Re: Curiosità Around the League - Soccer Volume
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shilton
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Re: Curiosità Around the League - Soccer Volume
praticamente un topic per Rolandone, avvisatelo sarà contento



Shilton meglio di Buffon (Pap)Raramente in vita mia ho visto dal vivo compiere interventi simili (Dazed)
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Re: Curiosità Around the League - Soccer Volume
certo, lo ha preso apposta perchè i bianchi si lavano a 90 gradi? :gazza: :gazza:Rocky wrote: Comunque c'è un errore di fondo visto che Bianchi gioca con il numero 90 e non il 29.
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rodmanalbe82
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Re: Curiosità Around the League - Soccer Volume
comunque assurde le probabili formazioni della gazzetta :roll:
http://it.youtube.com/watch?v=P2C1mnCRNYw
:lol2: :lol2: :lol2:
http://it.youtube.com/watch?v=P2C1mnCRNYw
:lol2: :lol2: :lol2:
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Re: Curiosità Around the League - Soccer Volume
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Non bisogna mai correre dietro a una donna o a una corriera, ne arriverà un'altra.
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shilton
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Re: Curiosità Around the League - Soccer Volume


Shilton meglio di Buffon (Pap)Raramente in vita mia ho visto dal vivo compiere interventi simili (Dazed)
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Re: Curiosità Around the League - Soccer Volume
che sfigato!!!! :lol2: :lol2: :lol2:
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Re: Curiosità Around the League - Soccer Volume
Sito della Calzetta...probabili formazioni...notare come Delio Rossi parta già un un audace 4-3-2 
http://www.gazzetta.it/Calcio/prob_form/02_giornata.shtml
Che vecchia volpe il buon Rossi

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Re: Curiosità Around the League - Soccer Volume
Se volete farvi due risate scrivete su You Tube "Ariemma Napoli" 
Questa però è una perla
SI GONFIA LA RETE!!!

Questa però è una perla
SI GONFIA LA RETE!!!
Last edited by Small Ticket on 15/09/2008, 10:27, edited 1 time in total.
- Mahor
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Re: Curiosità Around the League - Soccer Volume
Ricordate Toni Polster?
Ora canta in un gruppo pop
L'ex attaccante austriaco, che in Italia ha giocato nel Torino, è il leader degli "Achtung Liebe", che l'anno scorso ha venduto 40mila copie dell'album "Toni, walk on". "Cantare ai concerti è esaltante, come quando giocavo a pallone"
MILANO, 15 settembre 2008 - Ha giocato solo una stagione, in Italia, ma ha comunque lasciato il segno. Al Torino, come in tutte le squadre dove è stato, Toni Polster non si è mai fatto molti scrupoli. Il suo mestiere era il gol, e ha tradito di rado. L'attaccante austriaco, però, adesso si dedica ad altro: canta in un gruppo pop, gli "Achtung Liebe".
UGOLA D'ORO - La band, nata nel 2002, dal 2006 conta tra i suoi membri, appunto, l'ex centravanti granata. L'album "Toni, walk on", uscito due anni fa, ha venduto 40mila copie. Il disco più recente "I werd Narrisch", è già doppio disco d'oro e disco di platino. Un grande successo, insomma, per Polster e il suo gruppo: "Cantare mi esalta - dice Toni -, soprattutto ai concerti. È una sensazione paragonabile ai tempi in cui giocavo a pallone".
IL BOMBER - Già, un bel periodo quello. Diciannove anni di carriera ad altissimo livello per lui, che ha giocato in patria, in Italia, in Germania e nella Liga spagnola. Con medie realizzative spaventose: 559 presenze totali condite da 315 gol. In Nazionale, dove ha esordito a 18 anni, non ha fatto peggio, anzi. Nelle 95 volte in cui ha indossato la maglia dell'Austria, ha segnato 44 reti.
