Re: La verità è una coperta che lascia scoperti i piedi
Posted: 01/10/2010, 21:36
secondo me è più faticoso tirarleandreaR wrote: la verità è che tracciare le righe del campo è veramente dura :D
hall of fame
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secondo me è più faticoso tirarleandreaR wrote: la verità è che tracciare le righe del campo è veramente dura :D
dipende da chi ti aiutaPaperone wrote: secondo me è più faticoso tirarle![]()

è l'andare a dormire a posto con la propria coscienza..è guardarsi allo specchio sapendo di essere nel giusto..Toni Monroe wrote: Ne parlavamo oggi con un amico in ditta, quando vedi che ci son quelli che fanno di tutto per lavorare il meno possibile (e tu magari vieni cazziato di brutto ad ogni errore), mentre tu ci metti sempre l'anima.. arriva il momento che ti girano le palle. Ma poi cosa fai? Vai avanti a lavorare, perché è l'unica cosa che sai fare e fa parte del tuo modo di essere.. :nonsa:
Paperone wrote: secondo me è più faticoso tirarle![]()

Situazione di totale stallo....Sberl wrote: Vediamo stasera come la va...è un susseguirsi di frecciate e frecciatine, di tirar il sasso e tirar via la mano...vedremo.
Sensazioni non buone, ma spirito d'attacco. E che per una volta mi vada bene :)
Chi? Tu? Ahahahahaha. Maddai.Robin wrote: è questione di carattere... e sono il primo ad affermare che ho un carattere di merda :D
ti rompi i coglioni e tiri i remi in barca.Toni Monroe wrote: Ne parlavamo oggi con un amico in ditta, quando vedi che ci son quelli che fanno di tutto per lavorare il meno possibile (e tu magari vieni cazziato di brutto ad ogni errore), mentre tu ci metti sempre l'anima.. arriva il momento che ti girano le palle. Ma poi cosa fai?
uffffffffffff :gazza:davidvanterpool wrote: Chi? Tu? Ahahahahaha. Maddai.
:lol2:
Capisco che uno se li possa rompere. Con uno sforzo posso anche immaginare che venga la tentazione di tirare i remi in barca, per un po'. Ma io non riesco a farlo. Intendiamoci: non sono perfetto nel mio lavoro, faccio anche di quelle cappelle incredibili, certe volte, e giusto ieri mi son fatto una gran litigata con il capo officina. Ma dopo averci litigato son tornato a fare il mio lavoro. Io la vedo così: il lavoro voglio farlo bene e se non ci riesco dev'esser solo per dei limiti miei (cercando anche di migliorare, if possible) e non perché m'è passata la voglia di lavorare. Altrimenti meglio passare ad altro.BruceSmith wrote: ti rompi i coglioni e tiri i remi in barca.
comunque, per quel che mi riguarda, non è questione di etica lavorativa. non è che da scazzato mi metto a marcare visita, ma cambia totalmente l'approccio.Toni Monroe wrote: Capisco che uno se li possa rompere.
È un tunnel nel quale si entra: chi lavora ha rispetto per chi lavora, mentre quelli che si limitano a fare soltanto il dovuto vengono tollerati. Chi non fa nemmeno il dovuto viene trattato un po' come una merda. Io me ne sbatto di quello che pensano i capi, non è per loro che lavoro, ma per me stesso. È mia la soddisfazione se faccio bene. E quando uno che conosce il lavoro e la fatica, uno che ha piena cognizione di causa, mi dimostra rispetto, a me basta.BruceSmith wrote: comunque, per quel che mi riguarda, non è questione di etica lavorativa. non è che da scazzato mi metto a marcare visita, ma cambia totalmente l'approccio.
mi presento alle 9.00, lavoro in ufficio e quando arrivano le 18.00.00, faccio cadere la penna e me ne vado.
non vedo perchè dovrei dare più del dovuto a chi non da nessun peso agli sforzi che ho fatto.
punti di vista.. io attraverso il mio lavoro mi sento realizzato..Teo wrote: Il lavoro non è il fine della nostra vita, è solo un mezzo. Lo si fa bene, ma senza precludere il resto e soprattutto si evitano stanchezza, stress, casini ecc.