Fdb wrote:
Leggiucchiando in alcuni forum del Parma ho letto che forse viene reintegrato Savi, e se torna quello che prometteva di essere abbiamo altri due piedi buoni a centrocampo, dato che si fa sempre il gioco al chi acquistiamo io direi anche di fare il contrario, chi vorremmo andasse via e direi che Fontanello se possa pure restare in Argentina, e cederei sia Valiani che Zenoni.
Storie di sport - Filippo Savi, un calcio alla sfortuna e... ai luoghi comuni
Francesca Lombardi
Filippo, 23 anni, è un calciatore strano: più che la palla, colpisce i luoghi comuni. Ieri pomeriggio l'hanno messo sotto i ferri per la quarta volta in meno di sei anni: è colpa del suo ginocchio se la sua carriera da “grande” si è presa una sosta. Lui sorride. “Chi mi ferma mi dice 'poverino, sei così sfortunato' – racconta -, e invece io così sfortunato non mi sento. Voglio dire, le sfortune sono altre. Ho una famiglia che sta bene, gli amici, e poi mi sono preso delle belle soddisfazioni”. L'ultima, solo qualche giorno fa: quando il Parma ha affrontato il Livorno, tutti i giocatori gialloblu sono scesi in campo con la maglietta “Pippo Savi uno di noi”. Lui non se l'aspettava, anche se con i ragazzi della squadra è sempre andato d'accordo. “E non per merito mio: è un gruppo di bravi giocatori e di belle persone. Se puoi scriverlo, se puoi ringraziare tutti, dallo staff sanitario al personale atletico, ai dirigenti...beh, ecco, mi faresti un grosso piacere”, dice timido. (Nella foto lo si vede accanto a Bojinov che indossa la maglietta).
KAKA', LA COPPA UEFA E IL 100 ALLA MATURITA' – Aveva 18 anni da tre mesi. Quel giorno di aprile del 2005 Pietro Carmignani, allora allenatore del Parma, lo avvicinò e gli disse che avrebbe dovuto giocare davanti la difesa e “tenere” Kakà. Lui rimase in ansia fino a sera. Ma poi filò tutto liscio. D'altronde, Filippo era ormai un giocatore importante a tutti gli effetti: aveva firmato un contratto da professionista, collezionato diverse panchine in Coppa Uefa, ottenuto successi con il Settore Giovanile e vinto lo scudetto con gli allievi nazionali. Aveva anche dovuto superare il primo infortunio al ginocchio, con lesione del legamento crociato anteriore, di quello collaterale e del menisco, con successivo intervento. “Di quella volta ricordo solo una cosa: il dolore. Incredibile. Non mi ero fatto troppe domande sul futuro: per fortuna avevo recuperato alla svelta, e dopo pochi mesi avevo ricominciato a giocare”.Così partecipò alla storica semifinale di Coppa Uefa a Mosca, e l'anno successivo riuscì anche nell'impresa più difficile: diplomarsi con il massimo dei voti. L'Istituto Tecnico Agrario Bocchialini lo premiò con un bel 100/100: la sua media scolastica, nonostante gli allenamenti, era infatti altissima. “Quando faccio una cosa, mi piace farla bene”, spiega.
“CAPITANO”, NON SOLO DI INFORTUNI – Nel frattempo, era arrivato anche il secondo infortunio. Era il dicembre del 2005: il legamento del crociato sinistro “partì”in un'amichevole contro il Traversetolo. Questa volta fu più dura, e per un momento Filippo pensò di non farcela. Racconta che fu “un vero calvario”. Fatto di complicazioni, di dolore, e di tanti punti. Ricominciò a corre in giugno, ma nel ritiro di luglio subì uno strappo e dovette restare fermo due mesi. Riprese a settembre, e anche se non giocò in campionato, riuscì a prendere la fascia di capitano. In una partita contro l'olandese Heerenveen, uscì Fernando Couto e la squadra decise di fare di Filippo il suo rappresentante. “Fu una bella soddisfazione”. Gli portò fortuna: poco dopo arrivò il debutto all'Olimpico contro la Roma per le finali di Coppa Italia.
IL TEMPO DELLE TRASFERTE..E DELLE PASTASCIUTTE – Il ginocchio, però, continuava a fare male. Così Filippo, che non ama stare fermo, chiese al ds Gabriele Zamagna di andarsene. Finì a Monza, in serie B. Aveva 20 anni, e non sapeva cucinare neanche una pastasciutta. Così restò tutta la settimana a fare allenamento e la domenica tornò a casa e si fece dare qualche lezione di cucina da sua madre. A Monza i suoi compagni erano tutti più grandi, magari sposati o con figli, e a lui capitava di stare da solo. Filippo, però, nel tempo libero non si metteva a giocare alla Playstation o a scrivere su facebook. Ma andava a visitare Milano, Villa Reale di Monza. Oppure leggeva. “Non ho il computer, me l'hanno regalato di recente ma non ci vado molto d'accordo – spiega -. Preferisco leggere. Thriller, gialli...amo molto Grisham”. Il calciatore che colpisce i luoghi comuni. Il calciatore che legge. Arrivò poi il tempo dell'Arezzo, dove Filippo dice di essersi trovato benissimo, specie con i compagni. E ancora, dopo una settimana con il Parma, il tempo della Spal che lo fece capitano. “Anche alla Spal mi sono trovato benissimo e sarei voluto rimanere di più. C'è stato solo un momento in cui ho sperato di potere tornare al Parma, nel frattempo retrocesso in serie B, ma poi quando la squadra tornò in A sarei rimasto là perché sapevo che non avrei potuto giocare nella massima serie”. Ma poi arrivò un altro infortunio sempre al ginocchio sinistro, con lesione alla cartilagine di 1cm. E, lo scorso ottobre, fu operato per la terza volta.
IERI L'ULTIMO INTERVENTO - “Il ginocchio mi fa sempre male. Sempre. Non posso correre, ho dolore a stare seduto a lungo. E anche fare le scale non è il massimo”. Filippo parla come se stesse rivelando il più grande segreto. Si vede che non gli piace lamentarsi, che non ci è abituato. “Per questo, ora, spero più di ogni altra cosa di non sentire più dolore. Certo, farò di tutto per ritornare a giocare a calcio e i medici mi hanno spiegato che ho il 70% della probabilità di riuscirci. Però l'ho detto: non sono poi una persona così sfortunata...”.
http://www.gazzettadiparma.it/primapagi ... omuni.html
Dispiace.