Re: TRAGEDIA A CATANIA
- margheritoni10
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Davidyd
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Re: TRAGEDIA A CATANIA
Stavo leggendo proprio ora. :gazza:
Quoto, ha colto nel segno.
Davide e' il miglior WR mai apparso su un campo da flag football separatista (cit. Multiple):ciucco: + :pandu: + :rastapimp: + :censored: =
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jiggazar
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Re: TRAGEDIA A CATANIA
Eravamo a cena, e quando mia madre ha sentito quelle parole è inveita in malo modo contro la madre del teppista e dopo anche contro di me :lol2:! Adesso non per fare facili moralismi.nefastto wrote: ecco, se avessi fatto una cosa del genere mio padre non mi faceva arrivare al processo a furia di ceffoni. Finchè ci sono questi genitori, ci saranno quei figli di...
From Italy a 7 foot center, numero sette, Andreaaaa Bargnaniiiii!!!
- margheritoni10
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Re: TRAGEDIA A CATANIA
Tre anni fa Valdano è stato ospite del "Festival della mente" (festival dedicato alla creatività organizzato qua a Sarzana nel mese di settembre); quell'anno collaborando con l'organizzazione ho avuto modo di pranzare con lui... in mezz'ora è passato da aneddoti su Maradona all'Argentina post mondiale 86, dalla filosofia del Real anni '80 a dissertazioni su usi e costumi delle mie zone... Persona ammaliante per cultura e classe.Davidyd wrote: Stavo leggendo proprio ora. :gazza:
Quoto, ha colto nel segno.![]()
http://www.festivaldellamente.it/ospiti/valdano.htm
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Re: TRAGEDIA A CATANIA
Aspetta, hai dimenticato "ma tanto era colpa della juve"francilive wrote: tempo sta domenica, da quella dopo tutto come prima
tutti gli stadi aperti
anticipi e posticipi regolarmente ai loro posti
La scienza può solo aggiungere; davvero non vedo come e che cosa possa togliere.
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Manu Ginobili
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Re: TRAGEDIA A CATANIA
Beh Spree, per una volta che non ha tirato in ballo Juve, Moratti e Guido Rossi questa potevi pure risparmiartela... :gazza:Spree wrote: Aspetta, hai dimenticato "ma tanto era colpa della juve"

Pur non essendoci prove di violazione dell`articolo 6, tuttavia c`erano avvenimenti che non ci hanno lasciato tranquilli (Sandulli)

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Gian Marco
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Re: TRAGEDIA A CATANIA
Però ha ragione. E' vergognoso che il comportamento dei presidenti e di qualche giocatore non sia minimamente cambiato.Spree wrote: Aspetta, hai dimenticato "ma tanto era colpa della juve"
Ho paura che la morte di Raciti sia stata vana.
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BruceSmith
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Re: TRAGEDIA A CATANIA
Spree wrote: Aspetta, hai dimenticato "ma tanto era colpa della juve"
lele_warriors wrote: mi auguro vi tirino sotto a voi senza motivo
IL Poz wrote: Ah se c'è Brusmit non vengo.
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Re: TRAGEDIA A CATANIA
"Da quando il calcio italiano è entrato in una spirale di violenza, i miei amici italiani mi fanno molte domande: come hanno fatto gli inglesi a risolvere i loro problemi della violenza negli stadi? Che cosa può imparare l'Italia dall'Inghilterra? Perché il calcio, unico tra tutti gli sport, provoca tali eccessi di violenza tra i suoi tifosi?
Non mi sento la persona più qualificata per rispondere a tali profondi quesiti, ma alcuni aspetti dell'esperienza inglese appaiono molto chiari. Il primo ci costringe a riflettere: la realtà è che l'Inghilterra non ha risolto il problema della violenza tra i tifosi, quel problema esiste ancora. È vero, la violenza è stata ridotta rispetto alla situazione di vent'anni fa. Ma non è sparita. Se un inglese vi assicura che non esiste più, o è vittima di una pia illusione, o non presta attenzione a quanto accade ogni giorno. Il secondo fattore importante nel calcio inglese è che in realtà noi abbiamo dovuto affrontare due problemi distinti, che si sono combinati per produrre un'immane tragedia.
