allah, Brama, Visnù, Shiva, negli alberi, nei funghi e in Isadora Duncan. Le ho provate tutte, davvero, e la sola fede che davvero nutre l'anima, giorno dopo giorno, è quella nel baseball".
Quest'anno il campionato è finito a novembre invece che a ottobre, per la prima volta nella storia. Tutto per colpa di bin Laden. Nei giorni dopo la strage di New York il campionato si fermò e il calendario slittò di una settimana. Così Derek Jeter, che è stato il primo uomo a battere un fuoricampo a novembre, quattro minuti dopo la mezzanotte del primo del mese, è stato ribattezzato mister November (Reggie Jackson, un giocatore che dava il meglio di sé nelle finali era noto come mr. October). La partita era quella in cui il presidente Bush ha voluto sfidare il rischio attentati e andare a lanciare la simbolica palla inaugurale, sotto il pennone su cui sventolava la bandiera lacera a stelle e strisce recuperata tra le macerie delle twin towers. Tempi cambiati, nel 1969 allo Shea Stadium dei Mets si era deciso di tenere la bandiera a mezz'asta, tanto era diffusa la contestazione alla guerra in Vietnam. All'ultimo momento fu issata al suo posto per la protesta di un gruppo di veterani feriti in guerra, ma al reverendo Billy Graham fu sottratto il previsto lancio inaugurale per il suo sostegno dichiarato al presidente Nixon.
Così è andata la storia degli Stati Uniti, passata tutta per i campi da baseball, i "diamanti". Questo è Donald Hall, scrittore: "Sapete quando volate in aereo da una costa all'altra, e guardate giù e vedete tutti quei piccoli diamanti dappertutto? Beh, ogni volta che ne vedo uno, il mio cuore è là. E so che laggiù non riesco a vedere le case e quasi nemmeno le strade qualcuno sta giocando al gioco che tutti noi amiamo".
108. Le 108 cuciture, e le statistiche infinite e i record, e i cappellini, e le figurine, e gli eroi: l'epica e la mistica del baseball sono sopravvissute all'attacco di basket e football, sport più televisivi, più fisici, più moderni. È una fede, appunto. "La gente mi chiede cosa faccio d'inverno, quando il campionato è fermo", disse una volta, ottant'anni fa, Rogers Horsnby dei Saint Louis Cardinals. "Beh, ve lo dico, cosa faccio: guardo fuori dalla finestra e aspetto la primavera".
Non ho scritto l autore dell articolo perche non veniva mensionato...
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Re: Il motivo della nostra passione..
Tigers wrote: io ragazzi mi sono appassionato al baseball perche stavo attraversando un periodo un po duro della mia vita.... un giorno vidi un articolo su un sito precisamente questo;
108. Chiedete a un ragazzino americano cosa gli fa venire in mente questo numero, 108. Ci sono 108 cuciture in una palla da baseball. Lo sanno anche gli stones, in America. E dategliela in mano questa palla con le sue 108 cuciture, al ragazzino americano, e ditegli di lanciarla. Il ragazzino la prende con tre dita pollice, indice e medio e la tira così. Non con tutta la mano, solo i ragazzini stranieri appena arrivati in America lanciano una palla con tutte le dita. Gli americani pensano che la loro giovane cultura abbia prodotto tre cose imbattibili: la costituzione, il jazz, e il baseball. "Vedo cose straordinarie nel baseball. È il nostro sport, lo sport americano. Fa uscire la gente di casa, le riempie i polmoni, dà alla gente un nuovo eroismo fisico. Ci solleva dalle nostre nevrosi. Ripara i nostri guai, ed è una benedizione". Questo era Walt Whitman, poeta, americano. Per noi ignoranti, quello di "O capitano, mio capitano", i versi dell'"Attimo fuggente" con Robin Williams.
C'è questo grande romanzo, si chiama "Underworld". Molti dicono che sia il più grande romanzo americano. Lo ha scritto uno che si chiama Don DeLillo, uno bravo. Tutto il primo capitolo è il racconto formidabile e tesissimo della partita tra New York Giants e Brooklyn Dodgers. Un derby. Adesso non ci sono più, nessuna delle due squadre. O meglio. In America succede questa cosa, impensabile a noialtri quaggiù, che le squadre cambiano città. Lo fanno per motivi economici, perché c'è una città dove verrebbero più tifosi allo stadio, dove ci sarebbero maggiori investimenti, cose così. Nel 1957 non c'erano squadre forti in California e ce n'erano troppe a New York, la capitale del baseball. In un anno solo Giants e Dodgers se ne andarono a San Francisco e Los Angeles, nuovi stadi moderni, nuove folle, nuovi soldi, nuova geografia del baseball. A New York restarono gli Yankees, e una nuova seconda squadra, i Mets, arrivò cinque anni dopo: da allora sono i cugini poveri ma hanno vinto un campionato e l'anno scorso sono arrivati a giocare le finali contro i rivali cittadini, perdendo. Le chiamano le Subway Series, le partite della metropolitana, perché per le trasferte dallo stadio di una squadra a quello dell'altra basta una linea della metropolitana.
