Vittoria 1-0 sul Chievo...decide Gigi Sala... :evvai: :evvai:
Con un gol di scarto il miglior risultato possibile in un doppio confronto...
Finale nervoso con la Samp che chiude in 9 per le espulsioni di Maggio(doppio giallo)e Olivera che rifila un calcione ad un clivense reo di non aver buttato la palla fuori con Palombo a terra...
Domenica arriva a Marassi la Fiorentina e mercoledi' ci giochiamo l'ingresso in semifinale a Verona..
COME ON DORIA!!!!
I fatti: al 35' della ripresa Maggio è stato espulso per doppia ammonizione, pagando di persona un passaggio sbagliato da Olivera in mezzo al campo, che aveva avviato il contropiede dei veronesi. Lì i padroni di casa hanno iniziato a soffrire la pressione degli uomini di Del Neri. E, quando al 45' Palombo è caduto a terra e il Chievo ha proseguito l'azione, Olivera ha rifilato un colpo proibito ai danni del povero Rodrigo, crollato a terra, per interrompere l'azione ospite. Non pago del fattaccio, il centrocampista blucerchiato - il cui cartellino è di proprietà della Juventus - ha steso con un pugno anche Marcolini, reo di essersi avvicinato in difesa del compagno. A quel punto, la situazione è degenerata anche sugli spalti, quando un anonimo tifoso della Samp ha colpito dalla tribuna inferiore Mandelli, che si trovava in panchina, con una bottiglietta d'acqua. Quest'ultimo è stato costretto a uscire dal campo con la borsa del ghiaccio sul collo. In campo è piovuto anche un accendino, di colore rosso, andato a bersaglio nel mucchio della panchina ospite.
Del Neri, a fine gara, ha chiesto al quarto uomo Buonocore se avesse preso nota dei fatti, mentre gli agenti in borghese dell'Ufficio-Stadio della Digos genovese, subito intervenuti, hanno già iniziato a vagliare le immagini delle telecamere a circuito chiuso del Ferraris per risalire al colpevole.
Peccato...ho visto davvero una buona Samp che nel secondo tempo avrebbe meritato sicuramente il gol da tre punti...bene cosi' comunque,abbiamo dimostrato di esserci...
Chiudiamo il girone d'andata a quota 24 punti con un buon 6°posto...se continuiamo a giocare cosi' sono convintissimo che la nostra classifica potrà solamente migliorare...
Intanto mercoledi' andiamo a Verona a conquistarci le semifinali di Coppa Italia...
FORZA DORIA!!!!
Dopo le voci che più volte negli anni passati lo volevano a Genova, il portiere - nato a Benevento il 3 settembre del 1982 e cresciuto calcisticamente nella Roma - arriva finalmente alla Samp.
Arriva con un po' di ritardo ma arriva, Carlo Zotti: un nome, il suo, che alla Samp è stato accostato più volte negli ultimi due anni e che adesso avrà finalmente una maglia blucerchiata (col numero 15 sotto) sulla quale esser scritto. Prestito fino a giugno dalla Roma (con diritto di riscatto della metà in favore della Samp) per riempire il buco che l'infortunio di Berti ha lasciato in rosa e per un posto da titolare da giocarsi con Castellazzi.
Zotti, ventiquattro anni compiuti lo scorso settembre, è di Benevento. La carriera, però, è tutta (a parte una parentesi di un anno, da ragazzo, a Palermo) col giallorosso della Roma addosso. Le giovanili, l'esordio in A con Capello (stadio Olimpico, maggio 2003, 3-1 al Torino; la Samp, intanto, volava verso la promozione), gli anni all'ombra di Pelizzoli e Lupatelli. A fine 2003 assapora il gusto di essere titolare in Coppa Italia - è lui a mettere il sigillo su una vittoria col Palermo -, a giugno ha messo insieme altre tre presenze in A. La stagione successiva, con Capello a Torino e un campionato travagliato, riesce a ritagliarsi qualche spazio in più: cresce, fa il suo, infila dieci partite, conosce le coppe europee (alla fine dell'avventura romana, tra Uefa e Champions League, avrà messo assieme sette presenze) e capisce che nella massima serie ci può stare anche lui.