Da una parte il problema degli scontri tra le tifoserie opposte; dall'altra, il fatto che gli stadi in Gran Bretagna erano costruzioni antiquate e assai pericolose quando si trattava di accogliere decine di migliaia di spettatori. La tradizione di consentire agli spettatori di stare in piedi sugli spalti affollati, anziché servirsi dei posti a sedere, abbinato alle vie d'uscita insufficienti per la folla, nel 1989 ha prodotto la tragedia di Sheffield, nel nord-est dell'Inghilterra, quando 96 persone furono calpestate a morte nella calca all'interno dello stadio. Questa disgrazia non fu causata dalla violenza dei tifosi, bensì provocata dall'atmosfera di paura e pericolo che si respirava all'epoca in quei vecchi stadi, e dalle alte inferriate che erano state erette per tener lontani i tifosi violenti dal campo di calcio, finendo così per intrappolarli. Fu questa la crisi che ha cambiato il calcio inglese. Era l'ultima di una lunga serie di tragedie, nelle quali la violenza aveva giocato il suo ruolo, in particolare i terribili avvenimenti dello stadio Heysel in Belgio nel 1985, quando i tifosi del Liverpool si scontrarono con quelli della Juventus e crollò un muro di sostegno, causando la morte di 39 persone.
Ma la reazione a queste tragedie della violenza fu in ultima analisi assai limitata: i club inglesi furono esclusi dai tornei europei e si tentò di identificare e punire i tifosi violenti. La tragedia di Sheffield innescò invece una reazione più estesa ed articolata. Le società calcistiche, sia grandi che piccole, sono state costrette a modernizzare i loro impianti sportivi, privilegiando le misure di sicurezza per gli spettatori. Pertanto è stato necessario ricostruire gli stadi, dotare ogni spettatore di posto a sedere, e con vie d'uscita molto migliorate per le emergenze. Questo ha consentito inoltre, sia alla polizia che alle società sportive, di controllare l'ubicazione delle diverse tifoserie e di limitare i loro movimenti all'interno dello stadio per scatenare risse. Alla fin fine, tuttavia, la battaglia contro la violenza negli stadi si riduce a una questione assai banale, sebbene costosa: dipende dalla volontà della polizia e delle società calcistiche di lavorare insieme per ottenere informazioni sulle gang e sui singoli tifosi violenti; dalla loro volontà di servirsi di quelle informazioni per negare l'accesso agli stadi agli elementi più recalcitranti e scatenati; e infine dalla presenza negli stadi di migliaia di poliziotti a ogni partita, oltre agli uomini dei servizi di vigilanza messi in campo dalle società calcistiche.
In Inghilterra, è stata proprio questa misura a ridurre la frequenza degli scontri violenti all'interno e all' esterno degli stadi nel giorno delle partite. Ma la violenza non è stata eliminata del tutto, perché il calcio attira ancora un pubblico di giovani relativamente poco istruiti e inclini alla violenza, che amano raggrupparsi in bande tribali, pronti a sfruttare le emozioni del «gioco più bello del mondo» come scusa per risse e scontri. Pertanto gli inglesi non possono vantarsi o compiacersi eccessivamente per i loro successi, e non hanno motivo di sentirsi superiori al calcio italiano.
Beh, forse una ragione c'è, ma solo una. In Inghilterra, dopo la tragedia di Sheffield, le società calcistiche stesse hanno realmente deciso che era venuto il momento di fare qualcosa di concreto per rendere le partite più sicure. Si sono convinte, in parte sotto la spinta della magistratura, in parte per timore di compromettere le loro attività, che era necessario agire: non era una situazione che poteva essere delegata unicamente alla polizia. Questa consapevolezza però non sembra aver attecchito ancora in Italia".
Bill Emmott
Ho fatto copia/incolla da interistiorg.org, che a sua volta lo ha linkato dal Corriere della Sera.
Non mi sento la persona più qualificata per rispondere a tali profondi quesiti, ma alcuni aspetti dell'esperienza inglese appaiono molto chiari. Il primo ci costringe a riflettere: la realtà è che l'Inghilterra non ha risolto il problema della violenza tra i tifosi, quel problema esiste ancora. È vero, la violenza è stata ridotta rispetto alla situazione di vent'anni fa. Ma non è sparita. Se un inglese vi assicura che non esiste più, o è vittima di una pia illusione, o non presta attenzione a quanto accade ogni giorno. Il secondo fattore importante nel calcio inglese è che in realtà noi abbiamo dovuto affrontare due problemi distinti, che si sono combinati per produrre un'immane tragedia.
