Spree wrote:Non so quanti di voi abbiano sufficiente dimestichezza con l'inglese, o voglia di cimentarsi con un post relativo a un altro paese (in questo caso, il Regno Unito). Ma questo post qui (
http://plashingvole.blogspot.co.uk/2013 ... faces.html) riassume essenzialmente i perché sono contrario alla dominante retorica del merito che ha invaso le discussioni politiche (anche, purtroppo, a sinistra).
E' per gli ultimi, che dobbiamo impegnarci. Per chi non ce la fa. Non per chi è più bravo.
Brevemente, dobbiamo intenderci su cosa intendiamo per merito, concorrenza e competizione.
Ci sono settori in cui non vorrei mai e poi mai forme di competizione o di concorrenza fra individui, come ho scritto altre volte. Per esempio nella scuola o nella sanità, si può parlare eventualmente di concorrenza fra strutture, parlare di concorrenza fra individui mi pare assurdo, se non all'ingresso nella professione o negli scatti di carriera.
Come assumiamo un medico all'ospedale X se non con un concorso in cui valga principalmente il merito?
Una volta assunti i medici questi poi dovrebbero essere messi nelle condizioni di cooperare, non di concorrere.
Ci sono poi settori in cui senza concorrenza non si va da nessuna parte. Guarda quante aziende sono state tenute in piedi con aiuti di stato (o da banche controllate da fondazioni a loro volta controllate dalla politica) anche quando erano decotte. Dove ci ha portato? In alcuni casi la concorrenza è l'unico modo per tutelare non tanto l'imprenditore o il professionista, che se riesce ad avere una posizione di privilegio è solamente contento, e nemmeno il consumatore milionario, che alla fine quel che vuole lo trova comunque ad un prezzo concorrenziale, ma il consumatore comune.
Il discorso di parità di sacrificio e di differente tutela nelle difficoltà fra le varie classi sociali è differente, per tutta una serie di ragioni sia etiche (la solidarità in una comunità e più fondamentale che importante) che economiche (l'utilità marginale di un euro è differente per te e per me che per Berlusconi o Elkann). Come pure è indiscutibile che la società deve impegnarsi anche per la tutela degli ultimi, sempre per ragioni sia etiche che economiche. Semmai dovremmo tener conto del fatto che ognuno di noi si muove di fatto per incentivi, magari qualcuno può costituire una fondazione benefica senza trarne utili, anzi, mettendoci denaro, ma se si vuole costituire un sistema economico efficente, che è la prima garanzia anche per le classi più disagiate di veder migliorare il proprio benessere, occorre che chi rischia ed investe abbia degli incentivi economici. Diventa quindi necessario bilanciare le due esigenze, sempre però tutelando per primi i cosiddetti ultimi, come giustamente dici.
Premesso ciò, il discorso dell'attenzione a non esagerare con concorrenza e valutazione del merito in termini astratti mi convince, non ho obiezioni reali, in termini concreti, riferito all'Italia, no, per il semplice motivo che viviamo in una società in cui da molti anni c'è una ricerca di rendite di posizione contro la concorrenza e c'è pochissima valutazione del merito in ogni settore. Come tutelare gli ultimi, come trovare lavoro, come creare opportunità in un sistema drammaticamente bloccato? E come sbloccarlo senza portare un minimo di concorrenza e valutazione del merito dove non c'è?
E come rimuovere situazioni in cui apparentemente si sono fatte scelte per tutelare lavoratori o classi disagiate, ma in realtà si sono fatte scelte per tutelare una classe dirigente che ha vissuto e lucrato su quelle scelte e quindi, indirettamente, sulle spalle di quegli ultimi, come è accaduto, per esempio, nel Sulcis o con l'Alcoa, esempi caldi? Un articolo del genere se riferito al regno unito o aglI USA mi convince in pieno, riferito all'Italia onestamente molto meno, perchè prima di vedere la necessità di portare correttivi ad una esagerata applicazione di meritocrazia e libera concorrenza (che, giustamente, può portare a storture da correggere), occorrerebbe avere una applicazione.