Quoto in tutto e per tutto...Gerry Donato wrote: E' un tema delicatissimo e non vorrei affossare o far infuriare gli appassionati di questo sport, tra i quali mi ci metto in prima fila visto che fino a qualche anno fa non mi perdevo una tappa dei grandi giri, mi liberavo le domeniche per seguire le grandi classiche del nord e quando i mondiali in linea si svolgevano a fine Agosto mi facevo una no-stop di 10 ore, ovunque fossi, vivendo una delle domeniche chiave dell'anno, storicamente inframezzata dal GP del Belgio di F1.
Ma quel criterio del sospetto che io stesso rifiuto di facciata per non cancellare quegli anni magici di grande ciclismo, francamente mi ha sempre accompagnato intimamente anche allora.
Tante volte mi è capitato, quando ancora la lotta al doping non era nemmeno paragonabile all'attuale, di dire banalmente e persino simpaticamente frasi tipo "beh, ovvio che ha vinto, chissà che bomba si è preso!" oppure "guarda quello come va, è sicuramente drogato!". Anche uscendo in bicicletta con amici, uno scambio di battute poteva essere: "Ma che sostanza ti sei preso oggi?".
Persino Fantozzi aveva colto questo aspetto nella storica Coppa Kobram, con la mitica "bomba" comprata alla partenza che l'ha fatto arrivare ad una curva dalla vittoria.
Con questo non voglio dire che ciclismo e doping siano inscindibili ed ovviamente rifiuto la posizione di Luca (paradossalmente tutt'altro che campata per aria) di legalizzare il doping, ma che le due cose corrano di pari passo da anni e chissà quanti anni, ad ogni livello, temo sia oggettivo. E la conseguenza è che il fango postumo venga gettato anche sugli eroi mai toccati da queste vicende.
Dico queste cose perchè fermandomi un attimo a ragionare in particolare sull'ammissione di Moreni, mi sono domandato: "Ma cosa diamine scatta nella testa a questi? Ma cosa pensano di ottenere?". E sono arrivato alla conclusione che siamo di fronte ad una specie di automi, di robot che non riescono a fare a meno del doping perchè fa parte della loro vita da anni e perchè vedono tutti quelli attorno a loro che ne fanno uso da anni (e qui c'è qualcuno che non c'è più che avrebbe qualcosa da dire in merito).
In altre parole, siamo di fronte a dei dipendenti dal doping.
E questo vale da qualsiasi proprietario di negozi di biciclette, che spesso (potrebbe essere capitato anche a voi) è un ex-corridore mancato ma ammette lo stesso e candidamente le pratiche illegali a cui si sottopeneva fin dalle giovanili, fino ai potenziali vincitori del Tour.
Non parliamo poi delle gare amatoriali, in cui ciclisti si scannano per un prosciutto o per una coppetta, ed in cui l'alto numero di partecipanti ed ovvi problemi logistici rende impossibile qualsiasi controllo.
E' amarissima la mia conclusione e spero tanto di aver esagerato, ma sconfiggere il doping nel ciclismo è un'impresa possibile ma difficilissima, perchè è come disintossicare in un colpo solo centinaia di dipendenti ed al tempo stesso colpire ed affondare l'intero sistema che li circonda. Che riguarda anche i media e per esempio due soggetti ipocriti (uno in particolare) che imperversano sui raitre a commentare le gare da qualche anno.
Scusate il lungo ed amaro sfogo. :gazza: Tutto ciò non toglie che il poster di Bugno resti appeso ed in bella vista in camera mia!
...e soprattutto l'ultima frase.....Gianni...



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