garylarson wrote:
Tra lo statalismo e il liberismo selvaggio ci sono infinite varianti. Il mercato va regolato e va permessa la libera concorrenza entro certi limiti stabiliti dalle leggi, non dal dirigismo statale che favirisce solo chi unge di più.
Ho detto che vorrei la statalismo? Ho dedotto dai miei precedenti post che sono un fautore della costante e continua presenza pubblica su tutti gli aspetti della vita? Non mi risulta.
Ho riferito l'opinione ,che mi trova d'accordo, che oramai molti analisti economici hanno fatto di questi anni ,( sopratutto del periodo 1985 - 2008).
su giannino , che ascolto da diversi anni sul programma che conduce su radio 24,ne condivido a volte il pensiero e non sono contrario a priori che , spero in buona fede, entri di nuovo in politica ( cosa che ha fatto per una parte della sua vita, cioè non è un verginello).
La mia perplessità è dovuta dalla mancanza di coerenza che contraddistinque le sue proposte: Non puoi invocare con toni di crociata l' aleggerimento della presenza statale dopo che per una vita , per la maggior parte ,i tuoi introiti sono arrivati dalla spesa pubblica ( con il quale ti sei costruito peraltro una congrua pensione)
Coerenza vorrebbe che uno che promulghi un programma di forte alleggerimento della presenza statale, restituisca quanto meno parzialmente i soldi avuti dallo stesso.
ps mi dai un'importanza sull'influenza del voto nelle future elezioni , che non credevo possedere, grazie

Abstract:
Verissimo che la politica degli ultimi 30 anni ha aumentato i divari.
Ma sentire che tutto ciò è colpa del mercato o di ricette liberiste è un ritornello sempre più ripetuto da tanti, ma che non ha riscontri.
Proprio per questo noto alcune cose, dopo aver ricordato che a mio parere al momento in non si può davvero fare nel breve periodo riforme davvero liberali, in quanto in recessione si rischierebbe di aumentare la recessione stessa, occorre ragionare in termini socialdemocratici, ma non quelli presunti che spesso ci vengono raccontati, quelli di Schroeder e Blair, che vengono fatti passare per liberisti selvaggi.
Nel dettaglio:
1) Se escludiamo Reagan e la Tatcher negli anni '80 (qualsiasi sia il giudizio) a me continua a sfuggire quale vera economia di mercato ci sia stata. In realtà è avvenuto l'esatto contrario: non tutela del mercato a tutti i costi, come tanti imbonitori ci raccontano, ma ricerca e tutela delle rendite di posizione e dei monopoli. Quando ero bambino in alcuni campi d'erano monopoli, telefoni, forniture energetiche, ferrovie, ma ad esempio, per fare i primi che mi vengono in mente, il mercato era pieno di compagnie di assicurazione, c'era da scegliere fra una trentina di marche di automobili, c'erano molti produttori di elettrodomestici, c'era una pletora di piccoli supermercati (no, non i famosi negozietti di alimentari, proprio supermercati), c'erano molte banche locali, anche se le grandi erano pubbliche. Oggi l'80% del mercato assicurativo ce l'hanno 3 gruppi, i gruppi produttori di automobili aono pochi di più, la grande distribuzione è riservata a colossi o hard discount, non ci sono più o quasi banche locali e per i produttori di elettrodomestici potremmo chiedere a Pap, ma non mi pare ci sia tanto da scegliere. Allora, si è tutelato il mercato, la concorrenza, i piccoli produttori o si è intervenuto pesantemente a tutela dei grandi gruppi? Ed i grandi raggruppamenti, gli oligopoli, i monopoli, quando mai sono stati un cavallo di battaglia liberale? Non sono stati piuttosto un cavallo di battaglia di sinistra (qui non inteso in senso Berlusconiano ma in senso lato, dalle varie socialdemocrazie all'economia keynesiana a scendere)?
2) In una idea liberale di mercato ci sono regole e paletti rigorosi. Monti quando era commissario europeo ed era ancora liberale si è battuto contro i monopoli, famosa la battaglia contro Microsoft. I paletti sono indispensabili, come pure la concorrenza, per tutelare i consumatori. I paletti diventano meno necessari laddove lo Stato entra nell'economia, cosa che è spesso e volentieri accaduta in Europa negli ultimi 40 anni.
3) Pur essendo il movimento che mi convince di più, tante volte ho espresso dubbi su FARE, se non altro perchè in un momento di crisi servirebbe più attenzione al sociale e senza alleanze l'obiettivo è quello di entrare in Parlamento senza contare molto. Ma la critica della vita basata sulla spesa pubblica italiana mi pare ingenerosa. Giannino fa il giornalista, i vari Boldrin, Bisin, Brusco, ZIngales fanno i professori universitari, vero, ma all'estero, negli USA, i vari Scacciavillani e Famularo sono analisti finanziari e lavorano per fondi, al massimo possiamo parlare dei contributi all'editoria per quanto riguarda Giannino. A mio parere l'unica vera macchia nel suo curriculum liberale è che ha aspettato almeno 5 anni di troppo prima di mollare il carro berlusconiano, quando ormai era chiaro anche ai vari Casini e Follini, non certo colonne del pensiero, dove si sarebbe andati a parare, come giustamente ricorda Frog.