Re: L'uomo è per natura un animale politico
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Toni Monroe
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Re: L'uomo è per natura un animale politico
Sull'eutanasia credo che ci sia una paura di fondo di tanti che sono così attaccati alla vita (propria e dei propri cari) che difficilmente cederanno di fronte ad una quantità di pareri (numerosi od autorevoli finchè si vuole) contrari. La battaglia è quella -per fare un esempio- tra i parenti di Terry Schiavo ed il marito. Quelli che la volevano viva (anche in quel modo) e chi invece riteneva un atto di pietà il lasciarla morire. Non entro nel merito di altri risvolti del caso Schiavo (mi pare ci fossero accuse al marito, non so quanto fondate) perchè in questo discorso entrano poco. La situazione ipotetica è quella di una persona che si trovi in condizioni cliniche tali da far dubitare che si possa chiamarla vita. Se ricordiamo le polemiche che seguirono al silenzio assenso sulla donazione di organi (con persone che disegnavano scenari in cui li espropriavano degli organi quando ancora -magari- potevano campare), ci rendiamo conto che il confronto con la morte e la sua definitività non è facile per tutti. C'è chi ha delle certezze in cui rifugiarsi (siano religiose o nichilistiche), ma ce ne sono tantissimi che sperano in un miracolo o in una semplice botta di culo.. Ecco il grande problema riguardo all'eutanasia. Che poi molti di quelli contrari non abbiano neanche il coraggio di manifestare apertamente il proprio dissenso è un altro discorso.
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OnTheBizz
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Re: L'uomo è per natura un animale politico
Chiaro. Assurdo? E perchè mai. La discezionalità dipende essa stessa dal Presidente della Repubblica. Altrimenti sarebbe anche inutile una sua elezione, basterebbe la corte costituzionale. Ci sarà un motivo se la scelta di un esponente di un campo o dell'altro ha un certo peso. Non credo che il partecipare alle parate sia una figata tale da valerne la pena, ecco.rene144 wrote: il concetto è che il Vaticano sia deluso dal fatto che Napolitano non abbia approvato la legge per i suoi contenuti
«Non sussistono le ragioni di necessità e di urgenza». Secondo lui. Va bene. Ci fosse stato Cossiga, come mi pare d'aver sentito in una intervista su Sky, giusto per fare un esempio non troppo fuori dalla realtà nè lontano temporalmente, ste ragioni magari sarebbe state "ritenute" sussistenti (?).ripper23 wrote: Ammesso e non concesso che ci sia tutta questa discrezionalità che tu dici (tutti a destra si son scandalizzati ma nessuno mi pare abbia mai nominato, criticato, messo in dubbio le ragioni giuridiche e istituzionali che Napolitano ha dato al suo rifiuto di firmare. L'unico che le ha nominate è Fini, chidendosi come mai non nessuno le abbia prese in considerazione), Napolitano avrebbe comunque negato la firma non perchè contrario al decreto, ma solo perchè ha "ritenuto" non ci sia la costituzionalità per firmarlo. Magari è il puù grande sostenitore di questa linea, ma se il decreto è anticostituzionale lui non può firmarlo. Continuo a domandarmi dove sia la delusione. Se il Vaticano crede che si sia inventato le ragioni giuridiche e costituzionali per poterlo rifiutare, si impegni a portarne di nuove contrastanti. Altrimenti continui pure a dire la sua su tutto, senza possibilmente andare a toccare cose che non ha nemmeno la competenza per criticare, come le ragioni giuridiche di un rifiuto ad un decreto legge da parte del Presidente della Repubblica.
EDIT: Renè ha spiegato meglio e con meno parole lo stesso concetto prima di me.
Ma uno non può manco rimanere deluso dalla decisione di un uomo politico? Essù. Allora anche l'Italia non doveva permettersi di essere delusa per quanto rigurda l'estradizione di Battisti. Come osa pretendere qualcosa dallo stato brasiliano?
La legittimità, le motivazioni, non sono mai state messe in dubbio. Il Vaticano sperava che, nell'ambito della discrezionalità di cui un Presidente della Repubblica è insignito, fosse d'accordo con loro. Non lo è stato. E che doveva fare, rallegrarsi? Mi pare un pò esagerato.
