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- Jakala
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koufesh
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Sky ha i diritti sul cricket. Tantissimi incontri internazionali sono trasmessi da Sky. Solo che in Italia il cricket non riscuote molto interesse.... Quindi, difficilmente Sky Sport Italia trasmetterà il cricket. Le uniche possibilità sono gli spezzoni che ogni tanto appaiono su Trans World Sport, su Eurosport News e CNN World Sport. Niente di più.
Io mi sono procurato qualche DVD tramite ebay oppure attraverso un paio di scambi incredibili: calcio per cricket!
Io mi sono procurato qualche DVD tramite ebay oppure attraverso un paio di scambi incredibili: calcio per cricket!
Last edited by koufesh on 18/08/2005, 22:30, edited 1 time in total.

Dazed and Confused: Koufesh é troppo avanti! altro che koufax... E continuo a ribadirlo!
Dazed and Confused: Addio koufesh... Speriamo solo che Koufax possa essere alla tua altezza!
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quaingo
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Ehi, coro delle voci bulgare, io posso offrirvi qualcosa di molto meglio di un semplice Ramaya: potrei darvi Kung fu fighting di Carl Douglas. Gnacchisna'. Fly robin fly ? Non vi interessa? Gnacchisna'. Voi forse preferite il meglio dei Tavares? Gnacchisna'. Ali shuffle? Niente? Gnacchisna'. Disco Inferno? Gnacchisna'. Qualcosa di Cerrone? Gnacchisna'. Oppure Boney M.. Gna. Tipo Ma Baker, Daddy Cool, Rasputin. Gnacchisna'. Niente? Disco Duck? No Gnacchisna'. Gimme Some? Gnacchisna'. Qualcosa degli Oliver Onions, tipo Sandokan, Orzowei? Niente? (cit.)Sky ha i diritti sul cricket. Tantissimi incontri internazionali sono trasmessi da Sky. Solo che in Italia il cricket non riscuote molto interesse.... Quindi, difficilmente Sky Sport Italia trasmetterà il cricket. Le uniche possibilità sono gli spezzoni che ogni tanto appaiono su Trans World Sport, su Eurosport News e CNN World Sport. Niente di più.
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diavolino: I preliminari, magari, lasciamoli che li facciano in Champions League; noi si va dritti al sodo!
assenzio: Pensa al Quaingo che pur di continuare ad arricchirsi con i servizi fotografici sforna figli ogni sei mesi.
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koufesh
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Cuba dei Gibson Brothers!Ehi, coro delle voci bulgare, io posso offrirvi qualcosa di molto meglio di un semplice Ramaya: potrei darvi Kung fu fighting di Carl Douglas. Gnacchisna'. Fly robin fly ? Non vi interessa? Gnacchisna'. Voi forse preferite il meglio dei Tavares? Gnacchisna'. Ali shuffle? Niente? Gnacchisna'. Disco Inferno? Gnacchisna'. Qualcosa di Cerrone? Gnacchisna'. Oppure Boney M.. Gna. Tipo Ma Baker, Daddy Cool, Rasputin. Gnacchisna'. Niente? Disco Duck? No Gnacchisna'. Gimme Some? Gnacchisna'. Qualcosa degli Oliver Onions, tipo Sandokan, Orzowei? Niente? (cit.)
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Per Jakala: su BBC World puoi vedere qualche immagine durante il notiziario sportivo. Niente di più.

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koufesh
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Si è chiusa anche la Afro-Asian Cup. Ieri a Durban si è giocata la seconda partita: ha vinto l'Asia per 17 runs (267 a 250). Oggi, sempre a Durban, si è giocata la terza partita: l'Africa ha segnato 106 runs in 32 overs; l'Asia ne ha segnati 7 con 2 wickets in 3 overs. Purtroppo, la pioggia ha sospeso l'incontro. Non è stato possibile riprendere il gioco, quindi, la serie è terminata in parità: 1-1. MVP della serie è stato l'indiano Zaheer Khan (complessivamente 9 wickets).
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Mercoledì inizia nello Zimbabwe il Videocon Tournament: Zimbabwe, Nuova Zelanda e India saranno impegnati in un triangolare di ODI; ogni squadra affronterà le avversarie 2 volte, poi le due migliori si sfideranno nella finale (6 settembre),
Giovedì prossimo a Trent Bridge inizia il quarto test match della Ashes Series.
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Per Jakala (e chi fosse interessato): nei notiziari sportivi di Sky News (canale 512) ci sono diversi servizi sul cricket.
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Mercoledì inizia nello Zimbabwe il Videocon Tournament: Zimbabwe, Nuova Zelanda e India saranno impegnati in un triangolare di ODI; ogni squadra affronterà le avversarie 2 volte, poi le due migliori si sfideranno nella finale (6 settembre),
Giovedì prossimo a Trent Bridge inizia il quarto test match della Ashes Series.
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Per Jakala (e chi fosse interessato): nei notiziari sportivi di Sky News (canale 512) ci sono diversi servizi sul cricket.
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koufesh
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Ieri è iniziato il 4° test match tra Inghilterra e Australia. In queste due giornate, l'Inghilterra ha dominato: ha chiuso il primo innings con 477 runs (102 di Flintoff, 85 di Jones, 65 di Trescothick, 58 di Vaughan, 45 di Pietersen).
L'Australia, invece, ha trovato tantissime difficoltà: al momento, gli Aussies hanno segnato appena 99 runs con addirittura 5 wickets; Martyn e Ponting sono stati eliminati con appena 1 punto a testa. Hayden ne ha battuti 7! Ora l'Australia deve assolutamente segnare 178 runs per evitare il follow on.
Situazione dopo 2 giorni: Inghilterra (477) conduce sull'Australia (99-5) per 378 runs.
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E' iniziato in Zimbabwe il triangolare con Zimbabwe, Nuova Zelanda e India.
24 agosto: Nuova Zelanda (397 / 5) batte Zimbabwe (205) per 192 runs. La Nuova Zelanda ha giocato una partita incredibile. A causa della pioggia, l'incontro è stato limitato a 44 overs, eppure la Nuova Zelanda ha stabilito il secondo punteggio più altro di sempre per un ODI. Soltanto lo Sri Lanka (1996 contro il Kenya) ha segnato più punti (398, ma su 50 overs). Lou Vincent ha battuto 172 runs, la 10a prestazione di sempre negli ODI.
26 agosto: Nuova Zelanda (215) batte India (164) per 51 runs. Dopo aver segnato 215 runs nel proprio innings, la Nuova Zelanda ha messo in crisi l'India: 44 runs con 8 wickets. Poi, Jai P Yadav (69) e Irfan Pathan (50) hanno realizzato una partnership da 118 runs, che ha avvicinato il punteggio della Nuova Zelanda. Purtroppo, non è stato sufficiente.
Il 29 agosto si disputerà Zimbabwe contro India
L'Australia, invece, ha trovato tantissime difficoltà: al momento, gli Aussies hanno segnato appena 99 runs con addirittura 5 wickets; Martyn e Ponting sono stati eliminati con appena 1 punto a testa. Hayden ne ha battuti 7! Ora l'Australia deve assolutamente segnare 178 runs per evitare il follow on.
Situazione dopo 2 giorni: Inghilterra (477) conduce sull'Australia (99-5) per 378 runs.
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E' iniziato in Zimbabwe il triangolare con Zimbabwe, Nuova Zelanda e India.
24 agosto: Nuova Zelanda (397 / 5) batte Zimbabwe (205) per 192 runs. La Nuova Zelanda ha giocato una partita incredibile. A causa della pioggia, l'incontro è stato limitato a 44 overs, eppure la Nuova Zelanda ha stabilito il secondo punteggio più altro di sempre per un ODI. Soltanto lo Sri Lanka (1996 contro il Kenya) ha segnato più punti (398, ma su 50 overs). Lou Vincent ha battuto 172 runs, la 10a prestazione di sempre negli ODI.
26 agosto: Nuova Zelanda (215) batte India (164) per 51 runs. Dopo aver segnato 215 runs nel proprio innings, la Nuova Zelanda ha messo in crisi l'India: 44 runs con 8 wickets. Poi, Jai P Yadav (69) e Irfan Pathan (50) hanno realizzato una partnership da 118 runs, che ha avvicinato il punteggio della Nuova Zelanda. Purtroppo, non è stato sufficiente.
Il 29 agosto si disputerà Zimbabwe contro India
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Si è chiusa la terza giornata del test match. L'Inghilterra è molto vicina alla vittoria. L'Australia ha chiuso il proprio primo innings con appena 218 runs ed è stata forzata al follow on. Eccezionale Simon Jones, che ha totalizzato 5 wickets.
Al termine della giornata, l'Australia ha totalizzato 222 runs con 4 wickets. Quindi, l'Inghilterra ha ancora un vantaggio di 37 runs e domani potrebbe chiudere definitivamente i conti.
Situazione dopo tre giorni: Inghilterra (477) conduce sull'Australia (218 & 222/4) per 37 runs.
Al termine della giornata, l'Australia ha totalizzato 222 runs con 4 wickets. Quindi, l'Inghilterra ha ancora un vantaggio di 37 runs e domani potrebbe chiudere definitivamente i conti.
Situazione dopo tre giorni: Inghilterra (477) conduce sull'Australia (218 & 222/4) per 37 runs.
Last edited by koufesh on 28/08/2005, 0:23, edited 1 time in total.