Da una parte il problema degli scontri tra le tifoserie opposte; dall'altra, il fatto che gli stadi in Gran Bretagna erano costruzioni antiquate e assai pericolose quando si trattava di accogliere decine di migliaia di spettatori. La tradizione di consentire agli spettatori di stare in piedi sugli spalti affollati, anziché servirsi dei posti a sedere, abbinato alle vie d'uscita insufficienti per la folla, nel 1989 ha prodotto la tragedia di Sheffield, nel nord-est dell'Inghilterra, quando 96 persone furono calpestate a morte nella calca all'interno dello stadio. Questa disgrazia non fu causata dalla violenza dei tifosi, bensì provocata dall'atmosfera di paura e pericolo che si respirava all'epoca in quei vecchi stadi, e dalle alte inferriate che erano state erette per tener lontani i tifosi violenti dal campo di calcio, finendo così per intrappolarli. Fu questa la crisi che ha cambiato il calcio inglese. Era l'ultima di una lunga serie di tragedie, nelle quali la violenza aveva giocato il suo ruolo, in particolare i terribili avvenimenti dello stadio Heysel in Belgio nel 1985, quando i tifosi del Liverpool si scontrarono con quelli della Juventus e crollò un muro di sostegno, causando la morte di 39 persone.
Ma la reazione a queste tragedie della violenza fu in ultima analisi assai limitata: i club inglesi furono esclusi dai tornei europei e si tentò di identificare e punire i tifosi violenti. La tragedia di Sheffield innescò invece una reazione più estesa ed articolata. Le società calcistiche, sia grandi che piccole, sono state costrette a modernizzare i loro impianti sportivi, privilegiando le misure di sicurezza per gli spettatori. Pertanto è stato necessario ricostruire gli stadi, dotare ogni spettatore di posto a sedere, e con vie d'uscita molto migliorate per le emergenze. Questo ha consentito inoltre, sia alla polizia che alle società sportive, di controllare l'ubicazione delle diverse tifoserie e di limitare i loro movimenti all'interno dello stadio per scatenare risse. Alla fin fine, tuttavia, la battaglia contro la violenza negli stadi si riduce a una questione assai banale, sebbene costosa: dipende dalla volontà della polizia e delle società calcistiche di lavorare insieme per ottenere informazioni sulle gang e sui singoli tifosi violenti; dalla loro volontà di servirsi di quelle informazioni per negare l'accesso agli stadi agli elementi più recalcitranti e scatenati; e infine dalla presenza negli stadi di migliaia di poliziotti a ogni partita, oltre agli uomini dei servizi di vigilanza messi in campo dalle società calcistiche.
In Inghilterra, è stata proprio questa misura a ridurre la frequenza degli scontri violenti all'interno e all' esterno degli stadi nel giorno delle partite. Ma la violenza non è stata eliminata del tutto, perché il calcio attira ancora un pubblico di giovani relativamente poco istruiti e inclini alla violenza, che amano raggrupparsi in bande tribali, pronti a sfruttare le emozioni del «gioco più bello del mondo» come scusa per risse e scontri. Pertanto gli inglesi non possono vantarsi o compiacersi eccessivamente per i loro successi, e non hanno motivo di sentirsi superiori al calcio italiano.
Beh, forse una ragione c'è, ma solo una. In Inghilterra, dopo la tragedia di Sheffield, le società calcistiche stesse hanno realmente deciso che era venuto il momento di fare qualcosa di concreto per rendere le partite più sicure. Si sono convinte, in parte sotto la spinta della magistratura, in parte per timore di compromettere le loro attività, che era necessario agire: non era una situazione che poteva essere delegata unicamente alla polizia. Questa consapevolezza però non sembra aver attecchito ancora in Italia".
Bill Emmott
Ho fatto copia/incolla da interistiorg.org, che a sua volta lo ha linkato dal Corriere della Sera.
- A.F.D.U.I. President
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Re: TRAGEDIA A CATANIA
Intanto è da segnalare il pessimo comportamento di alcuni ultrà del Rimini che nel minuto di silenzio si sono girati di spalle. 
-
rene144
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Re: TRAGEDIA A CATANIA
Beh, hanno sfruttato il fatto di non avere le porte chiuse. Lo avrebbero fatto molti altri, ma non sono entrati nello stadio.A.F.D.U.I. President wrote: Intanto è da segnalare il pessimo comportamento di alcuni ultrà del Rimini che nel minuto di silenzio si sono girati di spalle.![]()
Ma alla fine, tra Serie A e B, quanti stadi hanno avuto le porte chiuse? Napoli e Brescia sicuramente, ma non mi sembra ce ne fossero tantissimi in B.
Complimenti agli ultras.
Link Bambini Rinchiusi
Link
Mentre si discute di sicurezza negli stadi, si chiudono le porte e se ne riaprono alcune, il calcio continua a essere teatro e pretesto per episodi di violenza intollerabili e inquietanti. L'ultimo, in ordine di tempo, a Binasco, nel Milanese, dove un arbitro 18enne è stato aggredito da un gruppo di ragazzi a margine di una partita di squadre giovanili. Il fischietto se la caverà con tre giorni di prognosi e tanta paura.