Last edited by OnTheBizz on 06/02/2009, 20:25, edited 1 time in total.


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Luca10
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Re: L'uomo è per natura un animale politico
Per fortuna. Così magari si riesce a rispedirne a casa qualcuno in più di quanto successo fino ad ora; ma in Italia banchettano tutti con solo diritti e niente doveri.Mike wrote: no. perchè nel caso in cui il medico lasci passare indenne l'extracomunitario irregolare diventa passibile di omessa denuncia.
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Re: L'uomo è per natura un animale politico
I post razzisti non sono ammessi. Ho rimosso io il tuo post, magorosso.
C'è bisogno che si giochi con un po' di dignità! Con un po' di anima cazzo! Nessuno fa un salto, un fallo con la palla lì! Facciamo a cazzotti almeno!! Ma che cazzo avete dentro?


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magorosso
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Re: L'uomo è per natura un animale politico
razzismo...........
cmq
se vieni denunciato quando ti curi, non ti curi.
se non ti curi, contagi.
sta cosa avra' molte conseguenze negative, imho.
cmq
se vieni denunciato quando ti curi, non ti curi.
se non ti curi, contagi.
sta cosa avra' molte conseguenze negative, imho.
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chinasky
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Re: L'uomo è per natura un animale politico
Ti ha risposto magorosso in un certo senso Luca. All'ospedale non ci andrà a farsi denunciare un grande esponente della mala albanese o cinese o russa. Ci va il disperato. E se il disperato sa che lo rimandano a casa non ci va. E se questo si porta a spasso il colera (esempio volutamente spinto) ci sarà poco da ridere. Siamo un paese che non ha una così alta percentuale di immigrati in casa come si vorrebbe far credere, molti paesi ne portano decisamente di più all'interno dei propri confini. E, spesso, gestiscono meglio le situazioni, nel limite del possibile, senza leggi propagandistiche e populiste come questa. Che, tra l'altro, se funzionerà come la splendida trovata della Bossi-Fini stiamo a posto.Luca10 wrote: Per fortuna. Così magari si riesce a rispedirne a casa qualcuno in più di quanto successo fino ad ora; ma in Italia banchettano tutti con solo diritti e niente doveri.
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Re: L'uomo è per natura un animale politico
c'è modo e modo di dire le cose.magorosso wrote: razzismo...........
cmq
se vieni denunciato quando ti curi, non ti curi.
se non ti curi, contagi.
sta cosa avra' molte conseguenze negative, imho.
C'è bisogno che si giochi con un po' di dignità! Con un po' di anima cazzo! Nessuno fa un salto, un fallo con la palla lì! Facciamo a cazzotti almeno!! Ma che cazzo avete dentro?


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Luca10
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Re: L'uomo è per natura un animale politico
Chiaro, ma questa legge insieme a tante altre cose deve servire da deterrente per venire in Italia.chinasky wrote: Ti ha risposto magorosso in un certo senso Luca. All'ospedale non ci andrà a farsi denunciare un grande esponente della mala albanese o cinese o russa. Ci va il disperato. E se il disperato sa che lo rimandano a casa non ci va. E se questo si porta a spasso il colera (esempio volutamente spinto) ci sarà poco da ridere. Siamo un paese che non ha una così alta percentuale di immigrati in casa come si vorrebbe far credere, molti paesi ne portano decisamente di più all'interno dei propri confini. E, spesso, gestiscono meglio le situazioni, nel limite del possibile, senza leggi propagandistiche e populiste come questa. Che, tra l'altro, se funzionerà come la splendida trovata della Bossi-Fini stiamo a posto.
