@ Jakala & Spree
Ma non ho dubbio alcuno che ogni posizione e teoria di Boldrin e Giannino possa essere contestata da un coerente percorso teorico ed analitico opposto. E' il grande fascino della scienza economica d'altronde, materia che non quadra quasi mai il cerchio, seconda solo al calcio.
Il problema è che qui non sono sul piatto le teorie di Boldrin e Giannino (per altro loro due sono del tutto marginali nella stesura del programma, che ha visto Moro, Brusco, IBL ed il clan di noisefromamerika.org in prima linea), ma un manifesto programmatico nello spazio e nel tempo, per l'Italia 2013.
Quindi, a mio modestissimo avviso, non c'è "paper" o parere accademico o studio analitico che regga per smontare Boldrin e Giannino, finché questo non si occupa nel merito degli approfondimenti delle 10 proposte:
http://www.fermareildeclino.it/10proposte
Spree wrote:Per Gerry. Sono dal telefono, quindi non so recuperare il link, ma il file dell'articolo che ti cito si recupera facilmente online. È uno working Paper di Saez e Diamond, e si intitola "The case for a progressive tax". È solo un esempio ovviamente, ma serve a spiegare quello che contesto a Boldrin e Giannino , chè sono proprio le linee generali, e i modelli economici su cui basano le analisi (id est meno tasse, meno stato e il mercato salverà il mondo) che, ribadsico, non sono universalmente accettate come l'unica soluzione possibile. Anche nel contesto italiano.
Ok, ma è una posizione, una teoria, che farebbe nascere il classico ping-pong numeri alla mano con chi invece porta modelli economici ed analisi opposte ugualmente funzionanti.
Ed anche ammettendo la sacralità di quel "paper", paradossalmente è coerente al programma di Fare.
Sono andato al riassuntino (
http://ideas.repec.org/p/ces/ceswps/_3548.html), abbi pietà ma ho lasciato la facoltà di economia 20enne perché mi piacevano solo gli esami di diritto.
Nel caso mi correggerà Doc se scrivo qualche castroneria.
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We obtain three policy recommendations from basic research that satisfy these criteria reasonably well:
1.First, very high earners should be subject to high and rising marginal tax rates on earnings.
Qui c'è secondo me una storica e banale contraddizione di chi vuole usare questo argomento per attaccare il liberismo.
Non a caso non c'è un solo punto nel programma sul fisco di Fare che metta in dubbio o scalfisca questo principio (
http://www.fermareildeclino.it/fare/app ... -sul-fisco), perché il concetto (banalizzando brutalmente) non è mettere in dubbio che
chi più ha, paga di più, ma è che tutti pagano meno, senza mettere in dubbio la progressività.
E' il target che cambia, non il principio: mentre Vendola, Ingroia e Bersani, legittimamente, non sono interessati all'obiettivo di abbattimento della pressione fiscale generale ma puntano a redditi e patrimoni più alti, nel programma di Fare (ed in teoria nei programmi liberisti) sono sì esplicitamente previsti elementi di progressività, ma ovviamente partendo dal basso, che hanno ovviamente il risultato di proporzionare comunque verso l'alto i redditi più alti, che pagano comunque di più.
Dal programma:
Per quanto riguarda l’Irpef, l’obiettivo e quello di ridurla di almeno il 30% nell’arco della legislatura, raggiungendo l’obiettivo di eliminare completamente questa imposta per la metà più povera dei contribuenti. Al tempo stesso tale imposta necessita di una razionalizzazione per renderla meno dannosa per gli incentivi a cercare lavoro, soprattutto per le donne e i giovani. La nostra proposta è quella di aumentare progressivamente le detrazioni per redditi da lavoro autonomo, lavoro dipendente e pensione e al tempo stesso eliminare progressivamente la detrazione per coniuge a carico. I dettagli sono descritti nella sezione successiva; essenzialmente l’obiettivo è quello di rendere esenti da imposte i redditi inferiori a 12.000 euro entro il 2015, e i redditi inferiori a 15.000 euro entro la fine della legislatura;
Mentre la progressività è anche alla base della proposta di rimodellamento dell'IMU, che ovviamente è un altro livello.
2.Second, low income families should be encouraged to work with earnings subsidies, which should then be phased-out with high implicit marginal tax rates.
E' esattamente il principio alla base della proposta su welfare/lavoro di Giannino:
Va ricentrato il welfare sulle vere vittime della crisi, giovani, donne, disoccupati di lungo periodo. A parità di reddito realizzato e di lavoro offerto, per chi ha minor anzianità contributiva vanno fortemente diminuite pressione fiscale e contributiva, come si fece in Germania, per poi alzargliele quando reddito e tutele aumentano negli anni.
Punto 5 del programma:
5 Sostenere i livelli di reddito di chi momentaneamente perde il lavoro anziché tutelare il posto di lavoro esistente o le imprese inefficienti. Tutti i lavoratori, indipendentemente dalla dimensione dell'impresa in cui lavoravano, devono godere di un sussidio di disoccupazione e di strumenti di formazione che permettano e incentivino la ricerca di un nuovo posto di lavoro quando necessario, scoraggiando altresì la cultura della dipendenza dallo Stato.
3.Third, capital income should be taxed.
Nel programma non se ne parla.
Giannino in uno degli interventi recenti che ho ascoltato fece proprio un riferimento comparato agli altri paesi d'Europa sostenendo in generale che sui redditi di capitale la tassazione in Italia non presenta anomalie tali da richiedere interventi prioritari.
Al tempo stesso bisogna ammettere che parlava dell'IRES come di un preciso bersaglio da colpire, ma del tutto secondario rispetto ad IRAP.