Il topic della politica... entrateci moderatamente.

E' il luogo in cui potete parlare di tutto quello che volete, in particolare di tutti gli argomenti non strettamente attinenti allo sport americano...
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BruceSmith
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Re: Il topic della politica... entrateci moderatamente.

Post by BruceSmith »

rowiz wrote:Ma eventualmente giannino avrebbe un alter ego più presentabile per le occasioni istituzionali? Se mi va da Cameron con tutti quei bracciali o dalla Merkel altro che euro, ci fanno riconiare i sesterzi
è improbabile che entri in parlamento, molto difficile che vada al governo, praticamente impossibile che diventi ministro.
direi che il problema dell'abbigliamento è prematuro. :biggrin:

eccolo al suo matrimonio. a braccetto della regina d'Inghilterra non sfigurerebbe per niente.
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Porsche 928
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Re: Il topic della politica... entrateci moderatamente.

Post by Porsche 928 »

Comunque oltre a Mussari ci fa un figurone anche Draghi come personaggio "pulito" nell'affare MPS.

Il più pulito c'ha la lebbra(perché la rogna e`poco).
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Paperone
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Re: Il topic della politica... entrateci moderatamente.

Post by Paperone »

Porsche 928 wrote:Comunque oltre a Mussari ci fa un figurone anche Draghi come personaggio "pulito" nell'affare MPS.

Il più pulito c'ha la lebbra(perché la rogna e`poco).
Verdini non lo contiamo? :naughty:
Giordan wrote: Menzione onorevole per Pap, che si è distinto per avere la stessa voce di Battiato e la peggior pronuncia anglo-americana ogni epoca!!!
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Birdman
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Re: Il topic della politica... entrateci moderatamente.

Post by Birdman »

BruceSmith wrote: Image
:stralol:
Un hipster ante litteram!
Grazie di questa perla Bruce.
Gian Marco
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Re: Il topic della politica... entrateci moderatamente.

Post by Gian Marco »

doc G wrote:
A me pare il contrario, pensa un poco.
L'economia non è fatta da grandi vecchi come alcuni vogliono farci credere, è fatta da tanti imprenditori, professionisti, artigiani e lavoratori che si comportano secondo il loro interesse, esattamente come chi vota. Che poi chi vota pensi al proprio interesse specifico nel brevissimo o pensi che il progresso del paese porterà indirettamente vantaggi anche a lui, e scelga quindi di votare contro i propri interessi immediati pensando ad interessi futuri, come spesso fanno i progressisti, tutto ciò vale esattamente come per imprenditori fra cui c'è chi ha un progetto visionario e ci impegna pure la casa e chi non investe un euro e pensa solo alla gallina oggi. Perchè gli individui ragionano in questo modo, perseguono il loro interesse (o quello che ritengono tale), che sia una utopia o un sogno, e se questo in politica è molto più sfumato (magari sperano di vivere meglio loro stessi in una società più giusta) in economia è più evidente, se non c'è un interesse, immediato o lontano che sia, gli individui non si muovono. Resta il discorso che se non ci sono regole si rischia che il tutto diventi una guerra all'ultimo sangue, e questo deve fare lo Stato, le regole, per tutelare giustamente i consumatori, gli ultimi, i meno difesi, chi non arriva al successo, chi parte svantaggiato, e lo deve fare sia per ragioni etiche che economiche. Ma se lo Stato vuole dirigere direttamente l'economia si torna un bel po' di anni indietro e si perde totalmente la capacità di innovazione dell'individuo.
Io confesso di essere anche io condizionato da ideologia, e se penso alla politica che dirige l'economia mi viene in mente Stalin con i Kulaki, mi viene in mente Hitler e l'acciaio tedesco, non mi vengono certo in mente Churchill, Kennedy, Rooslvelt o chi per loro.
La libertà economica a mio parere non è certo sufficiente per avere uno stato democratico e libero, alcuni dittatori sanguinari hanno costruito stati in cui una certa libertà economica c'era ma sempre dittature sanguinarie erano, ma ad ora non mi viene in mente nessuno stato libero e democratico in cui non ci sia stata anche libertà economica. Condizione necessaria, anche se non sufficiente, per la libertà.
E poi, confesso anche ora di essere anche io condizionato da ideologia, ma se è vero che laddove lo stato non ha posto regole precise a volte si è finiti in società ingiuste e regolate solo da grandi flussi di denaro, è anche vero che laddove lo stato ha voluto dirigere direttamente l'economia le cose non sono mai andate troppo bene, gli esempi sono tanti ed ovviamente più evidenti laddove la cosa è stata più netta, dove raramente il cittadino comune ha avuto benefici, quasi sempre è stato enormemente danneggiato.

