Re: Naufraghi 2.0
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frog
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Alvise
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Re: Naufraghi 2.0
ah beh.... :gazza:davidvanterpool wrote: Ho solo svolto il mio dovere di moderatrice :gazza:
Non sarò mai una di voi![]()

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Re: Naufraghi 2.0
Ho un mega lungo racconto da postare, ma andrà via del tempo, molto tempo, nel frattempo, ho trovato questa tra i miei appunti:
L'ultimo giorno di scuola
L'ultimo giorno di scuola è per tutti gli alunni un momento di gioia, tutti si baciano e si abbracciano perchè è l'ultimo giorno di scuola e le vacanze si affacciano all'aiuola. Le mamme sono tutte felici e sorridenti quando i loro bambini ritornano a casa dopo l'ultimo giorno di scuola, perchè vedono la gioia sui volti dei loro bambini. Il pomeriggio dell'ultimo giorno di scuola tutti vanno nei loro verdi giardini a giocare per festeggiare l'ultimo giorno di scuola, la sera quando i papà tornano a casa dal lavoro e vedono i bimbi che giocano nel giardino li prendono in braccio e gli danno il bacio dell'ultimo giorno di scuola. La sera dell'ultimo giorno di scuola tutte le brave famiglie vanno a festeggiare nel locale dove si incontrano solo brave persone e dove tutti sono felici, perchè questo è un giorno di festa, perchè questa è la serata dell'ultimo giorno di scuola. Quando le brave famiglie hanno mangiato le buone cose che hanno trovato a buon prezzo nei bei locali popolati da gente felice, allora vanno a gustare un buon gelato nel bellissimmo bar che tutte le brave persone hanno vicino alla propria dolce casa e mentre papà offre da bere a tutti i simpatici clienti del bar, la mamma compera i buoni gelati dalla giovane e premurosa barista che serve tutti i clienti con il sorriso sulle labbra sembre pronta ad aiutare i più bisognosi. Così le brave famiglie vanno a dormire sognando il prossimo ultimo giorno di scuola.
L'ultimo giorno di scuola
L'ultimo giorno di scuola è per tutti gli alunni un momento di gioia, tutti si baciano e si abbracciano perchè è l'ultimo giorno di scuola e le vacanze si affacciano all'aiuola. Le mamme sono tutte felici e sorridenti quando i loro bambini ritornano a casa dopo l'ultimo giorno di scuola, perchè vedono la gioia sui volti dei loro bambini. Il pomeriggio dell'ultimo giorno di scuola tutti vanno nei loro verdi giardini a giocare per festeggiare l'ultimo giorno di scuola, la sera quando i papà tornano a casa dal lavoro e vedono i bimbi che giocano nel giardino li prendono in braccio e gli danno il bacio dell'ultimo giorno di scuola. La sera dell'ultimo giorno di scuola tutte le brave famiglie vanno a festeggiare nel locale dove si incontrano solo brave persone e dove tutti sono felici, perchè questo è un giorno di festa, perchè questa è la serata dell'ultimo giorno di scuola. Quando le brave famiglie hanno mangiato le buone cose che hanno trovato a buon prezzo nei bei locali popolati da gente felice, allora vanno a gustare un buon gelato nel bellissimmo bar che tutte le brave persone hanno vicino alla propria dolce casa e mentre papà offre da bere a tutti i simpatici clienti del bar, la mamma compera i buoni gelati dalla giovane e premurosa barista che serve tutti i clienti con il sorriso sulle labbra sembre pronta ad aiutare i più bisognosi. Così le brave famiglie vanno a dormire sognando il prossimo ultimo giorno di scuola.
Ebbene si: son ancor chi


- Cammellaio Patto
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Re: Naufraghi 2.0
uppo per uppare, con una cosa appena scritta sul blog rigorosamente senza pretese come solgo.
eppure ci sarà qualcosa di buono tra i selvaggi, incontentabili amanuensi a Bisanzio. Vivevo lì quando ho intrapreso la mia carriera di scriba al servizio di un diplomatico delle repubbliche balcaniche. Mi portava sempre a bere vodka e sake, alla sera io ero stremato e lui ancora che ballava con i suoi amici venuti per l'occasione. Mi misi contro la corporazione degli amanuensi bizantini quando in un'interevista televisiva dissi di prefergli la tecnica scandinava. Ma d'altra parte la vita è così, all'epoca la loro corporazione era potente, mentre io dalla mia avevo solo un passo di danza che pure aveva furoreggiato durante la guerra di successione, ma ormai erano altri tempi. Così presi la mie roba, i miei libri e i miei carciofini in salmì e mi diressi a Berna dopo avere abbandonato il diplomatico bulgaro. A Berna speravo di incontrare un clima più aperto alle mie discpline e alla mia predilizione per le arti orientali, ma le mie attese furono presto tradite. Ora, dopo anni di vagabondaggio tra Lanuvio e Singapore, mi trovo sulla riva del fiume Potomac in attesa del grande capo Toro Seduto a cui ho promesso di insegnare quei passi di danza che pure avevano fatto furore durante la guerra di successione. Intanto inganno l'attesa ascoltando un valzer di leonard cohen e bevendo sake. Perchè alla fine di questo si tratta se non l'avete capito. Ingannare l'attesa.
eppure ci sarà qualcosa di buono tra i selvaggi, incontentabili amanuensi a Bisanzio. Vivevo lì quando ho intrapreso la mia carriera di scriba al servizio di un diplomatico delle repubbliche balcaniche. Mi portava sempre a bere vodka e sake, alla sera io ero stremato e lui ancora che ballava con i suoi amici venuti per l'occasione. Mi misi contro la corporazione degli amanuensi bizantini quando in un'interevista televisiva dissi di prefergli la tecnica scandinava. Ma d'altra parte la vita è così, all'epoca la loro corporazione era potente, mentre io dalla mia avevo solo un passo di danza che pure aveva furoreggiato durante la guerra di successione, ma ormai erano altri tempi. Così presi la mie roba, i miei libri e i miei carciofini in salmì e mi diressi a Berna dopo avere abbandonato il diplomatico bulgaro. A Berna speravo di incontrare un clima più aperto alle mie discpline e alla mia predilizione per le arti orientali, ma le mie attese furono presto tradite. Ora, dopo anni di vagabondaggio tra Lanuvio e Singapore, mi trovo sulla riva del fiume Potomac in attesa del grande capo Toro Seduto a cui ho promesso di insegnare quei passi di danza che pure avevano fatto furore durante la guerra di successione. Intanto inganno l'attesa ascoltando un valzer di leonard cohen e bevendo sake. Perchè alla fine di questo si tratta se non l'avete capito. Ingannare l'attesa.
[img width=213 height=150]http://www.offoffoff.com/film/2003/imag ... opera1.jpg[/img]
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frog
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Re: Naufraghi 2.0
Non credo che scorderò facilmente le ultime ventiquattro ore.
Ieri a quest’ora me ne stavo qui seduto su questo trespolo ad aspettare un the freddo, perchè di alcool ne ho bevuto anche troppo in vita mia.
