Re: Naufraghi 2.0

E' il luogo in cui potete parlare di tutto quello che volete, in particolare di tutti gli argomenti non strettamente attinenti allo sport americano...
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Alvise
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Re: Naufraghi 2.0

Post by Alvise »

che ne dite di un racconto in 13 puntate?
Ho un racconto commerciale di Alvin, che mi sa che non posso chiedere a max di piazzare sul sito. troppo lungo. se vi va. lo posto.
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Sine
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Re: Naufraghi 2.0

Post by Sine »

Alvise wrote: che ne dite di un racconto in 13 puntate?
Ho un racconto commerciale di Alvin, che mi sa che non posso chiedere a max di piazzare sul sito. troppo lungo. se vi va. lo posto.
Io sai che non dico di no ad una tua storia, anche se lunghetta :gogogo:
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Alvise
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Re: Naufraghi 2.0

Post by Alvise »

mi sa che durerà un po' più di 13 puntate, calcolando che queste sono 3 pagine delle 64 del raccontino...
dimenticavo il personaggio nasce qui. http://www.playitusa.com/b2/blogs/speciali.php?p=2557&more=1&page=1
[align=center]Icaro[/align]



"Che ne dici allora?" mi chiese Daniel, dopo avermi fatto vedere il montaggio definitivo della preview sulle partite del week end di college football. In bocca aveva il solito pezzetto di legno dalla forma di sigaretta. Ci gioca per ore sperando che qualcuno gli dica di spegnerlo perché è vietato fumare. Nessuno gliel’ha mai detto, ma lui non si perde d’animo.
"Sì... carino..."
Daniel mi squadrò un attimo.
"Vacci piano con l'entusiasmo."
“Sono sempre le stesse cose. Non c'è vera passione. Non c'è stimolo. Solo belle immagini con il mio vocione in sottofondo." Pausa tecnica, sbuffo ad effetto e conclusione malinconica. "Daniel, mi sto annoiando.”
“Ti presento io una che ti succhia anche il midollo?”
“Come, scusa?”
“Si tratta di una rossa della madonna. Due bocce così. E ti assicuro che il suo unico desiderio è quello di succhiarti anche il midollo. Allora vuoi il suo numero?”
“Ma di cosa stai farneticando?”
“Guarda che ti conosco, quando sei annoiato vuol dire che devi trovare qualcosa che ti diverte e il qualcosa che ti diverte di solito si trova in qualche posto dimenticato da dio, possibilmente senza vita notturna e senza nulla da fare per chilometri e chilometri. L’ultima volta siamo finiti in una tranquilla e soporifera fattoria di mormoni con un vecchio, le sue otto mogli e una pletora di ragazzini, per intervistare un bambino obeso, che a mio parere aveva bisogno di un paio di neuroni in più e una quindicina di chili in meno. Ma possibile che non si vada mai da qualche parte divertente, con un po’ di vita e un po’ di movimento?”
“A parte il fatto che il bambino obeso potrebbe diventare un fenomenale linebacker, non mi lamenterei troppo se fossi in te. Se non erro ti sei pure spupazzato una delle mogli del vecchietto…”
Prese il pezzo di legno e iniziò a sventolarmelo davanti al naso.
“Se vogliamo essere precisi due, e non me le sono spupazzate, ho passato dei momenti molto intimi con loro. Ecco tutto. Tra l’altro, se tu non avessi fatto quel casino al ritorno, magari potevo anche trovarmi in intimità con la cameriera della steak-house dove c’eravamo fermati.”
“Ancora con questa storia? Quel buzzurro del proprietario se la meritava una lezione. Aveva preso a ceffoni la moglie solo perché aveva fatto cadere una bottiglia di birra.”
“Meritava una lezione, certo; meritava che tu saltassi dietro il bancone e gli tirassi un pugno sul naso, certo; meritava che tu lo mandassi lungo disteso con un gancio al mento, certo. Ma, permettimi, rompergli tutte le dita aprendogli e chiudendogli la cassa sopra mi sembra andare oltre il concetto di lezione. E nulla riesce a togliermi dalla testa l’idea che tu ti stessi divertendo.”
Aveva ragione: mi ero divertito. Era meglio cambiare discorso.
“Non ti preoccupare, questa volta andiamo in una metropoli. Grande città e grandi divertimenti.”
Mi squadrò dubbioso.
