Visto che non ne ho parlato nel post precedente dedico qualche rigo al vincitore dell'Oscar per il miglior film straniero:
Storia di un violoncellista che vorrebbe fare della sua passione il suo lavoro. Ma l'orchestra a Tokyo fallisce. Torna dunque nel suo paese natale, al Nord, per cercare lavoro insieme all moglie. Casualmente si ritrova in una piccola impresa di pompe funebri (in realtà preparano semplicemente il cadavere alla dipartita). All'inizio è scettico, poi gradualmente impara e capisce che è il suo mestiere, scontrandosi contro i pregiudizi di chi gli sta attorno. Frattanto i luoghi del suo paese natale gli riportano alla mente la sua infanzia e soprattutto il suo rapporto con il padre, che lo abbandonò quando aveva sei anni.
E' un buon film, ma non eccellente. La storia è raccontata in maniera lineare, con qualche colpo di humour piazzato qua e là. Ma col passare dei minuti secondo me si nota come in questo regista il mestiere sia superiore al talento. E' un film studiato con puntiglio, programmato per far commuovere lo spettatore medio, ma dove le emozioni sembrano un po' fasulle. Specialmente nel finale, dove diventa ridondante e vuole spiegare più del dovuto. Si parla troppo, il che è un vizio strano per una pellicola orientale. Non a caso ha vinto agli Academy, dove storicamente apprezzano chi ti dice in che momento ridere e in che momento piangere. Forse noi siamo troppo stupidi per deciderlo da soli.