tzara wrote:Indipendentemente dai bisogni, indipendentemente dallenecessità, penso sia una caduta di stile da parte dell'agenzia di riscossione, proprio per una questione di umanità nei confronti dei cittadini in generale
anche io quoto che l'uscita dell agenzia delle entrate è fuori luogo sopratutto nei toni e nei metodi, mi domando, ma le scadenze fiscali in oggetto, riguardano anno 2012 essendo acconti o saldi? oppure sono riferite al 2011? no perchè la differenza è sostanziale.
Luca Ricolfi (da La Stampa di oggi), come al solito, molto acuto e, temo, profetico. Che tristezza, la situazione politica italiana.
Come nel 1994 lo scontro sarà tra vecchi e nuovi
È difficile che si voti a novembre, ma è praticamente certo che a novembre comincerà la bagarre. Mentre il povero Monti, come succede a fine anno a qualsiasi presidente del Consiglio, sarà alle prese con i problemi dei conti pubblici, i partiti avranno tutti la testa già rivolta alle elezioni di primavera. Ogni gesto, ogni dichiarazione, ogni parola sarà finalizzata ad attirare il maggior numero di voti possibile.
A tutt’oggi, tuttavia, noi elettori siamo all’oscuro di tutto. Non sappiamo, ad esempio, quanti parlamentari dovremo eleggere. Non sappiamo se i condannati con sentenza definitivapotrannoesserecandidati oppure no. Non sappiamo con quale legge elettorale si voterà. Non sappiamo quante e quali liste saranno in campo. Anche se non sappiamo nulla, possiamo però fare qualche previsione. Io ne azzardo alcune, dalla più facile alla più difficile.
Numero di parlamentari: l’auspicata riduzione non ci sarà, penso abbia ragione Arturo Parisi quando dice che i continui rinvii dell’accordo sulla legge elettorale siano stati finalizzati all’obiettivo nascosto di rendere impossibile (con la scusa che «è troppo tardi, ormai») unariformapiùorganica,cheriduca il numero di parlamentari.
Candidabilità dei condannati: sarà perfettamente possibile candidare al Parlamento un condannato con sentenza definitiva. In questo modo il nostro Parlamento potrà conservare un primato cui evidentemente tiene molto: quello di essere l’istituzione con la massima densità di soggetti condannati e rinviati a giudizio.
Legge elettorale: se non sarà il porcellum (legge attuale), sarà il super-porcellum (legge attualmente in discussione), ossia l’unico sistema capace di sommare i difetti del proporzionale e i difetti del maggioritario. La legge di cui si parla da settimane, infatti, gode di tre interessanti proprietà: permette ai segretari di partito di scegliere a tavolino una frazione considerevole degli eletti, a prescindere dalle scelte degli elettori; non consente ai cittadini di sapere, la sera delle elezioni, chi le ha vinte e chi le ha perse (si torna ad accordi fatti in Parlamento, come nella prima Repubblica); distorce la rappresentanza, nel senso che, con il premio di maggioranza, conferisce al partito più grande molti più seggi di quanti ne merita in base al voto e, con la soglia di sbarramento al 5%, toglie molti seggi ai partiti più piccoli.
Numero delle liste: saranno tantissime, come sempre, ma quelle «vere», ossia con ragionevoli chances di superare il 5% dei consensi, saranno solo 7.
Quali liste: qui viene il bello. Secondo me lo schema delle prossime elezioni sarà un 4 + 3 + «fricioletti» (pescetti fritti, come il mio maestro Luciano Gallino chiamava i libri che una biblioteca seria non dovrebbe mai ordinare, perché costano e durano poco).
Ci saranno quattro formazioni che, se non sbagliano clamorosamente strategia e se non sono cannibalizzate dalle liste di disturbo, possono aspirare a un risultato non lontano dal 20%. Due di esse, Pdl e Pd, sono vecchie ma si presenteranno con sigle più o meno rinnovate, il Pdl con un nome e un simbolo nuovi, il Pd con qualche segno che indichi l’annessione di Sel e di Vendola al super-partito della sinistra. Le altre due liste sono nuove di zecca, e sono il movimento di Grillo (Cinque Stelle) e quello nascente di Montezemolo (Italia Futura), più o meno ibridato con movimenti di ispirazione simile.
Ci saranno poi tre formazioni che possono aspirare a qualcosa più del 5%, e cioè l’Udc, l’Italia dei Valori e la Lega, anch’esse più o meno riverniciate e restaurate per non sembrare troppo vecchie.
