Repubblica — 26 maggio 2009 pagina 1 sezione: MILANO
C' È LA ruggine verso il campione che non ha mai riconosciuto il ruolo della curva, e c' è la guerra aperta e sempre più sfacciata con la società. Dietro la contestazione a Paolo Maldini, l' uomo di mille battaglie e 24 trofei vinti, la bandiera dei colori rossoneri, ci sono messaggi sempre meno velati ai dirigenti di via Turati. LA società che ha messo un freno ai rapporti con il tifo organizzato, ha chiuso i rubinetti ai finanziamenti, e ha dovuto sopportare- diconoi giudici- il ricatto del tifo organizzato. Maldini è ora l' ultimo pretesto, anche se tra il numero 3 rossonero e la curva sud le ruggini sono antiche. Già nel 1998, il primo scontro, in un Milan-Parma finito 1-1. Dopo il vantaggio degli emiliani, parte un fitto lancio di uova e lacrimogeni, si libera la rabbia contro una squadra che finirà il campionato soltanto al decimo posto. «Un pubblico indegno» dirà a fine gara il capitano. Anni di gelo, fino all' ultima contestazione, insieme con la squadra, dopo l' eliminazione dalla Uefa 2009 contro il Werder Brema. La curva fischia, Maldini porta l' indice alle labbra e fa segno ai tifosi di stare zitti. Si spiega cosi il grande "6" apparso sulle gradinate sotto lo striscione col nome di Baresi, sventolato da tifosi che cantano "C' è solo un capitano". "Sentiti ringraziamenti da chi hai definito straccioni e pezzenti" è l' altro coro. «Dopo la finale di Champions persa a Istanbul ci definì pezzenti per averli fischiati - dice ora Giancarlo Lombardi, fondatore dei Guerrieri Ultras - anche ieri il bandierone con il nome di Baresi è stato srotolato solo dopo che lui ci aveva rivolto gesti offensivi». Ma dietro il malessere che ha colpito anche Berlusconie le sue ultime campagne acquisti ("Sono anni che compri bidoni e figurine, quest' anno chi compri le veline?") c' è molto di più di una critica alla scelte tecniche di via Turati. Tra la società e i suoi ultrà la guerra è economica e di legittimazione. Sempre più aspra, supera i confini delle gradinate, entra nelle aule giudiziarie e si carica di tensioni, scontri, pestaggi, persino sparatorie. Finoa indurre il prefetto GianValerio Lombardi ad assegnare una scorta al presidente Galliani. Dopo anni di fiancheggiamento, dal vertice della società rossonera, la svolta è stata tanto chiara quanto brusca: stop ai finanziamenti per trasferte, coreografie, biglietti omaggio. Basta riconoscimenti al tifo organizzato, non più riconosciuto come interlocutore a cui concedere facilitazioni per treni, convenzioni, gestione del merchandising. E quando non arrivano i soldi è più difficile concedere attenuanti a una squadra che non vince. Persino al presidente Silvio Berlusconi, l' uomo che ha portato una società sull' orlo del fallimento a conquistare tutto in Europa e nel mondo. "Se vendi Kakà per risanare la società e non spendi più i tuoi milioni, caro Berlusconi grazie di tutto e vai fuori dai coglioni" si leggeva su una delle lenzuolate esposte domenica contro il Cavaliere. «I ragazzi si sono fatti prendere la mano - dice ancora Lombardi - ma la sostanza resta: Berlusconi deve investire nella squadra». Sembrano discorsi da bar dello sport, ma sette leader della curva finiscono in manette nel maggio del 2007, con accuse pesantissime che vanno dall' associazione a delinquere finalizzata alla estorsione, violenza, minacce. Tra questi ci sono anche Giancarlo Lombardi e Giancarlo Capelli, il Barone, storico leader delle Brigate, capi indiscussi della curva. In viaggio per anni insieme alla squadra nelle trasferte, ora indagati peri ricatti alla società che nel procedimento appare parte lesa. «Sono vittima, mi ricattano, ci minacciano» dirà più volte il presidente Adriano Galliani, ed è così che il prefetto gli assegna una scorta. Ma ormai, nella tifoseria rossonera un percorso si è compiuto. I Guerrieri Ultras sono i capi incontrastati della curva sud dopo una faida sanguinaria coi Commandos Tigre. Agguati, pestaggi, la sparatoria nel 2006 vicino a Sesto San Giovanni per regolare conti tra tifosi. I Guerrieri escono vincitori, e ora dal loro regno incontrastato in curva, pongono le loro nuove condizioni alla proprietà. - PAOLO BERIZZI SANDRO DE RICCARDIS