Stavo li, con il classico sguardo perso nel vuoto, di chi se ne sta seduto da solo ad un bar del profondo Nord-est, a sera tarda in un giorno feriale. Da quando avevo passato la trentina i miei anni manco li contavo più, mentre loro aumentavano, le donne, amici, i soldi e le ambizioni, calavano a vista d’occhio. Un giorno, una donna, entrò come un fulmine, oserei dire un’uragano, nella mia vita, alzò la polvere, tanta, che si era ammassata sui miei sentimenti, mi fece riprendere a suonare, cercò di convincermi pure, senza molto successo, che io ero bello. Ora me ne stavo li ad aspettare questa bevanda dalla antichissima tradizione. Davanti a me ripassavano gli ultimi mesi trascorsi ad esplorare il suo magnifico corpo e la sua enigmatica mente. Nel pomeriggio mi aveva avvertito che avrebbe dovuto vedere una vecchia amica e quindi ero libero, ma il nostro legame era talmente forte che quella parola suonava quasi beffarda. Insomma ero li quando nel locale entrarono due miei vecchi amici che non vedevo da tempo. Anche nel profondo Nord est, in una sera tarda, buia e fredda, in un locale di periferia, un giorno feriale, qualcuno può riuscire a scovarti quando sei solo e vuoi rimanerci.
Quei due personaggi da circo non erano tipi molto loquaci e quando videro sulla mia faccia l’espressione:“fatevi i cazzi vostri”, non si misero a tergiversare. Niente giri di parole, erano li perché dovevano esserci e stavano cercando proprio me. “La tua pupa ha tagliato la corda”, proprio così, brutalmente senza passare dal via, mi gettarano in faccia un secchio di acqua gelida e i brividi mi scossero l’anima. Un amico sa come prenderti e il loro modo di agire era stato il migliore nei miei confronti. Un unico strappo, come si usa fare quando si deve togliere un cerotto, ora non restava che capire. Far funzionare la materia grigia che avevo messo in stand by da quando avevo lasciato il mio amore a pochi isolati da li e avevo azionato le immagini di repertorio nel mio campo visivo, per far passare il tempo senza di lei in maniera meno dolorosa possibile. Ora qualcuno mi diceva che lei se ne era andata. Il suo ultimo, appassionato, bacio, mi aveva lubrificato le gengive lasciandomi in bocca il suo sapore e non era sapore di addio, qualcosa non quadrava. Nei miei alti e bassi con le donne ne avevo viste sparire una certa quantità, ma i segnali premonitori avevo imparato a riconoscerli e questa volta non ce n’era traccia, qualcosa non mi quadrava, qualcosa non mi quadrava.
Tutti questi ragionamenti li stavo facendo davanti allo sguardo perplesso di chi aveva condiviso con me tante di quelle avventure da poter scrivere un libro e non avrebbe mai pensato di vedermi un giorno così mal ridotto a causa di una singola frase detta da loro.
Ora, in questi frangenti, la deontologia professionale del buon amico, prevedrebbe serata in compagnia con sbornia colossale, ma qualcosa non quadrava. Perché loro sapevano? Cosa sapevano? Chi gli aveva detto che lei se ne era andata ? Probabilmente la mia mutata espressione dopo il primo attimo di sconcerto fece intuire ai due latori di tristi missive che era il caso di chiarificare il quadro. Fu così che una voce amica e vicina, anche se a me appariva fredda e indistinta, iniziò a raccontarmi di un messaggio arrivato dal mio amore.
Le parole mi entravano girovagando nella testa mischiandosi alle mie paranoie e mi riusciva difficile capire il senso del discorso. Dopo qualche minuto però realizzai che il senso di ciò che stavo ascoltando non aveva senso e salutando i miei amici sempre più perplessi, gli offrii un giro di roba forte e me ne andai. Per una mia sinistra tendenza a farla fuori dal vaso, tempo addietro mi ero ritrovato dove non dovevo essere e mi era capitato di sentire cose che non avrei dovuto udire. Tutto questo si era aggrovigliato nella mia mente al fatto che io poche ore fa, avevo lasciato lei proprio a pochi passi da un indirizzo che mi frullava in testa e per me questo era sufficiente per fregarmi di ogni evidenza e partire alla sua ricerca.
continua...
Ieri a quest’ora me ne stavo qui seduto su questo trespolo ad aspettare un the freddo, perchè di alcool ne ho bevuto anche troppo in vita mia.
Stavo li, con il classico sguardo perso nel vuoto, di chi se ne sta seduto da solo ad un bar del profondo Nord-est, a sera tarda in un giorno feriale. Da quando avevo passato la trentina i miei anni manco li contavo più, mentre loro aumentavano, le donne, amici, i soldi e le ambizioni, calavano a vista d’occhio. Un giorno, una donna, entrò come un fulmine, oserei dire un’uragano, nella mia vita, alzò la polvere, tanta, che si era ammassata sui miei sentimenti, mi fece riprendere a suonare, cercò di convincermi pure, senza molto successo, che io ero bello. Ora me ne stavo li ad aspettare questa bevanda dalla antichissima tradizione. Davanti a me ripassavano gli ultimi mesi trascorsi ad esplorare il suo magnifico corpo e la sua enigmatica mente. Nel pomeriggio mi aveva avvertito che avrebbe dovuto vedere una vecchia amica e quindi ero libero, ma il nostro legame era talmente forte che quella parola suonava quasi beffarda. Insomma ero li quando nel locale entrarono due miei vecchi amici che non vedevo da tempo. Anche nel profondo Nord est, in una sera tarda, buia e fredda, in un locale di periferia, un giorno feriale, qualcuno può riuscire a scovarti quando sei solo e vuoi rimanerci.
Quei due personaggi da circo non erano tipi molto loquaci e quando videro sulla mia faccia l’espressione:“fatevi i cazzi vostri”, non si misero a tergiversare. Niente giri di parole, erano li perché dovevano esserci e stavano cercando proprio me. “La tua pupa ha tagliato la corda”, proprio così, brutalmente senza passare dal via, mi gettarano in faccia un secchio di acqua gelida e i brividi mi scossero l’anima. Un amico sa come prenderti e il loro modo di agire era stato il migliore nei miei confronti. Un unico strappo, come si usa fare quando si deve togliere un cerotto, ora non restava che capire. Far funzionare la materia grigia che avevo messo in stand by da quando avevo lasciato il mio amore a pochi isolati da li e avevo azionato le immagini di repertorio nel mio campo visivo, per far passare il tempo senza di lei in maniera meno dolorosa possibile. Ora qualcuno mi diceva che lei se ne era andata. Il suo ultimo, appassionato, bacio, mi aveva lubrificato le gengive lasciandomi in bocca il suo sapore e non era sapore di addio, qualcosa non quadrava. Nei miei alti e bassi con le donne ne avevo viste sparire una certa quantità, ma i segnali premonitori avevo imparato a riconoscerli e questa volta non ce n’era traccia, qualcosa non mi quadrava, qualcosa non mi quadrava.
Tutti questi ragionamenti li stavo facendo davanti allo sguardo perplesso di chi aveva condiviso con me tante di quelle avventure da poter scrivere un libro e non avrebbe mai pensato di vedermi un giorno così mal ridotto a causa di una singola frase detta da loro.
Ora, in questi frangenti, la deontologia professionale del buon amico, prevedrebbe serata in compagnia con sbornia colossale, ma qualcosa non quadrava. Perché loro sapevano? Cosa sapevano? Chi gli aveva detto che lei se ne era andata ? Probabilmente la mia mutata espressione dopo il primo attimo di sconcerto fece intuire ai due latori di tristi missive che era il caso di chiarificare il quadro. Fu così che una voce amica e vicina, anche se a me appariva fredda e indistinta, iniziò a raccontarmi di un messaggio arrivato dal mio amore.