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Toni Monroe
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Re: L'uomo è per natura un animale politico
Ma l'Italia è comunque uno dei paesi in cui le leggi si rispettano di meno. :D Che poi.. deterrente. Magari nelle intenzioni. Convinti che qualcuno ci casca. C'è qualche paese al mondo in cui una qualunque sanzione (anche estrema) ha funzionato come deterrente per qualsivoglia reato? Un paese che abbia risolto in maniera definitiva ed assoluta un qualsiasi problema? Perchè sarebbero tutti lì a copiarlo, un paese così. Se c'è gente che lavora in nero, ad esempio, perchè non si costringono le ditte ad assumerli, così pagano anche le tasse sui loro guadagni? Dice, perchè se no le ditte non li assumono. Allora avremmo, indirettamente, fatto qualcosa di concreto. Altrimenti si parla tanto per parlare. Parole in libertà. Il fatto poi che l'immigrazione clandestina sia un reato, di per sè, a me sembra una sciocchezza pura e semplice. Il criterio dovrebbe essere -ma per chiunque- di chiedersi se una persona ha di che mantenersi. Hai un lavoro? No? Allora ciao. Ma questo dovrebbe allora valere anche per uno di Roccaraso che si trasferisca a Pizzighettone e si metta a rapinare edicole (tanto per dire..), non solo per lo straniero.
Last edited by Toni Monroe on 06/02/2009, 23:30, edited 1 time in total.
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rene144
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Re: L'uomo è per natura un animale politico
No. I medici hanno la possibilità di denunciare, ma non l'obbligo, stando a quanto è stato detto (anche in questo stesso topic).Mike wrote: no. perchè nel caso in cui il medico lasci passare indenne l'extracomunitario irregolare diventa passibile di omessa denuncia.
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Non so se sia attinente parlarne qui o aprire un topic dedicato, ma a me la canzone di Gino Paoli ha fatto un discreto schifo. Capisco che sia vecchio. Capisco che abbia bisogno di farsi pubblicità. Ma pensavo ci fossero dei vaghi limiti alla decenza.
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Re: L'uomo è per natura un animale politico
Che è un'idea profondamente intelligente. Il paese più ricco del mondo lo è diventato grazie all'immigrazione, i posti con meno problemi legati all'immigrazione sono quelli con più immigrati, ma noi vogliamo i deterrenti. Siamo forti, cazzo.Luca10 wrote: Chiaro, ma questa legge insieme a tante altre cose deve servire da deterrente per venire in Italia.
Sorvolo su vaticano, Berlusconi, Napolitano, e la famiglia Englaro. Non ho voglia di essere volgare.
La scienza può solo aggiungere; davvero non vedo come e che cosa possa togliere.
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BruceSmith
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Re: L'uomo è per natura un animale politico
Congo, l'inferno nel nostro corpo
La donna è un campo di battaglia. Lo stupro una strategia di guerra
«Devo proteggermi» sussurra l’uomo in camice bianco. «Ho imparato a essere insensibile per poter curare pazienti che perdono urina e materia fecale dopo che lo stupro di gruppo le ha lacerate. Donne torturate con bastoni, coltelli, baionette esplose dentro i loro corpi rimasti senza vagina, vescica, retto. Ragazze alle quali devo dire: mademoiselle, lei non ha più un apparato genitale, non diventerà mai una donna». Dieci anni fa, una giovane violentata a cento metri da qui si è trascinata da lui. Da allora, nel suo ospedale Panzi a Bukavu, il ginecologo Denis Mukwege ha operato 25 mila vittime di stupri efferati e ne ha medicato altrettante nei villaggi, condannato a leggere nei loro corpi gli scempi di questo cruciale lembo d’Africa, l’est della Repubblica Democratica del Congo.
Si combatte dal 1998 nel Nord e nel Sud del Kivu, fuori dalle città di Goma e Bukavu, sulle rive di un lago beffardamente incantevole a ridosso della frontiera con il Ruanda. Cinque milioni di morti dal ’98 al 2002, nel conflitto più sanguinoso del globo dopo la seconda guerra mondiale. Poi i ribelli impazziti, i villaggi cancellati, la missione dell’Onu Monuc - la più imponente, con 17 mila caschi blu - capace solo di contare i morti dopo battaglie sbrigativamente attribuite a faide etniche e che invece mirano al controllo di immense e maledette ricchezze minerarie: oro, tantalio, diamanti. Lo stupro, qui, è l’arma affilata di una guerra che da tempo ha perduto la linea del fronte. La strategia primordiale di tutte le sigle paramilitari che annidano plotoni assassini nel cuore di tenebra della foresta equatoriale. Stuprano i ribelli del Cndp del generale Nkunda, appena messo fuori gioco dai suoi storici alleati ruandesi, e forse - mentre scriviamo - già ammazzato o spedito in un esilio dorato. Stuprano le milizie della Fdlr, gli hutu responsabili del genocidio ruandese del ’94 fuggiti in Congo. Stuprano i Mai Mai, combattenti filogovernativi, allucinati da riti tribali. E stupra l’esercito regolare.