E infine i fricioletti, almeno 20 liste e listarelle (alcune di nobili tradizioni, altre inventate per l’occasione), implacabilmente destinate a restare sotto il 5%, quando non sotto l’1%.
Quel che è interessante, però, è il tipo di competizione politica che si prepara. Potrò sbagliare, ma a mio parere quel che sta accadendo nell’elettorato italiano è molto simile a quel che accadde venti anni fa, nel periodo di sbriciolamento non solo delle istituzioni ma anche delle strutture mentali della prima Repubblica. Fra il 1992 e il 1994 diminuì drasticamente la quota di italiani che ragionavano prevalentemente in termini di destra e sinistra, e aumentò sensibilmente la quota di quanti ragionavano in termini di vecchio e nuovo. Ci fu un momento, anzi, in cui questo gruppo risultò più numeroso del primo. Oggi sta succedendo qualcosa di molto simile.
Gli elettori che andranno al voto si divideranno, innanzitutto, fra chi è ancora disposto a scegliere una forza politica tradizionale e chi invece preferisce puntare su una forza nuova. I primi, i «vecchisti», potranno comodamente ragionare in termini di destra e sinistra, scegliendo una fra le tre opzioni disponibili: Pdl, Udc, Pd, i tre partiti che hanno sostenuto il governo Monti. I secondi, i «nuovisti», dovranno invece abituarsi a ragionare in termini molto diversi, perché l’offerta politica delle due principali liste nuove è molto più polarizzata: da una parte c’è l’anticapitalismo anti-euro e antiEuropa di Grillo, dall’altra c’è il turbo-liberalismo di Italia Futura e dei gruppi ad essa vicini, come «Fermare il declino» di Oscar Giannino. Qui destra e sinistra c’entrano davvero poco, quel che conta - e divide - sono le ricette per affrontare la crisi: con meno Europa e meno ceto politico se voti Grillo, con meno tasse e meno Stato se voti Montezemolo. E dintorni.
Sono due modi di porre i problemi che, in questo periodo, hanno entrambi un grande appeal. I sondaggi mostrano da almeno cinque anni che le spinte anti-partitiche e i dubbi sull’Europa sono molto radicati nell’elettorato. Ma un interessante sondaggio di Renato Mannheimer di qualche tempo fa segnalava anche un’altra e assai meno nota novità: per la prima volta da molti anni sono più gli italiani che si preoccupano dell’eccesso di tasse che quelli che si preoccupano di salvare lo Stato sociale.
Insomma, se fossi il leader di una forza politica tradizionale sarei preoccupato, molto preoccupato. La forza d’urto dell’onda anti-partiti potrebbe essere assai forte, specie sotto l’ipotesi Ber-Ber: un Pd guidato da Bersani (l’usato sicuro) e un Pdl guidato da Berlusconi (lo strausato insicuro). E molto mi sorprende che, quando si parla di premio di maggioranza, se ne discuta come se potesse andare solo al Pd o al Pdl, o addirittura come se la corazzata Bersani-Vendola avesse già la vittoria in tasca. Se fossi Bersani non sottovaluterei né l’area Montezemolo né quella di Grillo, specie nella sciagurata eventualità che i partiti continuino a restare insensibili al «grido di dolore» che, da tanti anni e da tante parti d’Italia, i cittadini levano contro la politica e i suoi indistruttibili, irrottamabili, rappresentanti di sempre.
torno dalle ferie e mi trovo pure una dedica con affetto
Ricambio la stima Doc maaa...........veramente ci vogliamo raccontare la favoletta che i mutui subprime sono stati utili?!!?
che han permesso di far comprare le case ai poveri??
Le banche dipinte come enti benefici.
Un articolo folle Doc.
ti invito a leggere i commenti, nella stessa pagina, della maggior parte degli utenti che ridicolizzano questa posizione.
Sul secondo articolo ne possiamo parlare eh, ma il primo veramente non lo posso accettare perchè si tenta maliziosamente di far passare una truffa per una campagna caritatevole nei confronti delle classi meno abbienti.
Dimmi che in questo articolo non credi nemmeno te, ed era solo una provocazione, ti prego
Migliore risposta è Anonimo:
'Articolo folle. Si parla di un modello di sviluppo che ha apertamente fallito, è un po' come parlare della grandezza dell'economia sovietica: una cagata pazzesca...'
sembra quasi scritta dal sottoscritto, poi però vedo la data...ed il 15 Agosto avevo di meglio da fare che rispondere a queste sciocchezze
La finiamo o no di difendere questa minchia di sistema come l'unico possibile??!?