“Giuro, il ragazzo gioca per una scuola di una grandissima città.”
“New York, Miami?” disse speranzoso l’illuso.
“Detroit.”
Il volto di Daniel fu attraversato da una smorfia di disgusto.
“Non farla così triste. Detroit non è così male.” Ovviamente mentivo. Detroit fa schifo.
“Che zona?”
“West. Ghetto!”
“Mavaff… tanto valeva fare il cameraman in Iraq. Era anche meno pericoloso.” e si allontanò per evitare di lanciarmi qualcosa dietro.
“Ehi, Daniel! E il numero della rossa non me lo dai?”
Abbassai il capo appena in tempo per evitare un pezzo di legno lanciato contro il mio occhio destro.
La reazione di Daniel era comprensibilissima. Come ho già detto e non mi stancherò mai di ripetere anche se ne andasse della mia stessa vita: Detroit come città fa schifo. Come per le donne ci sono città belle, città brutte e quelle che pur non essendo belle hanno personalità. Sono un tipo. Negli Stati Uniti non esistono belle città. Al massimo esistono dei bei tipi. A citarle alla rinfusa: New York, San Francisco e Boston sono delle belle tipe, gli manca la storia e la bellezza dei monumenti europei o asiatici, ma hanno un loro stile, una loro personalità.
Per proseguire nella metafora Cleveland, ad esempio, è la classica simpatica. Brutta al limite dell’orrore, ha comunque un certo calore nei suoi abitanti, per tacer degli spettacolari tifosi dei Cleveland Browns. Di quelli che riempiono lo stadio e osannano la squadra sempre, anche se non ha un record positivo da almeno due generazioni. Adesso torniamo a Detroit. Ecco, Detroit non solo è un puro e semplice cesso, ma è pure antipatica. Personalmente, l’unico pregio è l’aver dato i natali alla Motown, agli MC5 e agli Stooges, ma per il resto è una spettacolare colata di cemento riuscita male.
Adesso, alcuni diranno che vi sono edifici e vecchie fabbriche da considerare alla stregua di monumenti nazionali. Ma personalmente, per quanto l’economia faccia la storia di un paese, una meravigliosa fabbrica del novecento, pur restaurata, nella valutazione estetica di una città ha lo stesso valore di un brufolo sulla punta del naso di una donna. Esagero? Non credo, fino adesso ho parlato del centro storico, tralasciando volutamente di parlare delle zone periferiche e degradate. Grigie, povere e disperate. Al confronto del west side di Detroit, persino Watts a L.A. diventa Città del Vaticano. Da anni Detroit è al top per crimini violenti in America, sia come percentuale che come numero, e concentrati in particolar modo nella zona in cui saremmo dovuti andare noi. Perché andarci allora? Risposta ovvia: football
continua...
Last edited by Alvise on 27/06/2007, 23:26, edited 1 time in total.
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Re: Naufraghi 2.0

Post by Dazed and Confused »

Letto tutto d'un fiato.

Solito stile inconfondibile, dialoghi fulminanti e una rossa della madonna che non guasta mai.

Bene così. Ora si aspetta con ansia la seconda puntata.
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Re: Naufraghi 2.0

Post by Alvise »

Dazed and Confused wrote: Letto tutto d'un fiato.

Solito stile inconfondibile, dialoghi fulminanti e una rossa della madonna che non guasta mai.

Bene così. Ora si aspetta con ansia la seconda puntata.
con calma. uso la storia per tenere su il topic, così non rischiamo di perderlo in attesa degli altri scrittori.  se la posto tutta e subito non serve a nulla. :naughty:
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Sine
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Re: Naufraghi 2.0

Post by Sine »

Ovviamente solito grande Alvise, ma aspetto qualche puntata in più per commentare meglio :gogogo:


Giusto per non spegnere questo topic nell'attesa, posto qua una grandissima cazzata che avevo scritto tempo fa.
Senza nessunissima prestesa, un'intervista immaginaria a Sasha Vujacic scritta pochi giorni dopo gli 81 punti di Kobe :gogogo:


Inviato: "Ciao Sasha!"
Sasha: "No grazie, non compro nulla"

I: "Eh? Ma Sasha, sono un giornalista, non mi riconosci? Mi chiamo Peter V."
S: "Giornalista... Uhm... Un mio amico una volta m'aveva detto di averne visto uno, ma pensavo scherzasse..."

