shilton wrote:joesox wrote:Altra sconfitta deprimente.
Me la racconti? ho visto solo il boxscore.
shilton, lo sport è sempre bello, perché imprevedibile.
"Il raro verificarsi del previsto" (cit. WCW), in effetti, delude.
Per cui la partita è stata emozionante, bella, lunghissima. Ma se tifi per A e vince B un pochino ti deprime. Credo sia normale.
I Sox vincevano 9-3, dopo essere andati sotto nel primo 3-0 come da copione. Non hanno starting pitching efficiente quindi, come da recente copione, hanno preso sei punti nel settimo inning, quando, finito lo starter da sei inning, Andrew Miller, che solitamente affronta uno o due battitori, ne ha affrontati sei, tra l'altro regalando basi ball e singoli, creando le premesse del collasso. Poi sul 9-9 nel nono, decimo, undicesimo uomini Sox in base non segnano. Poi Junichi Tazawa, il miglior rilievo della giornata subisce due mezzi bloop, palle alte colpite con fortuna, opposite field,e prende il punto della sconfitta. Ma i Royals hanno battuto ed usato il bullpen al meglio.
Piuttosto ti racconto un'altra storia.
L'ho trovata sul pc questa mattina (fenomeni di sonnambupostismo?) ed ho deciso di condividerla.
Facciamo il Punto.
C’era quel genovese, Andrea Bacigalupo, che ogni sera alzava, immersa, nel verde, la faccia dalle trenette al pesto, guardava al cielo, e implorava, gridando verso l’alto: “Dio, fammi vincere la lotteria! Ti Prego! Ti pregooooo!”
E nulla accadeva.
E così ogni sera, per uno, due, cinque anni…
Una calda sera d’agosto, improvvisamente il cielo di Genova si fece scuro, nero come la pece. Poi si squarciò e con fragore immenso apparve la faccia di Dio, una faccia saggia, seria, ma paterna, con la lunga barba bianca.
Andrea, con la faccia sporca di verde, alzò gli occhi al cielo. Lo sguardo esterrefatto.
E Dio parlò: “Andrea, io ti faccio vincere, ma tu, belìn, almeno compra il biglietto!”
Le fasi sono tre.
1. Comprare il biglietto della lotteria. Sono soldi ben spesi? No. Comunque convinto da Lucky lo compri, anzi ne compri mille. Spendi una fortuna.
2. Vincere la lotteria.
3. Spendere bene i soldi vinti. Non comprando altri biglietti della lotteria, ad esempio. Non credere più a Lucky.
Ora mi pare lampante che la parte difficile, direi quasi impossibile, sia la 2. Tutti siamo capaci di comprare qualche biglietto, magari a caso. Tutti, le nostre mogli in primis, sappiamo spendere soldi, non serve neppure andare in un negozio, oggi si può fare tutto online.
Il difficile/quasi impossibile è la fase 2.
I Red Sox ieri hanno vinto la lotteria. Hanno vinto circa $260 milioni.
Certo, hanno perso uno slugger come Adrian Gonzalez, che a San Diego era penalizzato dal fatto che Petco Park è amico dei pitcher e quindi a Boston si sarebbe rivelata la sua vera potenza. Ed in effetti ha avuto un grande primo anno (a prezzo stracciato tra l’altro) e poi nel 2012 si è un po’ spento. Anzi si è spento dalla seconda metà dello scorso anno. Alcuni hanno parlato dell’Home Run Derby, altri di misteriosi malanni. Quest’anno a Gonzo non piaceva il manager*. E Gonzo non sa scrivere gli sms, quindi chiede a Shoppach. Shoppach scrive: Bas/ta con Bob/by V spac/ca/mar/ro/ni. E loro vendono Shoppach. Al che Shoppach dice che Gonzo gli ha suggerito le parole, lui ha solo messo giù l’endecasillabo. Essendo un catcher, tools of ignorance, non te lo aspetti, ma la poesia è pur sempre poesia. E allora vendono anche Gonzo. Tipico di Boston, con un pagliaccio come manager viene fuori un circo. Pagliaccio-circo, anche logico, se vogliamo. In carriera al Dodger Stadium Gonzo batte .212. Ieri è andato 1-5 .200. Appena sotto media insomma. Ma credo che avrà molte buone stagioni a Los Angeles. Pagato però dai Los Angeles Dodgers.
