Re: Naufraghi 2.0

E' il luogo in cui potete parlare di tutto quello che volete, in particolare di tutti gli argomenti non strettamente attinenti allo sport americano...
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The small Bbrother
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Re: Naufraghi 2.0

Post by The small Bbrother »

Che bel Topic!ho riletto tutto dalla prima pagina...sono incantato.
Siete tutti fantastici,le storie sono intriganti e divertenti.
Complimentoni veramente a tutti:Alvise,Ripper,Cammellaio,Sine,Frog...e scusate se dimentico qualcuno...
:notworthy: :notworthy: :notworthy:

Per una mia produzione credo dovrete aspettare taaaanto,perchè non sono certo a questi livelli. :D
Last edited by The small Bbrother on 02/08/2007, 1:01, edited 1 time in total.
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Re: Naufraghi 2.0

Post by The goat »

Cammellaio Patto wrote: questo è la prima bozza del soggetto per il mio prossimo film, mi farebbe piacere le vostre impressioni a riguardo. Il titolo dovrebbe essere "Devi redimerti, Charlie".
...
hai stoffa, ragazzo.
davvero, davvero complimenti.
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Alvise
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Re: Naufraghi 2.0

Post by Alvise »

The goat wrote: hai stoffa, ragazzo.
davvero, davvero complimenti.
smettila di guardare film con john wayne... (anche se hai ragione)
la capressa

Re: Naufraghi 2.0

Post by la capressa »

Cammellaio Patto wrote: questo è la prima bozza del soggetto per il mio prossimo film, mi farebbe piacere le vostre impressioni a riguardo. Il titolo dovrebbe essere "Devi redimerti, Charlie".

bello, bello
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Re: Naufraghi 2.0

Post by Cammellaio Patto »

troppi complimenti, così finisce che mi monto la testa  :naughty:
frog
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Re: Naufraghi 2.0

Post by frog »

tzara wrote: Possibile che mi accorga di questo bellissimo topic solo adesso?

Basta, a breve farò anche io un'apparizione letteraria...

P.S. Frog scrivi veramente benissimo!! Complimenti..
Grazie  :forza:
Ebbene si: son ancor chi

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Re: Naufraghi 2.0

Post by frog »

Cammellaio Patto wrote: troppi complimenti, così finisce che mi monto la testa  :naughty:
Perchè di solito la tieni sotto il braccio ?
Ebbene si: son ancor chi

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redshark
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Re: Naufraghi 2.0

Post by redshark »

Cammellaio Patto wrote: noi si che ci capiamo!
stiamo lavorando sulla realizazione cinematografica adesso io e i miei soci. con i tuoi dieci euri raddoppiamo il capitale.
pensandoci.. dovrebbe aggirarsi anche un regista da queste parti...
...
Daz..
...
...
...
Des...
...
..
..
..
ah, ecco: Zedan Dan Foncueds.

Non credo rifiuterebbe tale onore.
"Se vi sentite baciati sulla fronte da qualche dio, se vi siete accorti che esiste una condizione umana ed una possibilità di realismo inquieto nel viverla, se sapete leggere quello che i giornali non scrivono, se non vi intendete come noi di musica ma non per questo ascoltate i critici, ma anche se non avete mai pensato niente di tutto ciò perchè la vostra intelligenza non arriva a 70 fatevi coraggio il mondo è vostro la situazione eccellente CCCP è con voi"

Stay HC!!!

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Re: Naufraghi 2.0

Post by Dazed and Confused »

redshark wrote: Il più bell'incipit di sempre.
Se riuscissi veramente a mettere su pellicola questa cosa, ne voglio una copia.
Ti faccio da produttore e distributore, pur di averne una...

con un budget di 10€ che si può fare?
Perfetto, direi che con la metà del budget hai già ingaggiato il regista. :ok:


Il soggetto è geniale, complimenti al Cappellaio.  :applauso:
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Re: Naufraghi 2.0

Post by Cammellaio Patto »

Dazed and Confused wrote: Perfetto, direi che con la metà del budget hai già ingaggiato il regista. :ok:


Il soggetto è geniale, complimenti al Cappellaio.  :applauso:
aiuto regista al massimo  :truzzo:  :forza:
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Re: Naufraghi 2.0

Post by Cammellaio Patto »

frog wrote: Perchè di solito la tieni sotto il braccio ?
si ma non è proprio la regola, un indirizzo più che altro.
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Re: Naufraghi 2.0

