Gerry Donato wrote:Spree wrote:
Però Gerry, cerchiamo di essere un po' più sottili:
- Il fatto di essere "persone per bene" fuori dalla politica non dice assolutamente niente su quanto per bene si sarà dentro la politica. Lo so io, lo sai tu, e lo sanno tutte le persone un minimo accorte
Certo, ma qui c'è il tema della discontinuità che a mio avviso dovrebbe essere una condizione inevitabile per chi si appresta alle urne.
Che ci sia qualche milionata di italiani che, tanto più in periodo di crisi, vuole ancora più Stato, non lo condivido ma lo comprendo.
Che ci sia qualche milionata di italiani che è legata indissolubilmente a Berlusconi, allo status quo, alla chiesa, alla Ragioneria di Stato e che vuole che tutto rimanga com'è, non lo condivido ma lo comprendo.
Ma che ci siano italiani che pensano di affidare la soluzione a chi c'è stato in questi 20 anni e a chi propone la patrimoniale, mi pare sconfortante.
E non è generalizzare, perché è palese ed evidente che all'interno di quelle strutture ci sono persone squisite, capaci ed oneste, ma purtroppo per loro queste sono vittime sacrificali dello scenario politico che ha fallito come mai era successo nel dopo guerra e che deve essere sostituito in via tassativa.
Se non si parte da qui, dalla diagnosi della gravità di questi 20 anni e della situazione attuale, si rischia solo di riverberare gli stessi errori nella delega.
Come possono essere Bersani, Casini ed Alfano gli uomini giusti per cambiare i ragionieri di stato ed i direttori generali dei ministeri che ci hanno portato qui?
In parte è vero: in parte trovo seccante che si trattino tutti i governi degli ultimi 20 anni come corresponsabili della situazione. E' evidente, da una qualunque analisi dei numeri e dei provvedimenti, che c'è chi ha fatto strepitosamente peggio degli altri. Non dico che i governi di centrosinistra siano stati ottimi, per carità: ma avrei voluto vedere, se gli altri fossero stati anche solo all'altezza, anche solo dei governi di destra sensata, come saremmo adesso.
Non mi va bene questo appiattire tutta la politica italiana sul peggio che si è visto, e che stava soprattutto da una parte. Poi, non mi è chiaro quali gravi danni abbia causato Bersani, per dire.
E, nota bene, forse facendo violenza a me stesso finirà che voterò Renzi alle primarie. Perché per quanto io pensi che Bersani sia un politico e un amministratore di gran lunga migliore di Renzi, temo che la vittoria di Bersani stroncherà alcune forze nuove e importanti che si stanno coagulando, purtroppo, attorno a Renzi - e che io invece vorrei veder fiorire nel partito.
Gerry Donato wrote:
Spree wrote:
- Se mai arriveranno al 30% è proprio perché i media ne parlano. Grillo è diventato peggio del papa: basta una scorreggia e ne parlano a reti unificate - per non parlare del fatto che ha anche il suo organo di stampa, il Fatto.
Grillo come Berlusconi?
No, non concordo proprio. Se arriveranno al 30% è perché la politica italiana fa talmente schifo che le persone di qualsiasi strato vanno a cascata dove avvertono discontinuità.
E non ci va solo quella fetta un po' ignorante di sostenitori di Grillo che si esalta ad ogni suo "vaffa" ma pensa che Welfare sia un nuovo mediano austriaco della Fiorentina, ma anche e soprattutto chi in questi anni ha cercato e trovato le ragioni di un fallimento politico senza eguali.
Caso mai un altro motivo è che Grillo ha capito prima degli altri politici quali fossero le tre letterine magiche per intercettare la protesta: web.
Sono in buona parte in disaccordo. Moltissimi degli attivisti più attivi - in particolare sul web, appunto - del movimento di Grillo sono dei fanatici esaltati. Ti pregherei di scorrere un po' di commenti al Fatto o al Blog di Grillo per verificare.
Che poi tra i votanti questa categoria di persone sia minoranza, mi sta anche bene: ma sono il cuore pulsante del movimento, della proposta politica, del messaggio.
Poi che ovviamente le ragioni profonde del successo di Grillo siano quelle di schifo, rifiuto del sistema, voglia di novità, ovvio (si sbagliano, di grossissimo, perché i movimenti personali di questo tipo, figli del malcontento e che inseguono il malcontento, non hanno mai portato niente di buono. Ma mai, eh, senza esclusioni). Ma senza la pubblicità (volontaria o meno, positiva o negativa) mediatica che gli hanno fatto, non andava oltre l'8-10%.