Comunque, quando le due squadre abbandonarono New York ci fu una mezza insurrezione, soprattutto a Brooklyn dove i Dodgers erano un'istituzione. L'allora proprietario della squadra Walter O'Malley, responsabile del trasloco, divenne uno degli uomini più proverbialmente odiati della storia di New York. Ma nel 1951 le tre squadre erano ancora tutte là, i tre stadi nel giro di pochi chilometri. Gli Yankees avevano vinto la loro lega e Dodgers e Giants dovevano giocarsi l'altro posto per le finali. Una questione cittadina. E la partita finale di quello spareggio bloccò la città. Jackie Robinson, il primo nero ad aver giocato nella Major League fece entrare un punto. Poi i Giants pareggiarono, ma i Dodgers arrivarono a condurre quattro uno all'ultimo inning.
un'apoteosi, che non lo vedi spesso per niente.
Quindi se all'ultimo inning stai di sotto 4 a 1, sei nei guai. E i Giants erano nei guai neri, la partita data per finita quando Bobby Thomson va a battere. Ma il baseball è lo sport in cui non è mai finita, in cui chiunque ha sempre un'occasione, come in America. "Non è un bel lancio da battere, alto e interno, ma Thomson ruota su se stesso e colpisce la palla con un colpo fortissimo dall'alto in basso e tutti, trutti, stanno a guardare". Questo è DeLillo che racconta. Quel giorno, quel momento restò leggendario per i newyorkesi. Thomson fece un Grand Slam per il rotto della cuffia e i Giants ribaltarono il risultato nel modo più spettacolare. "Tutti si ricordano dov'erano quando Bobby Thomson fece quel fuoricampo".
Una cosa simile è capitata di nuovo il mese scorso, nella quarta partita delle finali tra gli Yankees e gli Arizona Diamondbacks. Sotto per tre a uno, davanti ai 56 mila dello Yankee Stadium, la squadra di casa ha infilato due fuoricampo al nono inning e al secondo supplementare e ha ribaltato una partita decisiva. È venuto giù lo stadio, e la città. Si fa per dire, che lo Yankee Stadium non farà la fine dei suoi storici predecessori cittadini, demoliti cinquant'anni fa. È un mito sportivo, si trova nel Bronx proprio di là dell'Hudson e venne costruito nel 1923 per un semplice motivo, che cominciava con "Babe" e finiva con "Ruth". Il più grande giocatore della storia del baseball, che portò alla partita talmente tanta gente da convincere i proprietari della squadra a edificare uno stadio nuovo.
Di recente un giornalista del Chicago Tribune ha stilato una lista delle cose che hanno reso grande la cultura americana, a proposito di scontro di civiltà eccetera. Una trentina di momenti storici, capolavori, successi, eventi, opere. Tra questi, due riguardano il baseball. Uno è il discorso d'addio di Lou Gehrig, il più grande prima base della storia, anche lui uno Yankee, soprannominato "cavallo d'acciaio" perché gioco una serie interminabile di partite consecutive senza venir fermato mai da niente, né un acciacco, né una stanchezza, per 14 anni filati. Lo fermò la sclerosi laterale amiotrofica, malattia da allora nota come morbo di Gehrig, che lo uccise a 38 anni. Lasciò il baseball con una cerimonia commovente allo Yankee Stadium: "Sapete che sto avendo un brutto periodo. Ma lasciate che vi dica che con questi compagni, questi fans, e questa famiglia, io mi ritengo l'uomo più fortunato del mondo".
L'altra citazione è per il fuoricampo di Robert Redford che conclude "Il migliore", uno dei due miglior film di baseball. L'altro "L'idolo delle folle" racconta la storia di Gehrig, interpretato da Gary Cooper. Il discorso d'apertura di un altro film, più debole, che si chiama "Bull Durham" è invece questo: "Io credo nella religione del baseball. Ho provato tutte le fedi maggiori e molte delle minori. Ho creduto in Buddah, Allah, Brama, Visnù, Shiva, negli alberi, nei funghi e in Isadora Duncan. Le ho provate tutte, davvero, e la sola fede che davvero nutre l'anima, giorno dopo giorno, è quella nel baseball".