Post by Dazed and Confused »

Cammellaio Patto wrote: aiuto regista al massimo  :truzzo:   :forza:
Mi accontenterei, pur di prendere parte al progetto  :forza:
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Re: Naufraghi 2.0

Post by diavolino »

DH-12 wrote: :forza: Camm... il caldo gioca brutti scherzi!!  :lol2:

Sbaglio o ci hai messo dentro un po di Slevin?
Io ci ho visto dentro qualcosa de "I fiori blu" di Raymond Queneau
".....più che altro orientato verso la gnocca!" J. Calà
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Re: Naufraghi 2.0

Post by The goat »

Sto staccando dal lavoro. Tra pochi minuti sarò in vacanza.
Vi saluto lasciandovi un raccontino idiota che ho scritto qualche tempo fa.
Niente di che, una mattina in ufficio non avevo voglia di lavorare ed è nata questa cazzatella.
Lo posto non perchè sia meritevole, ma solo per far finta di partecipare a questo topic.  :01: :lol2:



JERRY BROWN

Nessuno conosceva il basket più di Jerry Borwn. Nessuno.
Dieci titoli vinti con quattro squadre diverse parlavano per lui.
Aveva riportato i Knicks sul tetto del mondo, vinto a Los Angeles, sollevato i Celtics da una crisi infinita, consegnato un anello persino in Canada, a Toronto.
Nessuno allenava come lui. Nessuno.
Il suo nome era leggenda, la sua parola verbo.
Bill Russell una sera al Fleet Center lo pregò in ginocchio di concedergli un autografo, incurante delle telecamere che stavano riprendendo la scena.
Kobe Bryant decise di ritirarsi all'età di 30 anni dopo che Jerry Brown gli aveva detto che non era così bravo come credeva.
Shaquille O'Neal dichiarò più volte che sarebbe tornato a giocare nonostante l'età solo se fosse stato allenato da lui.
L'NBA Store sulla quinta all'incrocio con la cinquantreesima, demolì l'intero angolo dedicato a Michael Jordan per far posto ad un vero e proprio santuario che raccoglieva le foto autografate, i cimeli, i gadget col volto segnato da tante vittoriose battaglie, di coach Brown.
Sport Illustrated gli dedicò 156 copertine consecutive. La centocinquantasettesima non arrivò solo perchè il Dream Team era stato battuto al primo turno delle Olimpiadi da Timor Est e così quella copertina se l'erano accaparrata gli asiatici.
Jerry Brown lo prese come un affronto personale. E per ripicca vinse altri 5 anelli NBA consecutivi. Due a Miami, due ad Orlando e l'ultimo a Pine Bluff, in Arkansas, dove quello stesso anno la NBA aveva creato una nuova franchigia, la quarantasettesima.
Le TV, i giornali, tutti gli organi di comunicazione lo rincorrevano continuamente. Una sua intervista era stata quotata attorno ai cinquecento, seicentomila dollari.
Un giorno Brown ebbe un incidente automobolistico e Wall Street crollò. Il presidente degli Stati Uniti si dimise perchè incapace di garantire la sicurezza sulle strade ed il suo successore, tale Johnson, spese dodici punto tre miliardi di dollari per rifare l'intera rete stradale statunitense.
Quando Jerry Brown tolse il collare, completamente ristabilitosi dopo il ferale tamponamento, il dollaro spiccò un balzo in avanti. Ed arrivò ad essere valutato circa dodici euro.
Per avvalersi dei suoi servigi i proprietari delle squadre erano disposti a tutto. E dovevano cacciare fuori un mucchio di soldi. Tanti almeno quanto l’inter salary cap delle loro squadre, che all'epoca ammontava in media a 653 milioni di dollari.
Ma erano soldi ben spesi.
Jerry Brown arrivava, urlava, rivoluzionava, allenava, vinceva. Era la regola.
Superati i cinquant'anni e conquistato il quindicesimo titolo in Arkansas, il coach decise di rimettersi in gioco.
Accettò la sfida più difficile, in una squadra vecchia e decrepita, senza speranze, senza futuro.
Il suo procuratore, un italoamericano di nome Mogky Luciano, era contrario. Tentò disperatamente di convincerlo a rifiutare, nonostante i soldi offerti fossero molti. Così tanti che al confronto l'intero debito pubblico italiano era... beh no, era comunque molto di più!
Il coach però non volle sentir ragioni. Licenziò il suo procuratore che si suicidò la sera stessa, dopo aver scritto un veloce bigliettino in cui comunicava al mondo che gli avevano ucciso l’anima. Brown divenne agente di sé stesso. E la nuova avventura partì. Nella capitale.
Il primo anno fu di transizione.
Il secondo arrivò la finale.
Il basket, James Naismith in testa, era ancora una volta ai suoi piedi.
Poi accadde. Fu in gara 5 di quella storica finale, la sfida decisiva, che avvenne quello che il mondo non si sarebbe mai aspettato.