Violenza sistematica, compiuta davanti a figli e mariti: annientare le donne è un metodo veloce e sicuro per riuscire a mutilare intere comunità, spaccandole in un’invincibile vergogna. Il presidente congolese Joseph Kabila ha appena autorizzato l’esercito ruandese a entrare in Congo per sgominare gli hutu della Fdlr, come promessa di pace per il Kivu, ma la sua gente non si aspetta che altri morti, altri inferni. «Perché chiamare qui i ruandesi a risolvere un loro problema? » si chiede Mathilde Muhindo, che si è dimessa dal Parlamento disgustata dall’immobilismo di Kinshasa e da sempre assiste le vittime di stupro nel Centro Olame della diocesi di Bukavu. «Perché il governo è sceso a patti con Bosco Ntaganda, l’antagonista di Nkunda, ricercato dalla Corte dell’Aja per crimini contro l’umanità? È triste che nella nostra terra chiunque sia autorizzato a fare ciò che vuole, esattamente come i militari sul corpo delle donne».
Corpi sfioriti come quello di Elise Mukumbila, maschera di rughe e livore: nelle credenze tribali, forzare un’anziana porta ricchezza, così i Mai Mai hanno abusato di Elise per mesi, nella foresta a nord di Goma, lasciandole l’Hiv. La incontro a Goma, nel piccolo centro di Univie Sida, associazione locale che convince le donne sieropositive del fatto che la vita può, deve continuare. E corpi di bambine come Valentine, orfana dodicenne, perché violare una vergine rende immortali. Lei ha perso la parola dopo i ripetuti stupri di gruppo, ha la gonna fradicia di urina per una fistola mai curata: la sorella maggiore vuole nascondere la tragedia agli altri sfollati nel campo di Buhimba, poco lontano da Goma, dicendo a tutti che il sorriso vuoto della bimba non è che una pazzia senza nome. A Bukavu Janette Mapengo, 31 anni, mi si avvicina zoppicando. Gli otto hutu che l’hanno violentata nella sua capanna costringevano il marito a guardare, per poi seccarlo con una pallottola in fronte ed esplodere su Janette altri tre colpi, appena lei ha osato urlare.
Alza la gonna scolorita mostrando l’arto di plastica: all’ospedale Panzi le è stata amputata la gamba destra maciullata dagli spari. Janette piange piano: «Sono inutile». Françoise Mukeina ha 43 anni, undici figli, occhi color miele: «Cento hutu ci hanno prese in otto dal villaggio, a Shabunda, tenendoci schiave nella foresta per due anni, nutrite con gli avanzi, violentate a turno ogni giorno, marchiate col fuoco. Quando mi hanno mandato a fare legna sono fuggita. Ho dolori che non finiscono mai ma ringrazio Dio: io sono viva, le altre no». Solo nel Sud Kivu, da gennaio a settembre 2008, l’agenzia dell’Onu Unfpa ha censito 11.600 donne che hanno chiesto cure dopo la violenza carnale: per il 95 per cento di loro, gli autori erano miliziani. Nel Nord Kivu si stimano 30 mila vittime di stupro dal 98, ma quelle che tacciono per vergogna sarebbero molte di più.
«È un femminicidio: gli stupri aumentano, sembrano contagiosi» esplode Fanny Mukendi di Action Aid, organizzazione internazionale che tra Bukavu e Goma finanzia i gruppi locali più attivi nel ricomporre i brandelli di esistenza di queste donne. «Sono povere, sfollate dopo gli attacchi dei ribelli: la violenza è il colpo di grazia. Hanno bisogno di un sostegno psicologico e di entrate economiche: con noi fabbricano sapone, panieri, preparano dolci da vendere al mercato. Nulla di spettacolare, ma le aiuta ad accettarsi di nuovo». A Goma, Action Aid ha fondato un movimento femminile che a novembre, durante l’assedio di Nkunda, ha riempito lo stadio al grido “stop aux viols”. E per Fanny, «ogni donna del mondo dovrebbe essere solidale con loro». Pensava soprattutto all’est del Congo, l’Onu, quando l’anno scorso si è decisa a inserire lo stupro di guerra tra i crimini contro l’umanità, perseguibile dai tribunali internazionali.