Nemmeno difronte al suo totale fallimento riusciamo a trovare altre soluzioni??
In italia,dalla fine della guerra ,abbiamo avuto due grandi possibilità di cambiare il nostro status quo, renderlo più equo e produttivo.
La fine del fascimo e il biennio 92-93..in entrambi i casi purtroppo senza alcun successo, oggi si sta per ripresentare la stessa opportunità....la domanda è....vogliamo realizzare il triplete?
Spree wrote:Luca Ricolfi (da La Stampa di oggi), come al solito, molto acuto e, temo, profetico. Che tristezza, la situazione politica italiana.
Come nel 1994 lo scontro sarà tra vecchi e nuovi
È difficile che si voti a novembre, ma è praticamente certo che a novembre comincerà la bagarre. Mentre il povero Monti, come succede a fine anno a qualsiasi presidente del Consiglio, sarà alle prese con i problemi dei conti pubblici, i partiti avranno tutti la testa già rivolta alle elezioni di primavera. Ogni gesto, ogni dichiarazione, ogni parola sarà finalizzata ad attirare il maggior numero di voti possibile.
A tutt’oggi, tuttavia, noi elettori siamo all’oscuro di tutto. Non sappiamo, ad esempio, quanti parlamentari dovremo eleggere. Non sappiamo se i condannati con sentenza definitivapotrannoesserecandidati oppure no. Non sappiamo con quale legge elettorale si voterà. Non sappiamo quante e quali liste saranno in campo. Anche se non sappiamo nulla, possiamo però fare qualche previsione. Io ne azzardo alcune, dalla più facile alla più difficile.
Numero di parlamentari: l’auspicata riduzione non ci sarà, penso abbia ragione Arturo Parisi quando dice che i continui rinvii dell’accordo sulla legge elettorale siano stati finalizzati all’obiettivo nascosto di rendere impossibile (con la scusa che «è troppo tardi, ormai») unariformapiùorganica,cheriduca il numero di parlamentari.
Candidabilità dei condannati: sarà perfettamente possibile candidare al Parlamento un condannato con sentenza definitiva. In questo modo il nostro Parlamento potrà conservare un primato cui evidentemente tiene molto: quello di essere l’istituzione con la massima densità di soggetti condannati e rinviati a giudizio.
Legge elettorale: se non sarà il porcellum (legge attuale), sarà il super-porcellum (legge attualmente in discussione), ossia l’unico sistema capace di sommare i difetti del proporzionale e i difetti del maggioritario. La legge di cui si parla da settimane, infatti, gode di tre interessanti proprietà: permette ai segretari di partito di scegliere a tavolino una frazione considerevole degli eletti, a prescindere dalle scelte degli elettori; non consente ai cittadini di sapere, la sera delle elezioni, chi le ha vinte e chi le ha perse (si torna ad accordi fatti in Parlamento, come nella prima Repubblica); distorce la rappresentanza, nel senso che, con il premio di maggioranza, conferisce al partito più grande molti più seggi di quanti ne merita in base al voto e, con la soglia di sbarramento al 5%, toglie molti seggi ai partiti più piccoli.
Numero delle liste: saranno tantissime, come sempre, ma quelle «vere», ossia con ragionevoli chances di superare il 5% dei consensi, saranno solo 7.
Quali liste: qui viene il bello. Secondo me lo schema delle prossime elezioni sarà un 4 + 3 + «fricioletti» (pescetti fritti, come il mio maestro Luciano Gallino chiamava i libri che una biblioteca seria non dovrebbe mai ordinare, perché costano e durano poco).
Ci saranno quattro formazioni che, se non sbagliano clamorosamente strategia e se non sono cannibalizzate dalle liste di disturbo, possono aspirare a un risultato non lontano dal 20%. Due di esse, Pdl e Pd, sono vecchie ma si presenteranno con sigle più o meno rinnovate, il Pdl con un nome e un simbolo nuovi, il Pd con qualche segno che indichi l’annessione di Sel e di Vendola al super-partito della sinistra. Le altre due liste sono nuove di zecca, e sono il movimento di Grillo (Cinque Stelle) e quello nascente di Montezemolo (Italia Futura), più o meno ibridato con movimenti di ispirazione simile.