Il mercato, con la Samp che già gli ronza nelle orecchie, lo spinge - storia di un anno e mezzo fa - all'Ascoli appena ripescato in A, a cercare di strappare una maglia da numero 1 a Coppola. La stagione, per i marchigiani di Giampaolo, è un capolavoro; per lui, che non gioca mai, un passo falso da dimenticare. Torna a Roma, dove Doni è ormai un punto fermo e Curci (col quale divideva la porta in quel 2004/05) una promessa da lasciar crescere con calma: spazio non ce n'è, insomma.
Adesso la Samp, per questo ragazzo che da piccolo faceva l'attaccante e un giorno s'è ritrovato portiere: «Per caso, o forse perché anche mio papà giocava in porta... Comunque, tra i pali mi ci sono trovato bene e ci sono rimasto». Un ragazzo sereno, serio, tranquillo, che suona la chitarra («Rock underground su tutto - spiegava qualche tempo fa -, ogni tanto capitava di duettare con Emerson e Balbo mi voleva nel suo gruppo... Ma il genere non era propriamente il mio...») e scegliendo Genova spera di avere, finalmente, l'opportunità giusta.
Dopo l' 1-0 di Marassi...espugnata anche Verona 2-1 grazie ai gol di Bonazzoli e Delvecchio...settima vittoria consecutiva in Coppa,5 delle quali in trasferta...semifinale!!!!!!!!!!!!
Uniche note stonate:gli infortuni di Volpi e Castellazzi...speriamo nulla di grave...
Ora incontreremo quasi sicuramente l'Inter(che ha già vinto 2-0 ad Empoli)...sicuramente sarà difficilissimo,ma le partite sono tutte da giocare...
GRANDI RAGAZZI!!!!!!!!!!!
Non è stata una bella Samp...abbiamo giocato davvero malino....
Partita per 60' da 0-0 poi il rigore di Saudati...episodio che ha cambiato la partita,da li in poi l'Empoli ha mostrato piu' aggressività e piu' voglia della Samp di portare a casa i 3 punti...
Ora 3 partite consecutive con l'Inter...
FORZA RAGAZZI!!!!
Flachi: «Sfide difficili, ma nel calcio nulla è impossibile»
Si comincia, il tris di sfide con l'Inter è alle porte e il numero 10 della Samp non vede l'ora di scendere in campo: «Tre partite e tre occasioni per far parlare della Samp e magari, perchè no?, conquistare l'Europa...».
Inter,Inter e anora Inter. In otto giorni. Questa Inter, poi: attesa dagli ottavi di Champions League a fine febbraio, con due Coppe Italia vinte di fila da difendere e praticamente senza più rivali - spazzati via da un record di tredici vittorie consecutive ancora aperto - in campionato. Sfida difficile, a volare bassi, e la Samp ci arriva con la delusione di Empoli ancora addosso. Flachi la scrolla via: «Le occasioni le avevamo anche create - ricorda Francesco -, ma ci è mancata la fortuna. Peccato, ma una sconfitta dopo qualche bella vittoria può anche far bene... Però non bisogna più pensarci, abbiamo davanti tre missioni impossibili e dobbiamo concentrarci su quelle perché poi alla fine nel calcio di impossibile non c'è niente...».
Samp in vetrina. Non capita tutti i giorni, un tris del genere. E non capitava da tredici anni che la Samp si giocasse una semifinale di Coppa Italia: «Affrontare l'Inter di oggi è una grande occasione - spiega sicuro Flachi -, un'opportunità per metterci in mostra, far parlare di noi e soprattutto per arrivare prima in Europa. Certo, davanti abbiamo la squadra più forte d'Italia e una tra le migliori al mondo: cercheremo con tutte le nostre forze di metterla in difficoltà, e alla fine vedremo quel che siamo riusciti a fare... Magari gli veniamo a noia e allora si porta a casa il risultato, no? Loro hanno dei grandissimi giocatori, gente forte che sa come vincere una partita in un attimo. Rimaniamo concentrati fino al 95' e oltre, e vediamo come va...».