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Spettacolare finale del test match! Ieri ci eravamo lasciati con l'Inghilterra in netto controllo, ma oggi l'Australia è risorta.
Ha chiuso il proprio secondo innings con 387 runs: tutti i giocatori hanno dato il loro contributo in particolare Langer (61), Katich (59), Clarke (56), Ponting (48). Tuttavia, visto il cospicuo vantaggio del primo innings, il compito non pareva impossibile per l'Inghilterra, cui sarebbero stati sufficienti appena 129 runs per vincere. Invece..
- Trescothick out con 27 runs.
- Vaughan out DUCK (0 runs battuti)
- Strauss out con 23
- Bell out con 3
Considerando anche gli extras, l'Inghilterra si è trovata con 57-4; il target di 129 era ancora molto lontano.
Fortunatamente Pietersen (23) e Flintoff (26) hanno messo insieme una buona partnership: al momento dell'eliminazione di Pietersen, il punteggio era di 105-5. L'Inghilterra sembrava vicina alla vittoria, ma l'Australia ha trovato altri due wicket (Flintoff: 111-6) e Jones (116-7). Tuttavia gli Aussies non sono riusciti a trovare altre eliminazioni: il doppio di Giles ha permesso all'Inghilterra di segnare i runs decisivi per raggiungere il target.
Ora l'Inghilterra si porta sul 2-1 nella serie e vede il trionfo finale; l'Australia è obbligata a vincere il quinto e ultimo test match per pareggiare la serie e mantenere il trofeo (l'Australia detiene le Ashes).
Punteggio finale del quarto test match: Inghilterra (477 & 129-7) batte Australia (218 & 387) per 3 wickets
Serie: 2-1 per l'Inghilterra
Quinto e ultimo test match: 8 - 12 settembre a The Oval
Qualche foto:
Steve Harmison celebra un wicket

Shane Warne celebra un wicket: l'Australia può ancora sperare

Ashley Giles batte i runs vincenti

Hoggard festeggia la vittoria inglese.

Il capitano Michael Vaughan esulta per la vittoria inglese

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E' iniziato il tour del Bangladesh nello Sri Lanka: oggi si è disputato un'amichevole di un giorno (senza l'etichetta di ODI). Lo Sri Lanka ha vinto nettamente. Tra qualche giorno inizieranno gli incontri ufficiali: in programma ci sono 3 ODI (31 agosto, 2 settembre, 4 settembre) e 2 test match (12-16 settembre, 20-24 settembre).
----------
La prima fase della ICC Intercontinental Cup (il torneo di First Class Cricket riservato alle squadre minori) è prossima alla conclusione. In agosto si sono giocate queste partite:
Irlanda batte Scozia per 3 runs
Bermuda batte Canada per 48 runs
Match drawn tra Irlanda e Olanda
Il girone europeo, il girone asiatico e quello africano sono terminati; nel girone americano ci sono ancora due partite: Bermuda contro Cayman (in corso) e Canada Cayman (31 agosto - 2 settembre).
Queste le classifiche (ci sono una marea di bonus da considerare)
Africa
Kenya 49 punti (1 vittoria, 1 draw)
Namibia 46.5 punti (1 vittoria, 1 draw)
Uganda 32 punti (2 sconfitte
Asia
Emirati Arabi 41 punti (1 vittoria, 1 sconfitta)
Nepal 40.5 punti (1 vittoria, 1 draw)
Hong Kong 18 punti (1 draw, 1 sconfitta)
Europa
Irlanda 41 punti (1 vittoria, 1 draw)
Scozia 21 punti (1 draw, 1 sconfitta)
Olanda 11.5 punti (2 draw)
America
Bermuda 30.5 punti (1 vittoria)
Canada 17.5 punti (1 sconfitta)
Cayman 0 punti (nessuna partita ancora disputata)
In ottobre, la Namibia ospiterà le semifinali e la finale
23-25 ottobre: Irlanda contro Emirati Arabi
23-25 ottobre: Kenya contro Vincente Girone Americano
27-29 ottobre: Finale
Ha chiuso il proprio secondo innings con 387 runs: tutti i giocatori hanno dato il loro contributo in particolare Langer (61), Katich (59), Clarke (56), Ponting (48). Tuttavia, visto il cospicuo vantaggio del primo innings, il compito non pareva impossibile per l'Inghilterra, cui sarebbero stati sufficienti appena 129 runs per vincere. Invece..
- Trescothick out con 27 runs.
- Vaughan out DUCK (0 runs battuti)
- Strauss out con 23
- Bell out con 3
Considerando anche gli extras, l'Inghilterra si è trovata con 57-4; il target di 129 era ancora molto lontano.
Fortunatamente Pietersen (23) e Flintoff (26) hanno messo insieme una buona partnership: al momento dell'eliminazione di Pietersen, il punteggio era di 105-5. L'Inghilterra sembrava vicina alla vittoria, ma l'Australia ha trovato altri due wicket (Flintoff: 111-6) e Jones (116-7). Tuttavia gli Aussies non sono riusciti a trovare altre eliminazioni: il doppio di Giles ha permesso all'Inghilterra di segnare i runs decisivi per raggiungere il target.
Ora l'Inghilterra si porta sul 2-1 nella serie e vede il trionfo finale; l'Australia è obbligata a vincere il quinto e ultimo test match per pareggiare la serie e mantenere il trofeo (l'Australia detiene le Ashes).
Punteggio finale del quarto test match: Inghilterra (477 & 129-7) batte Australia (218 & 387) per 3 wickets
Serie: 2-1 per l'Inghilterra
Quinto e ultimo test match: 8 - 12 settembre a The Oval
Qualche foto:
Steve Harmison celebra un wicket