Le parole mi entravano girovagando nella testa mischiandosi alle mie paranoie e mi riusciva difficile capire il senso del discorso. Dopo qualche minuto però realizzai che il senso di ciò che stavo ascoltando non aveva senso e salutando i miei amici sempre più perplessi, gli offrii un giro di roba forte e me ne andai. Per una mia sinistra tendenza a farla fuori dal vaso, tempo addietro mi ero ritrovato dove non dovevo essere e mi era capitato di sentire cose che non avrei dovuto udire. Tutto questo si era aggrovigliato nella mia mente al fatto che io poche ore fa, avevo lasciato lei proprio a pochi passi da un indirizzo che mi frullava in testa e per me questo era sufficiente per fregarmi di ogni evidenza e partire alla sua ricerca.
continua...
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Re: Naufraghi 2.0
Il freddo si faceva sentire quella sera, ma i brividi che mi passavano lungo la schiena non avevano nulla a che fare con i rigori invernali. Lei mi mancava e il solo pensiero di averla persa per sempre offuscava la mia mente, rabbrividiva il mio corpo, e annebbiava la mia vista.
Non proprio le condizioni ideali per partire alla caccia di una persona senza uno straccio di indizio tra le mani. Fu mentre stavo sgranando il mio personale rosario di pessimistiche considerazioni che girai l’angolo giusto e vidi quell’insegna. L’indissolubile certezza d’essere preda di un delirio numismatico di proporzioni bibliche, fece recedere gli astanti dal luogo. Tutto era compiuto, ma nessuno era in grado di dire di cosa si trattasse e la perifrasi della decontaminazione applicata al polo creativo dislocato nella filiale B. Quell’insegna aveva destabilizzato momentaneamente le mie doti declamatorie ridisegnando l’orizzonte del mio contorno e sentivo in me la certezza d’essere di fronte a un bivio. Dopo aver cosparso il marciapiede di dubbi, decisi di rompere gli indugi e mi infilai in quell’invitante anfratto dove un paio di ragazzi limonavano allegramente incuranti degli sguardi attoniti dei passanti .L’ingresso era stretto e i due si dimenavano forsennatamente occupando larga parte dell’entrata, per passare dovevo strusciarmi su di uno dei due e scelsi per cavalleria di palpeggiare la donzella. L’eccitazione dei due non venne meno, anzi tutt’altro, ma il dovere mi chiamava e chiedendo perdono al mio amore scomparso, estrassi le mani dalle morbide sporgenze femminili e passai oltre. All’interno di quel palazzo non c’era per me alcuna certezza che mi potesse portare ad individuare dove lei fosse ??????????.
Decisi a quel punto di mettere in gioco le mie doti da fabulatore, e, nonostante l’ora tarda, mi convinsi a bussare ad una porta. Solo l’istinto mi fece preferire una all’altra. Il palazzo non era proprio in una zona residenziale e la faccia che mi scrutò dalla testa ai piedi me lo fece ricordare, tirai fuori per l’occasione il mio sorriso più falso ed imbastii su due piedi una lunga storia, irraccontabile, ma dai risvolti affascinanti, fatta di lontani parenti, orfanelle, cani abbandonati, eredità contese ed una perfida signora dalle lunghe chiome. Lubrificai il tutto con una bottiglia di pessimo whisky come nei peggiori film a stelle e strisce e la signora, o presunta tale, che mi aveva squadrato a mo di bounty killer, si sciolse snocciolando biografie tascabili sugli inquilini del palazzo, con chicche notevoli quali, l’insospettabile direttore di banca agli arresti domiciliari per pedofilia, a casa di suo cugino transessuale per non subire le ire dei parenti delle vittime La prostituta cubana, con l’amante che lavora alle acli e via di questo passo. Tutto quanto fa spettacolo, ma niente di tutto questo sembrava servirmi, stavo quasi per battere in ritirata anche perché la cinquantenne semi alcolizzata stava mirando alle mie intimità, quando tra il delirio uscente dalla sua bocca, platealmente influenzato dalle avide bicchierate che ingurgitava ad intervalli sempre più brevi, la sentii parlare di un salone per parrucchiera che stava giù sotto, al piano terra, dove il via vai era incessante, equivoco e sospetto. La mia nota aberrazione verso le suadenti immagini, palesemente ritoccate esposte nei saloni di bellezza, mi aveva portato lontano con lo sguardo e così ciò che più avrebbe dovuto colpirmi rimase nascosto tra le pieghe della mente. Almeno fino a quando la mia vogliosa interlocutrice non fece in modo di unire i fili che penzolavano in pericolosa zona corto circuito, contribuendo a farmi capire che li dentro, nella comoda , accogliente, rinomata, sontuosamente arredata residenza domiciliare ultima per capelli morti, resi orfani da perfide forbici appuntite, si nascondeva chi sapevo. Quando mi sganciai dalla porcellona, non prima d’averle fatto tremare le cosce flaccide alla giusta cadenza, s’erano fatte le due, a quell’ora un salone di bellezza poteva al massimo concedersi qualche luce accesa nelle vetrine, nemmeno Paris Hilton avrebbe preteso d’essere rimodellata in piena notte quindi potete immaginare la mia sorpresa quando circosponendomi, avvicinai il mio naso alla zona d’ombra tra le due vetrate illuminate e sbirciando vidi all’interno un certo movimento. La luce soffusa e le tendine velanti mi rendevano difficile scorgere i tratti delle persone, ma gli atteggiamenti non lasciavano nessun dubbio sullo scopo di quel ritrovo notturno. E’ notorio che il momento peggiore per disturbare gli animali è quello dell’accoppiamento, l’essere umano da questo punto di vista non differisce molto, ma tant’è, io non potevo aspettare i loro comodi e cominciai a battere furiosamente sulla porta a vetro, sperando che anche solo per cercare di rompermi il muso, qualcuno si fosse degnato di aprire. L’insegna parlava di una certa Giorgia, ma quello che mi ritrovai davanti non aveva sembianze femminili, appena sbirciato fuori, aprì la porta e mi fece entrare.
continua...
Non proprio le condizioni ideali per partire alla caccia di una persona senza uno straccio di indizio tra le mani. Fu mentre stavo sgranando il mio personale rosario di pessimistiche considerazioni che girai l’angolo giusto e vidi quell’insegna. L’indissolubile certezza d’essere preda di un delirio numismatico di proporzioni bibliche, fece recedere gli astanti dal luogo. Tutto era compiuto, ma nessuno era in grado di dire di cosa si trattasse e la perifrasi della decontaminazione applicata al polo creativo dislocato nella filiale B. Quell’insegna aveva destabilizzato momentaneamente le mie doti declamatorie ridisegnando l’orizzonte del mio contorno e sentivo in me la certezza d’essere di fronte a un bivio. Dopo aver cosparso il marciapiede di dubbi, decisi di rompere gli indugi e mi infilai in quell’invitante anfratto dove un paio di ragazzi limonavano allegramente incuranti degli sguardi attoniti dei passanti .L’ingresso era stretto e i due si dimenavano forsennatamente occupando larga parte dell’entrata, per passare dovevo strusciarmi su di uno dei due e scelsi per cavalleria di palpeggiare la donzella. L’eccitazione dei due non venne meno, anzi tutt’altro, ma il dovere mi chiamava e chiedendo perdono al mio amore scomparso, estrassi le mani dalle morbide sporgenze femminili e passai oltre. All’interno di quel palazzo non c’era per me alcuna certezza che mi potesse portare ad individuare dove lei fosse ??????????.