Quest'anno il campionato è finito a novembre invece che a ottobre, per la prima volta nella storia. Tutto per colpa di bin Laden. Nei giorni dopo la strage di New York il campionato si fermò e il calendario slittò di una settimana. Così Derek Jeter, che è stato il primo uomo a battere un fuoricampo a novembre, quattro minuti dopo la mezzanotte del primo del mese, è stato ribattezzato mister November (Reggie Jackson, un giocatore che dava il meglio di sé nelle finali era noto come mr. October). La partita era quella in cui il presidente Bush ha voluto sfidare il rischio attentati e andare a lanciare la simbolica palla inaugurale, sotto il pennone su cui sventolava la bandiera lacera a stelle e strisce recuperata tra le macerie delle twin towers. Tempi cambiati, nel 1969 allo Shea Stadium dei Mets si era deciso di tenere la bandiera a mezz'asta, tanto era diffusa la contestazione alla guerra in Vietnam. All'ultimo momento fu issata al suo posto per la protesta di un gruppo di veterani feriti in guerra, ma al reverendo Billy Graham fu sottratto il previsto lancio inaugurale per il suo sostegno dichiarato al presidente Nixon.
Così è andata la storia degli Stati Uniti, passata tutta per i campi da baseball, i "diamanti". Questo è Donald Hall, scrittore: "Sapete quando volate in aereo da una costa all'altra, e guardate giù e vedete tutti quei piccoli diamanti dappertutto? Beh, ogni volta che ne vedo uno, il mio cuore è là. E so che laggiù non riesco a vedere le case e quasi nemmeno le strade qualcuno sta giocando al gioco che tutti noi amiamo".
108. Le 108 cuciture, e le statistiche infinite e i record, e i cappellini, e le figurine, e gli eroi: l'epica e la mistica del baseball sono sopravvissute all'attacco di basket e football, sport più televisivi, più fisici, più moderni. È una fede, appunto. "La gente mi chiede cosa faccio d'inverno, quando il campionato è fermo", disse una volta, ottant'anni fa, Rogers Horsnby dei Saint Louis Cardinals. "Beh, ve lo dico, cosa faccio: guardo fuori dalla finestra e aspetto la primavera".
Non ho scritto l autore dell articolo perche non veniva mensionato...
Da quel momento é cominciata la mia passione per lo sport piu bello del mondo....
..... "It's like Deja-Vu, all over again".....?
Gio
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Re: Il motivo della nostra passione..
E' veramente bello questo articolo vorrei metterlo sul blog, perchè questo articolo è pura poesia per le mie orecchie

- lephio
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Re: Il motivo della nostra passione..
[MEGA TAGLIO]Gio wrote:Tigers wrote: io ragazzi mi sono appassionato al baseball perche stavo attraversando un periodo un po duro della mia vita.... un giorno vidi un articolo su un sito precisamente questo;
Raga scusate :sticazzi:(bella questa nuova faccina!) da quanto c'è il nuovo forum c'è uno straAbuso del quoting.. vi chiedo in ginocchio..... "It's like Deja-Vu, all over again".....?Da quel momento é cominciata la mia passione per lo sport piu bello del mondo....
Grazie..
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Gio
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Re: Il motivo della nostra passione..
Sara fatto....... in effetti era un messaggio un po lunghetto da quotare.
Pero` ` questo punto anche eliminare le firme con foto enormi o anche animate faciliterebbe ulteriormente le cose, no?
Gio
Pero` ` questo punto anche eliminare le firme con foto enormi o anche animate faciliterebbe ulteriormente le cose, no?
Gio
- lephio
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Re: Il motivo della nostra passione..
sulle firme mi trovi d'accordo, ma ho fatto prima disabilitandole (con mio rammarico, perchè alcune sono decisamente carine) dal mio pannello di controllo.
- stefan2
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Re: Il motivo della nostra passione..
Volete sapere perchè considero quello per il baseball un' amore vero? presto detto. dopo una paretesi di qualche anno da bambino e l'abbandono dell'attività agonistica poichè gia praticavo il nuoto a buoni livelli, ho avuto il coraggio di ripresentarmi ormai maggiorenne presso il campo della mia città, ed ho ripreso prima gli allenamenti e poi le partite come se l'interruzione fosse durata un paio di giorni!!! aggiungo che malgrado il lungo stop ho comunque sempre seguito il MIO sport soprattutto quello targato USA! molto probabilmente non sarei mai arrivato ad alti livelli, ma vi assicuro che se avessi continuato in tenera età sarei stato premiato già solo per la costanza e serietà dimostarta (poi nel mio ruolo di esterno non ero e non sono affatto male!!!!!!). oggi dopo anni di serie c1 c2 c1 srie b sfiorata, mi ritrovo a ricominciare con un'altra squadra della mia città creatasi da poco, un nuovo campionato di c2 che se da un lato mostra grosse pecche tecniche dall'altro stimola il mio agonismo perchè mi lascia più spensierato ed un biglietto con il nuovo passaporto per il mio terzo viaggio negli States quest'estate!!!
ciao a tutti
ciao a tutti
- superricky
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Re: Il motivo della nostra passione..
Ho giocato a baseball una volta a scuola...e mi ha rapito... :figo:

