Re: Naufraghi 2.0

E' il luogo in cui potete parlare di tutto quello che volete, in particolare di tutti gli argomenti non strettamente attinenti allo sport americano...
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Sine
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Re: Naufraghi 2.0

Post by Sine »

Alvise wrote: bella idea. potevi farlo prima però...  :gazza:
Il mio errore è che penso di aver a che fare con persone adulte che non vanno subito in fondo a leggere il finale.  :gazza:
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Alvise
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Re: Naufraghi 2.0

Post by Alvise »

Sine wrote: Il mio errore è che penso di aver a che fare con persone adulte che non vanno subito in fondo a leggere il finale.  :gazza:
sbagliato forum?  :01:
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Sine
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Re: Naufraghi 2.0

Post by Sine »

Alvise wrote: sbagliato forum?  :01:
Uahaha, in effetti... :lol2:
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PENNY
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Re: Naufraghi 2.0

Post by PENNY »

Ganzo Sine :applauso:

Peccato perchè dopo il pezzo dell'altra volta mi aspettavo anche in questo un finale simile con smerdata annessa,cosa puntualmente verificatosi.
Raccontino comunque godibile e simpatico.

Mi è piaciuto molto anche quello di Goat  :notworthy:
Fui buttato fuori dall'Universita' il primo anno.  Mi scoprirono mentre copiavo allo scritto di metafisica.Sbirciavo nell'anima del mio vicino.

Non so se Dio esista. Ma se esiste spero che abbia una buona scusa.

Grazie a Dio sono ateo.

Grazie Woody.
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Re: Naufraghi 2.0

Post by Paperone »

ma Alvi, il tuo racconto è finito o me ne sono perso un pezzo io? :penso:
Giordan wrote: Menzione onorevole per Pap, che si è distinto per avere la stessa voce di Battiato e la peggior pronuncia anglo-americana ogni epoca!!!
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Alvise
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Re: Naufraghi 2.0

Post by Alvise »

Paperone wrote: ma Alvi, il tuo racconto è finito o me ne sono perso un pezzo io? :penso:
no devo ancora postarlo. è che avendo gli altri tenuto su il topic non occorreva metterlo su. però bel racconto se a uno leggendolo non si accorge che non è finito....    :lol2: (sottinteso rido per non piangere...)
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Re: Naufraghi 2.0

Post by Paperone »

Alvise wrote: no devo ancora postarlo. è che avendo gli altri tenuto su il topic non occorreva metterlo su. però bel racconto se a uno leggendolo non si accorge che non è finito....    :lol2: (sottinteso rido per non piangere...)
:nono:
Goat ha detto
The goat wrote: Dopo l'imponente racocnto di alvise, vado io.
Posso?
e allora io ho pensato che io non ne vedessi l'ultima parte.
è palese che manchi l'ultima scena, e io non ci dormo la notte... :fischia: beh, quasi! :D
Giordan wrote: Menzione onorevole per Pap, che si è distinto per avere la stessa voce di Battiato e la peggior pronuncia anglo-americana ogni epoca!!!
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Re: Naufraghi 2.0

Post by Sine »

PENNY wrote: Ganzo Sine :applauso:

Peccato perchè dopo il pezzo dell'altra volta mi aspettavo anche in questo un finale simile con smerdata annessa,cosa puntualmente verificatosi.
Raccontino comunque godibile e simpatico.

Mi è piaciuto molto anche quello di Goat  :notworthy:
Sì, in effetti sembra che scriva soltanto pezzi con la sorpresa finale, cosa assolutamente non vera :lol2:

Comunque in questo caso si tratta proprio di una sciocchezza buttata giiù in 10 minuti, e in questo caso non ho voluto far nulla per nascondere il tranello finale, volevo semmai portare a cercare di indovinarlo esattamente, buttando qualche indizio qua e là.
Per me che l'ho scritto non so come sia, ma non so quanto fosse evidente il mittente della lettera. Ovviamente prima di leggere la conclusione, dopo son bravi tutti :gogogo:
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frog
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Re: Naufraghi 2.0

Post by frog »

Sine wrote: Sì, in effetti sembra che scriva soltanto pezzi con la sorpresa finale, cosa assolutamente non vera :lol2:

Comunque in questo caso si tratta proprio di una sciocchezza buttata giiù in 10 minuti, e in questo caso non ho voluto far nulla per nascondere il tranello finale, volevo semmai portare a cercare di indovinarlo esattamente, buttando qualche indizio qua e là.
Per me che l'ho scritto non so come sia, ma non so quanto fosse evidente il mittente della lettera. Ovviamente prima di leggere la conclusione, dopo son bravi tutti :gogogo:
Purtroppo non sono in grado di leggere e pensare contemporaneamente  :bagatta:, quindi, non ho azzardato ipotesi anche se una sorpresina me l'aspettavo.

Questo racconto me lo figurerei interpretato da Alberto Lupo in mezzo a luci soffuse, nebbiolina e musica d'atmosfera di sottofondo
Ebbene si: son ancor chi

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Alvise
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Re: Naufraghi 2.0

Post by Alvise »

e facciamola finita.  :lol2:


“Figlio di puttana!” Per un attimo pensavo fosse stato il dj a sostituire il lento con una cazzuta gangsta song e stavo già per insultarlo, ma poi vidi Lil’ J in mezzo alla sala con una pistola troppo grande per lui in mano. Chissà dove l’aveva trovata. Non che fosse difficile, bastava salire e fotterla a uno troppo impegnato a fottere per accorgersene. Il proprietario dell’ammazzanegri però era un problema secondario. Il problema principale era lo sguardo di Lil’ J. Piangeva a dirotto, ma tutta quell’acqua non nascondeva l’odio nei suoi occhi. E i suoi occhi erano puntati su Double T, il quale, come tutti gli altri presenti nel salotto, aveva abbandonato la sua attività e si era concentrato sul membro più giovane della nostra banda.
“Ehi, nanetto, cosa ti prende?” fece Double T.
“Lo sai benissimo, figlio di puttana.” Ribatté Lil’ J. “Lo sai benissimo, figlio di puttana!” Indifferente ai continui richiami a mia madre, mi staccai dalla mia levetta e mi rivolsi al mio amichetto.
“Che ti prende?”
Si voltò verso di me, così rapidamente che le lacrime si staccarono come gocce di sudore durante una partita.
“Che mi prende? Ecco cosa mi prende.” E in quel mentre entrò sua sorella. Il sorriso di poco prima era nascosto da un labbro tumefatto. Era lì davanti a noi, come c’era stata neppure mezz’ora prima, ma che differenze. Il sorriso lascivo di poco prima era solo un ricordo lontano. Il presente consisteva in una bocca deformata da labbra gonfie e tumefatte, probabilmente colpite per aver pronunciato un no di troppo. Il rossetto, ora, era sbavato sulla guancia destra, come un marchio scarlatto. L’occhio sinistro continuava a non vedersi, ma non certo per la pettinatura ormai ridotta a un istrice di ciuffi ribelli, bensì per colpa di una palpebra violacea e sanguinante. L’occhio destro era pieno di lacrime. Lei non faceva nulla per fermarle o per nasconderle. Sulle braccia si intravedevano i primi segnali di futuri lividi provocati da mani violente e autoritarie, mani che avevano obbligato e costretto. Le mani di una testa di cazzo così cogliona da credere che una sborrata di sperma sia il sogno segreto di ogni donna. Distolsi lo sguardo e finii sul top nero. Era strappato sul seno sinistro. Piccolo e acerbo. Scappai anche da quel seno, abbassando lo sguardo per la vergogna di quella vista intima. Finii su una mappa di ematomi bluastri sulle sue gambe. Ematomi grandi e distanziati simboli dell’ultima disperata resistenza prima della sconfitta definitiva.
Tutto questo però non contava un emerito cazzo.
La mano destra, la mano destra raccontava tutto e con una dovizia di particolari che non potrei mai raggiungere nemmeno con tutte le parole del mondo. In quella mano, la sorella di Lil’J di anni dodici, battezzata Susanne, ma chiamata da tutti Suzie, stringeva un paio di mutandine rosa, le sue mutandine da vera, innocente dodicenne. Erano appallottolate, ma si vedeva chiaramente che erano chiazzate di rosso. Quelle chiazze urlavano, come doveva aver urlato lei, mentre quell’animale di mio fratello le schizzava dentro. Le sue lacrime parlavano di furia, di terrore, di dolore fisico e intimo, di  tutto quello che c’era da dire, ma che io non potevo capire, perché come voi bianchi non potete veramente capire noi negri, noi fortunati non possiamo capire cosa prova una persona stuprata. Non possiamo capire come ci si senta a essere violentati. Essere consapevoli di cosa sta per succedere, tentare di tutto per ribellarsi e scoprire di essere impotenti, di non poter fuggire, di dover rimanere lì a sentire l’ansimare caldo e bavoso di quella testa di cazzo che ti sta sopra e che magari ti chiede pure se ti piace. Perché gode a sbatterti, ad andare su e giù dentro di te, mentre tu, sotto, piangi, pregando che tutto finisca in fretta. Ma non finisce mai in fretta, dura all’infinito, dura anche quando lui si rialza e se ne va lasciandoti a terra a gemere e a usare le tue mutandine rosa per ripulirti dal sangue e dallo sperma che hai in mezzo alle gambe…
O merda, pensai. Proprio così: o merda, e niente di più.
Quell’idiota di mio fratello, invece, si mise a ridere, in maniera fastidiosa.
“Ma cosa dici? Lei voleva, eccome se voleva. Dicono di no, ma lo vogliono e lei l’ha avuto.”
Cosa cazzo avesse da ridere, non lo so. Avevi ragione te. Mio fratello è proprio un coglione, e noi più coglioni di lui a non capirlo. Stavo per lanciarmi su Lil’ J per disarmarlo. Ma fui troppo lento, maledetta gamba di merda. Maledetto me.
“Ti ammazzo, stronzo!”
Lil’ J cercò di tirare su la pistola troppo grande per lui. Non l’aveva nemmeno puntata che Double T aveva già sparato.
In un attimo la testa di Lil’ J scattò indietro, trascinando con sé il resto del corpo, il tutto circondato da una nuvola rossa. Dimenticati le morti al rallentatore di cinema e televisione. La morte è fulminea, quasi non te ne accorgi. Un corpo che vola e un corpo che cade. Esanime. Ed è tutto finito. È tutto così veloce che pensi che non l’hai nemmeno visto. Che nulla ti rimarrà in mente. E poi... E poi chiudi gli occhi e lo rivedi. Attimo per attimo. All’infinito. Un punto nero che appare improvvisamente sulla fronte. Gli occhi sbarrati. La nuca che esplode in mille pezzi. Lo sbuffo di sangue come un filo rosso che qualcuno tira per portarsi via il corpo e la caduta. È tutto finito da un’eternità, ma tu continui a rivederlo. Non puoi dimenticarlo. Mai. Chiudi gli occhi e vedi il sorriso di Lil’ J, il sangue, i pezzi di cervello finiti sul pavimento confusi tra frammenti di osso, il corpo esanime, tutto insieme, sovrapposto. Riapri gli occhi, ma l’immagine rimane per qualche istante, come un fantasma, a chiederti perché…
Double T non capiva più un cazzo, come tutti noi. Si voltò in giro nemmeno ricordandosi di avere la pistola ancora in mano. La gente iniziò a urlare. Susanne, che si era trovata vicino a Lil' J al momento dello sparo, svenne nel trovare tra i suoi capelli una scheggia d'osso con una sostanza grigiasta appiccicata. Meglio così. Almeno non vedeva il corpo di Lil’J e il sangue che continuava a uscire da quel cazzo di traforo che gli era stato aperto sulla nuca.
Mio fratello balbettò qualche scusa: “Mi sono solo difeso, l’avete visto... Voleva spararmi...”
Quello che lesse negli occhi dei presenti e, soprattutto, nei miei non dovette piacergli più di tanto, perché fece cadere la sua pistola per terra e scappò via.
Non me ne curai, ero troppo impegnato a cercare un qualche segno vitale sul corpo di Lil' J. Sapevo che era morto sul colpo. Ma speravo e speravo inutilmente. Morto. Mi rialzai e mi ritrovai con le mani sporche di sangue, istintivamente mi pulii sulla maglietta. 
In quel momento arrivò il motivo della fuga di Double T. Jamal apparì sulla soglia della stanza. Era mezzo nudo. Si stava giusto abbottonando i blue jeans.
“Che cazzo vi mettete a sparare in casa, ma siete rincoglion…” poi mi vide e vide il corpo accanto a me. La prima reazione, fu una completa assenza di reazione. Rimase lì in piedi, con gli occhi fissi. Una volta mi hai detto che Jamal non sapeva più ridere. Beh, posso assicurarti che non sapeva nemmeno più piangere. Ci provò, ma gli vennero fuori solo dei rantoli dalla gola e poi un lungo interminabile urlo. Ma nessuna lacrima. “Che è successo?” chiese a nessuno in particolare. Qualcuno gli rispose. Io non feci o dissi niente. Ero troppo impegnato a guardare i titoli di coda. Già, perché il finale era scritto e non mi piaceva per nulla. Quando riuscii a riprendermi lui era già corso via. Iniziai a urlare anche io. Dovevo bloccarlo. Fermarlo. Sapevo cosa stava per fare e non potevo permetterlo. Non perché il suo obiettivo fosse mio fratello, ma perché non poteva essere lui a eseguire la giusta condanna. No, non lui. Era la nostra salvezza. Non poteva dannarsi per quell’idiota di mio fratello.
Cercai di corrergli dietro. Ma io sono solo un cazzo di zoppo e quando arrivai in strada lui stava già voltando all’angolo dell’isolato. Porca troia. Tornai un attimo in casa, raccolsi la pistola di Lil’ J e diedi agli altri della banda rapide indicazioni sul da farsi: ripulire il posto da droga e armi, quindi chiamare i froci blu e dire che era stato un colpo sparato da non si sa dove. Nessuno ha visto niente, nessuno ha sentito niente. In cinque secondi me la cavai, non è che fosse la prima volta che capitava. Le ragazze avevano già preso da parte Suzie. Di lì a poco l’avrebbero portata in ospedale. Anche per loro non era la prima volta. Per nessuno sarebbe stato l’ultima.
Fatto ciò, bisognava fermare i titoli di coda e, per farlo, dovevo trovare Double T prima di Jamal. Avevo un vantaggio sul mio amico: conoscevo mio fratello e sapevo dove l’avrei potuto trovare. Sperai che Jamal andasse a casa nostra, pensando che Taushan avesse cercato rifugio lì. Niente di più sbagliato.
Prima ho scritto di getto che Double T era scappato per evitare Jamal. Beh, è una cazzata, messa lì perché sto buttando giù tutto in fretta e furia. Spero mi scuserai. Mio fratello, crescendo, è diventato un coglione, inutile nasconderselo, però da ragazzo un cuore ce l’aveva, prima che questo cazzo di quartiere glielo ammazzasse. Beh, quel cuore sapeva di aver toppato, e alla grande, e sapeva che sarebbe arrivata la punizione che, secondo le regole della banda, poteva essere una sola. Lo sapeva ed era giusto così. Nulla da dire, però i fantasmi, quelli mio fratello non li voleva. Da loro doveva scappare, ma comprese presto di non poter correre abbastanza velocemente. Per sfuggire da Lil J si sarebbe fottuto il cervello con tanta di quella droga da dimenticarsi anche il suo nome, figurarsi quello che era successo. Una fuga un po’ diversa, ma sempre una fuga. E, se la mia ricostruzione era esatta, l’avrei trovato nella piazza dove ti ho accompagnato. Il posto migliore per acquistare droga.
Il vantaggio, però, finiva lì. Jamal non ci avrebbe messo molto per arrivare alla mia medesima conclusione. Il tempo, quindi era poco. Jamal l’hai visto, è un fulmine. Hai visto anche me: sono uno zoppo di merda e, anche a sforzarsi, rimango uno zoppo di merda che si trascina veloce.
Una volta correvo pure più veloce di Jamal. Adesso sto stramaledicendo il mondo per il mio ginocchio. Una volta scattavo e senza nemmeno pensare, volavo. Adesso conosco ogni più piccolo muscolo del mio corpo, ogni termine per descrivere i movimenti necessari, ma non mi schiodo. La cosa peggiore, però, è il dolore. Acuto, freddo, parte dal ginocchio e mi spezza il respiro ogni attimo, urlandomi di fermarmi, di smetterla perché ormai sono un freak, uno zoppo di merda, un fottuto zoppo di merda. Ma non potevo fermarmi. La mia vita era già andata nel cesso una volta, non potevo permettere a Jamal di fare altrettanto con la sua e soprattutto con quella degli altri. No, non potevo permetterlo. Non poteva finire tutto così. I sogni miei e di Jamal non potevano finire in quel modo. Sudore e lacrime iniziarono a mischiarsi sul mio volto. Piangevo per il dolore, piangevo per il passato, quando correvo senza alcuna fatica e senza pensieri, e piangevo per il futuro, perché non ci sarebbe stato nessun futuro e tutto per colpa della mia maledetta gamba matta.
Quando arrivai in prossimità del parco, il mio ginocchio crollò di schianto. Tutto divenne bianco. Mi trovai dritto sul marciapiede. Avevo sbattuto la faccia sull’asfalto. Probabilmente, stavo pure sanguinando, ma non sentivo niente. C’era solo il mio ginocchio. A quel bastardo non gli bastava essere rotto. No, doveva anche urlarmelo contro. Non so quanto rimasi a terra, ma quando finalmente riuscii a rimettermi su, stando in equilibrio sulla gamba sana, mi accorsi di essere vicino a dove ci eravamo fermati quella famosa sera io, te e Daniel. Saltellai fino alla parete più vicina per puntellarmi e iniziai a scrutare attorno. Mi ci volle poco per individuare Double T. Tra tutti i drogati presenti nella piazza era quello più storto. Si trovava nei pressi della macchina della polizia, che era parcheggiata sempre al solito posto. Urlava qualcosa, ma non riuscivo a capire cosa. Insulti, preghiere? Non so. Quando stavo per andargli incontro, da una zona d’ombra dietro la macchina dei froci blu, uscì Jamal. Per un attimo sembrò quasi che l’ombra non riuscisse a staccarsi da lui. Poi un riverbero. La pistola che scintillava. E io mi bloccai. Avrei potuto urlare, magari sarebbe servito a qualcosa, ma sapevo di essere arrivato troppo tardi. A quel punto, anche Double T lo intravide tra le nubi della droga in cui era sprofondato. Si arrestò ad una decina di metri dalla macchina della polizia, aspettando. Avevo avuto ragione. Era da se stesso che aveva cercato di scappare, non dalla punizione. Quella era attesa. Io ero lontano, ma non avevo la forza di intervenire. L’unico motivo per cui mi reggevo in piedi era il muro a cui ero appoggiato, ma forse, anche se la mia maledetta gamba fosse stata in ordine non avrei fatto nulla. Mi sentivo schiacciato dagli eventi, ben più di quanto mi schiacciasse il dolore del mio ginocchio ormai andato. Potevo solo guardare. Ero lo spettatore di un film horror di cui sapevo già il finale. E sapevo che mi avrebbe fatto paura, molta paura. Per sempre. Nonostante questo, non riuscivo a distogliere gli occhi. Dovevo assistere alla morte di mio fratello e alla fine di tutti i miei sogni.
Jamal passò dietro alla macchina della polizia, alzando la pistola. Incurante dei poliziotti e del mondo circostante. I poliziotti non sembravano accorgersi di niente. Sperai si fossero addormentati. Ma non era così. Ovviamente quella notte non poteva andare bene qualcosa. No, era impossibile. Double T non provava nemmeno a scappare. Voglio pensare che non fosse unicamente per l’effetto della droga, ma perché sapeva che non poteva essere perdonato.
Double T urlò tra lacrime di pentimento, ma non chiese pietà. Peccato che quell’urlo attirò l’attenzione dei due porci blu. Vidi le loro teste girarsi verso Jamal e poi confabulare. Probabilmente stavano decidendo se era il caso di intervenire. Si guardarono in giro per vedere se insieme a Jamal c’era qualcun altro. Avevano paura di un’imboscata. Ma non c’era nulla di cui preoccuparsi, solo uno zoppo di merda, nascosto dai bidoni dalle immondizie. Invisibile e impotente. Infine, uscirono.
“Ehi, tu con la pistola. Fermo e mani in alto!”
Jamal nemmeno lì sentì. Continuò ad avanzare verso il suo obbiettivo. Double T si era inginocchiato in mezzo alla strada.
“Ho detto fermati!” Urlò il poliziotto, posizionato dietro alla macchina.
“Sarà pieno di crack, cazzo vuoi che senta?” gli disse l’altro, quando vide Jamal continuare ad avanzare. Arrivato davanti a Double T, appoggiò la canna sulla fronte di mio fratello.
“Cazzo, moccioso! Premi quel grilletto e sei morto. Giuro su Dio!”
E Jamal sorrise, senza spostare l’arma. I suoi denti bianchi splendevano più della pistola, appoggiata sulla fronte di Double T. Era un sorriso aperto, il suo, meraviglioso, pieno di vita. Il nostro quartiere non meritava un sorriso del genere. Forse era per questo che non sorrideva mai, sarebbe stato un inutile spreco.
Jamal sparò.
Il cervello di Double T colorò l’asfalto, mentre il suo corpo ancora scivolava nell’aria. E poi nella piazza riecheggiò uno sparo e un altro e un altro ancora. Jamal iniziò a dimenarsi come se seguisse un ritmo musicale che solo lui poteva sentire. Altri colpi, quattro, cinque non so. Non li contai. Jamal non voleva cadere e non voleva smettere di sorridere, come se veramente fosse quel superman che tutti dipingevano nel descrivere le sue gesta in campo. Altri colpi e lui ancora lì in piedi sorridente. Per un attimo, quasi ci credetti che fosse veramente invulnerabile. Poi, improvvisamente, guardando nella mia direzione, cadde... morto.
Il quartiere fu invaso da grida indistinte di dolore. Sembrava che persino il nostro aguzzino piangesse la caduta di uno dei suoi pochi eroi e la fine di tutti i nostri sogni. Solo dopo qualche minuto, mi accorsi che le grida erano le mie. Nessun altro sembrava essersi accorto di nulla.
Sai come il mondo di fuori ha risolto il tutto? Quattro articoli striminziti con qualche dato e molte inesattezze per spaventare i lettori. Un’altra storia di violenza e nulla più. Regolamento di conti tra membri di una banda, muore giovane promessa del football. Tutto qui. Bella merda. Già, bella merda. Non credo che nessuno sia andato a intervistare qualcuno su come si sono svolti realmente i fatti e anche se qualcuno decidesse di farlo, cambierebbe qualcosa? No, non cambierebbe niente. Solo un bell’articolo di denuncia e qualche scrupolo di coscienza da quindici minuti, bello pronto per essere sostituito dalla colpa per la triste condizione dei bambini nepalesi o di qualche altro cazzo di paese. Poverini, sono costretti a lavorare a dieci anni. Commuoviamoci, sentiamoci in colpa, che a guardare nel proprio giardino nessuno ci pensa. Troppa fatica. Molto meglio pensare a quelli lontani. Che teneri, vero? E noi poveri negri ancora qui.
Quando ho letto dell’encomio ai due poliziotti non ho avuto la forza di infuriarmi. Non ho avuto la voce per gridare o le lacrime per piangere. Il quartiere ha vinto ancora una volta e io guardo fuori dalla finestra e mi domando se Icaro poco prima di cadere in mare si sentiva senza speranza come mi sento io ora.
Saluti
Jeremy