Decisi a quel punto di mettere in gioco le mie doti da fabulatore, e, nonostante l’ora tarda, mi convinsi a bussare ad una porta. Solo l’istinto mi fece preferire una all’altra. Il palazzo non era proprio in una zona residenziale e la faccia che mi scrutò dalla testa ai piedi me lo fece ricordare, tirai fuori per l’occasione il mio sorriso più falso ed imbastii su due piedi una lunga storia, irraccontabile, ma dai risvolti affascinanti, fatta di lontani parenti, orfanelle, cani abbandonati, eredità contese ed una perfida signora dalle lunghe chiome. Lubrificai il tutto con una bottiglia di pessimo whisky come nei peggiori film a stelle e strisce e la signora, o presunta tale, che mi aveva squadrato a mo di bounty killer, si sciolse snocciolando biografie tascabili sugli inquilini del palazzo, con chicche notevoli quali, l’insospettabile direttore di banca agli arresti domiciliari per pedofilia, a casa di suo cugino transessuale per non subire le ire dei parenti delle vittime La prostituta cubana, con l’amante che lavora alle acli e via di questo passo. Tutto quanto fa spettacolo, ma niente di tutto questo sembrava servirmi, stavo quasi per battere in ritirata anche perché la cinquantenne semi alcolizzata stava mirando alle mie intimità, quando tra il delirio uscente dalla sua bocca, platealmente influenzato dalle avide bicchierate che ingurgitava ad intervalli sempre più brevi, la sentii parlare di un salone per parrucchiera che stava giù sotto, al piano terra, dove il via vai era incessante, equivoco e sospetto. La mia nota aberrazione verso le suadenti immagini, palesemente ritoccate esposte nei saloni di bellezza, mi aveva portato lontano con lo sguardo e così ciò che più avrebbe dovuto colpirmi rimase nascosto tra le pieghe della mente. Almeno fino a quando la mia vogliosa interlocutrice non fece in modo di unire i fili che penzolavano in pericolosa zona corto circuito, contribuendo a farmi capire che li dentro, nella comoda , accogliente, rinomata, sontuosamente arredata residenza domiciliare ultima per capelli morti, resi orfani da perfide forbici appuntite, si nascondeva chi sapevo. Quando mi sganciai dalla porcellona, non prima d’averle fatto tremare le cosce flaccide alla giusta cadenza, s’erano fatte le due, a quell’ora un salone di bellezza poteva al massimo concedersi qualche luce accesa nelle vetrine, nemmeno Paris Hilton avrebbe preteso d’essere rimodellata in piena notte quindi potete immaginare la mia sorpresa quando circosponendomi, avvicinai il mio naso alla zona d’ombra tra le due vetrate illuminate e sbirciando vidi all’interno un certo movimento. La luce soffusa e le tendine velanti mi rendevano difficile scorgere i tratti delle persone, ma gli atteggiamenti non lasciavano nessun dubbio sullo scopo di quel ritrovo notturno. E’ notorio che il momento peggiore per disturbare gli animali è quello dell’accoppiamento, l’essere umano da questo punto di vista non differisce molto, ma tant’è, io non potevo aspettare i loro comodi e cominciai a battere furiosamente sulla porta a vetro, sperando che anche solo per cercare di rompermi il muso, qualcuno si fosse degnato di aprire. L’insegna parlava di una certa Giorgia, ma quello che mi ritrovai davanti non aveva sembianze femminili, appena sbirciato fuori, aprì la porta e mi fece entrare.
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Re: Naufraghi 2.0
Dopo aver dato una occhiata in giro, mi resi conto che il ritrovo aveva caratterizzazione prettamente maschile, confesso che sul momento trovai la cosa piuttosto imbarazzante anche perché gli sguardi che mi piovvero addosso erano carichi di pensieri licenziosi nei miei confronti. Superato quell’attimo però, ritrovai la mia proverbiale faccia da schiaffi e incominciai una serie interminabile di domande a bruciapelo, cercando di vagliare le risposte. La nostra società apparentemente libertaria, avrebbe tagliato i ponti con diverse persone presenti li se la cosa si fosse risaputa e questo giocava a mio favore. In pochi minuti la loro lingua si sciolse anche perché , il mio amore era una affezionata cliente e venne fuori la storia di una telefonata ricevuta da lei quella sera, di un locale e di un appuntamento che l’aveva molto turbata, da li se ne andò con le sue gambe ma poi più nulla. Il giorno in cui mi accorsi che ore erano fu lo stesso in cui mi resi conto che era notte fonda, migliaia di luci sovrastavano la buia profondità che ci circonda impedendo alle menti depresse di riflettere sui loro burroni esistenziali e trascinando le creature notturne verso l’alba, sempre in agguato con il suo carico di realtà . Le quattro erano passate da poco e mi trovavo pronto per capire cosa può accadere quando ci si trascina vicino ai propri limiti. Le mie ricerche di chi aveva portato la vita da me trascorsa verso nuovi orizzonti, si erano snodate in articolati sentieri di sorprendente varietà, molte cose si erano mosse fuori e dentro me, quando mi resi conto che quelle che si stavano muovendo fuori, avrebbero potuto trascinarmi all’inferno. Ero partito a piedi di gran carriera verso il piccolo locale che mi era stato indicato quando i miei pensieri vennero presi a tranvate in faccia da un improvviso rombo di motori. Quel vicoletto infame l’avevo percorso migliaia di volte , ma forse per via dell’insolito orario non mi ero mai reso conto di quanto quella zona potesse essere pericolosa. Pur conoscendo benissimo ogni centimetro di quella piccola cittadina immersa nel ricco nord–est, ancora oggi non riesco a capire da quale dannatissimo buco di fogna mi sbucarono addosso così tanti loschi individui motorizzati. Come se pigiando il tasto sbagliato di un televisore fin troppo realistico, mi fossi trovato ad immergermi in un film sulla guerra tra bande di motociclisti, solo che io mi ci trovavo in mezzo e la mia neutralità non sembrava essere presa in considerazione da nessuno. A quel punto, preso in mezzo da due bande seriamente intenzionate a spaccarsi le ossa a vicenda, considerai l’ipotesi di fingermi morto, ma dopo che una spranga di ferro finì la sua corsa sulle mie costole, mi resi conto che la realtà avrebbe potuto superare la fantasia e decisi di cambiare tattica. Il mondo spesso sembra disegnare intorno a noi continue onde di mutevoli dimensioni, sulle quali ci ritroviamo a cavalcare imperiosi il mare, per poi crollare giù miseramente fino a toccare il fondo dove una mano misteriosa venuta dal nulla decide che non è ancora il momento e ci riporta a galla. Quel giorno la mano si presentò sotto forma di un vecchio amico batterista dall’aria pacioccona che però evidentemente frequentava compagnie pericolose. La sua mano mi prese per la collottola e mi trascinò fuori dalla mischia facendomi passare per la testa ogni sorta di pensiero. Il colpo alle costole non era stato il solo e una brutta legnata sulla capoccia mi aveva fatto calare palesemente la capacità di discernimento. Così quell’insperato salvataggio era stato vissuto da me come la scure della morte che tagliando i fili con cui qualcuno, tanto tempo, fa mi aveva legato a questa terra e mi stava portando con se, definitivamente e senza ripensamenti. Perso nei miei pensieri deliranti ero rimasto incosciente per un paio di ore, poi, alle prime luci dell’alba, aprii gli occhi e piano piano cercai di ricordare l’accaduto, ma dopo aver sentito la testa scoppiare e il costato bruciare di dolore, mi resi conto che il tempo stava inesorabilmente passando e qualcuno aveva bisogno di me. Quell’incontro con l’uomo dalla percussione facile, fu celebrato con una stretta di mano e poche parole di spiegazione da parte sua. Io annuii sempre anche perché, ero ancora rintontito e più di tanto non ero in grado di dire. La luce intermittente di un’insegna senza ritengo unita alla gelida aria mattutina che preannunciava neve, contribuii al mio risveglio. Erano quasi le sette e la colazione poteva coincidere con la prossima tappa di questa malaugurata odissea. Quando entrai nel bar che mi aveva indicato la parrucchiera con la sorpresina tra le gambe, cercai di non dare nell’occhio, mi feci portare un caffè forte e un bicchiere di acqua, la mia propensione per lo sballo altrui, bel modo di definire uno spacciatore, mi portava ad avere sempre qualche pillola. Come disse Paul Mc Cartney un giorno: “ drogarsi è come prendere le medicine senza avere il mal di testa”, io avevo la testa che emetteva ogni sorta di suoni e tutte le giustificazioni del mondo per portarla un attimo a fare un giro.