Shane Warne celebra un wicket: l'Australia può ancora sperare

Ashley Giles batte i runs vincenti

Hoggard festeggia la vittoria inglese.

Il capitano Michael Vaughan esulta per la vittoria inglese

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E' iniziato il tour del Bangladesh nello Sri Lanka: oggi si è disputato un'amichevole di un giorno (senza l'etichetta di ODI). Lo Sri Lanka ha vinto nettamente. Tra qualche giorno inizieranno gli incontri ufficiali: in programma ci sono 3 ODI (31 agosto, 2 settembre, 4 settembre) e 2 test match (12-16 settembre, 20-24 settembre).
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La prima fase della ICC Intercontinental Cup (il torneo di First Class Cricket riservato alle squadre minori) è prossima alla conclusione. In agosto si sono giocate queste partite:
Irlanda batte Scozia per 3 runs
Bermuda batte Canada per 48 runs
Match drawn tra Irlanda e Olanda
Il girone europeo, il girone asiatico e quello africano sono terminati; nel girone americano ci sono ancora due partite: Bermuda contro Cayman (in corso) e Canada Cayman (31 agosto - 2 settembre).
Queste le classifiche (ci sono una marea di bonus da considerare)
Africa
Kenya 49 punti (1 vittoria, 1 draw)
Namibia 46.5 punti (1 vittoria, 1 draw)
Uganda 32 punti (2 sconfitte
Asia
Emirati Arabi 41 punti (1 vittoria, 1 sconfitta)
Nepal 40.5 punti (1 vittoria, 1 draw)
Hong Kong 18 punti (1 draw, 1 sconfitta)
Europa
Irlanda 41 punti (1 vittoria, 1 draw)
Scozia 21 punti (1 draw, 1 sconfitta)
Olanda 11.5 punti (2 draw)
America
Bermuda 30.5 punti (1 vittoria)
Canada 17.5 punti (1 sconfitta)
Cayman 0 punti (nessuna partita ancora disputata)
In ottobre, la Namibia ospiterà le semifinali e la finale
23-25 ottobre: Irlanda contro Emirati Arabi
23-25 ottobre: Kenya contro Vincente Girone Americano
27-29 ottobre: Finale

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Qualche aggiornamento...
Dalla Videocon Triangular Series (in Zimbabwe)
29 agosto: India batte Zimbabwe per 161 runs. Lo Zimbabwe ha segnato appena 65 runs, 12esima prestazione peggiore di sempre negli ODI
31 agosto: Nuova Zelanda batte Zimbabwe per 27 runs
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Dal Tour del Bangladesh in Sri Lanka
31 agosto - 1° ODI: Sri Lanka batte Bangladesh per 88 runs.
Dalla Videocon Triangular Series (in Zimbabwe)
29 agosto: India batte Zimbabwe per 161 runs. Lo Zimbabwe ha segnato appena 65 runs, 12esima prestazione peggiore di sempre negli ODI
31 agosto: Nuova Zelanda batte Zimbabwe per 27 runs
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Dal Tour del Bangladesh in Sri Lanka
31 agosto - 1° ODI: Sri Lanka batte Bangladesh per 88 runs.

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Videocon Triangular Series: India batte Nuova Zelanda per 6 wickets.
Il 4 settembre si giocherà l'ultimo incontro prima della finale (Zimbabwe contro India). Tuttavia il risultato sarà completamente ininfluente: la partita decisiva, infatti, sarà giocata tra India e Nuova Zelanda.
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Tour del Bangladesh in Sri Lanka.
Oggi si è giocato il secondo ODI. Con una vittoria per 75 runs, lo Sri Lanka si è aggiudicato la serie; il terzo ed ultimo ODI (in programma il 4 settembre) sarà ininfluente.
Il 4 settembre si giocherà l'ultimo incontro prima della finale (Zimbabwe contro India). Tuttavia il risultato sarà completamente ininfluente: la partita decisiva, infatti, sarà giocata tra India e Nuova Zelanda.
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Tour del Bangladesh in Sri Lanka.
Oggi si è giocato il secondo ODI. Con una vittoria per 75 runs, lo Sri Lanka si è aggiudicato la serie; il terzo ed ultimo ODI (in programma il 4 settembre) sarà ininfluente.