Ma per ora, qui, domina l’impunità: «Con i militari si può solo segnalare l’esercito di appartenenza» spiega Julienne Mushagaluja, avvocatessa del gruppo Afejuco a Bukavu, che raccoglie testimonianze di vittime in vista di un appuntamento importante: «Sta per arrivare un inviato della Corte dell’Aja» rivela. «Dovrà capire se esistono prove sufficienti a denunciare per stupro i signori della guerra». Delle 58 condanne eseguite a Bukavu nel 2008 (su 353 denunce), solo 9 riguardavano militari, ma rispondevano anche di altri delitti. «Se a soffrire fossero gli uomini e non le donne» dice sommesso il dottor Mukwege «la comunità internazionale avrebbe già trovato una soluzione». Nel campo di Buhimba, durante il consueto acquazzone pomeridiano, siedo in una capanna buia sopra la terra nera del vulcano Nyiragongo, con un gruppo di donne e i loro neonati. I figli della violenza. In Congo l’aborto è illegale, per quello clandestino ci vogliono soldi, e non è il caso di Dativa Twisenge, 22 anni, scheletrica, bella, che disprezza il suo piccolo Oliver: «Che me ne faccio? Voglio solo morire. Due stupri sono troppi» mi gela. «Due anni fa in casa mia, a Masisi, con mia madre: a lei hanno spezzato le gambe. L’anno scorso qui vicino: tre militari del governo mi montavano come una cagna e intanto mi bastonavano la schiena: non ho fatto che urlare “uccidetemi!”». Agnès è un raggio di luce: 33 anni, sei figli, l’ultimo nato dallo stupro. Rapita vicino al campo con altre nove, legata e bendata dall’alba al tramonto, gettata tra i banani come spazzatura. Non riesco a non chiederle cosa prova per questo neonato paffuto, che per sempre le ricorderà la tortura. Lei sgrana gli occhi allungati: «Devi capire, è il mio bambino. L’ho chiamato Chance affinché, almeno lui, abbia la fortuna di conoscere un mondo migliore».
Emanuela Zuccalà
http://www.corriere.it/esteri/09_febbra ... aabc.shtml
La donna è un campo di battaglia. Lo stupro una strategia di guerra
«Devo proteggermi» sussurra l’uomo in camice bianco. «Ho imparato a essere insensibile per poter curare pazienti che perdono urina e materia fecale dopo che lo stupro di gruppo le ha lacerate. Donne torturate con bastoni, coltelli, baionette esplose dentro i loro corpi rimasti senza vagina, vescica, retto. Ragazze alle quali devo dire: mademoiselle, lei non ha più un apparato genitale, non diventerà mai una donna». Dieci anni fa, una giovane violentata a cento metri da qui si è trascinata da lui. Da allora, nel suo ospedale Panzi a Bukavu, il ginecologo Denis Mukwege ha operato 25 mila vittime di stupri efferati e ne ha medicato altrettante nei villaggi, condannato a leggere nei loro corpi gli scempi di questo cruciale lembo d’Africa, l’est della Repubblica Democratica del Congo.
Si combatte dal 1998 nel Nord e nel Sud del Kivu, fuori dalle città di Goma e Bukavu, sulle rive di un lago beffardamente incantevole a ridosso della frontiera con il Ruanda. Cinque milioni di morti dal ’98 al 2002, nel conflitto più sanguinoso del globo dopo la seconda guerra mondiale. Poi i ribelli impazziti, i villaggi cancellati, la missione dell’Onu Monuc - la più imponente, con 17 mila caschi blu - capace solo di contare i morti dopo battaglie sbrigativamente attribuite a faide etniche e che invece mirano al controllo di immense e maledette ricchezze minerarie: oro, tantalio, diamanti. Lo stupro, qui, è l’arma affilata di una guerra che da tempo ha perduto la linea del fronte. La strategia primordiale di tutte le sigle paramilitari che annidano plotoni assassini nel cuore di tenebra della foresta equatoriale. Stuprano i ribelli del Cndp del generale Nkunda, appena messo fuori gioco dai suoi storici alleati ruandesi, e forse - mentre scriviamo - già ammazzato o spedito in un esilio dorato. Stuprano le milizie della Fdlr, gli hutu responsabili del genocidio ruandese del ’94 fuggiti in Congo. Stuprano i Mai Mai, combattenti filogovernativi, allucinati da riti tribali. E stupra l’esercito regolare.