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Re: Naufraghi 2.0
Forse fu il mio trafficare con strani barattoli di pillole, forse fu il mio look di persona che era stata rotolata in mezzo al viale e aveva dormito poco e male per la strada, fatto sta che un paio di personaggi dalla faccia come il culo si sedettero davanti a me. In certi casi, non servono tante parole, loro tirarono fuori la grana, io avevo ancora la vista annebbiata e le pillole che avevo preso di certo non mi aiutavano ad essere lucido, feci lo scambio in fretta e dopo aver bevuto il caffè mostrai loro la foto del mio amore. I due sghignazzarono allegramente perché le pillole erano buone e mi dissero chi era il tipo con cui si era incontrata. Lasciarono sul tavolo un biglietto da visita, con il logo di un gruppo rock che avevo già sentito nominare. Poi scomparvero, pochi istanti dopo mi resi conto del perché di tanta fretta. Quando andai a pagare il conto il barman mi prese per il collo minacciando di darmi quello che mi era stato risparmiato nella notte, se non avessi tirato fuori soldi buoni, infatti i due bastardi mi avevano pagato con soldi falsi. Mezzo rotto, incazzato e con il morale sotto i tacchi, pagai il conto con le mie finanze e scivolai fuori di li con in tasca un biglietto avuto da due impasticcati spacciatori di valuta falsa, non c’è che dire, la mia indagine aveva fatto un bel passo avanti. A pochi passi dal bar, c’era uno di quei covi per studenti universitari dalle malsane abitudini di ficcare il naso in un libro e lasciarlo a marcire per ore intere, Illuminato da una tipa niente male che passava di li, seguendo il suo culo ondeggiante, mi infilai, purtroppo non nel suo culo, ma solo in uno di questi ritrovi per topi d’archivio, e misi le mani su di una tastiera e cercai di capire chi fossero i tipi del biglietto. Subito mi saltò fuori una serie di facce da galera con degli strumenti in mano e l’aria di chi cerca il modo più rapido per entrare nella lista d’attesa di chi aspetta di farsi trapiantare un fegato nuovo. Tra loro, con le loro facce da culo, i due truffatori. Nel variopinto mondo del rock nostrano i tipini a modo, sembravano essersi fatti un certo nome, in una sezione del sito c’era una serie di luoghi con le date e i loro volti stavano stampigliati proprio in quel giorno in una vicina birreria a qualche chilometro da dove mi trovavo. Sarebbe stato interessante essere nella partita. Per tutta una serie di motivi che chi sta scrivendo questa marea di cazzate non è disposto a sciorinare, mi trovavo appiedato, così qui pochi chilometri potevano diventare un problema. Avrei potuto chiamare un taxi, ma per via del mio stilo di vita non ero persona desiderata, una discriminazione inaccettabile, anche se forse il fatto di non avere saldato le mie ultime corse sui mezzi circolanti per la città, poteva aver influito sulla loro decisione. Così decisi si utilizzare una delle biciclette elettriche messe a disposizione dal comune della mia ridente cittadina. Partii con una netta sensazione che quel viaggio non sarebbe stato indolore, purtroppo quando i miei sensi fiutavano sfiga a babordo non cannavano mai. Dopo pochi minuti da quando ero partito qualche fiocco di neve fece capolino sulla mia testa. La birreria era posta circa a settecento metri sul livello del mare e con quel mezzo, in condizioni normali ci averi potuto impiegare un paio di ore. Partii verso le nove, dopo mezz’ora la strada era bianca e la visibilità prossima allo zero, in salita le ruote slittavano, dopo due ore ero circa a metà strada, feci ancora qualche centinaio di metri e poi abbandonai il mezzo. Quella zona la conoscevo bene, perché da bambino mi piaceva seguire il nonno a raccogliere i funghi e questa zona l’avevo battuta spesso. A rendere più vivace quel viaggio c’era stata la telefonata del mio capo, incazzato nero perché erano quasi le dieci ed io non mi ero ancora fatto vivo. Quel cazzo di lavoro giù nelle cantine della gente piena di soldi a guardare se l’acqua che aveva rovinato la moquette della cuccia del cane proveniva dalle camere vicino, mi piaceva. Odiavo però, doverle aggiustare le canne, preferivo fumarle e la mia condotta disdicevole non era sfociata in un meritato allontanamento per via della mia ragnatela di interscambio fatti di pastiglie e altro con l’entourage della ditta. Quel giorno comunque la scusa, era li che mi pioveva sulla testa e le costole ammaccate si erano prenotate come scusa pomeridiana. Tra uno scivolone e un padre nostro folkloristico, arrivai a destinazione giusto per degustare il piatto della casa. Facendo la faccina dolce alle cameriere del posto, riuscii a scoprire che il gruppo era già li, separato dai comuni mortali da un “separè” dal quale provenivano mugolii di reciproca soddisfazione e un odorino d’erba piuttosto familiare.