Doc, inanzittutto grazie per l'ottimo ragionamento che sicuramente usero' come spunto per ulteriori riflessioni. Mi sento di concordare in gran parte con cio' che dici, e condivido con te una naturale avversione per uno Stato con il vizio di infilare il proprio naso eccessivamente nell'economia. Sono convinto che il capitialismo sia il sistema che piu' di ogni altro possa permettere all'individuo di realizzarsi in senso umano ed economico. Ma allo stesso tempo mi fanno paura anche quelli che si rifiutano (per diverse ragioni) di considerare la sfera economica come inevitabilmente collegata a quella politica.
Avendo vissuto in due Paesi con realta' sociali ed economiche estramente differenti ho il privileio di poter osservar ela questione da due angolature distanti tra di loro. Prima di trasferirmi negli Stati Uniti storcevo il naso ogniqualvolta che vedevo lo Stato interferire in materia economica (e probabilmente con buona ragione, vista la presenza ingombrante che lo Stato ha nell' economia italiana, con tracce neppure troppo velate di dirigismo), ma piu' conosco la realta' Americana (con questa innata, fortissima repulsione per qualunque cosa sia percepita come violazione dell'economia di mercato, quasi fosse un culto, una religione) e piu' sto attento. Nel senso, sto vedendo quali e quanti danni un eccesso di liberismo ha fatto da questa parte dell'Oceano negli ultimi anni, con una classe media quasi completamente scomparsa e la forbice tra gli "haves" e gli 'have-nots" che si sta allargando ogni giorno di piu'. E mi sto accorgendo che piu' passa il tempo e piu' il mio pensiero politico-economico si sta spostando verso posizione piu' progressiste e "liberal." Perche', ripeto, mi fa paura il ragionamento di alcuni Repubblicani e capetti di Wall Street che vorrebbero compltamente eliminare il ruolo dello Stato nell'economia per avere una situazione di quasi completo "laissez-faire."
Ma mi trovi sicuramente d'accordo quando scrivi che l'economia e' fatta da tanti individui che inseguono i propri interessi. E' questa l'ossatura dell'economia e sono convintissimo che piu' sforzi (specie in Italia) vadano fatti per mettere questi imprenditori nelle giuste condizioni per fare quello che sanno fare (bene). Ma dove e' il giusto equilibrio tra Stato e mercato? Non lo so, e piu' ci penso e piu' cambio le mie idee.

Di sicuro e' che trovo assurde le accuse di "anti-capitalismo" che l'opposizione fa Obama.
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Re: Il topic della politica... entrateci moderatamente.

Post by doc G »

Gian Marco wrote: Nel senso, sto vedendo quali e quanti danni un eccesso di liberismo ha fatto da questa parte dell'Oceano negli ultimi anni, con una classe media quasi completamente scomparsa e la forbice tra gli "haves" e gli 'have-nots" che si sta allargando ogni giorno di piu'. E mi sto accorgendo che piu' passa il tempo e piu' il mio pensiero politico-economico si sta spostando verso posizione piu' progressiste e "liberal." Perche', ripeto, mi fa paura il ragionamento di alcuni Repubblicani e capetti di Wall Street che vorrebbero compltamente eliminare il ruolo dello Stato nell'economia per avere una situazione di quasi completo "laissez-faire."
Ma mi trovi sicuramente d'accordo quando scrivi che l'economia e' fatta da tanti individui che inseguono i propri interessi. E' questa l'ossatura dell'economia e sono convintissimo che piu' sforzi (specie in Italia) vadano fatti per mettere questi imprenditori nelle giuste condizioni per fare quello che sanno fare (bene). Ma dove e' il giusto equilibrio tra Stato e mercato? Non lo so, e piu' ci penso e piu' cambio le mie idee.