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Cricket
da repubblica di oggi
Cricket, i gesti bianchi dello sport meticcio
Vengono dall´India, dal Pakistan, dallo Sri Lanka. Sono immigrati di prima e, sempre più spesso, di seconda generazione. Formano la spina dorsale di decine di squadre capaci di portare al successo anche nelle nostre città un gioco che, dopo il calcio, è il più popolare al mondo
L´Azzurra di Villafranca, che oggi disputa la finale di serie B, è fatta tutta di indiani "Ma ora - dicono - faremo propaganda nelle scuole per avere con noi qualche italiano. È importante per l´integrazione"
MAURIZIO CROSETTI
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villafranca
Quando passa l´aeroplano, i ragazzi in campo smettono di parlarsi perché tanto non si capirebbe. L´unico rumore sordo che resiste, dentro quello gigante dei motori, è lo schiocco della palla contro la mazza da cricket. Schiocco contro rombo: davvero una bella gara sonora. E poi ci sono altre creature volanti, oltre alle pance d´acciaio degli aerei che vanno e vengono dall´aeroporto di Villafranca, proprio dietro il campetto dove l´erba è un po´ troppo alta: cioè moscerini bionici, inquietanti, capaci di avvolgere come una nuvola nera il lanciatore o il battitore, che viceversa sono vestiti di chiaro come impeccabili gentlemen inglesi di metà Ottocento, o come antichi tennisti dai gesti bianchi.
Nero, bianco, verde, tonfi, rombi e risate. Veramente strano, però bello, il mondo in cui si muove la più speciale squadra d´Italia: la Polisportiva Azzurra di Villafranca, la provincia è Verona, lo sport è il cricket, il paese è l´India. Perché i diciotto giocatori più l´allenatore e il direttore tecnico sono tutti indiani del Punjab. «Ma quest´anno pensiamo di fare un po´ di propaganda nelle scuole elementari e medie della provincia, così potremo avere con noi anche qualche italiano» racconta Madan Birha, il direttore tecnico. «Sa, è importante anche per l´integrazione». Intendendo quella degli italiani.
Con il cricket si sono ritrovati a casa, così lontano da casa. Perché in India è come da noi il pallone, tutti i bambini ci giocano e non smettono più. Ma il viaggio dal Punjab al Veneto delle villette a schiera dietro l´autostrada, non è proprio una passeggiata. E oggi, dopo appena due anni di attività e un solo campionato vero, i diciotto piccoli indiani si giocheranno la finale nazionale di serie B a San Lazzaro di Savena, Bologna, contro la Mediroyal di Latina: loro tutti dell´India, quegli altri tutti dello Sri Lanka. La terza grande area etnica del cricket è il Pakistan. Alcuni sono già diventati italiani con cittadinanza e passaporto, e per i loro figli sarà inevitabile.
«La nostra polisportiva si era sempre occupata di baseball e softball» racconta Silvio Ferrari, il presidente nonché unico italiano della compagnia. «Un giorno, incontrando dei ragazzini pakistani in una scuola, perché io sono un ex insegnante di educazione fisica, si è parlato di cricket. Che, per inciso, conoscevo pochissimo. La chiacchierata è arrivata alle orecchie del nostro amico Madan Birha, che conosceva uno di questi ragazzini, così lui si è presentato al campo e mi ha detto "buongiorno, se volete giocare a cricket io sono qui". La curiosità ha fatto il resto. La curiosità e il telefono». Perché Madan ha cominciato a chiamare tutti i suoi amici indiani della provincia, uniti dalla passione per uno sport che rappresenta la radice comune, il legame con la propria terra e la voglia di giocare insieme. Trovata la squadra, coinvolto lo sponsor, l´impresa Finotti che ha scritto il suo nome sulle immacolate divise, e preso atto dell´erba del campo. «Fino a qualche mese fa la tagliavano gli alpini in congedo, grazie a un accordo comunale. Ora siamo in un momento di difficoltà, la macchina per tagliare seimila metri quadrati di prato costa quindicimila euro e non ce la possiamo permettere, insomma bisogna trovare una soluzione». Come per gli spogliatoi che non è stato possibile finire, troppo alta la spesa dopo i 160 milioni di vecchie lire sborsati per il resto dell´impianto: dunque i ragazzi fanno la doccia a casa e arrivano già cambiati, oppure si tolgono i vestiti e indossano le loro casacche direttamente qui, sotto la tettoia, in un groviglio di maglie e pantaloni. Lo sport in Italia, ecco.
«Io ho vent´anni» dice Satish Kumar. «Sono a Verona da tre, arrivo da una città che si chiama Jalandhas, mio papà era qui da nove anni e ci ha detto di venire, a me e ai miei fratelli. Lavoro insieme a loro in una conceria di Arzignano. Ogni due domeniche, a mezzogiorno e mezzo, c´è la partita di campionato oppure l´allenamento, così come il sabato». Lì vicino ascolta suo fratello Vishal, di un anno più giovane, occhi verdissimi. «Anch´io lavoro in conceria, anch´io gioco a cricket, ho amici italiani, ci troviamo bene». Il terzo della dinastia dei Kumar è un ragazzino paffuto e sorridente (ma tutti in realtà sorridono, ed emanano gentilezza come un fluido) che si chiama Gourhva: «Ho sedici anni, tra poco entrerò in squadra. Invece in conceria preferirei di no, sto studiando da meccanico ed è quello il mestiere che vorrei».
Nessuno è clandestino, solo uno è precario, l´allenatore Kumar Ravi detto "Bharti", cioè l´indiano, che però è in Italia da poco. Si arrangia raccogliendo frutta e verdura come stagionale. Tutti lavorano, perché emigrano solo dopo il passaparola giusto, quando parenti e amici gli hanno già trovato il posto. «Abbiamo una specie di cooperativa e ci aiutiamo molto tra di noi» dice Madan Birha, il direttore della squadra. «In India ho studiato impianti di climatizzazione, ma qui faccio il responsabile della produzione di una ditta che tratta alluminio. In dieci anni di Italia ho trovato amici, un posto fisso e sono anche riuscito a comprarmi un appartamento a Nogarole Rocca».
Perché la bizzarra storia della Polisportiva Azzurra di Villafranca lancia la sua palla assai oltre lo sport, molto più in là dei ciuffi d´erba troppo alta che prima o poi si troverà il modo di tagliare. Spiega, questa storia, come una comunità di uomini gentili e laboriosi, molto uniti tra loro, molto amici e solidali, si sia inserita nel tessuto sociale del nord-est non sempre facile e aperto, usando anche uno sport per i più ostrogoto. Invece di chiudersi nel loro universo, gli indiani vestiti di bianco stanno facendo propaganda: al cricket, a loro stessi, al loro paese, a una diversa possibilità di integrazione. Lo dicono quasi in coro due altri giocatori appena arrivati al campetto con le mani piene di borse di Coca Cola, si chiamano Singh Mandeep e Singh Sandeep, 19 anni il primo, 24 il secondo, appena una consonante a dividerli, un sacco di cose a unirli. «Quando abbiamo visto gli altri giocare, ci siamo sentiti a casa. È stato come tornare bambini. Il razzismo non sappiamo cosa sia, al massimo c´è qualche vicino di casa che si lamenta perché la nostra cucina manda un odore un po´ forte, però poi i ristoranti indiani sono pieni di italiani». Il cibo è un altro pezzo di tradizione, perché prima di ogni partita i ragazzi preparano qualcosa, per lo più bombe caloriche al curry oppure torte, lo portano al campo insieme alle bibite (devono essere rigorosamente gassate, devono gonfiare la pancia altrimenti non c´è soddisfazione) e tra un tempo e l´altro si mangia insieme agli avversari, questo è l´uso.
