Non seguo più il ciclismo da anni. E' giusto premetterlo.
Vorrei dire però alcune cose sulla situazione (tralasciando il lato prettamente sportivo sul quale chiaramente non ho più la minima competenza). Il ciclismo vorrebbe lottare il doping, e probabilmente ci sta anche riuscendo. C'è sempre un prezzo da pagare. E vedo gente che vuole il rispetto delle regole. Rasmussen non è colpevole perchè secondo le regole, aveva tutto il diritto di fare ciò che ha fatto finora, e non ha mai fallito un test antidoping.
Vedo allo stesso tempo i colpevolisti: perchè avrebbe dovuto mentire? E se veramente fosse incolpevole, perchè la sua squadra avrebbe dovuto escluderlo e licenziarlo in rapida successione? Chi meglio di loro dovrebbe conoscerlo? E vado proprio al punto seguente:
all3n wrote:
Lo avevano multato, e poi dopo un paio di settimane di Tour, quando ormai è il grande favorito alla maglia gialla lo cacciano? Ma siamo pazzi?
Se una squadra rinuncia ad una vittoria al Tour de France, un motivo importante deve pur esserci. Credo che su questo non ci siano dubbi. Tutto ruota attorno ai soldi. Evidentemente ritenevano di poter ricevere un ritorno di immagine negativa (magari in un secondo momento, con un nuovo caso-Landis o Basso o chi per loro) con conseguente perdita di soldi. Magari lo hanno iscritto solo perchè pensavano vincesse una tappa prima di rientrare nei ranghi. Invece si è dimostrato forte, le notizie sono uscite ed il cerchio si è stretto attorno a lui. Ipocritamente, è meglio dissociarsi e buttarlo nel fango in una situazione del genere, che rischiare la sponsorizzazione a lungo termine, o venire visti come la nuova Telekom o Astana, no?
Eh si, perchè io non dico che Rasmussen sia colpevole. Formalmente non lo è perchè nulla è stato dimostrato. E colpisce in parte l'iniquità tra il trattamento a chi è in cima (si cerca costantemente di buttarlo nella polvera) rispetto a chi magari è ottantesimo, ma il punto è che non avrebbero rinunciato alla maglia gialla a cuor leggero. Come minimo hanno anche loro dei sospetti, a torto o a ragione. Rasmussen ha sbagliato (come minimo, nel mentire grossolanamente) e su questo non ci piove. Ed ora paga.
Il problema qui è di regole, perchè effettivamente tutti, chi più, chi meno, hanno dubbi su di lui. Ma è ingiusto che poi il Rasmussen o il Basso di turno vengano giudicati, mentre altri (Valverde, Contador? Non importa in realtà) la passano liscia grazie ad una federazione che li protegge o grazie ad un richiamo mediatico inferiore. Tutto questo infastidisce, ovviamente.
Ci sono gli amanti dello sport, che vogliono vedere pagare solo chi oltre ogni lecito dubbio ha sgarrato. E ci sono i giustizialisti, che vogliono pulire ogni tipo di possibile e distante errore. La virtù probabilmente è nel mezzo. Ma la faccia ce la mette lo sport che viene come sempre massacrato. Tralasciando la toilette rosa (che ha avuto il coraggio di titolare
questa foto "Bitch Volley" tanto per fare un esempio sciocco e casuale), c'è comunque un grave problema in giro. I giornali italiani come quelli francesi, come quelli tedeschi (ed aggiungerei la tv) giorno dopo giorno si allontanano da questo sport, quando magari dovrebbero supportarlo. Ma il punto è che chiaramente parlare di ipotetici complotti è fuori luogo. Probabilmente è giustizialismo preventivo in certi casi (e
forse è fuori luogo) e la legge sicuramente non è uguale per tutti. Ma non possiamo mettere la testa sotto la sabbia e far finta che certa gente non abbia fatto sicuramente certe cose, quando persino la squadra li caccia. Se la Rabobank avesse cacciato Rasmussen sarebbe molto simile alla storia del marito che si evira per fare un dispetto alla moglie. Sono loro i primi a perderci. In questo non ci vedo una prova di colpevolezza al 100%, ma di sicuro non mi metterò a difendere il danese a spada tratta. Anche perchè la storia recente insegna che comportamenti del genere alla fine sfociano in condanne, e per quanto questo non faccia certo giurisprudenza, almeno qualche sospetto credo sia più che lecito averlo...