I: "Sì vabbe'... Senti, allora i primi commenti a caldo su questa prestazione quantomeno storica?"
S: "Addirittura storica? Sì, certo, ho giocato bene, molto bene per la verità, ma in fondo sono sempre 3 punti e 2 rimbalzi. Penso di aver fatto meglio, una volta..."

I: "Ma perchè non ho intervistato Vanessa e la figlia... Dicevo degli 81 di Kobe, Sasha!"
S: "Ah beh, come se ci fosse qualcosa di speciale. Tira in 3 azioni su 4, che c'è di strano?

I: "Beh, per le statistiche ha superato Baylor, record dei Lakers, e davanti a se' ha solo i 100 di Wilt in tutta la storia. MJ, per gradire, si è fermato a 69..."
S: "Bel numero il sessantanove! Mi ricordo una volta in cui con una Laker Girl appena conosciut...

I: "EHM! Stavamo dicendo. Mi vorresti fare un commento intelligente su questa benedetta prova balistica di Kobe, la seconda nella storia NBA?"
S: "Okok, d'accordo, che modi... Non si può nemmeno far conversazione...
Ritengo che abbia fatto una buona partita, migliore di altre, ma quel che conta è che ci abbia portati alla vittoria..."

I: "Sia bendetto il cielo... Ehm, quindi dicevi, in fondo la vittoria è la cosa più importante, ricordiamo che se contro Dallas (i 62 punti ndr) dopo tre quarti la gara era già morta, qui fino a 5 minuti c'era da soffrire. E 55 punti nel secondo tempo di Kobe fanno impressione..."
V: "Sì, davvero bravo, lo confesso. Questo però non scriverlo, se la tirà già abbastanza in spogliatoio perchè ce l'ha lungo, figurati se viene a sapere che qualche suo compagno ha detto che ha fatto una buona partita..."

I: "Ma...scusa, vorresti dirmi che ha fatto 81 punti e nessuno di voi gli ha fatto i complimenti?"
S: "Ma per carità, ci siamo incazzati come delle bestie perchè non ce l'ha passata abbastanza. Già il suo ego è talmente grande da avere domicilio proprio, non servono altri aiuti esterni."

I: "Cambiando discorso, dimmi, come vi eravate preparati il giorno prima, per questa partita?"
S: "Certe cose non dovrei dirtele, ma farò un'eccezione per te, Frank"
I: "Peter"
S: "Come vuoi tu, Frank, dicevamo... L'ultima parte di allenamento prevedeva un esercizio innovativo. Io, Lamar (Odom), Brian (Cook), Quami (Brown) e Smush (Parker) difendevamo su Kobe che doveva segnarci in faccia almeno 30 punti su 30 possessi.

I: "Ah, innovativo perchè per la prima volta smascheravate il vostro gioco e dichiaravate apertamente la vostra dipendenza da Kobe?"
S: "Ma sei scemo? Come se qualcuno avesse mai pensato il contrario. No, innovativo perchè per la prima volta accanto a Kobe c'erano quattro manichini parlanti che ripetevano una frase preregistrata: "Passa, Passa, Passa!!!". Sai com'è, altrimenti Kobe non si immedesima il giusto nella gara e poi si lamenta con Phil (Jackson) che non è abbastanza coccolato..."

I: "Incredibile... Ma il coach permette tutto ciò?"
S: Chi, Phil? Ma scherzi? Pensa che la notte dormono insieme, lui e Kobe. Non ti dico le incomprensioni con Vanessa e la figlioletta a questo riguardo.
C'è da dire che per ora nessuno ha avuto da ridire in Colorado, per cui, contenti loro..."