Di sicuro e' che trovo assurde le accuse di "anti-capitalismo" che l'opposizione fa Obama.
Diventa difficile per me commentare i danni del liberismo negli USA, non vivendoli. In ogni caso noterei anche che da Kennedy in poi c'è stato il periodo Reagan/Bush padre, in cui effettivamente si cavalcarono idee liberiste più che liberali, addirittura si diede molto credito a Laffer e la sua supply side economics che oggi non ha più molto credito, ma se escludiamo i 12 anni di Reagan e Bush padre, che distano 20 anni, abbiamo avuto lunghissimi periodi di presidenze democratiche. Lo stesso Bush figlio è stato presidente fra gli 8 anni di Clinton e gli 8 di Obama, i liberal al governo ci sono stati.
Premesso ciò, e premesso che i "liberal" nella concezione americana non sono certo fautori di una economia collettivistica, ma anche loro sono fautori del capitalismo, e quindi rientrano in pieno nella categoria di chi in teoria vorrebbe una economia libera ed affidata al privato, che lo stato debba porre regole rigorose a mio parere è evidente. Come si può pensare che uno di noi possa far valere i propri diritti contro una multinazionale? A tutelarci deve essere lo stato, altrimenti tutela non c'è.
Ed anche le eccessive disuguaglianze sono un evidente problema sia politico che economico, in quanto ovviamente l'utilità di qualche dollaro in più di reddito è molto differente per un operaio e per un miliardario, come pure le propensioni al consumo ed al risparmio, un problema di cui si deve far carico lo stato. Ma non mi sovvengono casi in cui questo problema sia stato risolto con lo stato che si fa giocatore in campo anzichè arbitro, anzi, facendosi giocatore la sua credibilità ed efficacia come arbitro calano miseramente. Qui mi fermo, altrimenti comincia ad aver ragione Dippa ( :lingua: :lingua: :lingua: :lingua: ) inserendo una riflessione interessante di gente ovviamente più competente di me:

http://www.corriere.it/editoriali/13_fe ... 2e30.shtml

http://www.ilpost.it/2012/12/27/agenda- ... -giavazzi/

PS il porre incentivi o aumenti di spesa per chi operi in un senso o nell'altro non fa parte dell'intervento dello stato nell'economia, ma del suo essere arbitro, se sono automatici per tutti coloro che si comportano in un certo modo. A volte hanno risultati buoni, a volte no, ma questo è esattamente il campo dello Stato. Certo, se invece di essere automatici per tutti coloro che si comportano in un certo modo gli incentivi sono concessi a chi fa una domanda che viene valutata da gente nominata dai politici, torniamo all'arbitro che si fa giocatore.
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Re: Il topic della politica... entrateci moderatamente.

Post by Spree »

Per Gerry. Sono dal telefono, quindi non so recuperare il link, ma il file dell'articolo che ti cito si recupera facilmente online. È uno working Paper di Saez e Diamond, e si intitola "The case for a progressive tax". È solo un esempio ovviamente, ma serve a spiegare quello che contesto a Boldrin e Giannino , chè sono proprio le linee generali, e i modelli economici su cui basano le analisi (id est meno tasse, meno stato e il mercato salverà il mondo) che, ribadsico, non sono universalmente accettate come l'unica soluzione possibile. Anche nel contesto italiano.
@ Doc: insomma. Trattare gli incentivi come il ruolo dell'arbitro non mi convince moltissimo come idea. Sarebbe come un arbitro di calcio che, per incentivare il gioco sulle fasce, non fischiasse i fuorigioco lungo la linea laterale. Gli incentivi sono dirigismo economico: tu vuoi contestare l'attività imprenditoriale dello stato, ma è un'altra cosa.
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Re: Il topic della politica... entrateci moderatamente.