Questa lettera mi è stata inoltrata in fotocopia dai vigili del fuoco di Detroit, nella persona del comandante Virgil Mckinney. Il comandante McKinney nell'accompagnatoria, mi ha precisato che Jeremy stringeva ancora in mano la busta, quando il suo corpo è stato ritrovato sul marciapiede davanti a casa sua. Non sussistono dubbi sul fatto che si sia trattato di suicidio. Si è buttato dalla finestra di camera sua. Un bel volo, stando al comandante. Jeremy viveva al settimo piano.   
Il quartiere ha vinto e io da due ore sto leggendo e rileggendo questa lettera, il cui lato destro è completamente nero. L'originale era probabilmente sporco del sangue di un Icaro nero. Anzi, di un Icaro negro.
Ho quasi finito la bottiglia di whisky, anche se so che l'alcol, come le canne, non uccide i ricordi.
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Re: Naufraghi 2.0

Post by Paperone »

non riesco a dire altro se non :applauso: e :piango:
Giordan wrote: Menzione onorevole per Pap, che si è distinto per avere la stessa voce di Battiato e la peggior pronuncia anglo-americana ogni epoca!!!
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Re: Naufraghi 2.0

Post by davidvanterpool »

:applauso: :notworthy:
C'è bisogno che si giochi con un po' di dignità! Con un po' di anima cazzo! Nessuno fa un salto, un fallo con la palla lì! Facciamo a cazzotti almeno!! Ma che cazzo avete dentro?

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Alvise
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Re: Naufraghi 2.0

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davidvanterpool wrote: :applauso: :notworthy:
hai letto un racconto sul football americano? ma allora sei proprio una separatista.  :lol2:
fly circus
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Re: Naufraghi 2.0

Post by fly circus »

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veramente un racconto eccezionale alvi. coinvolgente dalla prima all'ultima parola.
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Re: Naufraghi 2.0

Post by davidvanterpool »

Alvise wrote: hai letto un racconto sul football americano? ma allora sei proprio una separatista.  :lol2:
Ho solo svolto il mio dovere di moderatrice :gazza:
Non sarò mai una di voi :nono:
C'è bisogno che si giochi con un po' di dignità! Con un po' di anima cazzo! Nessuno fa un salto, un fallo con la palla lì! Facciamo a cazzotti almeno!! Ma che cazzo avete dentro?

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