«Mio zio è in Veneto dall´85, e un giorno mi ha chiamato» dice Singh Mahavir, 33 anni e una robustissima stretta di mano. Ma prima di arrivare qui, ho girato un po´ l´Italia. Sono stato uomo di fatica in un luna park di Lecce, poi ho attaccato i manifesti pubblicitari per il Circo Americano, e dal 2001 faccio il gruista a Verona, pilotando la gru sul carro ponte. Ho una famiglia, due bambini e gioco a cricket. Il vantaggio del nostro sport è che puoi praticarlo anche se non sei più giovanissimo, infatti il direttore Madan farà anche il giocatore nella finale di Bologna, eppure ha 41 anni». Il gruista che lavorava alle giostre, veramente, avrebbe un´altra specialità, potendo: «In India mi sono laureato in storia dell´arte».
Alle partite, che nel cricket possono durare sette o otto ore, per il momento gli italiani non vengono, a parte qualche curioso. Ci sono i parenti e gli amici dei giocatori, i parenti e gli amici degli avversari, qualche dirigente e il signor Ferrari, il capo: «Bisogna davvero essere ammirati da queste persone, dalla loro laboriosità e serietà. Noi italiani non accettiamo più di svolgere certi mestieri, è un po´ quello che accadde con le immigrazioni dal Sud. Ma gli indiani di seconda generazione sono ormai inseriti benissimo, hanno il lavoro, la casa, la macchina, sono spesso vegetariani e quasi sempre molto religiosi, è gente mite che conosce il valore dei soldi: sanno risparmiare, e poi si comprano la casetta. Una cosa che i nostri ragazzi non fanno quasi più, perché preferiscono buttare tutto lo stipendio in telefonini, benzina e ristoranti. So quello che dico, vendo e affitto appartamenti e noto che a volte gli indiani sono più in gamba di noi».
I posti dove vivono si chiamano Montebello e Arzignano, Villafranca e Montecchio, meglio i paesi delle città, meglio il cricket del calcio. «Nel nostro sport servono occhio, forza e velocità, e se sbagli non puoi dare la colpa agli altri, è solo un problema tuo», spiega Madan Birha. «Lo spirito del gioco è l´amicizia, la prima regola è la correttezza. La divisa a maniche lunghe bianca, secondo la tradizione, indica persone di buon carattere, uomini puliti. Anche se d´estate è un po´ calda da portare». Poi vanno tutti sull´erba, per mostrare al profano come si fa. Qualcuno si copre il viso con le larghe tese del berretto d´ordinanza, naturalmente bianco. Ma non c´è mai ombra abbastanza, a parte quella delle nuvole di moscerini e degli aerei. Il lanciatore ha movenze di danza, prima di scagliare la palla che pesa cinque once e mezza ed è di cuoio rosso. Colpi secchi nell´aria immobile e rovente.
Cricket, i gesti bianchi dello sport meticcio
Vengono dall´India, dal Pakistan, dallo Sri Lanka. Sono immigrati di prima e, sempre più spesso, di seconda generazione. Formano la spina dorsale di decine di squadre capaci di portare al successo anche nelle nostre città un gioco che, dopo il calcio, è il più popolare al mondo
L´Azzurra di Villafranca, che oggi disputa la finale di serie B, è fatta tutta di indiani "Ma ora - dicono - faremo propaganda nelle scuole per avere con noi qualche italiano. È importante per l´integrazione"
MAURIZIO CROSETTI
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villafranca
Quando passa l´aeroplano, i ragazzi in campo smettono di parlarsi perché tanto non si capirebbe. L´unico rumore sordo che resiste, dentro quello gigante dei motori, è lo schiocco della palla contro la mazza da cricket. Schiocco contro rombo: davvero una bella gara sonora. E poi ci sono altre creature volanti, oltre alle pance d´acciaio degli aerei che vanno e vengono dall´aeroporto di Villafranca, proprio dietro il campetto dove l´erba è un po´ troppo alta: cioè moscerini bionici, inquietanti, capaci di avvolgere come una nuvola nera il lanciatore o il battitore, che viceversa sono vestiti di chiaro come impeccabili gentlemen inglesi di metà Ottocento, o come antichi tennisti dai gesti bianchi.
Nero, bianco, verde, tonfi, rombi e risate. Veramente strano, però bello, il mondo in cui si muove la più speciale squadra d´Italia: la Polisportiva Azzurra di Villafranca, la provincia è Verona, lo sport è il cricket, il paese è l´India. Perché i diciotto giocatori più l´allenatore e il direttore tecnico sono tutti indiani del Punjab. «Ma quest´anno pensiamo di fare un po´ di propaganda nelle scuole elementari e medie della provincia, così potremo avere con noi anche qualche italiano» racconta Madan Birha, il direttore tecnico. «Sa, è importante anche per l´integrazione». Intendendo quella degli italiani.
Con il cricket si sono ritrovati a casa, così lontano da casa. Perché in India è come da noi il pallone, tutti i bambini ci giocano e non smettono più. Ma il viaggio dal Punjab al Veneto delle villette a schiera dietro l´autostrada, non è proprio una passeggiata. E oggi, dopo appena due anni di attività e un solo campionato vero, i diciotto piccoli indiani si giocheranno la finale nazionale di serie B a San Lazzaro di Savena, Bologna, contro la Mediroyal di Latina: loro tutti dell´India, quegli altri tutti dello Sri Lanka. La terza grande area etnica del cricket è il Pakistan. Alcuni sono già diventati italiani con cittadinanza e passaporto, e per i loro figli sarà inevitabile.
«La nostra polisportiva si era sempre occupata di baseball e softball» racconta Silvio Ferrari, il presidente nonché unico italiano della compagnia. «Un giorno, incontrando dei ragazzini pakistani in una scuola, perché io sono un ex insegnante di educazione fisica, si è parlato di cricket. Che, per inciso, conoscevo pochissimo. La chiacchierata è arrivata alle orecchie del nostro amico Madan Birha, che conosceva uno di questi ragazzini, così lui si è presentato al campo e mi ha detto "buongiorno, se volete giocare a cricket io sono qui". La curiosità ha fatto il resto. La curiosità e il telefono». Perché Madan ha cominciato a chiamare tutti i suoi amici indiani della provincia, uniti dalla passione per uno sport che rappresenta la radice comune, il legame con la propria terra e la voglia di giocare insieme. Trovata la squadra, coinvolto lo sponsor, l´impresa Finotti che ha scritto il suo nome sulle immacolate divise, e preso atto dell´erba del campo. «Fino a qualche mese fa la tagliavano gli alpini in congedo, grazie a un accordo comunale. Ora siamo in un momento di difficoltà, la macchina per tagliare seimila metri quadrati di prato costa quindicimila euro e non ce la possiamo permettere, insomma bisogna trovare una soluzione». Come per gli spogliatoi che non è stato possibile finire, troppo alta la spesa dopo i 160 milioni di vecchie lire sborsati per il resto dell´impianto: dunque i ragazzi fanno la doccia a casa e arrivano già cambiati, oppure si tolgono i vestiti e indossano le loro casacche direttamente qui, sotto la tettoia, in un groviglio di maglie e pantaloni. Lo sport in Italia, ecco.
