Paperone wrote:
però credo, e penso che anche Vik intenda questo, che al Pirata è stato fatto un processo alle intenzioni, se si può chiamare così. lui è stato beccato con solo l'ematocrito alto, indizio ma non prova di colpevolezza. gli altri sono stati beccati con le mani nella marmellata, lui aveva solo le mani un po' appiccicaticce, forse però poteva aver mangiato del miele.
voglio dire, ci si è tutti scagliati contro di lui solo per un esame, che non prova l'uso. e tutti, primo fra tutti Cannavò, a fare la morale, quando poi si sapeva, o si è poi saputo, che era tutto il mondo del ciclismo che mangiava la marmellata. tutto o quasi.
E qui quoto senza riserve. Ai vari Bugno e Chiappucci, beccati come lui con l'ematocrito alto, è stato concesso, come è giusto che sia, il beneficio del dubbio, si sono scontati la loro squalifica e sono tornati a gareggiare come nulla fosse, come è giusto che sia.
Pantani è stato sottoposto ad una gogna di qualche anno, cosa di per se indegna.
Per quanto riguarda miele e marmellata, purtroppo per anni l'ematocrito è stato l'unico mezzo per scoraggiare chi usava l'epo con criterio. Da qui il clima di sospetti. Certo, fra un Gotti, uno Zuelle, un Virenque ed un Pantani la differenza di trattamento è stata clamorosa, e non a favore di colui che non si è mai potuto provare che si dopasse. Persino Frigo ha potuto tornare a gareggiare senza eccessiva pressione, Pantani è stato sempre indicato come l'esempio negativo, ben oltre i suoi demeriti, come prima era presentato come esempio positivo, secondo meriti invece conquistati sul campo.
Ribadisco: distinguiamo fra l'accanimento successivo alla squalifica, intollerabile ed inqualificabile, ed il complotto che avrebbe portato alla squalifica di Madonna di Campiglio, che tutt'ora mi sembra poco credibile.
francilive wrote:
Peraltro colgo l'occasione, grazie al link postato dal Poz, per ricordare un grande giornalista che il ciclismo lo ha amato e difeso per davvero, ossia Adriano De Zan, uomo di grande cuore e passione verso lo sport e i suoi atleti, non soltanto per l'audience che sapevano procurare nella corsa organizzata dal proprio giornale.

Mamma mia, volatona di gruppo, lui che indicava l'arrivo prima del photofinish, dal primo fino al settantatreesimo.
Trascorreva mezza telecronaca ad intervistare assessori dei comuni attraversati, e si entusiasmava per l'inquadratura fuggevole dei vari Petito, Ghirotto, Leali e di tutti i gregarioni di questo mondo.
Capace di riconoscere al primo sguardo ciclisti di cui anche la madre ignorava l'esistenza, in mezzo alla grandine, coperti da impermeabili svolazzanti ed imbottiti di giornali, mentre la linea era disturbata e l'immagine era nebbiosa.
C'era chi parlava di telepatia, pare che Fox Muldern abbia dedicato vari mesi di indagine alla figura di Adriano De Zan.
Peccato che la coppia con Giorgio Martino proprio non funzionasse. Parlavano dei cavolacci loro mentre i ciclisti gareggiavano, ricordo ancora che mentre Pantani nel 1994 scattava sul Mortirolo, dando inizio alla sua leggenda (al di la della discussione di prima, purissima e giustificata), loro parlavano del più e del meno. Quando finalmente videro nel monitor Pantani da solo, dopo parecchio tempo, commentarono che purtroppo la maglia bianca era in difficoltà. Quindi lessero le notizie di radio corsa, Farolfi li avvisò, e De Zan esplose in un genuino entusiasmo, dimenticandosi di mascherare l'errore come grossolanamente cercava di fare Giorgio Martino.
In coppia con Cassani, a fine carriera, era strepitoso, come quando gli capitava di commentare con Adorni. Credo nessuno mai sia stato esperto di ciclismo come lui, ne abbia mai amato tanto questo sport.