I: "Un'ultima cosa, prima di lasciarti. Voi due siete "l'Italia" dei Lakers. Tu hai giocato ad Udine con ottimi risultati, lui ha fatto qualche anno nelle giovanili di Reggio Emilia, da bambino. Parlate italiano, tra di voi, a volte?"
S: "Mi piacerebbe, anche perchè non vorrei farmi capire mentre insulto quel ricchione di Quami, il problema è che lui parla emiliano, io friulano. E' un calvario.
Poi dai, con che coraggio, è pure milanista..."
I: "Perchè tu chi tifi? Si parla tanto della sua fede rossonera, ma di te molto è ancora sconosciuto."
S: "Io tifo pe'maggico, stai a scherzà?"

I: "Eh? Ma tu non parlavi friulano?"
S: "Laziale Maiale!! Laziale Maiale!! Per te finisce male!! Maggicoooo Maggicoooo..."

I: "Ehm, grazie mille, direi che per questa volta può bastare. Grazie Sasha per il tuo tempo..."
S: "E ti pare, tanto non ho nulla da fare adesso. Aspetto tra una mezz'oretta un'altra Laker Girl, che una volta mentre stavo facendo la docci..."

I: "GRAZIE SASHA, alla prossima!!"
S: "Di nulla Frank, dovere!"
I: "Veramente mi chiamo...vabbe', lascia perdere, non mi pagano abbastanza per questo..."
Last edited by Sine on 28/06/2007, 18:24, edited 1 time in total.
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davidvanterpool
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Re: Naufraghi 2.0

Post by davidvanterpool »

uahuahauauahua

Magggico uahuahua :lol2: :lol2:
C'è bisogno che si giochi con un po' di dignità! Con un po' di anima cazzo! Nessuno fa un salto, un fallo con la palla lì! Facciamo a cazzotti almeno!! Ma che cazzo avete dentro?

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Re: Naufraghi 2.0

Post by Dazed and Confused »

Alvise wrote: con calma. uso la storia per tenere su il topic, così non rischiamo di perderlo in attesa degli altri scrittori.   se la posto tutta e subito non serve a nulla. :naughty:
Sì sì, sono d'accordissimo con l'idea del racconto a puntate forumistiche  :forza:, così si creano suspence e si alimentano le attese di volta in volta.  :D Però mi raccomando: il mio timore è un altro, non vorrei che alla fine tutto finisse come con gli articoli di goat sui legendary players e quindi un articolo ogni 6-7 mesi...  :fischia:



E ora sotto con il nuovo pezzo targato sine. :metal:
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Re: Naufraghi 2.0

Post by Alvise »

Dazed and Confused wrote: Sì sì, sono d'accordissimo con l'idea del racconto a puntate forumistiche  :forza:, così si creano suspence e si alimentano le attese di volta in volta.  :D Però mi raccomando: il mio timore è un altro, non vorrei che alla fine tutto finisse come con gli articoli di goat sui legendary players e quindi un articolo ogni 6-7 mesi...  :fischia:



E ora sotto con il nuovo pezzo targato sine. :metal:
Il pezzo di sine mi ha divertito molto. per quanto riguarda il mio non ti preoccupare è già finito (qualche limatura la dovrei fare, ma non ho tempo) quindi riuscirai a leggere la parola fine. e con questo ci vediamo settimana prossima




