Gerry Donato wrote:In un paese e soprattutto in un elettorato (attivo e passivo) non maturo ed atipico come quello italiano, il limite dei mandati ha a prescindere senso.
Ma in un paese che ha una legge elettorale non democratica e non rappresentativa come quella italiana, il limite dei mandati è un dovere.
ma non sta scritto da nessuna parte che ci si debba tenere una legge elettorale non democratica e non rappresentativa.. e non ha senso decidere regole sulla base di una cosa che va cambiata.
Quindi della tua motivazione resta plausibile solo la prima, quella sull'elettorato.
Anche lì si potrebbe dire che ciò che dovrebbe cambiare è l'elettorato, non il limite di impegno politico, ma quello richiederà generazioni quindi capisco il tuo punto, anche se da solo non mi pare sufficiente.
La delusione ed il rimpianto per un buon politico costretto a lasciare sono comunque infinitamente inferiori al rischio di una concentrazione chiusa di potere affaristico che può uccidere l'efficienza ed il merito, oltre a creare il desiderio di proteggersi l’un l’altro in un circolo ristretto meglio noto come "casta".
vero, ma la soluzione a cui ambire è una cosa che a sua volta calpesta il merito?
se finalmente trovi una classe politica/dirigente all'altezza la mandi a casa alla tafazzi per evitare cose che si potrebbero combattere diversamente?
Questa storia del merito mi pare uno specchio dell'ipocrisia di questo paese.
Mi chiedo come si possa gridare alla meritocrazia e poi rivendicare un limite di due mandati senza eccezioni e le quote rose (non so se il M5 le proponga, ma altri sì): un limite e un criterio che almeno in linea di principio calpestano il concetto di meritocrazia.
Pensi che non ci sia un motivo se tradizionalmente, da sempre, non sono persone giovani e senza esperienza ad amministrare le cose? l'esperienza ha un valore.. è l'utilizzo che se ne fa a essere discriminante.
Mi pare che anche il reddito di cittadinanza spinga nella direzione opposta a quella di una società meritocratica. Non mi è chiaro se viene proposto come misura straordinaria x questa situazione contingente oppure a regime.
Meglio tanta gente meritevole per poco tempo che uno solo non meritevole per sempre.
dal punto di vista dell'utilità pratica per il paese direi di no (se il rapporto numerico fosse quello).
Gerry Donato wrote:E' nella competizione globale, nella legge elettorale, nelle regole trasparenti e nella selezione meritocratica che vince il migliore ed il più competente e quindi vince la politica, non certo nell'aspirazione al posto fisso o alla busta paga sostanziosa.
il più 'bravo' a farsi eleggere (anche in condizioni paritetiche) può facilmente non essere il più bravo poi ad amministrare.. non mi è chiaro perché dobbiamo premiare il più bravo a farsi eleggere e invece mandare irrimediabilmente a casa dopo due mandati uno che si dimostrasse bravo nei fatti, ad amministrare.
Se un giovane fa politica per la carriera lunga e retribuita più di un un qualunque manager, quel giovane non deve fare politica.
su questo sono pienamente d'accordo.
Però attenzione a non portare all'eccesso un discorso valido in linea di principio.
Per dire, un politico a cui dai 1000 euro sarebbe ancora più esposto al rischio corruzione rispetto a uno a cui dai 4000€. Mi dirai che la realtà attuale dimostra il contrario, ma in realtà dimostra solo una cosa ovvia, cioè che un compenso eccessivo non mette al riparo dal rischio corruzione (o si potrebbe dire "dalla probabilità", nel caso italiano).
Il passaggio non dovrebbe essere "è un posto di lavoro allettante e ben retribuito, QUINDI faccio politica", ma dovrebbe essere "sono competente e meritevole, QUINDI vengo selezionato, eletto ed incaricato a fare politica".
sì, ok... ma neanche si può auspicare che:
"sono competente e meritevole, QUINDI vengo selezionato, eletto ed incaricato a fare politica, ma prenderei la metà di quello che piglio facendo il mio lavoro, quindi lascerò che sia un altro meno in gamba a farlo al mio posto."
Per dire che in un incentivo ragionevole non c'è niente di male.
Insomma, bisogna cercare il giusto equilibrio.
Laddove non esiste la fiducia in un sistema meritocratico, tutti investono in raccomandazioni e nessuno investe in capitale umano. Il clientelismo genera clientelismo, la casta genera per se stessa cariche e retribuzioni. Ed allora perché un giovane deve studiare ed accumulare competenza quando contano solo le relazioni, ben sapendo che chi ha relazioni altolocate viene dall'alto e non dal basso?
tristemente vero.
Noi del Movimento Cinque Stelle ci batteremo convinti in Parlamento insieme a PD e SEL anche per questi obiettivi.

gliel'avete detto ai vostri guru che volete battervi insieme a Gargamella e al suo PD?