Violenza sistematica, compiuta davanti a figli e mariti: annientare le donne è un metodo veloce e sicuro per riuscire a mutilare intere comunità, spaccandole in un’invincibile vergogna. Il presidente congolese Joseph Kabila ha appena autorizzato l’esercito ruandese a entrare in Congo per sgominare gli hutu della Fdlr, come promessa di pace per il Kivu, ma la sua gente non si aspetta che altri morti, altri inferni. «Perché chiamare qui i ruandesi a risolvere un loro problema? » si chiede Mathilde Muhindo, che si è dimessa dal Parlamento disgustata dall’immobilismo di Kinshasa e da sempre assiste le vittime di stupro nel Centro Olame della diocesi di Bukavu. «Perché il governo è sceso a patti con Bosco Ntaganda, l’antagonista di Nkunda, ricercato dalla Corte dell’Aja per crimini contro l’umanità? È triste che nella nostra terra chiunque sia autorizzato a fare ciò che vuole, esattamente come i militari sul corpo delle donne».
Corpi sfioriti come quello di Elise Mukumbila, maschera di rughe e livore: nelle credenze tribali, forzare un’anziana porta ricchezza, così i Mai Mai hanno abusato di Elise per mesi, nella foresta a nord di Goma, lasciandole l’Hiv. La incontro a Goma, nel piccolo centro di Univie Sida, associazione locale che convince le donne sieropositive del fatto che la vita può, deve continuare. E corpi di bambine come Valentine, orfana dodicenne, perché violare una vergine rende immortali. Lei ha perso la parola dopo i ripetuti stupri di gruppo, ha la gonna fradicia di urina per una fistola mai curata: la sorella maggiore vuole nascondere la tragedia agli altri sfollati nel campo di Buhimba, poco lontano da Goma, dicendo a tutti che il sorriso vuoto della bimba non è che una pazzia senza nome. A Bukavu Janette Mapengo, 31 anni, mi si avvicina zoppicando. Gli otto hutu che l’hanno violentata nella sua capanna costringevano il marito a guardare, per poi seccarlo con una pallottola in fronte ed esplodere su Janette altri tre colpi, appena lei ha osato urlare.
Alza la gonna scolorita mostrando l’arto di plastica: all’ospedale Panzi le è stata amputata la gamba destra maciullata dagli spari. Janette piange piano: «Sono inutile». Françoise Mukeina ha 43 anni, undici figli, occhi color miele: «Cento hutu ci hanno prese in otto dal villaggio, a Shabunda, tenendoci schiave nella foresta per due anni, nutrite con gli avanzi, violentate a turno ogni giorno, marchiate col fuoco. Quando mi hanno mandato a fare legna sono fuggita. Ho dolori che non finiscono mai ma ringrazio Dio: io sono viva, le altre no». Solo nel Sud Kivu, da gennaio a settembre 2008, l’agenzia dell’Onu Unfpa ha censito 11.600 donne che hanno chiesto cure dopo la violenza carnale: per il 95 per cento di loro, gli autori erano miliziani. Nel Nord Kivu si stimano 30 mila vittime di stupro dal 98, ma quelle che tacciono per vergogna sarebbero molte di più.
