La resurrezione del Messiah
“Nel posto in cui sono cresciuto, il verbo abbandonare non esiste”. Queste sono le parole rilasciate da Dajuan Wagner in una sera d’estate del 2007 subito dopo una partita della Rankin-Anderson League, a Philadelphia. Un giornalista del Courier Post, impressionato dai 31 punti e 9 assist di Wagner, voleva sapere dove il ragazzo trovasse le forze per rimettersi in gioco. Già, perché Dajuan Wagner, classe 83, soprannominato the Messiah, nativo di Camden (New Jersey), sesta scelta assoluta di Cleveland nel draft 2002, è stato a un passo dal chiudere la sua carriera a soli 21 anni per un’ infezione al colon, partita dallo stomaco, che l’aveva distrutto fisicamente facendogli perdere 20 kg di peso e costringendolo a convivere con emorragia e diarrea per un anno intero.
In verità, analizzando la vita di Dajuan Wagner ai raggi X, si scopre che i primi problemi di stomaco sono datati 1995, quando Wagner era solamente dodicenne. I medici di Camden nel visitare Dajuan non riscontrarono anomalie particolari, collegando il disturbo a un fattore di crescita e sviluppo fisico. Camden è una città di 80.000 persone nel sud del New Jersey, a 80 km da Philadelphia ed è uno dei posti più pericolosi del Garden State. Le case basse, costruite in legno, sono tipiche di una città sorta ai bordi delle metropoli, una specie di seconda edizione delle Hoovervilles, baraccopoli sorte in America dopo la crisi del ’29. Nelle strade di Camden i ragazzi d’estate girano tutti con una t-shirt bianca, una sorta di simbolo di appartenenza a una realtà suburbana, ma anche un modo per confondersi e disperdersi in occasione delle ronde della polizia. Per i ragazzi di Camden Dajuan Wagner è il Messiah, soprannome coniato dai suoi amici più stretti ai tempi del liceo, in quanto loro sostenevano che ”Un giorno Dajuan andrà in Nba e tornerà a Camden per salvare la sua gente da questo schifo”. Il talento di Wagner è apparso puro fin da subito: è stato All American al liceo statale di Camden, viaggiando a 42 punti di media e realizzando con 100 punti il record assoluto ogni tempo per punti in una partita. Finito il liceo Wagner è stato reclutato da Coach John Calipari, allenatore dell’università di Memphis per cui ha giocato un solo anno riportando l’ateneo del Tennessee sulla mappa. I Tigers di Calipari non hanno preso parte al torneo NCAA, ma hanno comunque giocato e vinto il torneo NIT al Madison Square Garden grazie ad una partita decisa e dominata ovviamente da Wagner. Dice Coach Calipari:”Nel suo anno trascorso a Memphis, Dajuan spesso si svegliava con crampi allo stomaco. Io e Milt (il papà di Dajuan portato da Calipari a fare l’assistente allenatore) cercavamo di incoraggiarlo a tenere duro, ma in realtà eravamo molto preoccupati dalle sue condizioni di salute”.
Wagner ha giocato a Cleveland per i Cavs e disputato un ottimo anno da rookie, ma i primi segnali di un crollo fisico erano già evidenti. La seconda stagione è stata interrotta da un infortunio al ginocchio, mentre la sua terza annata è durata solo 6 partite. Le sue condizioni infatti precipitarono, dando vita a un calvario medico a cui nessun luminare riusciva a trovare una risposta. Il 25 ottobre 2005, su consiglio di Larry Brown, Dajuan viene operato alla clinica Mount Sinai Hospital di Manhattan, dove gli viene asportato completamente il colon. Questo intervento così drastico non era l’unico modo per rimettere in piedi il ragazzo di Camden, ma, più semplicemente, era l’unico modo per salvargli la vita. Il Dottor Joel Bouer che l’ha eseguito, racconta: ”Le condizioni di Wagner al momento del ricovero erano critiche, ma il suo recupero è stato fenomenale. Una persona normale dopo un intervento del genere farebbe fatica a svolgere un lavoro d’ufficio, figurarsi giocare a basket”. Nel 2006 Dajuan gioca una summer league pazzesca a Drexel, ridicolizza Cuttino Mobley (guardia dei Clippers), il primo mercoledì di agosto segna 65 punti, la sera dopo 67. Don Nelson, allenatore dei Golden State Warriors, decide dopo un workout di puntare su Dajuan, il quale firma un contratto di 2 anni con la squadra della California. Dopo una preseason chiusa come primo realizzatore della squadra Dajuan torna in una crisi fisica profonda. Le trasferte, il giocare ogni 3 giorni, la disidratazione, lo mettono KO costringendolo a rescindere il suo contratto, poi a lasciare San Francisco e a tornare a Camden per curarsi.