Post by doc G »

Spree wrote:Per Gerry. Sono dal telefono, quindi non so recuperare il link, ma il file dell'articolo che ti cito si recupera facilmente online. È uno working Paper di Saez e Diamond, e si intitola "The case for a progressive tax". È solo un esempio ovviamente, ma serve a spiegare quello che contesto a Boldrin e Giannino , chè sono proprio le linee generali, e i modelli economici su cui basano le analisi (id est meno tasse, meno stato e il mercato salverà il mondo) che, ribadsico, non sono universalmente accettate come l'unica soluzione possibile. Anche nel contesto italiano.
@ Doc: insomma. Trattare gli incentivi come il ruolo dell'arbitro non mi convince moltissimo come idea. Sarebbe come un arbitro di calcio che, per incentivare il gioco sulle fasce, non fischiasse i fuorigioco lungo la linea laterale. Gli incentivi sono dirigismo economico: tu vuoi contestare l'attività imprenditoriale dello stato, ma è un'altra cosa.
No, gli incentivi dati a chi viene scelto da una commissione sono come l'arbitro che ad un certo punto non fischi più. Il concedere un incentivo fiscale a tutti coloro che sono in una certa situazione è come stabilire che sul passaggio indietro il portiere non può prendere la palla con le mani o che il giocatore che non partecipa all'azione non si considera in fuori gioco: si tratta di una modifica del regolamento per cercare di migliorare il gioco. Non dobbiamo per forza confondere l'economia liberale con il lasseiz faire.
Fra l'altro personalmente, in teoria, non avrei manco troppe remore a che lo Stato gestisca una azienda commmerciale, accade in tanti paesi, anche liberali. Sono contrario in Italia perchè abbiamo visto che laddove lo fa viola totalmente le regole del mercato e ci troviamo nel caso migliore con monopolisti come ENEL, ENI, Trenitalia, nel peggiore dei casi con aziende gestite come MPS (che aveva salvato Antonveneta, Banca 121, banca Raiffeisen ed altre meno note, come in Umbria Cassa di Risparmio di Orvieto), BNL, Banconapoli, ILVA (vogliamo credere che inquini dal giorno in cui l'ha comprata Riva?).

Intanto in genere non commento mai, e dico mai, boutade dei politici, perchè sono fatte apposta per far parlare di se e non voglio dare questa soddisfazione. Però stavolta direi di fare una eccezione perchè siamo sotto carnevale ed il buon umore serve.

Proposta Sciocc 1:
Aboliamo l'IMU prima casa con lo scudo fiscale per i capitali in Svizzera (quello che vuole Di Pietro: alleanza in vista?).
Un flusso di soldi annuale che come copertura ha una entrata una tantum.
Poi si rende conto e dice: il primo anno il gettito sarebbe di 25 miliardi, poi di 5 miliardi all'anno. Immaginando una tassazione al 10% dovrebbero rientrare 250 miliardi, al 5% 500. 500 miliardi di euro. E poi, una volta rientrati 500 miliardi per avere flusso ne dovrebbero rientrare 100 all'anno.
Ricordiamo che nel 2010 rientrarono in Italia 100 miliardi in tutto.

Proposta sciocc 2:
Diamo le coordinate di Roma perchè ci bombardino.
Ma non le diamo ad Al Qaeda, le diamo ai francesi.
Non ci bombarderebbe Al Qaeda, ma i francesi. Che culo.
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Re: Il topic della politica... entrateci moderatamente.