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frog
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Re: Naufraghi 2.0
Penetrando a passi lenti nel locale incrociai uno specchio dove vidi riflessa l’immagine di un uomo che assomigliava a Jack London, neve sparsa ovunque su vestiti malmessi, barba incolta e capelli arruffati. Rimasi fermo ad osservare quello stano individuo che mi fissava con aria smarrita fino a quando mi resi conto che ero io, fu a quel punto che presi la decisione di ridurre drasticamente il consumo di cannabis. Con quell’aspetto non sarebbe stato facile passare inosservato, quindi decisi di giocare in contropiede forte della massima confuciana che la miglior difesa è l’attacco, anche se probabilmente questa massima non è confuciana e si dice spesso che sono le difese a vincere le partite. Cazzate ex cludazio proseguiamo con il decriptamento della vicenda, ciò che se fossi meno logorroico avrei dovuto dire è che mi venne in mente un modo per ingraziarmi il nuvolo di orgianti estraendo dal mio conto le doti inespresse da lungo tempo. Quindi con passi rapidi salii sul palco e imbracciato un sax tenore lasciato colpevolmente incustodito sfoderai un assolo di notevole portata spingendo il barista a togliere la insulsa musichetta panamense di sottofondo e catapultando gli occhi degli astanti verso quella che fino a qualche secondo prima era stato giudicato una faccia da galera. Fumo, alcool, droga ed eccessi vari, avevano di molto ridotto la mia capacità polmonare quindi decisi astutamente di fare una cosa rapida ed incisiva tirando fuori vari spunti scopiazzati qua e la per poi esplodere in un finale tremebondo. Terminata l’esibizione raccolsi gli applausi e qualche spicciolo che la mia condizione di disperato aveva mosso a tirare da parte delle anime maggiormente sensibili, quindi mi diressi senza indugio verso l’alcova del gruppo rock. La mia irruzione fu commentata con sguardi di apatia misti a risolini delle groupi e battute sarcastiche sul mio look da parte dei tirapiedi. In un angolo più scuro del resto del già scuro ritrovo c’era appartato un volto che mi parve subito suscitare in me sgradevoli sensazioni. La sua faccia era priva di speranza e nonostante i lineamenti giovanili l’espressione dava la sensazione di trovarsi di fronte a chi ritiene di aver già visto tutto nella vita e non aspetta altro che un modo particolarmente orrendo per andarsene. Quello era il volto sorridente e strafottente che imperava nelle foto del sito che avevo visitato per rintracciare questo gruppo, ma ti tutto ciò non vi era traccia in quegli occhi. Era lui che si era portato via il mio amore, lei non era li, ma dentro quella testa avrei dovuto entrare per trovarla. Tra le varie ammucchiate che caratterizzavano il mini bordello dove ero testè entrato, una attirò la mia attenzione, immersi sul corpo di una ragazzina di cui non osavo pensare a quale annata appartenesse, c’erano due loschi figuri che si stavano gustando oltre che le grazie dell’adolescente, anche uno sballo sintetico pagato con soldi falsi. Mi avvicinai con cautela al trio e porsi ai due maiali un cocktail opportunamente modificato con lassativi super extra, le pastiglie non permettevano loro di riconoscermi anche perché la gita in bicicletta aveva stravolto ulteriormente le mie fattezze, quindi accettarono di buon grado la mia offerta, come cenerentola con la mela, forse era Biancaneve ma fondamentalmente me ne fotto. Dopo aver dato qualche toccatine a destra e a manca, giusto per non perdere il vizio, riuscii a sedermi a pochi metri da quella specie di mummia semi incosciente dalla lunga chioma bionda. Ora dovete sapere una cosa, se uno vuole fare la grana e campare a lungo nei giri che frequento io, deve sapersi muovere. Una delle cose più importanti è capire, quando uno è sballato, cosa gli sta girando nelle vene, per agire di conseguenza. Nel mio caso avevo a che fare con uno che si era messo in corpo mezza farmacia, così, come quando la nonnina premurosa vedendo il nipotino che tossisce gli prepara subito un latte caldo con i biscotti, così io mi avvicinai con tutta la cautela del mondo passandogli quello che viene comunemente chiamato uno spino. L’avevo preparato con cura, riserva di lusso, ma molto leggero, dovevo smuoverlo, riportarlo tra di noi quel tanto sufficiente per riuscire a carpirgli dove era finito il mio amore. Quando gli offrii il cannone, lui non diede nessun segno di vita, feci un altro tiro, giusto perché non si spegnesse il tutto poi allungai nuovamente il braccio e dopo un altro intervallo che mi parve infinito, vidi il suo dito indice della mano destra muoversi lentamente, indicandomi di avvicinarsi. Quando si decise a raccogliere l’invito, la canna era già mezza andata, ma lui, al contrario di Bill Clinton, gustò voracemente i suoi tiri, dopo il secondo mi decisi a parlare. Visto il movimento di culi e tette che contornava la nostra interazione, provai ad andare subito al sodo, sperando di non toccare un nervo scoperto. “E’ strano” attaccai io, “che un tipo figo come te se ne stia qui da solo mentre tutti intorno si danno da fare”. Lui per la prima volta alzò lo sguardo verso di me e, nonostante gli occhiali scuri che indossava d’ordinanza, sentii un brivido scivolarmi giù per la schiena.
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Re: Naufraghi 2.0
Una cazzata buttata là in un momento in cui potevo benissimo fare altro :gazza:
C'era un giovane poeta in cerca d'ispirazione,andò a cercarla a casa sua,ma li dissero che era uscita.Disperato il giovane poetà si lasciò cadere in uno stato di depressione dal quale uscì solo 5 mesi dopo,dopo aver scoperto che la prosa non sarà il massimo ma bisogna pur campare.Dopo aver composto un libro poi diventato best-seller dal titolo "Cravatte,formiche e mobili antichi.Perchè no?" e aver venduto copie in tutto il mondo e aver spinto Stephen King,Dan Brown e Isabella Allende al suicidio per manifesta inferiorità,il nostro giovane poeta si trasferisce sulle sponde del Tigri a contemplare con smisurata attenzione l'orizzonte in cerca dell'Eufrate che secondo le sua cognizioni scolastiche dovrebbe trovarsi proprio là di fronte.Trascorsi 2 anni sulle rive del Tigri il giovane poeta ormai povero decide di rivolgersi di nuovo alla prosa e compone il suo secondo capolavoro intitolato:"Cravatte,formiche e mobili antichi.Perchè si",nuovo successo mondiale e nuova catena di suicidi,questa volta con Ken Follet,Daniel Pennac e Philph Roth a non reggere l'urto della sconfitta e dell'umiliazione.Di nuovo in pista il nostro giovane poeta decide prudentemente di rimanere a casa,esce tutti i giorni a portare a spasso il giornale e comprare il cane ma dopo essersi ritrovato con 5 ciuaua,7 husky,2 san Bernardo,8 YorkShire,1 Dobermann e 9 cani pastori decide di partire di nuovo.Arrivato in Papua Nuova Guinea il nostro giovane poeta viene rapito da 5 estremisti islamici iscritti alla lega Nord con ideali comunisti,viene liberato solo 12 anni dopo quando i 5 estremisti islamici iscritti alla lega nord con ideali comunisti vengono catturati in un bar di Brindisi mentre mangiavano riso in bianco e inneggiavano con schiamazzi all'amore libero e al nazionalsocialismo.Il nostro giovane poeta non più tanto giovane esce provato dall'esperienza e decide di tornare al suo vecchio amore,ovvero la poesia,va di nuovo in cerca d'ispirazione ma dopo essere arrivato a casa sua gli dicono che è appena uscita e che non sanno quando tornerà.Il giovane poeta non più tanto giovane non regge la notizia e decide di farla finita con un pistola scarica,dandosela più volte sulla testa con violenza.