«È un femminicidio: gli stupri aumentano, sembrano contagiosi» esplode Fanny Mukendi di Action Aid, organizzazione internazionale che tra Bukavu e Goma finanzia i gruppi locali più attivi nel ricomporre i brandelli di esistenza di queste donne. «Sono povere, sfollate dopo gli attacchi dei ribelli: la violenza è il colpo di grazia. Hanno bisogno di un sostegno psicologico e di entrate economiche: con noi fabbricano sapone, panieri, preparano dolci da vendere al mercato. Nulla di spettacolare, ma le aiuta ad accettarsi di nuovo». A Goma, Action Aid ha fondato un movimento femminile che a novembre, durante l’assedio di Nkunda, ha riempito lo stadio al grido “stop aux viols”. E per Fanny, «ogni donna del mondo dovrebbe essere solidale con loro». Pensava soprattutto all’est del Congo, l’Onu, quando l’anno scorso si è decisa a inserire lo stupro di guerra tra i crimini contro l’umanità, perseguibile dai tribunali internazionali.
Ma per ora, qui, domina l’impunità: «Con i militari si può solo segnalare l’esercito di appartenenza» spiega Julienne Mushagaluja, avvocatessa del gruppo Afejuco a Bukavu, che raccoglie testimonianze di vittime in vista di un appuntamento importante: «Sta per arrivare un inviato della Corte dell’Aja» rivela. «Dovrà capire se esistono prove sufficienti a denunciare per stupro i signori della guerra». Delle 58 condanne eseguite a Bukavu nel 2008 (su 353 denunce), solo 9 riguardavano militari, ma rispondevano anche di altri delitti. «Se a soffrire fossero gli uomini e non le donne» dice sommesso il dottor Mukwege «la comunità internazionale avrebbe già trovato una soluzione». Nel campo di Buhimba, durante il consueto acquazzone pomeridiano, siedo in una capanna buia sopra la terra nera del vulcano Nyiragongo, con un gruppo di donne e i loro neonati. I figli della violenza. In Congo l’aborto è illegale, per quello clandestino ci vogliono soldi, e non è il caso di Dativa Twisenge, 22 anni, scheletrica, bella, che disprezza il suo piccolo Oliver: «Che me ne faccio? Voglio solo morire. Due stupri sono troppi» mi gela. «Due anni fa in casa mia, a Masisi, con mia madre: a lei hanno spezzato le gambe. L’anno scorso qui vicino: tre militari del governo mi montavano come una cagna e intanto mi bastonavano la schiena: non ho fatto che urlare “uccidetemi!”». Agnès è un raggio di luce: 33 anni, sei figli, l’ultimo nato dallo stupro. Rapita vicino al campo con altre nove, legata e bendata dall’alba al tramonto, gettata tra i banani come spazzatura. Non riesco a non chiederle cosa prova per questo neonato paffuto, che per sempre le ricorderà la tortura. Lei sgrana gli occhi allungati: «Devi capire, è il mio bambino. L’ho chiamato Chance affinché, almeno lui, abbia la fortuna di conoscere un mondo migliore».
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lele_warriors wrote: mi auguro vi tirino sotto a voi senza motivo
IL Poz wrote: Ah se c'è Brusmit non vengo.
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Re: L'uomo è per natura un animale politico
l'unica spiegazione plausibile per il rifiuto di Napolitano è la mancanza dei requisiti d'urgenza e necessità, che devono obbligatoriamente caratterizzare gli atti aventi forza di legge adottati dall'esecutivo (ex art. 77 cost. it.)
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Re: L'uomo è per natura un animale politico
quindi non sarebbe incostituzionale per il contenuto, ma per i modi usati per l'approvazione.... giusto?thom yorke wrote: l'unica spiegazione plausibile per il rifiuto di Napolitano è la mancanza dei requisiti d'urgenza e necessità, che devono obbligatoriamente caratterizzare gli atti aventi forza di legge adottati dall'esecutivo (ex art. 77 cost. it.)
Last edited by BruceSmith on 07/02/2009, 1:00, edited 1 time in total.
lele_warriors wrote: mi auguro vi tirino sotto a voi senza motivo
IL Poz wrote: Ah se c'è Brusmit non vengo.
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Re: L'uomo è per natura un animale politico
Più o meno. La costituzione - da quel che so - prevede che per un DL (non una legge, un decreto legge) ci siano dei requisiti di urgenza e necessità. Evidentemente manca la necessità.BruceSmith wrote: quindi non sarebbe incostituzionale la legge in sè, ma i modi usati per l'approvazione.... giusto?
Però non mi sembra lìunica possibilità. Vorrei avere la possibilità di legerlo il testo del DL, per capire.
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