Post by Gerry Donato »

@ Jakala & Spree

Ma non ho dubbio alcuno che ogni posizione e teoria di Boldrin e Giannino possa essere contestata da un coerente percorso teorico ed analitico opposto. E' il grande fascino della scienza economica d'altronde, materia che non quadra quasi mai il cerchio, seconda solo al calcio. :laughing:

Il problema è che qui non sono sul piatto le teorie di Boldrin e Giannino (per altro loro due sono del tutto marginali nella stesura del programma, che ha visto Moro, Brusco, IBL ed il clan di noisefromamerika.org in prima linea), ma un manifesto programmatico nello spazio e nel tempo, per l'Italia 2013.

Quindi, a mio modestissimo avviso, non c'è "paper" o parere accademico o studio analitico che regga per smontare Boldrin e Giannino, finché questo non si occupa nel merito degli approfondimenti delle 10 proposte: http://www.fermareildeclino.it/10proposte
Spree wrote:Per Gerry. Sono dal telefono, quindi non so recuperare il link, ma il file dell'articolo che ti cito si recupera facilmente online. È uno working Paper di Saez e Diamond, e si intitola "The case for a progressive tax". È solo un esempio ovviamente, ma serve a spiegare quello che contesto a Boldrin e Giannino , chè sono proprio le linee generali, e i modelli economici su cui basano le analisi (id est meno tasse, meno stato e il mercato salverà il mondo) che, ribadsico, non sono universalmente accettate come l'unica soluzione possibile. Anche nel contesto italiano.
Ok, ma è una posizione, una teoria, che farebbe nascere il classico ping-pong numeri alla mano con chi invece porta modelli economici ed analisi opposte ugualmente funzionanti.
Ed anche ammettendo la sacralità di quel "paper", paradossalmente è coerente al programma di Fare.

Sono andato al riassuntino (http://ideas.repec.org/p/ces/ceswps/_3548.html), abbi pietà ma ho lasciato la facoltà di economia 20enne perché mi piacevano solo gli esami di diritto. :laughing:
Nel caso mi correggerà Doc se scrivo qualche castroneria. :forza:

---

We obtain three policy recommendations from basic research that satisfy these criteria reasonably well:

1.First, very high earners should be subject to high and rising marginal tax rates on earnings.

Qui c'è secondo me una storica e banale contraddizione di chi vuole usare questo argomento per attaccare il liberismo.

Non a caso non c'è un solo punto nel programma sul fisco di Fare che metta in dubbio o scalfisca questo principio (http://www.fermareildeclino.it/fare/app ... -sul-fisco), perché il concetto (banalizzando brutalmente) non è mettere in dubbio che chi più ha, paga di più, ma è che tutti pagano meno, senza mettere in dubbio la progressività.

E' il target che cambia, non il principio: mentre Vendola, Ingroia e Bersani, legittimamente, non sono interessati all'obiettivo di abbattimento della pressione fiscale generale ma puntano a redditi e patrimoni più alti, nel programma di Fare (ed in teoria nei programmi liberisti) sono sì esplicitamente previsti elementi di progressività, ma ovviamente partendo dal basso, che hanno ovviamente il risultato di proporzionare comunque verso l'alto i redditi più alti, che pagano comunque di più.

Dal programma:
Per quanto riguarda l’Irpef, l’obiettivo e quello di ridurla di almeno il 30% nell’arco della legislatura, raggiungendo l’obiettivo di eliminare completamente questa imposta per la metà più povera dei contribuenti. Al tempo stesso tale imposta necessita di una razionalizzazione per renderla meno dannosa per gli incentivi a cercare lavoro, soprattutto per le donne e i giovani. La nostra proposta è quella di aumentare progressivamente le detrazioni per redditi da lavoro autonomo, lavoro dipendente e pensione e al tempo stesso eliminare progressivamente la detrazione per coniuge a carico. I dettagli sono descritti nella sezione successiva; essenzialmente l’obiettivo è quello di rendere esenti da imposte i redditi inferiori a 12.000 euro entro il 2015, e i redditi inferiori a 15.000 euro entro la fine della legislatura;

Mentre la progressività è anche alla base della proposta di rimodellamento dell'IMU, che ovviamente è un altro livello.