C'era un giovane poeta in cerca d'ispirazione,andò a cercarla a casa sua,ma li dissero che era uscita.Disperato il giovane poetà si lasciò cadere in uno stato di depressione dal quale uscì solo 5 mesi dopo,dopo aver scoperto che la prosa non sarà il massimo ma bisogna pur campare.Dopo aver composto un libro poi diventato best-seller dal titolo "Cravatte,formiche e mobili antichi.Perchè no?" e aver venduto copie in tutto il mondo e aver spinto Stephen King,Dan Brown e Isabella Allende al suicidio per manifesta inferiorità,il nostro giovane poeta si trasferisce sulle sponde del Tigri a contemplare con smisurata attenzione l'orizzonte in cerca dell'Eufrate che secondo le sua cognizioni scolastiche dovrebbe trovarsi proprio là di fronte.Trascorsi 2 anni sulle rive del Tigri il giovane poeta ormai povero decide di rivolgersi di nuovo alla prosa e compone il suo secondo capolavoro intitolato:"Cravatte,formiche e mobili antichi.Perchè si",nuovo successo mondiale e nuova catena di suicidi,questa volta con Ken Follet,Daniel Pennac e Philph Roth a non reggere l'urto della sconfitta e dell'umiliazione.Di nuovo in pista il nostro giovane poeta decide prudentemente di rimanere a casa,esce tutti i giorni a portare a spasso il giornale e comprare il cane ma dopo essersi ritrovato con 5 ciuaua,7 husky,2 san Bernardo,8 YorkShire,1 Dobermann e 9 cani pastori decide di partire di nuovo.Arrivato in Papua Nuova Guinea il nostro giovane poeta viene rapito da 5 estremisti islamici iscritti alla lega Nord con ideali comunisti,viene liberato solo 12 anni dopo quando i 5 estremisti islamici iscritti alla lega nord con ideali comunisti vengono catturati in un bar di Brindisi mentre mangiavano riso in bianco e inneggiavano con schiamazzi all'amore libero e al nazionalsocialismo.Il nostro giovane poeta non più tanto giovane esce provato dall'esperienza e decide di tornare al suo vecchio amore,ovvero la poesia,va di nuovo in cerca d'ispirazione ma dopo essere arrivato a casa sua gli dicono che è appena uscita e che non sanno quando tornerà.Il giovane poeta non più tanto giovane non regge la notizia e decide di farla finita con un pistola scarica,dandosela più volte sulla testa con violenza.
Fui buttato fuori dall'Universita' il primo anno. Mi scoprirono mentre copiavo allo scritto di metafisica.Sbirciavo nell'anima del mio vicino.
Non so se Dio esista. Ma se esiste spero che abbia una buona scusa.
Grazie a Dio sono ateo.
Grazie Woody.
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frog
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Re: Naufraghi 2.0
Sentivo infatti che in lui c’erano sentimenti d’odio e disprezzo verso il genere umano senza distinzione, ma una donna in quei giorni doveva avergli spezzato il cuore ed ero certo di sapere il suo nome. Allora cercai di ricordare come ci si sente quando si ha in mano un paio di coppie, il tavolo è pieno di soldi e l’unico che non ha ancora passato la mano ti sta scrutando a fondo per capire. Questa volta andò bene, dopo quella interminabile occhiata, lui mi prese per un povero coglione che non si rendeva conto di quale cazzata avesse detto e si sentii in dovere di istruirmi sul caso. Così dopo avermi riempito vagamente di insulti, li riversò sul mondo intero, me compreso, fu però particolarmente pungente verso una donna che l’aveva sciolto con uno sguardo e poi era riuscita a farsi gioco di lui, sparendo con un tale e lasciandolo solo in quel buco. Io finsi solidarietà, la spina dorsale non era una parte del corpo che mi appartenesse, quindi passai sopra ad ogni offesa e cercai di farmi dire chi fosse quel tale, anche se un sospetto, che era quasi una certezza, prese forma dentro me. Adesso che ne sapevo di più mi avvicinai alle porte della vita, spensi la luce e accesi i miei sensi per riportare a galla dentro me l’istinto che cela ogni conoscenza dell’assoluto e capire quanto davvero volevo quella donna. Fino a quel punto mi ero mosso giocando a fare il detective, perché era una mia prerogativa quella di cacciarmi nei guai quando ne fiutavo l’odore, ma ora il dubbio che lei non volesse essere trovata da me mi assaliva prepotentemente, lasciandomi all’improvviso in balia delle fatiche che avevo sostenuto nelle ore precedenti. Avevo bisogno di essere scosso da qualcuno o da qualcosa.
L’incontro con l’aspirante rockstar era finito per consunzione della conversazione, troppo affaticata dagli eccessi del narratore. Alla fine mi ero reso conto che non era stato lui a cercare di portarla via, ma lei a farglielo credere, lo aveva usato per sparire, ma poi era arrivato qualcuno, l’ombra che stava nascosta nella sua coscienza, per portarsela via sul serio. Quando l’avevo conosciuta, esattamente sei mesi prima, un caldo pomeriggio di maggio, lei camminava su di un sottile strato di apparente tranquillità, che celava un mare di disperazione. I nostri occhi si erano subito spinti oltre e quel legame non aveva concesso nessuno spazio alla razionalità, portandoci a navigare verso acque sconosciute con la consapevolezza di poter sempre contare l’uno sull’altra. Ogni tanto però quel sottile strato si rompeva e la sua disperazione travolgeva tutto e tutti compresa la mia bastardissima esistenza fatta fino a quel momento di azioni spregevoli, senza il minimo accenno di scrupolo o rimorso. Lei aveva portato in me l’amore e io avevo scoperto di essere in grado d’amare, ma un ombra s’aggirava e quell’ombra era tornata alla luce in quel giorno. Nonostante ci amassimo follemente infatti, lei non aveva mai voluto parlarmi di una parte del suo passato, una lunga e dolorosa storia con un uomo violento che, abusando più della sua mente che del suo corpo l’aveva fatta soffrire in maniera indegna. Io non sapevo praticamente nulla di lui per via della sua reticenza e poi anche la mia vita non era certo un esempio da esportazione, quindi evitavamo l’argomento facendo nostro il motto carpe diem.
Non avevo nessun elemento che provasse il suo coinvolgimento nella scomparsa del mio amore, ma qualcosa dentro me lo urlava a squarciagola. Così lasciai il manipolo di bagordanti in fase catalessi pre esibizionistica e quando la notte era oramai scesa sulla montagna decisi di andare a trovare chi avrebbe potuto dirmi qualcosa di più su quell’uomo. Convincere un vecchio bavoso con tendenze omosessuali a darmi uno strappo in città non fu difficile, la parte complicata venne quando dovetti convincerlo a stare lontano dai miei pertugi. Sbolognata la checca con la promessa di vederci al salone da Giorgia, divorai in poche rapide falcate la strada che mi separava dall’obiettivo, la casa di sua sorella. Confidavo nella neve per sperare di trovarla in casa. Lei infatti viveva sola e definirla uno spirito libero era un eufemismo, qualsiasi cosa si muovesse poteva finire nel suo letto e forse questo orizzonte era piuttosto limitato. Il fatto che poi lei fosse anche una bella donna le dava ampio spazio di manovra, ma le mie attenzioni in quel momento erano tutte proiettate su ciò che lei avrebbe potuto dirmi. Suonai più volte di sotto, nessuna risposta, stavo imprecando contro il mondo quando visi aprirsi il portone e uscire una ragazzina vestita come un puttanone in serata di grazia e mi convinsi che una così, non poteva che provenire dal suo apparamento, così approfittai della sua uscita, sgusciai dentro, salii le scale velocemente, e ricominciai il bombardamento sonoro.
continua...
