Mike wrote:
per quanto tu possa avere ragione, la parte della politics non può improvvisamente svanire difronte alle ristrettezze della congiuntura economica. e non è una questione di morale o etica, è semplicemente che le dinamiche per l'acquisizione del potere sono flussi che non si possono interrompere. ci hanno provato a raccontare la favola che "con il governo tecnico si mettono le esigenze di superare il grave disagio davanti alle mere questioni di lotta per il potere", ma non è così, i governi tecnici non esistono e la competizione non si sospende mai. anche il migliore degli statisti deve assicurarsi obbligatoriamente prima la sua posizione di forza per poi dopo esercitare le sue capacità. è la democrazia. non funziona che i migliori vengono pescati sul posto di lavoro e trascinati come per maggia in Parlamento. vi ricordate la legge truffa di De Gasperi, da molti giudicato statista, da altri comunque un politico quanto meno rispettabile? è mera lotta per il conseguimento del potere. era una operazione meno disgustosa soltanto perché si era in tempi di ripresa? no, perché è in tempi di pace che ci si prepara per i tempo di carestia.
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ma ritornando al tuo discorso, sarà per la mia deformazione accademica, ma non ci vedo nulla di eccessivamente negativo nel parlare di politics. il problema è quando non si parla di policy o quando si parla di politiche da attuare chiaramente inefficienti o vecchie o assurde. non trovo giusto lamentarsi del "candidiamo quello perché porta i voti", perché ci sarà un motivo se porta dei voti all'interno di un partito. trovo più giusto lamentarsi delle alleanze, che bloccano e ristagnano l'azione di un governo. fa schifo, e su questo sono pienamente d'accordo perché è una materia che mi interessa molto, parlare di leggi elettorali per convenienza pur sapendo a priori di fare o modificare una porcata (cit.).
non sono discorsi fuori dal mondo, però, perché sono i discorsi della sfera politica. è fuori dal mondo che ci si concentri solo su questo. e ci si concentra solo su questo perché è più facile parlare di inciuci che di politiche economiche. quanti doc ci sono che si leggono analizzano per filo e per segno tutto quello che accade in economia e quanti ce ne sono di quelli che si fermano - faccio un esempio - a "uh, il Pd si allea con l'Unione dei Carcerati, che merde"?
se mi passi lo sfogo, l'Italia ha meritato questa crisi e ancora non si sta meritando la possibilità di uscire. perché la crisi è prima etica e poi economica, e il Paese ne uscirà migliorando prima eticamente e poi - forse dopo - nelle condizioni economiche. mente chi dice che la crisi è dovuta alla finanza, alla bolla speculativa e via discorrendo: questi sono effetti che hanno una causa. una causa che risiede nella mancanza di etica e di senso civico della nostra nazione, e per riflesso delle istituzioni, che ha concesso alla finanza di fare il cazzo che gli pareva, che ha permesso che si arrivasse ad una situazione in cui gli interessi di pochi stanno schiacciando quelli dei molti. un popolo che legge poco, non si interessa, si fa i cazzi suoi e quando prende sul serio la politica lo fa con toni da guerra civile, con i suoi compagni di partito e con quelli fuori. da Bindy e La Russa giù fino alla vecchina che ora si lamenta che non c'ha i soldi per fare la spesa ma ha sempre votato Dc e magari ha allevato due figli di merda che al massimo c'avranno la terza media, questo Paese fa mediamente schifo e merita la crisi e di essere superato da tutti i Paesi emergenti di questo modo.
e mi fermo qua perché c'ho fame e vado a cucinare.
abbiamo la stessa malattia (che si chiama Scienze politiche) e partiamo anche dagli stessi presupposti analatici però non mi sento di condividere le conclusioni del tuo sfogo, non perchè non ci sia della fondatezza ma perchè in questo Paese, nonostante tutte le difficoltà, esistono delle eccellenze che nessun altro Paese ha. Proprio perchè presenti tutte queste carenze sistemiche (di pensiero e di struttura) tutto quello che emerge ha ancora maggior valore.
Non mi piace quindi la tendenza all'apocalisse, allo schifo 'generalizzato', è un Paese senza speranza?
No, e non lo è fin quando ci saranno degli esempi da seguire che possono chiamarsi Gino Strada, Dario Fo, Saviano, Falcone o l'artigiano di periferia che fabbrica scarpe vendute poi in tutto il mondo.
L'Italia è questa, non ha equilibrio, è umorale, è egoista e magnanima allo stesso tempo, in sè racchiude delle grandi contraddizioni ma è un errore pensare che
mediamente faccia più schifo di altri Paesi, siamo semplicemente diversi, con particolarità decisamente inspiegabili agli occhi di tanti stranieri.
Una volta un polacco appassionato di storia mi chiese:
'ma un Paese come il vostro, che ha 2000 anni di storia e che è stato il primo importatore di civiltà e diritti, il primo ad avere un Senato, come fa oggi ad avere metà territorio governato dalle mafie?'