Gerry Donato wrote:
Spree wrote:
Quanto a Giannino e Fermare il Declino, hanno due difetti:
1 - si stanno tirando dietro alcune delle sponde più becere del tardo leghismo e del berlusconismo - basta leggersi i commenti al loro blog. Non sono compagni di viaggio che gradirei particolarmente
2 (e più importante) - non hanno in mente cosa sia la responsabilità sociale. Semplicemente.
1 - è un'impressione che francamente non ho, anzi i commenti sono quanto di meno volgare e rozzo presenti la rete.
E' chiaro che, tra gli altri e prima degli altri, hanno intercettato ex del PDL ed ex leghisti, ma basta ascoltare uno qualsiasi dei video dei promotori per rendersi conto del distacco radicale da quelle realtà. Poi ovviamente il becero è ovunque, ci mancherebbe.
2 - detto di un movimento che ha Giannino come promotore è davvero arduo da sostenere, almeno di non conoscere la sua storia personale.
Se poi il presupposto per l'assenza di responsabilità sociale è che i modelli numerici di politica economica e finanza pubblica e metodi comparati di diritto tributario e bla bla bla sono un mostro da sconfiggere a prescindere perché sfrutta o mangia gli operai e che aver studiato in America è una vergogna che macchia della bestemmia "neoliberista" qualsiasi curriculum, allora sì, Fermare il Declino ha quel difetto.
Ma andrei oltre e mi concentrerei sulla sostanza, che è di segno diametralmente opposto.
Purtroppo, non c'è solo Giannino. Le ricette che propongono, nella quasi totalità dei casi, hanno uno scopo - e uno solo: la crescita. Che è uno scopo, bada bene, che condivido. Ma bisogna preoccuparsi, nel mezzo, di cosa succede mentre "si gettano le basi per la crescita". Perché non è accettabile l'idea secondo cui "chi non ce la fa si arrangi": e lo so che Giannino, di per se, non la pensa così. Ma sono convinto che il movimento nel suo complesso questo abbia in mente.
Non assegnarmi pensieri che non ho mai espresso. Non penso che "i modelli numerici [...]" siano il male. Anzi: ben venga l'analisi dettagliata delle
policies, lo studio più oggettivo possibile dei sistemi di governo e di gestione delle finanze. Ci sono un paio di problemi, per me:
1- l'impostazione di quelli di Fermare il Declino non è verità universale. Ci sono discussioni, anche ampie, tra economisti molto seri - anche gli americani cattivi

- su quali siano i sistemi migliori di gestione del sistema economico. Ci sono premi nobel che sostengono che la tassazione più efficace del mondo è tra il 50 e il 70%: esagerano, anche secondo me - ma non è che lì'unica verità vera e possibile sia "taglia le tasse, riduci lo stato, e tutti prospereranno".
2 - io sono un uomo di sinistra: piace molto, a tanti liberali - anche a "sinistra", ormai: questo è l'essenziale difetto di Pietro Ichino, che per il resto invece apprezzo moltissimo - citare Platone: "La demagogia dell'uguaglianza rende impraticabile qualsiasi selezione; e anzi, costringe tutti a misurare il passo sulle gambe di chi le ha più corte.", come se fosse una grande verità e rendesse evidente perché non si deve puntare ad avere più uguaglianza possibile. A me fa ridere: essere di sinistra vuol dire propriamente aiutare chi ha le gambe più corte. E aiutare non vuol dire "tirargli un osso quando abbiamo finito di mangiare", ma dargli la possibilità di camminare come se avesse le gambe più lunghe di 2 centimetri: anche se questo vuol dire che chi ha le gambe lunghe cammina come se le avesse più corte di 5. Si fa tanto parlare dell'uguaglianza delle posizioni di partenza, come se in sé fosse un valore assoluto: in primo luogo, è una cosa necessaria ma non sufficiente, dal mio punto di vista (ribadisco, di uomo di sinistra), perché non mi è chiaro quale merito ci sia nell'essere più intelligente, o più furbo, o più fortunato, e perché questo dovrebbe essere premiato; in secondo luogo, perché è un falso mito: nei fatti, non c'è e non ci sarà mai uguaglianza nelle posizioni di partenza se non ci sono forti correttivi alla disuguaglianza delle posizioni di arrivo: perché i figli di un ricco avranno sempre mille possibilità in più dei figli dei poveri (soldi, cultura in casa, frequentazioni esterne alla casa, livello scolastico, conoscenze personali e professionali, eccetera).