CONTRO L'ITALIA - Una di queste al Mondiale del 1998, contro il Camerun. Fu un pareggio per l'Austria, colto al 90' grazie al gol dell'allora 34enne Toni. Uno che nelle due Coppe del Mondo disputate con la maglia bianconera della sua Nazionale ha sempre sfidato l'Italia. E perdendo in entrambi i casi: 1-0 nel 1990, 2-1 otto anni dopo. Poco male, visto che in patria è considerato al pari di una rockstar. Adesso anche perché canta davvero.
Ora canta in un gruppo pop
L'ex attaccante austriaco, che in Italia ha giocato nel Torino, è il leader degli "Achtung Liebe", che l'anno scorso ha venduto 40mila copie dell'album "Toni, walk on". "Cantare ai concerti è esaltante, come quando giocavo a pallone"
MILANO, 15 settembre 2008 - Ha giocato solo una stagione, in Italia, ma ha comunque lasciato il segno. Al Torino, come in tutte le squadre dove è stato, Toni Polster non si è mai fatto molti scrupoli. Il suo mestiere era il gol, e ha tradito di rado. L'attaccante austriaco, però, adesso si dedica ad altro: canta in un gruppo pop, gli "Achtung Liebe".
UGOLA D'ORO - La band, nata nel 2002, dal 2006 conta tra i suoi membri, appunto, l'ex centravanti granata. L'album "Toni, walk on", uscito due anni fa, ha venduto 40mila copie. Il disco più recente "I werd Narrisch", è già doppio disco d'oro e disco di platino. Un grande successo, insomma, per Polster e il suo gruppo: "Cantare mi esalta - dice Toni -, soprattutto ai concerti. È una sensazione paragonabile ai tempi in cui giocavo a pallone".
IL BOMBER - Già, un bel periodo quello. Diciannove anni di carriera ad altissimo livello per lui, che ha giocato in patria, in Italia, in Germania e nella Liga spagnola. Con medie realizzative spaventose: 559 presenze totali condite da 315 gol. In Nazionale, dove ha esordito a 18 anni, non ha fatto peggio, anzi. Nelle 95 volte in cui ha indossato la maglia dell'Austria, ha segnato 44 reti.
CONTRO L'ITALIA - Una di queste al Mondiale del 1998, contro il Camerun. Fu un pareggio per l'Austria, colto al 90' grazie al gol dell'allora 34enne Toni. Uno che nelle due Coppe del Mondo disputate con la maglia bianconera della sua Nazionale ha sempre sfidato l'Italia. E perdendo in entrambi i casi: 1-0 nel 1990, 2-1 otto anni dopo. Poco male, visto che in patria è considerato al pari di una rockstar. Adesso anche perché canta davvero.
[align=center]http://sciabolatamorbida.wordpress.com/[/align]
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White Rabbit
Re: Curiosità Around the League - Soccer Volume
:lol2: Poi ha proprio il look da popstar :lol2:Mahor wrote: Ricordate Toni Polster?
Ora canta in un gruppo pop
L'ex attaccante austriaco, che in Italia ha giocato nel Torino, è il leader degli "Achtung Liebe", che l'anno scorso ha venduto 40mila copie dell'album "Toni, walk on". "Cantare ai concerti è esaltante, come quando giocavo a pallone"
MILANO, 15 settembre 2008 - Ha giocato solo una stagione, in Italia, ma ha comunque lasciato il segno. Al Torino, come in tutte le squadre dove è stato, Toni Polster non si è mai fatto molti scrupoli. Il suo mestiere era il gol, e ha tradito di rado. L'attaccante austriaco, però, adesso si dedica ad altro: canta in un gruppo pop, gli "Achtung Liebe".
UGOLA D'ORO - La band, nata nel 2002, dal 2006 conta tra i suoi membri, appunto, l'ex centravanti granata. L'album "Toni, walk on", uscito due anni fa, ha venduto 40mila copie. Il disco più recente "I werd Narrisch", è già doppio disco d'oro e disco di platino. Un grande successo, insomma, per Polster e il suo gruppo: "Cantare mi esalta - dice Toni -, soprattutto ai concerti. È una sensazione paragonabile ai tempi in cui giocavo a pallone".