La vita di Dajuan Wagner è un mix esplosivo di gloria, sofferenza e passione. La sua storia è raccontata dai suoi tatuaggi. Sul suo braccio sinistro compaiono questi: una scritta che recita ”One more risk to take” e rappresenta il suo stile di gioco; la pantera simbolo del suo liceo accompagnata dalla scritta “the Messiah”. Questi sono tutti attimi, ricordi e momenti gloriosi della carriera di Dajuan. Mentre sul suo avambraccio destro porta il ritratto di suo zio scomparso e sopra il suo bicipite c’è tatuata la scritta”One more road to cross”. Dajuan, ha fatto questo tatuaggio il giorno dopo la morte di suo nonno, il quale gli ripeteva sempre queste parole per spiegare al nipote che nella vita le difficoltà e gli ostacoli non finiscono mai. Nell’estate del 2007, dopo un anno di riabilitazione e di allenamenti, Dajuan torna a giocare nelle summer league di Philadelphia. Dajuan non conosce il verbo abbandonare, e per ricostruire la sua carriera ha deciso di attraversare un’altra strada, proprio come consigliava il nonno. Per la stagione 2007/2008 è un giocatore del Prokom Trefl Sopot, squadra campione di Polonia.
Il 14 novembre abbiamo avuto personalmente il piacere e il privilegio di assistere da bordo campo alla sfida di Eurolega Virtus Bologna- Prokom Sopot. La prova di Dajuan è stata ottima: 22 punti segnati, un paio di forzature, ma una facilità di basket fuori dalla norma. Ora Dajuan è un giocatore diverso da quello conosciuto a Memphis e nei suoi primi 2 anni in NBA. Il suo fisico è cambiato, è più leggero e meno esplosivo, non può più segnare 1 contro 5 anche perché alla lunga quel tipo di gioco diventerebbe dannoso per lui e per la squadra. Inoltre ha bisogno di pause e intervalli, non solo per riprendere fiato, ma per reintegrare i liquidi persi; non abbiamo mai visto nessun giocatore bere così tanto Gatorade, ma è anche vero che non abbiamo mai visto nessun giocatore stare in campo senza il colon. A fine partita, in conferenza stampa, abbiamo parlato con il suo coach Eugeniusz Kijewski, il quale ci ha detto: “Dajuan è un ragazzo incredibile, ha un cuore grande, anzi enorme. Sono entusiasta di lui, si vede che è speciale. Lo noto da come ha legato coi suoi compagni. Per un americano vivere in Polonia e giocare con gli europei non è facile, ma Dajuan sta facendo un grande lavoro”. Finita la partita, siamo riusciti solo a stringergli la mano e fargli i complimenti, augurandogli di tornare in NBA l’anno prossimo; lui ci ha guardato e risposto con un sorriso dicendoci:”Grazie per il sostegno! Ogni cosa andrà al suo posto”.
In cuor nostro non sappiamo se Dajuan Wagner tornerà mai in NBA, ma siamo certi che sta attraversando una strada fatta di sudore, lavoro e sacrificio, e alla fine di questa strada il Messiah potrà voltarsi ed essere fiero del suo percorso, prendere fiato e continuare a fare quello che ama di più: giocare a basket.
f.casati@fastwebnet.it
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