«Io ho vent´anni» dice Satish Kumar. «Sono a Verona da tre, arrivo da una città che si chiama Jalandhas, mio papà era qui da nove anni e ci ha detto di venire, a me e ai miei fratelli. Lavoro insieme a loro in una conceria di Arzignano. Ogni due domeniche, a mezzogiorno e mezzo, c´è la partita di campionato oppure l´allenamento, così come il sabato». Lì vicino ascolta suo fratello Vishal, di un anno più giovane, occhi verdissimi. «Anch´io lavoro in conceria, anch´io gioco a cricket, ho amici italiani, ci troviamo bene». Il terzo della dinastia dei Kumar è un ragazzino paffuto e sorridente (ma tutti in realtà sorridono, ed emanano gentilezza come un fluido) che si chiama Gourhva: «Ho sedici anni, tra poco entrerò in squadra. Invece in conceria preferirei di no, sto studiando da meccanico ed è quello il mestiere che vorrei».
Nessuno è clandestino, solo uno è precario, l´allenatore Kumar Ravi detto "Bharti", cioè l´indiano, che però è in Italia da poco. Si arrangia raccogliendo frutta e verdura come stagionale. Tutti lavorano, perché emigrano solo dopo il passaparola giusto, quando parenti e amici gli hanno già trovato il posto. «Abbiamo una specie di cooperativa e ci aiutiamo molto tra di noi» dice Madan Birha, il direttore della squadra. «In India ho studiato impianti di climatizzazione, ma qui faccio il responsabile della produzione di una ditta che tratta alluminio. In dieci anni di Italia ho trovato amici, un posto fisso e sono anche riuscito a comprarmi un appartamento a Nogarole Rocca».
Perché la bizzarra storia della Polisportiva Azzurra di Villafranca lancia la sua palla assai oltre lo sport, molto più in là dei ciuffi d´erba troppo alta che prima o poi si troverà il modo di tagliare. Spiega, questa storia, come una comunità di uomini gentili e laboriosi, molto uniti tra loro, molto amici e solidali, si sia inserita nel tessuto sociale del nord-est non sempre facile e aperto, usando anche uno sport per i più ostrogoto. Invece di chiudersi nel loro universo, gli indiani vestiti di bianco stanno facendo propaganda: al cricket, a loro stessi, al loro paese, a una diversa possibilità di integrazione. Lo dicono quasi in coro due altri giocatori appena arrivati al campetto con le mani piene di borse di Coca Cola, si chiamano Singh Mandeep e Singh Sandeep, 19 anni il primo, 24 il secondo, appena una consonante a dividerli, un sacco di cose a unirli. «Quando abbiamo visto gli altri giocare, ci siamo sentiti a casa. È stato come tornare bambini. Il razzismo non sappiamo cosa sia, al massimo c´è qualche vicino di casa che si lamenta perché la nostra cucina manda un odore un po´ forte, però poi i ristoranti indiani sono pieni di italiani». Il cibo è un altro pezzo di tradizione, perché prima di ogni partita i ragazzi preparano qualcosa, per lo più bombe caloriche al curry oppure torte, lo portano al campo insieme alle bibite (devono essere rigorosamente gassate, devono gonfiare la pancia altrimenti non c´è soddisfazione) e tra un tempo e l´altro si mangia insieme agli avversari, questo è l´uso.
«Mio zio è in Veneto dall´85, e un giorno mi ha chiamato» dice Singh Mahavir, 33 anni e una robustissima stretta di mano. Ma prima di arrivare qui, ho girato un po´ l´Italia. Sono stato uomo di fatica in un luna park di Lecce, poi ho attaccato i manifesti pubblicitari per il Circo Americano, e dal 2001 faccio il gruista a Verona, pilotando la gru sul carro ponte. Ho una famiglia, due bambini e gioco a cricket. Il vantaggio del nostro sport è che puoi praticarlo anche se non sei più giovanissimo, infatti il direttore Madan farà anche il giocatore nella finale di Bologna, eppure ha 41 anni». Il gruista che lavorava alle giostre, veramente, avrebbe un´altra specialità, potendo: «In India mi sono laureato in storia dell´arte».
Alle partite, che nel cricket possono durare sette o otto ore, per il momento gli italiani non vengono, a parte qualche curioso. Ci sono i parenti e gli amici dei giocatori, i parenti e gli amici degli avversari, qualche dirigente e il signor Ferrari, il capo: «Bisogna davvero essere ammirati da queste persone, dalla loro laboriosità e serietà. Noi italiani non accettiamo più di svolgere certi mestieri, è un po´ quello che accadde con le immigrazioni dal Sud. Ma gli indiani di seconda generazione sono ormai inseriti benissimo, hanno il lavoro, la casa, la macchina, sono spesso vegetariani e quasi sempre molto religiosi, è gente mite che conosce il valore dei soldi: sanno risparmiare, e poi si comprano la casetta. Una cosa che i nostri ragazzi non fanno quasi più, perché preferiscono buttare tutto lo stipendio in telefonini, benzina e ristoranti. So quello che dico, vendo e affitto appartamenti e noto che a volte gli indiani sono più in gamba di noi».
I posti dove vivono si chiamano Montebello e Arzignano, Villafranca e Montecchio, meglio i paesi delle città, meglio il cricket del calcio. «Nel nostro sport servono occhio, forza e velocità, e se sbagli non puoi dare la colpa agli altri, è solo un problema tuo», spiega Madan Birha. «Lo spirito del gioco è l´amicizia, la prima regola è la correttezza. La divisa a maniche lunghe bianca, secondo la tradizione, indica persone di buon carattere, uomini puliti. Anche se d´estate è un po´ calda da portare». Poi vanno tutti sull´erba, per mostrare al profano come si fa. Qualcuno si copre il viso con le larghe tese del berretto d´ordinanza, naturalmente bianco. Ma non c´è mai ombra abbastanza, a parte quella delle nuvole di moscerini e degli aerei. Il lanciatore ha movenze di danza, prima di scagliare la palla che pesa cinque once e mezza ed è di cuoio rosso. Colpi secchi nell´aria immobile e rovente.
diavolino: I preliminari, magari, lasciamoli che li facciano in Champions League; noi si va dritti al sodo!
assenzio: Pensa al Quaingo che pur di continuare ad arricchirsi con i servizi fotografici sforna figli ogni sei mesi.
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quaingo
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Cricket
sempre da repubblica
Le medaglie future e la carica dei nuovi italiani