Tutta colpa di un ragazzino che fa l’high school proprio a Detroit, un prospetto che prometteva di rivoluzionare il ruolo di QB e tutta l’NFL. I più esaltati dei talent scout, che avevano avuto occasione di vederlo, lo paragonavano a un Dan Marino con le gambe di Michael Vick; i più onesti si limitavano a considerarlo, già prima del suo ingresso nel college, come la futura prima scelta assoluta del draft NFL. Insomma dopo Tiger Woods e Le Bron James, rispettivamente nel golf e nel basket, Jamal Buckler era il nuovo predestinato.
Era nero come una notte in periferia. La città dei motori aveva donato al suo figliolo un bel dodici cilindri turbo equamente diviso tra gambe e braccio. Un fisico superlusso, con doti da olimpionico di velocità. Alto oltre il metro e novanta, il nostro ragazzo aveva una velocità spaventosa, al punto che non era raro un suo utilizzo come ritornatore nello special team. Puro istinto in un corpo perfetto.
Di giocatori così, alti, veloci, e con all’apparenza un braccio esplosivo, se ne sente parlare in continuazione. Fanno quello che gli pare all’High School, militando nella squadra più forte della città e maramaldeggiando con coetanei non sviluppati come loro. Poi arrivano all’università e scompaiono, oppure fanno bene pure lì e per il resto della vita si ricorderanno di quando giocavano all’università, non essendo riusciti a diventare professionisti. L’elenco di questi prospetti mai esplosi sarebbe lungo come le cazzate dette da Bush, piccolo, in due mandati presidenziali. 
Ora, perché, se il mercato offre un quasi infinito numero di prospetti dalle caratteristiche simili, avevo deciso di muovere il mio grosso culo fino a Detroit per vederlo? Semplicissimo: lui era il migliore. Aveva doti istintive che lo rendevano più simile a un felino che a un essere umano e una velocità sui cento metri che gli avrebbe regalato una convocazione ai Trials nazionali. Deteneva i record dei suoi pari età nei cento e nei duecento a livello nazionale, non solo Detroit o Michigan, ma aveva declinato qualsiasi offerta pervenutagli per diventare un atleta professionista: lui voleva il football e quella scelta me lo rese subito simpatico. A livello di braccio, nulla da dire, potente ed estremamente preciso, almeno a giudicare dai video di cui ero in possesso. Il bello risiedeva altrove, però. Era dotato di una tale visione di gioco da essere in grado di leggere perfettamente il dipanarsi del gioco, per scegliere (quasi) sempre l'opzione migliore.
Non c’era alcun dubbio che con quel braccio, quelle gambe e soprattutto quella visione di gioco, sarebbe potuto diventare un hall famer.
Il problema era se sarebbe riuscito ad avere l'occasione per dimostrare il suo valore. La cara vecchia motor city, tanto generosa sotto il profilo tecnico, ha risparmiato su alcuni optional a livello ambientale. Jamal era, infatti, un tipico prodotto del ghetto, con tutte le limitazioni del caso: un’infanzia durissima e un’adolescenza pure peggiore avevano reso il ragazzo facile preda della banda di quartiere e solo una sfacciata fortuna sembrava averlo tenuto fuori dal riformatorio. Per alcuni scout, interpellati a proposito, però era solo una questione di tempo prima che la superstar iniziasse a frequentare con assiduità gli ostelli della gioventù finanziati dal governo.