Juwan Cubon era nato a Chicago sessant’anni prima da una famiglia che viveva nella miseria più nera. Aveva iniziato la scalata al successo come parcheggiatore – ovviamente abusivo - in un grande supermercato.
Cubon era povero e questo nessuno lo poteva negare, ma in compenso era davvero stupido. Al primo posto della classifica di “E! Entertainment” sulle 101 persone più stupide della terra. Così due anni dopo si ritrovò proprietario di una grossa autorimessa nel West Side.
All'età di trent'anni, una licenza elementare in tasca conquistata con sudore, fatica e qualche bustarella due anni prima, possedeva la più grande catena di garage, autorimesse ed autolavaggi dell'intero Illinois.
Qualche annetto dopo, poco prima che iniziasse ad interessarsi di sport, era uno degli uomini più ricchi d'America. E quindi del mondo.
Iniziò dal baseball con i White Sox. Passò al football ed all'hockey. Infine al basket. Acquistava franchigie allo sbando, le rimetteva su e le vendeva a prezzi decuplicati.
"L'avventuriero dello sport ", era stato ribattezzato da quei pochi nostalgici che erano ancora legati ad una visione romantica della pallacanestro. Altri invece, i suoi fedeli, si riferivano a lui come il "Patriarca dei Grandi Laghi" perchè era lì che nasceva il suo impero economico.
La maggior parte della gente però preferiva continuare a chiamarlo "Juwan ‘o parmigiano" perchè puzzava di sudore e formaggio.
Fu Cubon a proporre a Jerry Brown quella nuova grande sfida. Partirono insieme, uniti da uno stesso scopo. Vincere lì dove era più difficile.
Finì nel peggiore dei modi.

Cubon sedeva in sala stampa al termine di gara 5. Gli sguardi di decine di giornalisti puntati sul suo volto flaccido e malamente rasato.
"Siori" esordì "se abbiamo perso la partita, se abbiamo perso la serie, se abbiamo perso il titolo è tutta e solo colpa di Jerry Brown!"
Un mormorio stupito si era alzato dalla platea. Facce interrogative facevano da contraltare alla sua espressione compiaciuta.
"Oddio. Non guardatemi come se avrei bestemmiato. Volete dirmi che nessuno si è accorto? Ma quelli ultimi nove secondi gli avete veduti? E' stata roba da allenatore di quarta serie!"
"Si riferisce" chiese un giornalista in terza fila "al quinto fallo di Stonewell e al suo successivo panchinamento?"
Cubon batté un pugno sul tavolo.
"Ma è ovvio! Stonewell è il nostro più migliore giocatore. L'ha voluto Brown. Me l'ha chiesto. Mi ha supplicato. Gliel'ho preso e gliel'ho dato. E poi... e poi ha fatto in modo di panchimentarlo alla fine! Cioè abbiamo giocato i nove secondi fondamentali dell'anno senza il numero uno della squadra e probabilmente del mondo che è ancora di più!"
"Secondo lei, doveva essere qualcun altro a commettere quel fallo?" chiese un giornalista dal fondo.
Cubon fece un gesto spazientito con la mano:
"Indipendente da quello... voglio dire... mancano nove secondi, hai palla in mano e devi parreggiare. Che senso mi ha togliere Stonewell?”
I giornalisti si guardarono perplessi, ma al contempo eccitati. Non pareva vero di poter scrivere di qualcuno, un presidente, che criticava Jerry Brown.
Mentre le penne frusciavano veloci sui fogli, Cubon calò sul tavolo il carico da novanta.
"Se volete sapere come la penso, Brown è un razzista. Voglio dire... Stonewell è negro. Lo sappiamo tutti che è negro, no?"
Qualche giornalista annuì col capo.
"E lui… lui... ha fatto in modo di panchimentarlo nei secondi finali. Oh, è furbo... non vuole dividere la gloria con nessuno. La vuole tutta per lui! Ma io... io l'avevo già capito. Durante tutto l'anno lo trattava male solo perchè era negro. Voglio dire... vi sembra giusto? Mica tutti i negri sono ladri o terroristi o sono sporchi e puzzano!
Stonewell si lava! Si fa la doccia dopo ogni partita! Neanche io che sono bianco arrivo a tanto!"
“Decisamente no” sussurrò qualcuno.