MARCO MENSURATI E FERRUCCIO SANSA
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S quadre interamente composte di extracomunitari. Che giocano nel profondo Nord. E raccolgono il tifo di migliaia di persone, leghisti compresi. L´integrazione passa anche per questi piccoli rettangoli d´erba a Rovereto, Varese, nella periferia di Milano, dove la domenica pomeriggio centinaia di persone si raccolgono per tifare le squadre di paesi e di quartieri dimenticati dal calcio e dagli altri sport "maggiori". In campo giocatori vestiti di eleganti divise bianche, in mano una mazza di legno e una palla di cuoio rossa. Si muovono con movimenti precisi, ordinati, secondo regole che molti, anche tra i tifosi, non conoscono.
È il cricket: alzi la mano chi sa esattamente di che cosa si tratti. Da vent´anni, però, in tutta Italia le squadre si sono moltiplicate. E anche i giocatori: sono almeno cinquantamila, forse di più (i tesserati sono mille, il cinquanta per cento stranieri). Quasi tutti pakistani, indiani, cingalesi. Stranieri, meglio extra-italiani, immigrati che sono ormai usciti dalla zona buia della clandestinità e che dopo la regolarizzazione di legge cercano anche una accoglienza sociale. Immigrati di prima, ma sempre più spesso di seconda generazione. Nuovi italiani, insomma.
L´immigrazione non incrocia più solo il mondo del lavoro, ma anche quello dello sport. Con effetti positivi per l´Italia: «In India, Pakistan, e Sri Lanka lo sport nazionale è il cricket», spiega Simone Gambino, presidente della Federazione Cricket Italiana (www. crickitalia. org). E aggiunge: «Molti vivono in Italia da anni, stanno diventando italiani, ma il centro di aggregazione e di identificazione della comunità è il campo di cricket». Insomma, su quel campo i colori, i rumori, le voci sono gli stessi che senti sui prati di India e Pakistan. La vita per un attimo sembra seguire regole e ritmi familiari, quelli del cricket. Negli stretti confini del prato le migliaia di chilometri di distanza sembrano cancellate.
Ecco allora nascere un po´ dovunque squadre "meticce": Mediroyal, Palestrina, San Martino e Viterbo (composte interamente da cingalesi), Aprilia, e Narni (dove giocano quasi esclusivamente indiani del Punjab). Per non dire delle compagini multietniche che su un prato di un ettaro scarso raccolgono cinque continenti: Euratom, Azzurra, Kingsgrove, Scaligero e Mantua. Sono soprattutto squadre di serie B, perché nella massima divisione è ancora prevista una quota minima di sette giocatori italiani schierati in campo.
Non è una vita facile. Qui non è come nel calcio: anche se il cricket è stato riconosciuto come sport federale dal Coni, di soldi non ne arrivano. Il campo devi mantenerlo tu. Un fenomeno di nicchia? «No. La pratica dello sport si sta rapidamente diffondendo. Basta andare nei parchi delle città e dei paesi dove c´è una squadra: ormai i ragazzi oltre il calcio giocano anche il cricket», è sicuro Gambino. Servono soltanto un piccolo prato, una mazza e una pallina. E del resto, dopo il calcio, questo è lo sport più diffuso del mondo, con oltre centoventi milioni di praticanti.
Non sono soltanto extra-italiani, ma anche italiani doc. Come nel Trentino Cricket: «All´inizio eravamo una squadra interamente italiana», racconta il presidente, Luca Avancini. «Poi nel piazzale davanti al Palazzetto dello Sport abbiamo incontrato un gruppo di ragazzi indiani e pakistani che si allenavano. Così abbiamo deciso di metterci insieme». E gli immigrati, appena varcato il confine del campo, si sono trasformati in fuoriclasse, perché nel cricket gli indiani sono come i brasiliani nel calcio. La storia si ripete, ma senza ingaggi miliardari. Gli assi stranieri del Trentino Cricket sono arrivati in Italia per fare i muratori o i meccanici. Al mattino sgobbano in officina e la domenica pomeriggio sono sul campo di cricket: idoli dei tifosi. Il risultato è una squadra mista che gioca in A. Negli spogliatoi si parlano italiano, inglese indu e dialetti del Punjab e del Pakistan. Quando si vince, la festa è a base di piatti del Trentino e del Punjab. Ma la vera vittoria è la leva giovanile: qui non ci sarebbero limiti al numero di giocatori stranieri in campo, ma i ragazzi di quindici anni sono immigrati di seconda generazione e così la squadra che ha appena vinto il titolo under 15 è composta da trentini, indiani e pakistani. Tutti cittadini italiani.
È soltanto l´inizio, secondo il professor Antonio Dal Monte, uno dei più noti medici sportivi italiani: gli effetti di questa immigrazione "sportiva" si faranno sentire nei prossimi dieci-venti anni. E potrebbero essere sorprendenti. L´Italia che fino a oggi sa a malapena che cosa sia il cricket, un giorno potrebbe giocarsela con nazioni tradizionalmente molto, molto più forti. «Gli immigrati arrivando in Italia - spiega Dal Monte - possono portare con sé una tradizione sportiva, come avviene appunto per il cricket e per l´hockey su prato. Ma c´è di più: alcune popolazioni hanno caratteristiche fisiche che gli italiani non hanno e che potrebbero portarci a primeggiare in sport dove tradizionalmente non siamo forti».
Insomma, oltre a una componente culturale, sociale, ce n´è anche una più strettamente fisica. Esempi? «Gli africani della costa occidentale per millenni hanno vissuto di caccia sviluppando la muscolatura bianca. Hanno quindi una grande potenza a discapito magari della resistenza. Sono forti negli sport che comportano scatto e sforzi di breve durata: corsa veloce, pugilato, basket. Gli africani della costa orientale vivevano di pastorizia e questo li ha portati ad accrescere la resistenza e a primeggiare nel fondo e nel mezzofondo».
Ancora, l´arrivo di immigrati dell´Est europeo potrebbe dare impulso a discipline come il sollevamento pesi o la ginnastica artistica. I turchi hanno una grande tradizione nella lotta. Le medaglie di immigrati di lusso come Fiona May e Josepha Idem potrebbero essere soltanto le prime. Con una differenza. Qui non si tratterebbe più di atleti stranieri immigrati in Italia per praticare lo sport, ma di giovani che crescono nel nostro Paese, che qui diventano campioni. Già, in teoria, ma c´è un´incognita fondamentale: «Bisogna vedere - mette in guardia Dal Monte - se i genitori immigrati avranno risorse sufficienti per mandare i loro figli ad allenarsi. Nel nostro Paese non esiste lo sport di Stato. E nemmeno la scuola svolge un ruolo importante. Gli sport sono pilotati dalle famiglie, dalle mamme. Insomma, molti immigrati potrebbero essere atleti sublimi, ma senza soldi tutto sarebbe inutile».
Le medaglie future e la carica dei nuovi italiani
MARCO MENSURATI E FERRUCCIO SANSA