2.Second, low income families should be encouraged to work with earnings subsidies, which should then be phased-out with high implicit marginal tax rates.

E' esattamente il principio alla base della proposta su welfare/lavoro di Giannino:
Va ricentrato il welfare sulle vere vittime della crisi, giovani, donne, disoccupati di lungo periodo. A parità di reddito realizzato e di lavoro offerto, per chi ha minor anzianità contributiva vanno fortemente diminuite pressione fiscale e contributiva, come si fece in Germania, per poi alzargliele quando reddito e tutele aumentano negli anni.

Punto 5 del programma:
5 Sostenere i livelli di reddito di chi momentaneamente perde il lavoro anziché tutelare il posto di lavoro esistente o le imprese inefficienti. Tutti i lavoratori, indipendentemente dalla dimensione dell'impresa in cui lavoravano, devono godere di un sussidio di disoccupazione e di strumenti di formazione che permettano e incentivino la ricerca di un nuovo posto di lavoro quando necessario, scoraggiando altresì la cultura della dipendenza dallo Stato.

3.Third, capital income should be taxed.

Nel programma non se ne parla.
Giannino in uno degli interventi recenti che ho ascoltato fece proprio un riferimento comparato agli altri paesi d'Europa sostenendo in generale che sui redditi di capitale la tassazione in Italia non presenta anomalie tali da richiedere interventi prioritari.
Al tempo stesso bisogna ammettere che parlava dell'IRES come di un preciso bersaglio da colpire, ma del tutto secondario rispetto ad IRAP.
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Re: Il topic della politica... entrateci moderatamente.

Post by doc G »

Gerry Donato wrote: Nel caso mi correggerà Doc se scrivo qualche castroneria. :forza:
Caschi non bene, benissimo: un altro laureato in giurisprudenza, per di più proveniente dal classico, che ha fatto tre esami economici tre!
:lmao: :lmao: :lmao: :lmao: :lmao: :lmao:

PS
dando una letta superficiale non trovo grosse contraddizioni.
Anche io sia nel programma che nelle dichiarazioni di alcuni ho trovato citata tante volte l'IRAP, ma mai l'IRES, e le richieste di riduzione fiscale per le aziende e per il lavoro l'ho trovata riguardo all'IRAP ed al cuneo fiscale.
Una cosa sola: in genere fra gli attacchi al liberismo è verissimo che ci sia la distribuzione delle tasse (il famoso "pain" che dovrebbe essere in teoria uguale, pur sapendo che è impossibile valutare il "pain" e che a seconda dell'osservatore e della prospettiva lo stesso sistema fiscale potrebbe essere troppo penalizzante o troppo lasco per una determinata categoria), ma è altrettanto vero che la progressività dell'imposizione fiscale è un pilastro dell'economia in generale, non di una scuola piuttosto che dell'altra, semmai il liberismo vuole una tassazione ridotta per tutti per favorire investimenti e consumi, mentre chi lo critica vuole una tassazione elevata per poter intervenire fattivamente con quei soldi, quindi non sulla progressività dell'imposizione dovrebbe essere il punto, ma sulla spesa, discorso che invece avrebbe piena cittadinanza.
Questo è uno dei due punti in cui risiede la poca correttezza di tanti intellettuali che attaccano il liberismo.
Il secondo punto è dar colpa di qualche cosa ad una scuola che in Europa non ha mai avuto alcuno spazio, se escludiamo la GB della Tatcher.
Invece una discussione onesta sarebbe indispensabile perchè, giustamente, non c'è certo una scuola assolutamente preminente, anzi, oggi si stanno confondendo un poco tutte in una commistione continua.
E, giustamente, come sottolineato da tanti, anche da alcuni di FID, oggi in Italia non si può certo passare al liberismo, riforme troppo drastiche non si possono fare in un momento di recessione, in quanto inizialmente favorirebbero la recessione e si rischierebbe di uccidere il malato per provare a curarlo.
Ma nel programma di FID giustamente non vedo stravolgimenti troppo drastici, per esempio la spesa sarebbe ridotta di 5 punti percentuali in 5 anni, non certo una cura da cavallo.
Qualche dubbio ce l'ho, come tante volte ho detto anche a Fleccio per esempio non mi pare che oggi vendendo immobili dello stato e partecipazioni azionarie in aziende in perdita sia facile racimolare grandi cifre. Diverso sarebbe cedere aziende che producono utile, ma così la diminuzione della spesa per interessi sarebbe in parte compensata da minori dividendi. Quindi anche quel 5% di riduzione di spesa mi pare tutt'altro che scontato nel raggiungimento con alcuni strumenti proposti (altri, come la riforma dei centri di spesa e dei costi della politica mi paiono invece ragionevoli).
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Re: Il topic della politica... entrateci moderatamente.