Hanno perso un ex-numero uno, un ex-asso, un’ancora della rotazione, come Josh Beckett che magari al Dodger Stadium, amico dei pitcher, risorgerà. Un personaggio atipico. Per dire, ieri Beckett, sull’aereo che lo portava in California, ha creato il suo primo account su twitter per ringraziare i tifosi dei Red Sox. Classe texana. Ha bevuto la birra, ha mangiato il pollo, è andato a giocare a golf mentre era infortunato, ha detto che la famiglia viene prima del baseball**. Cose così. A Boston ha vinto una World Series, una l’ha vinta con i Marlins ed una magari la vincerà a Los Angeles. Ma a Boston non sentiranno la sua mancanza. Mentalmente non c’era più. Alti e bassi, ma il settembre 2011 ha ucciso l’uomo ed anche il pitcher. Anche qui pagano il resto del contratto i Los Angeles Dodgers.
Hanno perso un corner outfielder come Carl Crawford, veterano trentenne, che magari ritornerà ad essere quello di Tampa Bay, ma che a Fenway Park non serviva. A Fenway Park, in campo sinistro, in difesa, basta Manny Ramirez. Dice già tutto. Non servono tuffi, corse, atletismo. Si gioca shallow e si guarda dove va la palla. Home run: non si fa niente. Se è corta la si prende al volo e magari si risparmia anche qualche singolo che altrimenti sarebbe caduto. Se è lunga, si aspetta il rimbalzo contro il Mostro Verde, si raccoglie e si spara in seconda. Se il battitore è un asino e pensa di poter strappare un doppio, l’esterno sinistro si guadagna qualche volta pure un assist. A Fenway Park non serve rubare (basta l’indiano o Dave Roberts) o fare bunt. A Boston c’è sempre uno slugger dietro che ti porterà a casa. A Boston segnano 900 runs senza l’industria manifatturiera, senza rubare 120 basi all’anno. Bastano doppi e home run. E basta non dormire sulle basi, come stanno facendo in questa stagione. Crawford a Boston non serviva. Certo, ha avuto sfortuna, poi era infortunato, adesso lo hanno operato ed è convalescente. Ma era un contratto folle e lui non serviva. Nella National League giocano un po’ diverso, Crawford sarà utile. Non era sull’aereo con Becks, Gonzo e Punto. Mi sono offerto (di nuovo) di guidare la macchina per portarlo a Los Angeles, coast-to-coast. Attendo sms di risposta. Il conto della benzina sempre in California, lo pagheranno i Los Angeles Dodgers. Buon viaggio.
Prospetti.
Sono arrivati due idoli: Rubby De La Rosa e Jerry Sands. Idoli assoluti. Li compro entrambi al fantasy, contattatemi via PM. Rubby è un partente, viene dalla TJ, ma la scorsa settimana ha lanciato 97mph. Potrebbe essere costretto a fare il rilievo, ma non è detto. Jerry Sands. Esterno sinistro con potenziale. Va strikeout, ma cammina abbastanza, ha migliorato la batting stance.
Sono arrivati pure Ivan De Jesus e Allen Webster. De Jesus ha rotto la tibia nel 2009. È un seconda base, ottimo in difesa, ma senza potenza. Non sarà mai un everyday player, ma potrebbe tornare utile. Allen Webster, 18esimo giro al draft 2008, è stata una vera sorpresa. Promosso in AA (3.40 ERA in agosto 2011) lo fanno fuori facendogli lanciare 117 lanci in uno shutout. Da quel giorno subisce 20 runs in tre start. È un groundballer. La veloce tocca 95mph. Quest’anno 117 strikeout in 122 inning.