Durante il viaggio in aereo verso la schifosa città di Detroit mi misi a rileggere il fascicolo che riguardava Jamal. Lo tenevo d’occhio da un annetto buono, per cui le informazioni raccolte erano piuttosto ampie, da articoli di giornale a note tecniche redatte da qualche osservatore, dal numero di scarpe, ai suoi voti dell’ultimo trimestre, dal gusto preferito di gelato al nome della sua attuale fidanzata. Sull'attendibilità di quest’ultima voce ero alquanto scettico, però, perché il predestinato aveva l’abitudine di cambiare accompagnatrice con una frequenza sorprendente. Al confronto Daniel era un frate trappista.
Le notizie veramente importanti, anche per capire il suo atteggiamento e le sue difficoltà con l'autorità riguardavano il suo passato. Il ragazzo era nato senza conoscere il padre. La madre, minorenne quando lo partorì, era un’alcolizzata che non si accontentava di divertirsi solo con la bottiglia. Oppure, se preferite, per aver abbastanza soldi da prendere una bottiglia, prendeva anche altro. I comportamenti sono sottilmente diversi, ma il risultato è uguale. Le abitudini alimentari materne avevano successivamente portato alla nascita di un fratellino minore. E ci si stupisce come la ragazza fosse riuscita a limitarsi a due figli. L’infanzia di Jamal non potrebbe definirsi in alcun modo piacevole. Non ci vuole un grande sforzo per vedere maltrattamenti e violenze. Ma, come se questo non fosse stato sufficiente, il destino era andato oltre. Quattro mesi prima, infatti, Jamal era al parco con il fratellino, quando un proiettile vagante aveva colpito quest’ultimo uccidendolo sul colpo. Nessuno era stato identificato per quel delitto e gli atti di insofferenza all’autorità di Jamal da quel momento si erano decuplicati. Non che prima fosse un santo, ma nulla che non si potesse prevedere da un ragazzo esuberante e così spiccatamente sopra la media. Dopo la disgrazia la sua condotta disciplinare aveva subito un tracollo e solo le sue gesta sul campo e la sua assoluta unicità fisica l’avevano salvato da varie sospensioni e una probabile espulsione. Il suo talento era tale che, nonostante tutto questo, ad averne la possibilità qualsiasi università del paese l’avrebbe preso al volo, anche se si fosse presentato al giro al campus con una pistola nei pantaloni e una canna in bocca.
Un fastidioso cicaleccio proveniente dalla mia destra mi distolse dal mio ripasso. Daniel. Dopo nemmeno mezz’ora dal nostro ingresso nell'aereo, aveva già attaccato bottone con una bella ragazza dai capelli neri e gli occhi verdi, seduta accanto al finestrino.
Abbassai l’angolino destro del fascicolo e mi rivolsi al mio compagno di viaggio.
“Ma come fai?”
Lui sorrise.
“Sono solo simpatico.”
“Anche io sono simpatico, ma mica ho mai avuto questo successo. Nemmeno quando ero un giocatore famoso e osannato!” L’ex quarterback NFL che rimpiange i bei tempi andati.
Detto questo, mi rimisi a leggere. Dopo qualche istante l’angolino destro del fascicolo veniva piegato e vidi il faccione di Daniel che mi fissava.
“Alvin, posso chiederti un favore?”
“Dimmi pure.”
“Quando torniamo mi presti il tuo vocabolario? Ho il sospetto che la voce: simpatico contenuta nel tuo non sia quella riportata dal mio. Una semplice curiosità.”
Detto questo, rimise a posto l’angolino destro del fascicolo. Piegai l’angolino destro del fascicolo e risposi.
“Con piacere. Già che ci sei controlla anche la parola licenziato. Una semplice informazione.”
“Simpatico…” disse con una smorfia strascicando le vocali.
“Visto che avevo ragione e lo sono?” e mi rimisi a leggere felice come un bambino. 
[continua]
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Re: Naufraghi 2.0