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S quadre interamente composte di extracomunitari. Che giocano nel profondo Nord. E raccolgono il tifo di migliaia di persone, leghisti compresi. L´integrazione passa anche per questi piccoli rettangoli d´erba a Rovereto, Varese, nella periferia di Milano, dove la domenica pomeriggio centinaia di persone si raccolgono per tifare le squadre di paesi e di quartieri dimenticati dal calcio e dagli altri sport "maggiori". In campo giocatori vestiti di eleganti divise bianche, in mano una mazza di legno e una palla di cuoio rossa. Si muovono con movimenti precisi, ordinati, secondo regole che molti, anche tra i tifosi, non conoscono.
È il cricket: alzi la mano chi sa esattamente di che cosa si tratti. Da vent´anni, però, in tutta Italia le squadre si sono moltiplicate. E anche i giocatori: sono almeno cinquantamila, forse di più (i tesserati sono mille, il cinquanta per cento stranieri). Quasi tutti pakistani, indiani, cingalesi. Stranieri, meglio extra-italiani, immigrati che sono ormai usciti dalla zona buia della clandestinità e che dopo la regolarizzazione di legge cercano anche una accoglienza sociale. Immigrati di prima, ma sempre più spesso di seconda generazione. Nuovi italiani, insomma.
L´immigrazione non incrocia più solo il mondo del lavoro, ma anche quello dello sport. Con effetti positivi per l´Italia: «In India, Pakistan, e Sri Lanka lo sport nazionale è il cricket», spiega Simone Gambino, presidente della Federazione Cricket Italiana (www. crickitalia. org). E aggiunge: «Molti vivono in Italia da anni, stanno diventando italiani, ma il centro di aggregazione e di identificazione della comunità è il campo di cricket». Insomma, su quel campo i colori, i rumori, le voci sono gli stessi che senti sui prati di India e Pakistan. La vita per un attimo sembra seguire regole e ritmi familiari, quelli del cricket. Negli stretti confini del prato le migliaia di chilometri di distanza sembrano cancellate.
Ecco allora nascere un po´ dovunque squadre "meticce": Mediroyal, Palestrina, San Martino e Viterbo (composte interamente da cingalesi), Aprilia, e Narni (dove giocano quasi esclusivamente indiani del Punjab). Per non dire delle compagini multietniche che su un prato di un ettaro scarso raccolgono cinque continenti: Euratom, Azzurra, Kingsgrove, Scaligero e Mantua. Sono soprattutto squadre di serie B, perché nella massima divisione è ancora prevista una quota minima di sette giocatori italiani schierati in campo.
Non è una vita facile. Qui non è come nel calcio: anche se il cricket è stato riconosciuto come sport federale dal Coni, di soldi non ne arrivano. Il campo devi mantenerlo tu. Un fenomeno di nicchia? «No. La pratica dello sport si sta rapidamente diffondendo. Basta andare nei parchi delle città e dei paesi dove c´è una squadra: ormai i ragazzi oltre il calcio giocano anche il cricket», è sicuro Gambino. Servono soltanto un piccolo prato, una mazza e una pallina. E del resto, dopo il calcio, questo è lo sport più diffuso del mondo, con oltre centoventi milioni di praticanti.
Non sono soltanto extra-italiani, ma anche italiani doc. Come nel Trentino Cricket: «All´inizio eravamo una squadra interamente italiana», racconta il presidente, Luca Avancini. «Poi nel piazzale davanti al Palazzetto dello Sport abbiamo incontrato un gruppo di ragazzi indiani e pakistani che si allenavano. Così abbiamo deciso di metterci insieme». E gli immigrati, appena varcato il confine del campo, si sono trasformati in fuoriclasse, perché nel cricket gli indiani sono come i brasiliani nel calcio. La storia si ripete, ma senza ingaggi miliardari. Gli assi stranieri del Trentino Cricket sono arrivati in Italia per fare i muratori o i meccanici. Al mattino sgobbano in officina e la domenica pomeriggio sono sul campo di cricket: idoli dei tifosi. Il risultato è una squadra mista che gioca in A. Negli spogliatoi si parlano italiano, inglese indu e dialetti del Punjab e del Pakistan. Quando si vince, la festa è a base di piatti del Trentino e del Punjab. Ma la vera vittoria è la leva giovanile: qui non ci sarebbero limiti al numero di giocatori stranieri in campo, ma i ragazzi di quindici anni sono immigrati di seconda generazione e così la squadra che ha appena vinto il titolo under 15 è composta da trentini, indiani e pakistani. Tutti cittadini italiani.
È soltanto l´inizio, secondo il professor Antonio Dal Monte, uno dei più noti medici sportivi italiani: gli effetti di questa immigrazione "sportiva" si faranno sentire nei prossimi dieci-venti anni. E potrebbero essere sorprendenti. L´Italia che fino a oggi sa a malapena che cosa sia il cricket, un giorno potrebbe giocarsela con nazioni tradizionalmente molto, molto più forti. «Gli immigrati arrivando in Italia - spiega Dal Monte - possono portare con sé una tradizione sportiva, come avviene appunto per il cricket e per l´hockey su prato. Ma c´è di più: alcune popolazioni hanno caratteristiche fisiche che gli italiani non hanno e che potrebbero portarci a primeggiare in sport dove tradizionalmente non siamo forti».
Insomma, oltre a una componente culturale, sociale, ce n´è anche una più strettamente fisica. Esempi? «Gli africani della costa occidentale per millenni hanno vissuto di caccia sviluppando la muscolatura bianca. Hanno quindi una grande potenza a discapito magari della resistenza. Sono forti negli sport che comportano scatto e sforzi di breve durata: corsa veloce, pugilato, basket. Gli africani della costa orientale vivevano di pastorizia e questo li ha portati ad accrescere la resistenza e a primeggiare nel fondo e nel mezzofondo».
Ancora, l´arrivo di immigrati dell´Est europeo potrebbe dare impulso a discipline come il sollevamento pesi o la ginnastica artistica. I turchi hanno una grande tradizione nella lotta. Le medaglie di immigrati di lusso come Fiona May e Josepha Idem potrebbero essere soltanto le prime. Con una differenza. Qui non si tratterebbe più di atleti stranieri immigrati in Italia per praticare lo sport, ma di giovani che crescono nel nostro Paese, che qui diventano campioni. Già, in teoria, ma c´è un´incognita fondamentale: «Bisogna vedere - mette in guardia Dal Monte - se i genitori immigrati avranno risorse sufficienti per mandare i loro figli ad allenarsi. Nel nostro Paese non esiste lo sport di Stato. E nemmeno la scuola svolge un ruolo importante. Gli sport sono pilotati dalle famiglie, dalle mamme. Insomma, molti immigrati potrebbero essere atleti sublimi, ma senza soldi tutto sarebbe inutile».
diavolino: I preliminari, magari, lasciamoli che li facciano in Champions League; noi si va dritti al sodo!
assenzio: Pensa al Quaingo che pur di continuare ad arricchirsi con i servizi fotografici sforna figli ogni sei mesi.
assenzio: Pensa al Quaingo che pur di continuare ad arricchirsi con i servizi fotografici sforna figli ogni sei mesi.