Jerry Brown sedeva in vestaglia sulla veranda di casa. Non aveva ancora toccato la colazione sul tavolo davanti a lui, immerso com'era nella lettura dei giornali sportivi.
Magic Johnson l’aveva chiamato già un paio di volte per sapere se era vero quanto stava leggendo su Nba.com e Espn.com.
In realtà era una banale scusa. Magic voleva solo il permesso di poter dichiarare in un’intervista che loro due erano amici di vecchia data e che avevano iniziato a giocare a basket insieme. Permesso negato. L’ultima cosa che il coach voleva era una battaglia fra Magic e Bird su chi era più amico suo.
Brown buttò i giornali all’aria. Non sapeva se ridere o piangere. Si limitò a ruttare rumorosamente.
Il rapporto con Cubon, dopo due anni altalenanti, era ormai definitivamente giunto al capolinea.
Poteva tollerare tutto. Anche farsi dare dell'incompetente da un idiota arricchito che a stento sapeva com'era fatta una palla da basket. Ma non ammetteva di essere accusato di razzismo.
Proprio lui, che suo nonno aveva rischiato la pelle per liberare 83 schiavi dai campi di cotone in Tennessee e che in seguito era morto, impiccato dagli incappucciati del Klu Klux Klan, chiamati dai genitori di quelli stessi neri che lui aveva liberato per farli finire disoccupati e dediti allo spaccio di crack alle periferie delle metropoli. Ma questa è un'altra storia.

Alle 11 precise Brown varcò la soglia dell’ufficio di Cubon, scuro in volto. I due si guardarono per un lungo momento, poi il coach buttò una lettera sulla scrivania del suo superiore.
"Le mie dimissioni" precisò.
"Ah, prima fai il danno, poi abbandoni la scialuppa! E' così che si fa dalle tue parti, vero?"
Brown era di New York. Cubon odiava profondamente i newyorkesi. Perchè erano ignoranti, diceva.
"Dalle mie parti" rispose il coach scandendo le parole "se qualcuno non capisce nulla di qualcosa, evita di intromettersi o di criticare il lavoro degli esperti!"
"Fossi tu l'esperto?" lo schernì Cubon.
"Così dicono!"
"Ah... dicono, sì!" sorrise Cubon, allungando le gambe sotto la scrivania. "La gente dicono tante cose. E sono pronti a cambiare idea subito. Ai primi errori si dimenticano delle cose belle e ti abbandonano. E tu ieri hai fatto un errore grosso quanto... quanto... quanto la torre Efrel!"
"Eiffel!"
"Sì! Quella!" borbottò Cubon.
Coach Brown sospirò “Se lo dici tu…”
"Lo dicono tutti, Jerry! Lo dicono la gente. L'hanno visto tutti!”
“Io, a dire il vero, non ho ancora capito di cosa sono accusato”.
Cubon sbuffò.
“Hai panchimentato Stonewell quando eravamo sotto di due a nove secondi dalla fine!"
"Aveva appena fatto il quinto fallo!" sbottò esasperato Brown!
"E allora? Mancavano nove secondi. Nove! Chi cazzo se ne frega se aveva appena fatto il quinto fallo. Te lo risparmiassi per l'OT? Peccato che al supplementare non ci siamo manco andati grazie alla tua... alla tua... alla tua genialosità!"
Brown parlò guardando Cubon dritto nei suoi occhietti ottusi.
"Quindi tu pensi che io avrei dovuto mantenere in campo Stonewell con 5 falli, forzare l'overtime e giocarmi lì il tutto per tutto?!"
"Ma è ovvio che fosse così!" si accalorò Cubon sputacchiando saliva un po' dovunque. "Ma tu non l'hai fatto. E mica perché sei stupido. La verità l'ho detta ieri in sala stampa. Aspettavi solo il momento buono per toglierlo. E quando ha fatto il fallo, era quello il momento. Se avremmo vinto sarebbe stata un'altra delle tue magate, vincere senza il miglior giocatore. Tu vivi di queste cose, Jerry. Ma stavolta ti è andata male. E questo errore ti costa il posto e rimane sempre una grossa colpa della tua carriera".
"Hai ragione Mark... hai ragione su tutto. Ho sbagliato, è stata colpa mia... e sono anche un razzista, è vero" convenne Brown con un sorriso di innata superiorità.
Diede le spalle al suo ormai ex capo e lasciò l’ufficio, allontanandosi con passo sicuro verso il lungo corridoio che portava agli ascensori.