Post by Spree »

Posto quello che doveva essere l'inizio di un racconto lungo, che ho scritto alcuni mesi fa e che (ovviamente :D) non ho mai concluso. Spero che il topic mi dia la voglia di continuarlo. Intanto posto quello che ho.



Non riusciva a pensare. Dannazione, non riusciva nemmeno ad aprire gli occhi, figurarsi pensare. Frammenti spezzettati di sensazioni cominciarono a giungere alla sua mente: la luce del sole spingeva contro le sue palpebre, gli uccellini cantavano in modo fastidioso. Certo, non c’era dubbio: era mattina, e si stava svegliando. Esserne conscio era già un grosso passo in avanti, pensò. La testa gli faceva un male cane. Se solo quei dannati uccellini avessero smesso di cantare, forse le fitte che gli trapassavano le meningi sarebbero diminuite un po’. All’improvviso, il risveglio di un altro dei sensi: era in un letto, e non era il suo (decisamente, era troppo soffice e liscio); un corpo, decisamente femminile al tatto, premeva contro il suo. Finalmente, quando anche l’olfatto si mise a fare la sua parte, il quadro cominciò ad apparirgli più familiare: quell’odore era inconfondibile, e nel dormiveglia si ricordò quanto gli piaceva. Sinceramente, non riusciva a ricordarsi un periodo della sua vita in cui non gli fosse piaciuto. Cercò di ricapitolare: aveva dormito, e si stava svegliando; prima, aveva fatto del sesso con il corpo steso al suo fianco; prima ancora, aveva preso una sbronza colossale, a giudicare dal mal di testa e dalla totale assenza di salivazione nella sua bocca. In definitiva, doveva essere stata una serata abbastanza tipica. Soddisfatto per queste conclusioni, pensò (ora ci riusciva) che fosse una buona idea rimettersi a dormire: con un tempismo degno di un gruppo funky al funerale di un ottantenne, il corpo che riposava accanto a lui si mosse e cominciò ad alzarsi. A questo punto, tanto valeva guardarlo, anche se questo avrebbe significato dover aprire gli occhi. Eppure era curioso, e si sforzò di focalizzare lo sguardo sulle immagini di quel corpo in movimento: finalmente la vide. Con movimenti eleganti e leggeri la donna –  corpo era decisamente troppo poco per definire quello che stava guardando – aveva raccolto dal comò un camicia azzurra (ci mise un po’ a realizzare che la sera prima l’aveva indossata lui) e l’aveva indossata; poi si era semplicemente allontanata in direzione del bagno. La disarmante semplicità dei suoi gesti contrastava in modo stridente la loro assoluta bellezza. La loro perfezione. Arrivata alla porta, si voltò e lo guardò, sorridendo: la sua amante (ormai era abbastanza sveglio per riconoscerla) era, come sempre, splendida anche appena sveglia.
Sì, non c’era niente che valesse una bella notte di sesso con una bellissima donna. Non c’era niente di così assolutamente appagante come guardarla allontanarsi dal letto mentre indossa la tua camicia, e vederla sorridere verso di te. Sì, Jack MacQueen sapeva di essere proprio un uomo fortunato, pensò mentre sentiva il flusso della doccia che si apriva: e pensandolo, sprofondò nuovamente nel sonno.
Grandissimo figlio di puttana, pensò mentre azionava il rubinetto della doccia. Dopo quasi un mese, anche se non le piaceva ammetterlo, fare sesso con lui non era più così squallido e umiliante come se l’era immaginato in principio: per quanto fosse un grandissimo figlio di puttana, era un figlio di puttana molto affascinante. Affascinante ed esperto a letto, si disse mentre l’acqua calda le scorreva addosso. In ogni caso, questo non cambiava di una virgola il suo – il loro – obiettivo: semplicemente, rendeva meno impegnativa la strada da percorrere per raggiungerlo.

Contiinua (spero)
La scienza può solo aggiungere; davvero non vedo come e che cosa possa togliere.
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Re: Naufraghi 2.0

Post by Robyus »

Spree wrote: Posto quello che doveva essere l'inizio di un racconto lungo, che ho scritto alcuni mesi fa e che (ovviamente :D) non ho mai concluso. Spero che il topic mi dia la voglia di continuarlo. Intanto posto quello che ho.

Vedo che non sono l'unico ad essere colpito dalla sindrome del foglio bianco :D
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Re: Naufraghi 2.0

Post by Dazed and Confused »

Molto divertente l'intervista di sine.  :lol2:

Il racconto di alvix comincia a prendermi alla grande, non c'è che dire...

Decisamente promettente e coivolgente l'inizio del racconto di Spree. Non so perchè ma per me ha un'atmosfera molto Sin City.  :D



Insomma, il topic sta prendendo quota. Bene così.  :notworthy:
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Re: Naufraghi 2.0

Post by frog »

Belle storie, complimenti a tutti, non conoscevo questo topic e mi sono perso il precedente, la mia distrazione è imperdonabile, comunque metto su anch'io qualcosa di fresco entro breve
Ebbene si: son ancor chi

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Re: Naufraghi 2.0

Post by frog »