Non possiamo sapere che carriera avranno. L’incubo di Ben Cherington è quello di aver preso Danny Cater per Sparky Lyle. L’incubo per un GM*** c’è sempre. Questa è la franchigia che ha mandato l’offerta a Carlton Fisk con due giorni di ritardo ed ha perso un uomo franchigia, un catcher, colui che ha battuto l’HR più famoso della storia del baseball (ex-aequo con Bobby Thomson). Questa è la franchigia che ha venduto Babe Ruth agli Yankees. Quindi i rischi ci sono sempre. Ma le entità volate ieri a Los Angeles non sono degli UFO, sono oggetti noti. Quelle in arrivo le vedremo all’opera presto.
Dettagli insignificanti
Hanno perso Nick Punto. Punto.
È arrivato, ma non al posto di Punto, un disidratato James Loney. Punto.
I Sox pagheranno $2m all’anno per sei anni. Li prenderanno dal Liverpool; magari affittano Andy Carroll.
Per il 2013 il payroll è di $46 milioni. Ora io capisco che siate tutti preoccupati per la fase 3. A parte il fatto che la fase 3 non comincerà fino a novembre e quindi non serve preoccuparsi oggi, davvero io penso che si possa festeggiare un pochino per la fase 2.
Non si vince la lotteria tutti i giorni, non la si vince ogni domenica, non la si vince in agosto, in effetti non la si vince praticamente mai!
Soprattutto se non si comprano i biglietti.
*Il manager. Hanno licenziato Tito non per la sua presunta inefficienza tattica, ma per la carenza di leadership in spogliatoio. Hanno preso (senza soggetto) Bobby V, che ha – oggettivamente, visto che usa il bunt e le basi intenzionali ad ogni occasione – pessima conoscenza della, chiamiamola, scienza del baseball. E che, soprattutto, ha distrutto lo spogliatoio. Quando non resterà nessuno, lo seguiranno. Tito aveva capacità diplomatiche eccellenti con la stampa di Boston. E, secondo me pure con i giocatori. E diciamo pure – tanto postare è ancora gratis – che fosse insufficiente tatticamente. Bobby V invece è un incapace in tutto.
**La famiglia. La famiglia è importante. Non è Beckett sia diventato improvvisamente Alberoni. È ovvio che la famiglia viene prima del baseball. Viene prima del lavoro, viene prima di tutto; la moglie, i bambini, la famiglia vengono prima. Ma è una cosa ovvia, non deve venire a dircelo Beckett! È ovvio! È altrettanto ovvio che tale lo era anche prima che nascesse la bimba. Mi stupirei se il baseball fosse stato più importante della famiglia prima che nascesse la bimba e fosse meno importante adesso. Siamo su due piani diversi, quello è il problema. Non si può fare una classifica nella quale ci sono baseball e famiglia. Non ha senso. Ma quando uno va a lavorare, pensa al lavoro; non è che perché pensa al lavoro, in quel momento la famiglia diventa meno importante. Lavori distrattamente perché hai una famiglia? Ma dai, anzi la famiglia è spesso vista come elemento stabilizzante. Se poi uno vuole giustificare la sua ERA esplosa sostenendo che le sue priorità sono cambiate, sta solo accampando delle scuse.
***Il General Manager. Oggi si capisce perché Theo Epstein se ne è andato. Se ne è andato non una, ma ben due volte. La seconda volta non è ritornato. A Wrigley Field ha un lavoro affascinante e terribilmente difficile, ma da sogno. Ben Cherington è stato finora un impiegato, un tuttofare, un tappabuchi. L’unico che oggi potrebbe fare la voce grossa, cioè fare davvero il GM, credo che in questa situazione sarebbe Billy Beane. Ma non verrà mai. Credo che nessuno nel baseball di oggi invidi il lavoro di Cherington. Finche c’è Lucky Lucchino che ti convince a comprare biglietti della lotteria…