Quelle dimissioni gli erano costate un mucchio di soldi, ma non tollerava essere trattato così da un idiota che neanche sapeva che in Italia si usciva con 5 falli.
Trattare così lui che suo nonno, lo stesso che era morto impiccato, aveva aiutato Naismith a buttar giù le 13 regole del basket.
Era un Jerry Brown sereno, sorridente, soddisfatto e sicuro di sé quello che lasciò l’immenso edificio di piazza Apollodoro 10, a Roma.
Il suo nome era leggenda. Nessuno conosceva il basket come lui. Nessuno.
Era il più richiesto. Era il migliore. Aveva vinto 15 anelli in America. Aveva preso una squadra allo sfascio in Italia e l’aveva portata in due anni a giocarsi la finale scudetto.
L'indomani già ci sarebbe stata la fila per accaparrarsi i suoi servigi in panchina. Come sempre.
Jerry Brown sorrideva. Il sorriso si trasformò in una sonora risata ricordando la faccia soddisfatta di Cubon quando gli aveva dato ragione. Che idiota! Non sarebbe rimasto proprietario della squadra a lungo. Uno così idiota non poteva.
Appena si fosse sparsa la voce di un presidente che possedeva una squadra di serie A da due anni e non sapeva neanche con quanti falli si uscisse in Italia, e che per giunta a causa di questa ignoranza aveva fatto fuori il migliore allenatore della storia, sarebbe stato proprio da scompisciarsi.

Cubon era molto ricco e questo nessuno lo poteva negare, in più era davvero stupido. Così divenne ancora più ricco e potente e rimase alla presidenza della Lottomatica per parecchi anni ancora. Roma vinse scudetto ed Eurolega l’anno dopo, guidata da un nuovo giovane allenatore, ed instaurò una lunga dinastia.
L’obelisco sulla Colombo era stato abbattuto per far posto ad una gigantesca statua di Mark Cubon. Il Colosseo era solo un ricordo. Al suo posto figurava come punto di riferimento per la città e per i turisti la Cubon Plaza, un imponente monumento dedicato al Presidente.
L’intero Vaticano era tappezzato di sue foto. Ed il sacro tappeto che pendeva dal balcone da cui il papa recitava l'Angelus, rappresentava il sorridente viso di Mark Cubon.
Jerry Brown, dopo che il presidente aveva diffuso il nastro con la voce del coach che  dichiarava "Hai ragione Mark... hai ragione su tutto. Ho sbagliato, è stata colpa mia... e sono anche un razzista, è vero" non allenò più in vita sua.
Nessuna squadra fece la fila per un allenatore che aveva ammesso clamorosamente i suoi errori e che per di più era razzista.
Quanto di grande aveva fatto fino ad allora era solo un ricordo.
Bill Russell strappò tutti i suoi autografi.
L’NBA Store rimise su l’angolino dedicato a Jordan.
O’Neal non dichiarò mai più che sarebbe tornato a giocare.
Bryant invece tornò in campo, nonostante avesse un’età pensione ed i capelli bianchi. E dichiarò ai microfoni di essere stato un vero idiota a perdere gli anni migliori di carriera per aver dato ascolto ad un incompetente.
Magic e Bird iniziarono una disputa a distanza su chi fosse meno amico di Jerry Brown.
Sport Illustrated ritirò dal commercio tutti i numeri in cui Brown compariva in copertina e poi fece un bel falò.
E la presidenza degli Stati Uniti gli fece causa per riavere indietro i soldi spesi per la manutenzione stradale.
Jerry Brown morì povero e solo parecchi anni dopo.
Sulla sua tomba un breve epitaffio, intagliato rozzamente sulla pietra, da una mano pietosa:
“Era tutto e non fu nessuno. Fulgido esempio di come ogni cosa sia volubile, il successo, il potere, gli uomini. Tutto, tranne gli idioti. Loro son sempre uguali. Ti fanno ridere, ma sanno anche farti piangere”.
Last edited by The goat on 03/08/2007, 19:05, edited 1 time in total.
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Re: Naufraghi 2.0

Post by DH-12 »

The goat wrote:
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