IL BOMBER - Già, un bel periodo quello. Diciannove anni di carriera ad altissimo livello per lui, che ha giocato in patria, in Italia, in Germania e nella Liga spagnola. Con medie realizzative spaventose: 559 presenze totali condite da 315 gol. In Nazionale, dove ha esordito a 18 anni, non ha fatto peggio, anzi. Nelle 95 volte in cui ha indossato la maglia dell'Austria, ha segnato 44 reti.
CONTRO L'ITALIA - Una di queste al Mondiale del 1998, contro il Camerun. Fu un pareggio per l'Austria, colto al 90' grazie al gol dell'allora 34enne Toni. Uno che nelle due Coppe del Mondo disputate con la maglia bianconera della sua Nazionale ha sempre sfidato l'Italia. E perdendo in entrambi i casi: 1-0 nel 1990, 2-1 otto anni dopo. Poco male, visto che in patria è considerato al pari di una rockstar. Adesso anche perché canta davvero.
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Re: Curiosità Around the League - Soccer Volume
Non è nulla di divertente, è una storia che poteva essere molto drammatica ed invece sembra essersi conclusa bene.
Tiberio Guarente: rinascere si può
Tiberio Guarente è un ragazzone di un metro e ottanta, pisano di nascita, timbro vocale profondo: di mestiere fa il calciatore, una carriera come tante. Cresce nel vivaio dell’Atalanta, quindi va al Verona dove guadagna la stima dell’ambiente gialloblu, infine torna alla Dea; domenica scorsa ha realizzato il primo gol in Serie A, un gol di furbizia ad Antonioli del Bologna, una rete da tre punti e con la quale i bergamaschi hanno mantenuto la vetta della classifica di Serie A. Sarebbe una storia come tante, se non fosse che tre anni e qualche mese fa Guarente dichiarò: “Mi sto abituando a una vita senza pallone“.
Era il 3 febbraio 2005, al Bentegodi andava in scena Verona-Venezia, un derby a cui il 19enne Guarente avrebbe preso parte; il condizionale è d’obbligo perché durante il riscaldamento si sente fiacco, stanco, i muscoli gli iniziano a duolere. Negli spogliatoi ammette che non se la sente di giocare, lo staff medico pensa a una influenza di stagione; ma in 24 ore la situazione precipita, inizia a sentire dolori lancinanti in tutto il corpo, il giorno dopo Tiberio non riesce a muoversi. Immobilizzato. La diagnosi non è delle più “leggere“: poliradicolonevrite, una rara infiammazione alle radici dei nervi spinali, quelli insomma periferici che mandano le informazioni ai muscoli delle gambe e delle braccia per muoversi.
Lui si arma di forza e coraggio e inizia la sua battaglia contro il virus che lo tiene su una sedia a rotelle; rimane all’ospedale Sacro Cuore di Negrar per un bel po’, guardato a vista dal compagno di squadra e amico vero Carlo Gervasoni: il difensore gli racconta tutto, ciò che succede in campo, durante gli allenamenti, gli scherzi nello spogliatoio. Tiberio si sente ancora uno di loro. Ma la malattia si protrae, deve prima pensare a rimettersi in piedi, poi penserà alla carriera da calciatore. Va a trovarlo anche Marcello Lippi, ct della Nazionale, lui inizia a vedere la luce in fondo al tunnel.
Dopo un mese di sofferenze si rimette in piedi pian pianino, inizia la riabilitazione che per cinque mesi lo tiene impegnato giorno e notte. Ma alla fine ce la fa, si rimette, va in ritiro col Verona di Ficcadenti nel 2005, la stagione successiva non riesce a collezionare più di 4 presenze stazionando spesso in tribuna. Nel 2006/07 però è completamente ristabilito, gioca da titolare nella sfortunata stagione della retrocessione veronese, in C1 però non ci va. No, perché l’Atalanta si ricorda di quel giovanotto che ha indossato anche le maglie della Nazionale giovanile, Del Neri dà il lascia passare all’operazione.