Ancora. Il calcio, "giocattolo" o azienda che dir si voglia, è stato di nuovo preso a pretesto per mettere in mostra tutto il disagio, la rabbia e la violenza, cancrena del nostro martoriato corpo sociale. Filippo Raciti è già un ricordo per tanti, troppi, e un monito per nessuno. Cesare Gussoni, presidente dell'Aia, ha da poco reso noto un dossier sulle aggressioni nei confronti degli arbitri e, a una settimana dai fatti di Catania, arriva una notizia a dir poco agghiacciante.
Domenico Minichino è un arbitro. Ha 18 anni e una passione per fischietto e cartellini. Dirige le gare di calcio giovanile, quelle tra bimbi o al massimo ragazzi, quelle tra chi dovrebbe vivere lo sport della pedata come un semplice divertimento. Eppure, anche sugli spalti, e persino sui campi, di impianti di stampo amatoriale, sono assiepati i soliti idioti. Così, sabato pomeriggio, dopo aver arbitrato una gara di settore giovenile a Binasco, nel Milanese, Minichino ha dovuto rendere conto del suo operato a un gruppo di ragazzi incappucciati, in tipico 'stile ultrà'. Sono volati calci, schiaffi e pugni. Il 18enne è stato ricoverato in ospedale, dove, dopo aver riscontrato tumefazioni al volto e contusioni all'addome, i medici l'hanno dichiarato guaribile in tre giorni.
Un altro episodio inquietante, soprattutto per l'età dell'aggredito e degli aggressori. Un altro schiaffo a chi ama il calcio; ama guardarlo o correre dietro a quel sogno chiamato pallone.
- Whatarush
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Re: TRAGEDIA A CATANIA
In B 6 partite su 11 si sono disputate a porte chiuse..oltre a Napoli e Brescia anche Lecce, Modena, Pescara, Trieste.rene144 wrote: Ma alla fine, tra Serie A e B, quanti stadi hanno avuto le porte chiuse? Napoli e Brescia sicuramente, ma non mi sembra ce ne fossero tantissimi in B.
Il Menti di Vicenza non è assolutamente a norma, ma è stata dichiarata una capienza bassissima quindi è stato consentito l'ingresso agli spettatori, coi tifosi della Juve rimasti fuori a giocare a pallone.
In A porte chiuse a Bergamo, Verona, Firenze e Messina...a S. Siro ingresso permesso solo agli abbonati.

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Re: TRAGEDIA A CATANIA
premettendo che non conosco di persona la situazione dello stadio di milano e che ogni stadio ha le sue esigenze...
il fatto che san siro apra anche solo agli abbonati non è un buon segno...
mi sembra tanto una cosa " a chi figlio e a chi figliastro"...cioè abbiamo già ricominciato a dare deroghe su deroghe...allora tutto quello che è successo è stato inutile???
il fatto che san siro apra anche solo agli abbonati non è un buon segno...
mi sembra tanto una cosa " a chi figlio e a chi figliastro"...cioè abbiamo già ricominciato a dare deroghe su deroghe...allora tutto quello che è successo è stato inutile???
se i videogiochi avessero realmente influenzato la nostra esistenza, ora vivremmo in enormi stanzoni bui, mangiando pillole ascoltando musica elettronica ripetiva
"il culo è ripartito malissimo tra gli esseri umani" (cit.)
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rene144
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Re: TRAGEDIA A CATANIA
Solita roba ridicola. Ed il Via Del Mare è molto più a norma a questo punto. Ma concediamo nuovamente deroghe e le concediamo a casaccio, no? Beh, complimenti.Whatarush wrote: In B 6 partite su 11 si sono disputate a porte chiuse..oltre a Napoli e Brescia anche Lecce, Modena, Pescara, Trieste.
Il Menti di Vicenza non è assolutamente a norma, ma è stata dichiarata una capienza bassissima quindi è stato consentito l'ingresso agli spettatori, coi tifosi della Juve rimasti fuori a giocare a pallone.
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Re: TRAGEDIA A CATANIA
La cosa interessante è che prima le società dicevano che loro non potevano farci niente se gli stadi non erano a norma ecc...ecc...
Ora appena hanno capito che se non mettevano a norma lo stadio avrebbero giocato a porte chiuse,si sono messi a lavorare notte e giorno!In fondo siamo sempre in Italia..
Ora appena hanno capito che se non mettevano a norma lo stadio avrebbero giocato a porte chiuse,si sono messi a lavorare notte e giorno!In fondo siamo sempre in Italia..