PREMESSA: Potrei portare a luce vera di brillante assolentizio, racconti fatti propri da balordi di putrente maldiciume che, in notti rovistate tra puttane ed alcolismo, carpii per fare di me uomo con aria di vissuto, appena sufficiente “non sboccare”. Scusate, il “non sboccare” era riferito ad un tizio che s’aggirava con barcollante andatura prevomitizia nel locale ove sto scrivendo, dicevo, appena sufficiente per placare l’ira di chi ha perso per mia mano di baro cartolaio, dineri appiccicosi, ma correnti, che transitano rapidi in mani troppo piene di vizi e sudorazioni. Potrei appunto, ma il caldo pigramente e le tentazioni ataviche della tipica personalità fancazzista obbligano il mio essere a poggiare il molle ventre sul duro tavolo di un bar per spaparanzarsi ed evaporare fumi d’alcool e notti dissipate, quindi il nulla sarà padrone del mio racconto.
PROLOGO: Il nulla mi permea e mi pervade aggirandosi avido ed imperioso nelle spaziose cavità lasciate libere nella mia mente dopo che giovini istinti di ragazzo socialmente impegnato hanno preso il volo a forza di mazzate nei denti e sodomizzazioni mediatiche. La libertà d’espressione ha colto appieno l’istinto di sopravvivenza dello spirito ribelle rimasto incontrollato a vagare tra me e me e nei momenti di trans-predormiente esterna raffiche di neologismi impregnati d’impeto adolescenziale altrimenti detti “cazzate”. Con rispetto parlando. Non avendo proprio niente d’interessante da dire, “ma proprio niente, niente, niente” cit.,  potrei, anzi dovrei assolutamente fermarmi qui. No, non mi fermo, perché dopo essere stato etichettato come disfattista per anni, recentemente mi è stata riscontrata una chiara forma di schizofrenia ossessiva compulsiva, quindi proseguo, a dire niente, nulla, spam, aria fritta “parole, parole, parole” cit.
RACCONTO: Un uomo contro il nulla, uno scrittore colto dall’incubo della pagina bianca, un tempo accadeva ciò, in tempi recenti le moderne tecniche di immagazzinamento memoreo hanno instradato fiumi di parole verso scatole cibernetiche interfacciate a tastiere fredde inespressive, perfetti ambasciatori che pena non portano, quando svolgono il proprio mestiere di accogli impronte. L’incubo però esiste, ma in altre forme, invece della pagina bianca, c’è un simboletto lampeggiante e fermo, mi dicono gli intenditori trattarsi di bizzarro elemento definito “prompt”, ma non mi assumo la responsabilità di ciò che sto dicendo, anche perché io resto fedele alla carta e alla penna. Penna a sfera, in quanto la mia sinistra abitudine di scrivere con la sinistra ha stroncato sul nascere ogni possibile rapporto tra me e la penna stilografica. Il nulla quindi, contro chi si ostina a pensare in maniera estremamente presuntuosa, di avere qualcosa da dire, di poter migliorare l’esistenza di una pagina con le sue elucubrazioni deliranti. Almeno nel mio caso, il nulla perde spesso, perché da buon italiano, privo di cultura sportiva, se non credo di poter vincere, non partecipo e quindi se non mi sento dentro voglia di scrivere, non mi metto a sfidare la bianca figura cellulacea. Il nulla, il vuoto, il silenzio, spesso vengono rimpianti quando ci si trova a contatto con forme di intelligenza prossime allo zero, ma assolutamente inconsapevoli di ciò, che ostinatamente riempiono pagine e pagine per cercare di togliere le ragnatele dagli ingranaggi del loro cervello, salvo poi arrendersi, desistendo e continuando i loro ragionamenti con maggior scioltezza in quanto non più frenati dal ragionevole dubbio se l’omicidio della loro corteccia celebrale sia stato o meno compiuto da loro stessi, io, a differenza di questi, almeno sarò breve . Infine, per una beffarda e ipocrita forma di giustizia, simile a chi sul 5 a 0 rallenta il ritmo per consentire all’avversario di segnare il gol della bandiera, lascerò anch’io qualche riga vuota per dare la possibilità a quanti hanno avuto la pazienza di giungere a termine, di paragonare le due forme d’espressione e consigliarmi per il futuro la migliore.













POSTFAZIONE: Naturalmente il mio ego spropositato non verrà minimamente scalfito da eventuali stroncature, ma reminiscenze democratiche mi tratterranno dal cercare l’annientamento fisico di quanti osassero trovare delle imperfezioni nel mio declamamento.
Ebbene si: son ancor chi

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Alvise
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Re: Naufraghi 2.0

Post by Alvise »

devastante e spudorata esibizione di affettata loquela.  :lol2:
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