Il pareggio di settembre. Inizio campionato, seconda d'andata: Inter-Samp 1-1. Flachi sorride, a ripensare a quel suo rigore sotto ai tifosi impazziti: «Era presto, però li avevamo fermati. Hanno pareggiato tre volte soltanto e una contro di noi... E' un motivo d'orgoglio, quel punto, e una base di partenza per riprovarci sapendo che in palio c'è una finale che può significare Europa». Tanto più che questa Samp in Coppa è bella e concreta: «Loro hanno il record in campionato, noi il nostro con sette vittorie in fila - scherza Flachi -, ma servirà davvero una grande Samp per riuscire di nuovo a crear loro qualche problema... Bisogna raddoppiare le forze e giocare una partita perfetta, perché questi non lasciano niente a nessuno».
La cattiveria. E' qui che si gioca la partita di Samp e Inter, su questo concetto che nel calcio significa fame, voglia di vincere, determinazione feroce. «L'Inter è sempre stata una grande squadra - riprende Flachi -, solo che negli anni scorsi probabilmente non aveva la cattiveria di adesso. Quindi non ci credo, quando sento dire che arriverà a Genova una squadra appagata alla quale della Coppa Italia frega poco. Sono sicuro, ci tengono loro come ci teniamo noi: solo che per noi arrivare a questo punto di una competizione è sicuramente più difficile, più raro, quindi vogliamo andare avanti».
La Sud alle spalle. Flachi ha voglia di viverle, queste sfide: «Sono gare stimolanti, belle - conferma -, gare che possono significare parecchio e potrebbero anche restituirci un po' di quell'entusiasmo che abbiamo lasciato a Empoli... Due su tre le giocheremo davanti alla nostra gente, spero in uno stadio pieno: per noi è sempre importante avere l'appoggio del pubblico, e faremo il possibile per far bella figura e regalare a loro e alla società prestazioni all'altezza».
Francesco e Roberto. Ripensa ai primi tempi alla Fiorentina, Flachi. «Ricordo una volta, ero all'esordio, dissi che Mancini era il mio idolo: mi arrivò la sua maglia con scritto "Augurandoti una lunga e luminosa carriera. Con affetto, Roberto Mancini". Fu splendido: Mancini era all'altezza di Baggio, un numero 10 tra i più grandi in assoluto... E tutte le volte che lo incontravo la maglia me la regalava senza neanche chiederla, tanto lo sapeva che andavo a cercarlo... Ora non gliela posso più chiedere, ma non è che devo far bene solo perché sulla panchina dell'Inter c'è lui. Dare il massimo è la prima cosa: in ogni partita».
Mancini,Flachi,Quagliarella. Di erede in erede: il 10 di Mancini che passa a Flachi, Marotta che vede in Quagliarella il futuro. «Mio erede? Ma l'erede ce l'hanno i grandissimi campioni, gente importante: non è che io abbia fatto chissà che... Io a Fabio auguro di far bene perché ha grandi qualità e ha disputato sin qui la miglior stagione della sua carriera, e spero continui: per lui e per la Samp».
Samp e ancora Samp. E' una storia lunga e importante, quella di Flachi con la Samp: «Per questo quando mi chiedete se mi vedo con un'altra maglia addosso vi dico di no...», sorride lui. Che continua, onesto e sincero: «Io sono un dipendente di questa società, non è che posso decidere di restare se non mi volessero. Mi mandassero via mi piacerebbe un'esperienza all'estero, in Inghilterra: contro la Samp non ci potrei mica giocare. Ma io spero di non andarmene mai».