http://www.napoli.com/sport/viewarticolo.php?articolo=15734
Articolo abbastanza critico in maniera negativa sull'operato della campagna acquisti del Napoli.
Io invece non sono d'accordo con l'articolista: le difficoltà presunte della campagna acquisti del Napoli non sono da ascriversi alla cosiddetta "mancanza di fantasia" e neppure ad uno stato di "cattiva salute" delle squadre Italiane, incapaci di mantenere in patria i giocatori nostrani, che cercano fama all'estero. La dirigenza partenopea ha (giustamente) pensato di porsi degli obiettivi per prima cosa perseguibili e per seconda cosa reali e convenienti all'alchimia della squadra. Non sono da mettere in relazione alla fuga di talenti Italiani all'estero, e neanche ad una passività sul mercato. Ovviamente il ricercare i giocatori in maniera tanto precisa porta a definire meno obiettivi, per cui sembra (sembra) che le trattative che riguardano il Napoli siano pochine. Io vedo che gli acquisti fatti sono tutte persone di qualità e di sostanza, giovani, e dal sicuro avvenire.
Non è vero. L'ossatura della squadra è rimasta quella della doppia promozione si, ma deve esser tutto fuorchè rivoluzionata. Le rivoluzioni non hanno mai portato a risultati, solo a confusione. E' un'affermazione tendenziosa e sterilmente polemica.Dopodomani il Napoli parte per Feldkirchen an der Donau e si ritrova la squadra della serie C che ha vinto il campionato di serie B e sbarca in serie A con uno slovacco di vent’anni e un argentino di ventitre. Ci salveranno le vecchie zie e nonno Sosa.
Il grande acquisto? E a che pro? oramai non ci vuole più il grande acquisto, perchè se 20 anni fa poteva esser giustificato dal fatto che si aveva la possibilità di rinforzare la squadra con tre (3) stranieri, e si cercava di pigliarli quanto più buoni possibile, ora che si ha tutto il mondo possibile per fare mercato, si bada piuttosto ad un maggior equilibrio della squadra. E poi, che nomi? Cassano? Recoba? No, grazie, solo rogne. Va bene così.E’ mancato sinora il colpo di reni. Cassano non interessa, Recoba idem, mai pensato a Riquelme. Confermata e ripetuta la storia che un campione disturba. Dice Marino che il Napoli non è pronto per il grande acquisto. Non precisa. Mancano i soldi? Ma si prevedono 60 milioni di euro di incassi vari, il tesoro della serie A. La società di uno, nessuno e neanche centomila non è ancora abbastanza robusta sul piano organizzativo per assorbire e gestire un fuoriclasse? Mistero.
Semplice. Non teniamo i soldi. Per ulteriori delucidazioni vedi il punto precedente.A metà degli anni Sessanta, dopo l’ennesima retrocessione, un presidente appassionato, audace e competente festeggiò il ritorno in serie A ingaggiando Sivori e Altafini per inserirli in una squadra di giocatori determinati e fedelissimi.
Oi, insisti? Il campione, specie se Recoba o Cassano o Riquelme (seh, il predicatore sterile nel deserto), porta solo scompiglio. Che volemo fà, Edmundo due?La presenza di un campione, adeguato per carisma e impegno, è necessaria per trasformare una squadra di buona volontà in una formazione di personalità e ambizioni degne del più appassionato e fedele pubblico d’Italia, oltre che paziente e fiducioso.
Si, vabbè, questo qui nei ritagli di tempo deve scrivere per i servizi sulle donne nude di Studio Aperto. Ha bisogno del nome per scrivere inchiostro, altro che il bene del "suo" Napoli.Non tutto e subito (lo squadrone!), ma servirebbe un primo colpo a sorpresa, di prestigio, un colpo “pesante” per fondare quella formazione d’alta classifica che De Laurentiis vuole portare in Europa in cinque anni, tempo persino ottimistico perché le difficoltà di mercato non finiranno, difficili domani più di oggi se un’opportuna rete di osservatori internazionali, col mercato italiano praticamente bloccato, non andrà alla scoperta di un possibile fuoriclasse, dall’Africa al Sudamerica
Stiamo bene come stiamo. Obiettivi fissati, giocatori adatti al ruolo e alla categoria, nessun acquisto spropositato o azzardato. In Marino I trust.
Secondo me.