Post by jocker »

Ma con l' IMU potremo anche scegliere tra un set di pentole e una bici con cambio Shimano?? :icon_paper:
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Re: Il topic della politica... entrateci moderatamente.

Post by rowiz »

Vi prego, fate un abstract prima di scrivere 'sti post da 20 righe!!
darioambro wrote:ahahah ro, tu sei davvero l'altra palla che vorrei avere :notworthy: :notworthy: :notworthy:
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Re: Il topic della politica... entrateci moderatamente.

Post by PLATOON »

Ma io se l'Imu che ho già pagata non la rivoglio indietro posso chiedere qualche altra cosa in cambio? Tipo una serata con la Minetti
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Re: Il topic della politica... entrateci moderatamente.

Post by garylarson »

vado di abstract
La politica economica che ha contraddistinto l'ultimo 30ennio ( quella del tovagliolo) ha prodotto il più grande divario economico dai tempi prerivoluzione francese.
Lasciare fare al mercato perchè possiederebbe al suo interno una autoregolamentazione, si è rivelata la più bella bufala del secolo ed è causa della attuale crisi; invocarla come panacea è come minimo da stupidi.

su Giannino
http://it.wikipedia.org/wiki/Oscar_Giannino
da cui si evince che dopo una vita vissuta alle spalle dello stato, raggiunta la tranquillità economica non avendo peraltro nessun tipo di esperienza imprenditoriale; invoca per gli altri la mancanza di intervento statale e la vendita di beni pubblici.
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Re: Il topic della politica... entrateci moderatamente.

Post by frog »

garylarson wrote:vado di abstract
La politica economica che ha contraddistinto l'ultimo 30ennio ( quella del tovagliolo) ha prodotto il più grande divario economico dai tempi prerivoluzione francese.
Lasciare fare al mercato perchè possiederebbe al suo interno una autoregolamentazione, si è rivelata la più bella bufala del secolo ed è causa della attuale crisi; invocarla come panacea è come minimo da stupidi.

.
Tra lo statalismo e il liberismo selvaggio ci sono infinite varianti. Il mercato va regolato e va permessa la libera concorrenza entro certi limiti stabiliti dalle leggi, non dal dirigismo statale che favirisce solo chi unge di più.


garylarson wrote:vado di abstract

su Giannino
http://it.wikipedia.org/wiki/Oscar_Giannino
da cui si evince che dopo una vita vissuta alle spalle dello stato, raggiunta la tranquillità economica non avendo peraltro nessun tipo di esperienza imprenditoriale; invoca per gli altri la mancanza di intervento statale e la vendita di beni pubblici.
Affermazioni del genere andrebbero suffragate da un qualcosina più corposa di due righe tratte da wilipedia, comunque libero di andare avanti con la falce e il martello fino alla tomba, intanto il compagno Silvio se la ride alle nostre spalle, proprio grazie a ragionamenti come questi che affossano le possibili alternative democratiche ad una sinistra miope, statalista e dirigista. Auguri.
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