Ventisette presenze con la maglia degli orobici, 23 da titolare, finalmente è Serie A, a soli 21 anni. E la stagione corrente non poteva iniziare meglio: il posto da titolare è ancora suo e Tiberio ha pure siglato il primo gol in Serie A, come detto al Bologna. Ventitré anni il prossimo primo novembre, il ricordo della malattia appare lontano, non abbastanza però per sapere come si fa a soffrire nella bagarre di centrocampo: per uno come lui che pareva dovesse smettere col calcio, dare tutto se stesso all’Azzurri d’Italia è qualcosa di scontato, quasi di necessario, terapeutico…
http://www.calcioblog.it/post/6776/tiberio-guarente-rinascere-si-puo
Tiberio Guarente: rinascere si può
Tiberio Guarente è un ragazzone di un metro e ottanta, pisano di nascita, timbro vocale profondo: di mestiere fa il calciatore, una carriera come tante. Cresce nel vivaio dell’Atalanta, quindi va al Verona dove guadagna la stima dell’ambiente gialloblu, infine torna alla Dea; domenica scorsa ha realizzato il primo gol in Serie A, un gol di furbizia ad Antonioli del Bologna, una rete da tre punti e con la quale i bergamaschi hanno mantenuto la vetta della classifica di Serie A. Sarebbe una storia come tante, se non fosse che tre anni e qualche mese fa Guarente dichiarò: “Mi sto abituando a una vita senza pallone“.
Era il 3 febbraio 2005, al Bentegodi andava in scena Verona-Venezia, un derby a cui il 19enne Guarente avrebbe preso parte; il condizionale è d’obbligo perché durante il riscaldamento si sente fiacco, stanco, i muscoli gli iniziano a duolere. Negli spogliatoi ammette che non se la sente di giocare, lo staff medico pensa a una influenza di stagione; ma in 24 ore la situazione precipita, inizia a sentire dolori lancinanti in tutto il corpo, il giorno dopo Tiberio non riesce a muoversi. Immobilizzato. La diagnosi non è delle più “leggere“: poliradicolonevrite, una rara infiammazione alle radici dei nervi spinali, quelli insomma periferici che mandano le informazioni ai muscoli delle gambe e delle braccia per muoversi.
Lui si arma di forza e coraggio e inizia la sua battaglia contro il virus che lo tiene su una sedia a rotelle; rimane all’ospedale Sacro Cuore di Negrar per un bel po’, guardato a vista dal compagno di squadra e amico vero Carlo Gervasoni: il difensore gli racconta tutto, ciò che succede in campo, durante gli allenamenti, gli scherzi nello spogliatoio. Tiberio si sente ancora uno di loro. Ma la malattia si protrae, deve prima pensare a rimettersi in piedi, poi penserà alla carriera da calciatore. Va a trovarlo anche Marcello Lippi, ct della Nazionale, lui inizia a vedere la luce in fondo al tunnel.
Dopo un mese di sofferenze si rimette in piedi pian pianino, inizia la riabilitazione che per cinque mesi lo tiene impegnato giorno e notte. Ma alla fine ce la fa, si rimette, va in ritiro col Verona di Ficcadenti nel 2005, la stagione successiva non riesce a collezionare più di 4 presenze stazionando spesso in tribuna. Nel 2006/07 però è completamente ristabilito, gioca da titolare nella sfortunata stagione della retrocessione veronese, in C1 però non ci va. No, perché l’Atalanta si ricorda di quel giovanotto che ha indossato anche le maglie della Nazionale giovanile, Del Neri dà il lascia passare all’operazione.
Ventisette presenze con la maglia degli orobici, 23 da titolare, finalmente è Serie A, a soli 21 anni. E la stagione corrente non poteva iniziare meglio: il posto da titolare è ancora suo e Tiberio ha pure siglato il primo gol in Serie A, come detto al Bologna. Ventitré anni il prossimo primo novembre, il ricordo della malattia appare lontano, non abbastanza però per sapere come si fa a soffrire nella bagarre di centrocampo: per uno come lui che pareva dovesse smettere col calcio, dare tutto se stesso all’Azzurri d’Italia è qualcosa di scontato, quasi di necessario, terapeutico…
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