tika wrote:
secondo me questo fattore è molto sottovalutato.
Non conosco sinceramente dei dati statistici (gerry?

), ma ho l'impressione che per quanto riguardi i lunghi, i pochi anni di college hanno un peso decisamente più elevato rispetto a quanto non abbiano sui piccoli.
Provo a fare qualche ragionamento:
- penso che sia abbastanza accetato che uscendo da un draft ora come ora un lungo abbia più bisogno di un piccolo (pari-età) per adattarsi alla NBA. Non so quanto questo fosse valido prima della moda del One&Done, ma ritengo che per quanto potesse valere, valeva di meno. Questo sostanzialmente significa che probabilmente i "movimenti" dei lunghi sono più "complessi" da imparare di quelli di un piccolo. I motivi penso siano molto semplici.
Se metti 2 giocatori su un campo da basket, dai la palla a uno e gli dici, su fa canestro. cosa fa? non si mette certo a giocare a spalle a canestro. Nessun bambino credo viene allenato per giocare in post (o cmq molto pochi). Inoltre avrebbe anche poco senso, perché fino ad una certa età non si sa che ruolo abbia un giocatore. Questo fa sì che facilemente (credo) un lungo diventa un lungo a età avanzata, e se giocava a basket probabilmente è più o meno bravo a giocare fronte a canestro, molto meno a giocare spalle a canestro. E' quindi facile che nei vecchi 4 anni di college i lunghi seguissero dei percorsi (certo non li conosco) molto diversi da quello che succede ora, in cui giocano un anno o due (e due anni al posto di uno per me fa già una grandissima differenza, vedi Griffin che qualche movimento lo aveva acquisito. Per non parlare Hansbrough che in post basso aveva fatto le sue fortune a livello collegiale, però non aveva i mezzi fisici etc.). Spesso mi sembra proprio che quello che succede sia questo, i giocatori che imparano a giocare meglio "alla vecchia maniera" siano i giocatori che solo fisicamente non potrebbero fare il salto (Love?) e che quindi si devono affidare ad altro. Chi invece potrebbe non lo impara perché non c'è il tempo necessario e tanto vale fare altro.
- Una volta giunti in NBA nascono due serie di problemi secondo me. Il primo è tecnico il secondo di logoramento.
Partendo quindi dal presupposto che i lunghi sono indietro dal punto di vista tecnico, quantomeno probabilmente in media più indietro dei piccoli (almeno a parità di "potenziale fisico"), si ritrovano in un contesto spesso complicato. Intanto il fatto che ci siano generalmente pochi lunghi significa che vengono spesso messi in campo già con "compiti" importanti, il che a sua volta significa che non ha tempo di affinarsi in quello che non sa fare, ma deve imparare a fare quanto basta per stare in campo con buoni risultati. Questo fa sì proprio che si crei una massa di giocatori che sanno tenere il campo, discreti gregari, ma non ci sia il tempo per "creare" un fuoriclasse.
Direi che l'eccezione conferma la regola. Bynum, Perkins, per il sistema di squadra in cui sono stati inseriti, sono stati trattati con diligenza. Sono stati curati molto nei dettagli da allenatori specifici preparati, ed in risultati si vedono. Eppure non spostano. I motivi possono essere tanti, ma se ragioniamo, lo stesso Lebron sta iniziando ora a giocare in post, e questo vale per molti giocatori. Perché è difficile. Bynum, come si faceva notare altre volte, ha passato molte partite a ricevere palla nei primi quarti e continuare a venir cavalcato se la cosa funzionava, altrimenti i Lakers vincevano in modo diverso. Per dirne una, Oden vedeva 1/10 dei palloni di Bynum, e ovviamente non era molto migliorato da quando era arrivato nella lega (prima dell'infortunio). Lo stesso dicasi per Howard, che ha cominciato a ricevere palloni solo quando era già diventato "dominante" in altri aspetti del gioco, e tutt'ora il suo lavoro in post è poco valido. Ci si è curati prima di arrivare ad altro, e ora è un giocatore incompleto.
- L'altro fattore che comporta l'arrivo precoce dei lunghi in NBA secondo me è di logoramento. Gli esempi più attuali sono Oden e Griffin, a cui aggiungerei lo stesso Gallinari (ma qui qualcuno obbietterà). Il numero di partite NBA, la durezza delle lotte in area è logorante. Già di per se i lunghi devono sopportare probabilmente uno stress fisico maggiore di quanto non una guardia, ma soprattutto la vera differenza sta nella capacità dei fisici dei lunghi di sopportare questo stress. La fragilità dei nostri "giganti" è nota, ma bisogna anche considerare che un ragazzone come Oden, a meno di venti anni sarà anche arrivato alla sua altezza massima, ma questo non significa che il suo sviluppo sia completo. Bisogna che il corpo cresciuto si abitui a portarsi dietro quelle masse. Ritengo non improbabile che lo stress fisico di un campionato NBA sia decisamente diverso da quello NCAA, e questo si ripercuote in modo molto maggiore sui giovani lunghi (bynum chi?). E' chiaro che le eccezioni ci sono, ed è anche chiaro che cmq un nuovo Shaq non si sia visto. Ma credo che "in media" un potenziale lungo dominante di 16 anni ha molta più difficoltà a diventarlo adesso più di quanto non lo avesso 15-20 anni fa.
Tutto questo ovviamente non cancella assolutamente quello che è stato detto sul cambio di stili di gioco, sulle mode etc etc.
La mia era solo una riflessione (tra l'altro sono solo idee). Ripeto non ho dati a mio favore, ma magari qualcuno saprà stroncare le mie idee oppure portarne argomenti a favore