È già Waterloo, Sardegna sparita
dalla carta geo-politica. La Giunta
dei Cappellacci-Zuncheddu-Mani
ci affonda, indietro tutta di 10 anni
Pd-fantasma sardo sta a guardare
di Giorgio Melis
A Napoleone occorsero cento giorni per arrivare alla disfatta di Waterloo. A Ugo Truman Cappellacci-Catenacci ne sono bastati più o meno sessanta per assistere - spettatore o comparsa, mai attore e tanto meno protagonista - al più devastante, accelerato crescendo di disastri che il governo amico di Berlusconi sta infliggendo e infligge a ogni ora alla Sardegna. Non solo rinnegando a caldo impegni elettorali solenni, promesse tanto tonanti quanto ingannevoli. Anche derubando alla lettera i sardi, svaligiandone le casse e cancellando alcune conquiste fondamentali dopo decenni di battaglie di tutte le forze autonomistiche. E tutto questo accade mentre la Giunta catto-massonica Cappellacci-Zuncheddu-Mani per bocca del suo presidente putativo si dice fiducioso, annuncia che “dovranno passare sul mio corpo” e che si incatenerà con gli operai (impossibile, più legato e imbavagliato di così, in vincoli estesi soprattutto alla lingua oltre la dignità del ruolo). Il governo regionale è sede vacante agli effetti pratici: conta nulla, si fa finta di ascoltarlo senza sentire, quello nazionale sta passando sulla Sardegna come un trattore spianando certezze vecchie e speranze nuove rivelatesi illusioni spacciate in malafede.
La situazione è talmente pesante che la Giunta Cappellacci-Zuncheddu-Mani non trova di meglio che far oscurare dai mezzi d'informazione di regime e di servizio la sequela di disastri in atto. Spariscono dalle prima pagina e dai titoli di testa dei teleschermi dello Zunk-group 1) la vergognosa retromarcia sul G8, il furto dei nostri soldi, le opere di La Maddalena dovremo completarle con fondi regionali, se mai sarà possibile; 2) la gravissima, inaudita, concreta possibilità che venga cancellata la continuità territoriale, ridicolizzando ancora Mauro Pili che pochi giorni fa ne aveva trionfalmente annunciato l'estensione salvifica sulle accoglienti colonne de L'Unione Sarda, con un voto in Parlamento concordato col Governo, che ha invece dato parere contrario: ricordiamo tutti che era stato uno degli impegni più sbandierati nei week end sardi del Cavaliere corruttore di avvocati, forse di minorenni, sicuramente di elettori un poco babbei; 3) le campane a morto per l'intera chimica sarda e non solo, con la ridicola motivazione che l'Eni non obbedisce al suo azionista unico: dopo aver fatto l'opposto prima del voto, bloccando a comando ogni azione per consentire a Berlusconi di prendere per i fondelli gli operai sardi, da Portovesme a Portotorres passando per Ottana e Assemini-Macchiareddu; 4) il programma nucleare va e andrà avanti: lo vedremo subito dopo le elezioni europee e ci chiederanno di ringraziarli perché costruiranno solo due centrali ma prenderemo tre: il deposito delle scorie. In proposito Catenacci replica con battutine da salotto forzista a Nichi Vendola che lo accusa di afasia mentre la Puglia ha già preso una durissima posizione opposta. Non è temporanea paralisi vocale. E' che le palle se uno non le ha, non può darsele: come il coraggio di don Abbondio. 5) per compensare i sardi di tutto il maltolto (niente Sassari-Olbia, collegio europeo e deindustrializzazione spinta, umiliazioni a ripetizione in Parlamento, Berlusconi che pilatescamente si lava le mani di tutto e non neanche sorvola più l'Isola dopo averne sedotto e abbandonato i suoi creduli fans) si annuncia un bonus di centinaia di mafiosi e camorristi da 25 carati criminali da sistemare negli speciali reparti delle nuove carcere di Cagliari Sassari.
Allegria, ci riappropriamo del nostro storico ruolo di isola-galera con i rischi gravissimi indotti da massicce presenze della grande malavita organizzata e da infiltrazioni agevolate da questo genere di detenuti: attirano la criminalità come un tempo accadeva per il domicilio-coatto, preludio al radicamento delle mafie varie dove venivano destinati i confinati eccellenti. Il ministro Al-Fano dice che non è sicuro, ovvero è garantito al cento per cento: altrimenti perché avrebbero dovuto fare i gironi per il 41bis mentre il personale delle carceri è di molto sotto la soglia mininima? Al-Fano ha già pronto un suo lodo anche per la Sardegna, come Scajola, Matteoli, Tremonti, guidati dal nostro salvatore papi-Silvio col figlioccio Ugo: maggiorenne.