L’incontro con l’aspirante rockstar era finito per consunzione della conversazione, troppo affaticata dagli eccessi del narratore. Alla fine mi ero reso conto che non era stato lui a cercare di portarla via, ma lei a farglielo credere, lo aveva usato per sparire, ma poi era arrivato qualcuno, l’ombra che stava nascosta nella sua coscienza, per portarsela via sul serio. Quando l’avevo conosciuta, esattamente sei mesi prima, un caldo pomeriggio di maggio, lei camminava su di un sottile strato di apparente tranquillità, che celava un mare di disperazione. I nostri occhi si erano subito spinti oltre e quel legame non aveva concesso nessuno spazio alla razionalità, portandoci a navigare verso acque sconosciute con la consapevolezza di poter sempre contare l’uno sull’altra. Ogni tanto però quel sottile strato si rompeva e la sua disperazione travolgeva tutto e tutti compresa la mia bastardissima esistenza fatta fino a quel momento di azioni spregevoli, senza il minimo accenno di scrupolo o rimorso. Lei aveva portato in me l’amore e io avevo scoperto di essere in grado d’amare, ma un ombra s’aggirava e quell’ombra era tornata alla luce in quel giorno. Nonostante ci amassimo follemente infatti, lei non aveva mai voluto parlarmi di una parte del suo passato, una lunga e dolorosa storia con un uomo violento che, abusando più della sua mente che del suo corpo l’aveva fatta soffrire in maniera indegna. Io non sapevo praticamente nulla di lui per via della sua reticenza e poi anche la mia vita non era certo un esempio da esportazione, quindi evitavamo l’argomento facendo nostro il motto carpe diem.
Non avevo nessun elemento che provasse il suo coinvolgimento nella scomparsa del mio amore, ma qualcosa dentro me lo urlava a squarciagola. Così lasciai il manipolo di bagordanti in fase catalessi pre esibizionistica e quando la notte era oramai scesa sulla montagna decisi di andare a trovare chi avrebbe potuto dirmi qualcosa di più su quell’uomo. Convincere un vecchio bavoso con tendenze omosessuali a darmi uno strappo in città non fu difficile, la parte complicata venne quando dovetti convincerlo a stare lontano dai miei pertugi. Sbolognata la checca con la promessa di vederci al salone da Giorgia, divorai in poche rapide falcate la strada che mi separava dall’obiettivo, la casa di sua sorella. Confidavo nella neve per sperare di trovarla in casa. Lei infatti viveva sola e definirla uno spirito libero era un eufemismo, qualsiasi cosa si muovesse poteva finire nel suo letto e forse questo orizzonte era piuttosto limitato. Il fatto che poi lei fosse anche una bella donna le dava ampio spazio di manovra, ma le mie attenzioni in quel momento erano tutte proiettate su ciò che lei avrebbe potuto dirmi. Suonai più volte di sotto, nessuna risposta, stavo imprecando contro il mondo quando visi aprirsi il portone e uscire una ragazzina vestita come un puttanone in serata di grazia e mi convinsi che una così, non poteva che provenire dal suo apparamento, così approfittai della sua uscita, sgusciai dentro, salii le scale velocemente, e ricominciai il bombardamento sonoro.
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Re: Naufraghi 2.0
Dopo dieci minuti e un paio d’occhiate dallo spioncino si decise ad aprirmi. Quello che indossava non era molto, in compenso non le copriva praticamente nulla, lei sguazzava in ambienti del sottobosco cittadino e noi due ci conoscevamo di fama già da prima che io incrociassi quel miracolo di vita di sua sorella, quindi lei sapeva che sessualmente avrebbe potuto provocarmi e lo stava facendo senza ritegno. Quando le raccontai il perché della mia visita però, il suo atteggiamento cambiò, tutto quel dimenarsi tra mille perversioni non le aveva fatto dimenticare l’amore che provava per sua sorella. Mi parlò a lungo di questo tizio. Un tipo della Milano bene, figlio di gente ricca, che avrebbe fatto credere al mio amore di non volere soldi e potere ma amore e giustizia per il mondo, fino a quando lei non era caduta nella sua braccia e aveva cominciato a portarla in giro come un pacco postale, trattandola sempre peggio. Lei voleva avere una famiglia, dei figli e vivere tranquillamente una felice esistenza, lui voleva una cagna da montare quando ne aveva voglia ed esibire nelle serate di gala, le aveva fatto credere che si sarebbero sposati presto, mentre in realtà era d’accordo con la sua famiglia che avrebbe sposato la figlia di un palazzinaro romano, per puro interesse. Il mio amore, come tutte le persone troppo sensibili, non aveva mai pensato che potessero esistere persone tanto cattive ed era crollata, incapace di sostenere un dolore così grande. Lui ad un certo punto era sparito e lei si era ritrovato tutto quel peso sulle spalle rischiando di crollare per sempre. Alla fine era di nuovo notte, ero solo, stanco, triste, e senza idee. La tanto chiacchierata sorellina mi aveva aiutato a capire tante cose, ma il buio era fitto su dove potesse essere adesso il mio amore. Pensai, ogni tanto succede anche a me, che prima di dare un ultimo disperato assalto alla notte più nera per cercare qualcosa che potesse aiutarmi a ritrovare la speranza, di passare a casa mia. Come ho già detto ero stanco, anzi direi proprio distrutto, ne avevo passate davvero tante nelle ultime ventiquattro ore e avevo disperato bisogno di un bagno caldo tra quattro mura amiche. Quello che passa nella mia testa però spesso non collima con le mie azioni, così mentre pensavo a tutto questo, passai davanti al bar dove tutto era iniziato e, senza alcun motivo logico, entrai. Sedermi nello stesso posto di ieri e ordinare un the freddo fu conseguenza logica di un programma scritto in testa, ma non raggiungibile dal mio io consapevole. Così mi trovo qui adesso, come ieri, un po’ più vecchio, un po’ più stanco, un po’ più triste, assonnato, molto assonnato. Così capita che ti ritrovi con gli occhi aperti e la figura di una donna che hai cercato per ventiquattro ore davanti a te sorridente, bella come non te la ricordavi e tu te ne stai appeso alla speranza che sia questa la realtà e ciò che ti è rimasto a schiacciarti il cuore per tutto questo tempo non è stato altro che un brutto sogno. Concentrati, pensa, ascolta il tuo io più profondo cerca le percezioni, dov’è la realtà ? Qual è la tua vera dimensione ? Sogni o sei desto ? Baciala, e troverai la risposta o quantomeno ti sveglierai con un buon sapore in bocca.
Finalmente è finito
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Alvise
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Re: Naufraghi 2.0
up che poi mi perdo i racconti di frog e del camellaio
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Re: Naufraghi 2.0
OT sul link in firma. Non ho letto molto (un tuo capolavoro, San Valentino di chinasky ed un altro di azazel) ma la qualità generale percepita è altissima. Nei prossimi giorni cercherò di leggere altro. Complimenti a tutti per l'iniziativa.Alvise wrote: up che poi mi perdo i racconti di frog e del camellaio
