Spree wrote:
Prendo questo post (per quanto in questo caso non particolarmente erroneo) per far notare come Berlusconi e le sue idee, in linea con quanto detto dal Marghe, siano determinanti nel muovere anche le spiegazioni dei fenomeni elettorali: Le logiche di dialettica democratica, inevitabili se si vuole giocare secondo le regole, sono vecchia politica, e un candidato premier (figura non prevista dal nostro sistema politico né dalla costituzione, e totalmente insensata nel panorama - quale quello italiano - di una democrazia parlamentare) deve imporre il suo programma (cosa che sottintende l'esistenza di un mandato imperativo, altra cosa che è giuridicamente e logicamente folle e insensata in un sistema rappresentativo, come è qualunque democrazia occidentale)
Bhè, in parte puoi aver ragione, si tratta di argomenti su cui occorre ragionare attentamente e con precisione.
Ci sono diversi spunti su cui ragionare.
1) La Costituzione, per quanto riguarda l'esatta divisione dei poteri e la forma di governo, è mai stata rispettata in Italia?
Io ho studiato Giurisprudenza dal 1986 al 1990, quindi ben prima di tangentopoli, in piena "Prima Repubblica", altro termine discutibilissimo. Quando ho sostenuto diritto Costituzionale, era il 1987, l'autore più importante e più studiato allora all'università di Roma "La Sapienza" (specifico perchè non è detto che sia il più importante universalmente, però era comunque considerato uno dei più importanti in assoluto dovunque) era Piano Mortari, il quale parlava di "Costituzione Formale", quella scritta sulla carta, e di "Costituzione Materiale", quella realmente applicata. Soprattutto riguardo alla divisione dei poteri fra Parlamento e Governo Piano Mortari era caustico, guidicando assolutamente incostituzionale quanto si era fatto in Italia nel 40 anni precedenti, e indicando come assurdamente importante la figura delle segreterie di partito, che dominavano entrambe le istituzioni, Governo e Parlamento, rendendo impossibile la divisione di poteri fra di loro. Generalmente si rispondeva a Piano Mortari che era impossibile applicare la Costituzione così com'era, in quanto sarebbe risultato vano cercar di far funzionare le istituzioni repubblicane così come indicate, e che i partiti (allora di movimenti in stile Popolo Delle Libertà non si parlava, dato che non esistevano ancora) erano vitali per il funzionamento democratico, in quanto erano uno dei pochi strumenti in grado di mediare fra istituzioni e cittadini. Inoltre se un parlamentare veniva eletto nelle liste di un determinato partito, il fatto che si conformasse ai principi della politica proposta da quel partito, che lui poteva contribuire a determinare, era una forma di lealtà, altrimenti avrebbe potuto presentarsi come indipendente.
Al di la del discorso di lealtà, se il parlamentare ha più importanza durante le elezioni, come in un sistema maggioritario puro, si corrono i rischi del trasformismo e dell'eccessivo legame con i poteri forti locali, se c'è un sistema proporzionale, specie se privo di preferenze come l'attuale, il rischio è quello della eccessiva spersonalizzazione della figura del parlamentare e dello svilimento delle camere.
2) Fatto un brevissimo e forzatamente semplicistico esame della situazione costituzionale (fra l'altro sul diritto costituzionale ero anche discretamente preparato ed ho scritto la tesi di laurea nella materia delle sentenze normative della Corte Costituzionale) occorre effettuare una valutazione di opportunità.
Nel nostro sistema attuale, in cui il Capo del Governo è eletto dalle Camere, non direttamente dal Popolo (non che un sistema sia per forza migliore dell'altro, ci sono pregi e difetti in entrambi i casi, non mi sembra il caso di discuterne in un post che si occupa di altro), nelle elezioni politiche i cittadini scelgono indirettamente anche il Capo del Governo, che verrà scelto dalla coalizione vincente.
Stante la situazione, che le coalizioni dicano esattamente chi sarà il Capo del Governo e che questi dica espressamente quale sarà il proprio programma mi sembra una cosa particolarmente valida e raccomandabile.
Fino al 1994, le prime elezioni in cui si parlò di coalizione, si andava a votare, si votava un partito, poi i segretari di partito iniziavano le consultazioni, a questo punto si sceglievano i partiti che sostenevano il Governo ed il suo Capo, quindi i segretari di partito salivano al Quirinale a comunicare il tutto al Presidente della Repubblica, che di solito ratificava. Non una bella situazione.
Per dare un breve ricordo di quanto avvenuto a cavallo degli anni '70 ed '80, quando venne eletto Moro come segretario della DC il governo era sostenuto da un pentapartito. Dopo le elezioni ci fu il compromesso storico, con Andreotti Capo del Governo ed il PCI a sostenere il Governo dall'esterno. Fu in seguito a questo che Moro divenne il principale obiettive delle BR e venne assassinato.
Successivamente divenne segretario della DC Piccoli, quindi Forlani, e si passò indistintamente dal compromesso storico al tripartito al quadripartito. Quando le cose sembravano essersi stabilizzate con Forlani ed il pentapartito, e nasceva l'asse con Craxi ed il PCI, sempre lontano dalle elezioni, divenne segretario della DC De Mita ed iniziò un periodo di grandi contrasti con Craxi ed il PSI e la DC tornò a fare l'occhietto al PCI, sventolando il compromesso storico come arma contro Craxi. Elezioni, DC ai minimi storici, accordo col PSI e decisione di effettuare al Governo una staffetta fra Craxi e De Mita. Elezioni, la DC risale molto, De Mita viene sostituito da Forlani ed il CAF diventa un asse fortissimo. Questi cambi di segretario della DC e della linea politica sono sempre avvenuti lontano dalle elezioni e senza tener conto del parere degli elettori, tanto è vero che De Mita restò al suo posto dopo una batosta epocale e venne sostituito dopo una ripresa.
Ecco, questa è una situazione che non vorrei rivivere, quando vato a votare mi piace sapere cosa accadrà in seguito al mio voto, e se questo può favorire Berlusconi pazienza.
Il mandato imperativo non esiste e non può esistere, in una democrazia rappresentativa, ma la presenza di una indicazione di un premier e del suo programma di governo, cosa che fra l'altro in modo più o meno preciso c'è in quasi tutte le democrazie occidentali (le uniche eccezioni che ora mi sovvengono sono Francia e Regno Unito, mentre ad esempio in Spagna e Germania il programma del premier viene specificato), l'indicazione del premier praticamente in tutte, dicevo l'indicazione del premier e del suo programma evita quella che Rousseau, parlando della democrazia inglese, all'epoca forse l'unica vera democrazia basata sulla rappresentanza, chiamava la "schiavitù della rappresentanza" ed affermava che senza forti correttivi un popolo diventava "schiavo dei suoi rappresentanti".
Fra l'altro queste idee erano condivise anche da Montesquieu, seppur un modo meno netto, e da questo nasceva la divisione fra Parlamento e Governo. Divisione che oggi funziona realmente solo dove c'è l'elezione diretta del Presidente della Repubblica ed è il Capo del Governo, come negli USA, o ha una grande importanza sul suo operato, come in Francia.