Conclusione provvisoria, siamo ridiventati un'espressione geografica senza rappresentanza politica, contiamo meno del due di coppe a briscola, uno scoglio alla deriva che regredisce di almeno dieci anni rispetto al passato. Pensate che al Senato un tale Sanciu della stirpe guerriera gallurese ha parlato sullo scippo del G8 cospargendo di salive striscianti la scelta di Berlusconi e solo Gianpiero Scanu ha contestato una scelta rovinosa per noi e gli abruzzesi. Oltretutto avventurosa come ogni giorno si disvela. Pensate che il senatore Ignazio Marino, grande medico eletto col Pd, ha dovuto sollecitare il trasferimento del megaospedale da campo del G8 da la Maddalena a L'Aquila dove la situazione “è da emergenza sanitaria”. Ancora non si era fatto nulla. In compenso Berlusconi ha trascorso il fine settimana a Mosca tra Putin e Medvedev, finalmente potendo parlare ai due dell'Eurallumina. Ha avuto garanzie assolute, come da impegno con i sardi. La fabbrica riaprirà come previsto: in Cina.
Ecco, la situazione è talmente penosa e imbarazzante che Udc e Riformatori hanno le mani sui capelli (anche Roberto, l'ex arcinemico che forse ora rimpiange Soru) per l'inesistenza della Giunta a Cagliari come a Roma. Mariolino Floris mette le mani avanti sulla tutela delle coste contro lo smantellamento del Piano paesaggistico, al momento l'unica preoccupazione di Ugo Catenacci. Siamo arrivati al punto che il Psd'az di Maninchedda chiede a al figlioccio di “papi-Silvio” di organizzare l'indipendenza della Sardegna dall'Italia: una mossa per prendere le distanze dal disastro in atto. Prima dovrà mandare i coraggiosi fasciomori a recuperare la bandiera che il pelato segretario Trincas aveva consegnato a Berlusconi come atto di sottomissione.
In tutto questo frangente di straordinario favore e clima, il Pd sardo, sempre più fantasmatico e impegnato nelle trame di tessere, non dà segni di vita: a parte quella volitiva di alcuni parlamentari. E' un pulcino nella stoppa che in piena campagna elettorale non alza un dito per inchiodare il centrodestra alle nefandezze che tra Roma e Cagliari si stanno consumando contro i sardi pelliti e minchioni. Al confronto, la destra giganteggiava nell'opposizione anche quando aveva torto marcio. Ma se un partito non coglie un'occasione come queste per rilanciarsi specie presso il proprio elettorato, con il Pdl che offre a gratis straordinarie chance di successo, significa che anche lì la politica è morta. E la Sardegna va alla deriva tra due schieramenti che fanno a gara per affondarla. In meno di tre mesi, la Sardegna è stata di fatto cancellata dalla carta geo-politica del'Italia, sparita dagli schemi radar istituzionali e anche dai teleschermi. Un ectoplasma che appena alla fine del 2008 era un punto di riferimento del dibattito nazionale, un modello e un esempio anche all'estero per poltiche innovative, godeva di credito e personalità mai conosciuti in passato. Un indietro tutta drammatico, forse irrimediabile: siamo finiti nei raccoglitori della spazzatura, ridotti a monnezza indifferenziata.
Pensate che la Giunta Capellacci-Zuncheddu-Mani si è perfino impadronita di tre premi nazionali dati alla Giunta Soru, ritirandoli come se fossero merito proprio, senza dire una parola. Mentre L'Unione Sarda, alla fine di un memorabile editoriale del suo temerario direttore Figus in fabula, annuncia che dopo Soru bisogna far fuori i sindaci che lo appoggiavano. In Provincia di Cagliari si vota solo a Villasimius e Pula. L'intimazione-intimidazione è: non rieleggete Tore Sanna, sindaco uscente. Quello che a Villasimius, assieme agli ambientalisti, ha osato bloccare la cemetificazione di un'area di rara e straordinaria valenza naturalistica: è roba di Zuncheddu, copresidente-ombra ma non in sonno della Giunta regionale, con Ketty Corona sua socia, più due giornalisti prestati unal Consiglio e l'altro come ferro di lancia per l'informazione a Capellacci. Insomma, tutto in famiglia e loggia allargatai. A un livello così infimo, da tombino fognario, non si era ancora arrivati. È tragico: per tutti.
