Anyway, stavo rileggendo il primo topic australiano [che, cara la mia diddatrice che metterebbe in history anche
cacca pupu, avrebbe necessita' di maggiore considerazione

]
A parte l'emozione nel ripassare mentalmente quei giorni, la pelle d'oca provata nel leggere i vostri complimenti e gli in-bocca-al-lupo, ho ritrovato un quote di SNAKE12, che dice:
di tutti gli italiani che conosco che hanno scelto di andare all'estero, sai quanti sono tornati in italia ? Nessuno !
Il difficile è solo nel darsi lo slancio iniziale, e su questo parti con il piede giusto.
Bisogna avere il coraggio di essere artefici del proprio destino, e per questo ti ammiro infinitamente.
che "tocca" il tema che maggiormente sento in queste prime tre settimane, cioe' la mancanza di casa.
Mi permetto di pensare che queste persone, che sono rimaste all'estero, :
a) siano in Europa [molto piu' semplice tornare a casa ogni 3/4mesi]
b) se sono fuori dall' Europa, abbiano una situazione, per cosi' dire, "casalinga" non molto allettante.
Secondo me si ha il coraggio di essere artefici del proprio destino anche in una piccola-media dimensione: e questa e' una caratteristica che, abbastanza paradossalmente, non sento mia nella mia piccola Bardolino, dove "nella giungla, divento uno della giungla".
Questa e' la grande "colpa" che mi sono sempre attribuito, di non riuscire a crearmi un mio destino a Verona, cosa che tranquillamente si puo' fare. O chissa', magari avevo bisogno di certe esperienze per riuscire veramente a crearlo.
Ieri sera, dopo 3 birre e un zig-zag, stavo parlando con Safe di tutto questo.
Non so se la scelta di tornare in Australia e' stata la scelta giusta, e naturalmente l'entusiasmo di questa seconda avventura e' scemato rispetto alla prima (anche perche' diciamo che ho fatto la bella vita durante i primi mesi nel 2009 con feste ogni sera

), ma sento (e sentivo al momento della scelta che e' stata molto ben ponderata) che questa scelta ha un suo perche' e mi portera' da qualche parte.
Ho sempre amato un discorso di Steve Jobs, non so se lo conoscete...
http://www.youtube.com/watch?v=D1R-jKKp3NA
Jobs afferma che la vita e' un insieme di connecting dots, di connettere i vari punti. Una cosa che naturalmente si puo' fare solo a un certo punto della propria vita. E' un continuum di sliding doors.
Per questo, se da un lato non mi sento proprio sicuro al 100%, contento al 100%, credo in me stesso e nella scelta che ho fatto, con la fiducia (o la speranza forte) che sia stata la scelta giusta da fare.
Ora sta a me, come spesso ultimamente, il next step: un altro lavoro che mi consenta di rimanere in Australia.
E nel frattempo chiedermi se, nel medio-lungo periodo (2-3 anni) io voglio rimanere veramente in Australia.
L'Australia, ricordo, equivale a vedere i miei genitori 1 volta all'anno. Dopo 24 ore di aereo. Pesantino.
Che poi, cio' che voglio, non lo so.
scusate per l'introspezione

concludo con un WLF sempre e comunque
a presto per nuove foto