Ci saranno poi tre formazioni che possono aspirare a qualcosa più del 5%, e cioè l’Udc, l’Italia dei Valori e la Lega, anch’esse più o meno riverniciate e restaurate per non sembrare troppo vecchie.
E infine i fricioletti, almeno 20 liste e listarelle (alcune di nobili tradizioni, altre inventate per l’occasione), implacabilmente destinate a restare sotto il 5%, quando non sotto l’1%.
Quel che è interessante, però, è il tipo di competizione politica che si prepara. Potrò sbagliare, ma a mio parere quel che sta accadendo nell’elettorato italiano è molto simile a quel che accadde venti anni fa, nel periodo di sbriciolamento non solo delle istituzioni ma anche delle strutture mentali della prima Repubblica. Fra il 1992 e il 1994 diminuì drasticamente la quota di italiani che ragionavano prevalentemente in termini di destra e sinistra, e aumentò sensibilmente la quota di quanti ragionavano in termini di vecchio e nuovo. Ci fu un momento, anzi, in cui questo gruppo risultò più numeroso del primo. Oggi sta succedendo qualcosa di molto simile.
Gli elettori che andranno al voto si divideranno, innanzitutto, fra chi è ancora disposto a scegliere una forza politica tradizionale e chi invece preferisce puntare su una forza nuova. I primi, i «vecchisti», potranno comodamente ragionare in termini di destra e sinistra, scegliendo una fra le tre opzioni disponibili: Pdl, Udc, Pd, i tre partiti che hanno sostenuto il governo Monti. I secondi, i «nuovisti», dovranno invece abituarsi a ragionare in termini molto diversi, perché l’offerta politica delle due principali liste nuove è molto più polarizzata: da una parte c’è l’anticapitalismo anti-euro e antiEuropa di Grillo, dall’altra c’è il turbo-liberalismo di Italia Futura e dei gruppi ad essa vicini, come «Fermare il declino» di Oscar Giannino. Qui destra e sinistra c’entrano davvero poco, quel che conta - e divide - sono le ricette per affrontare la crisi: con meno Europa e meno ceto politico se voti Grillo, con meno tasse e meno Stato se voti Montezemolo. E dintorni.
Sono due modi di porre i problemi che, in questo periodo, hanno entrambi un grande appeal. I sondaggi mostrano da almeno cinque anni che le spinte anti-partitiche e i dubbi sull’Europa sono molto radicati nell’elettorato. Ma un interessante sondaggio di Renato Mannheimer di qualche tempo fa segnalava anche un’altra e assai meno nota novità: per la prima volta da molti anni sono più gli italiani che si preoccupano dell’eccesso di tasse che quelli che si preoccupano di salvare lo Stato sociale.
Insomma, se fossi il leader di una forza politica tradizionale sarei preoccupato, molto preoccupato. La forza d’urto dell’onda anti-partiti potrebbe essere assai forte, specie sotto l’ipotesi Ber-Ber: un Pd guidato da Bersani (l’usato sicuro) e un Pdl guidato da Berlusconi (lo strausato insicuro). E molto mi sorprende che, quando si parla di premio di maggioranza, se ne discuta come se potesse andare solo al Pd o al Pdl, o addirittura come se la corazzata Bersani-Vendola avesse già la vittoria in tasca. Se fossi Bersani non sottovaluterei né l’area Montezemolo né quella di Grillo, specie nella sciagurata eventualità che i partiti continuino a restare insensibili al «grido di dolore» che, da tanti anni e da tante parti d’Italia, i cittadini levano contro la politica e i suoi indistruttibili, irrottamabili, rappresentanti di sempre.
Sostanzialmente d'accordo ma la parte in boldato e` abberrante tanto quanto veritiera purtroppo, della serie "son tutti uguali e vogliono solo pararsi il culo" perche e` indubbio che senza i "diversi"(i "buoni" insomma) del PD una legge elettorale come la supermegaporcellum non passerebbe mai e invece la sensazione e` proprio quella che passera.
Attenzione che potrebbe essere l'ultima vaccata che fanno questa "generazione" di politici perche la sensazione e` che quella "legge" elettorale sia il non plus ultra della campagna elettorale di Grillo/Giannino/Montezemolo, i partiti che cambieranno la porcellun in quella troiata potrebbero(e spero tanto lo saranno) essere seppelliti da "avete visto anche sull'orlo del baratro pensano solo a se stessi, guardate cosa hanno approvato" e se lo meriterebbero tutto.
Noodles wrote:
Sul secondo articolo ne possiamo parlare eh, ma il primo veramente non lo posso accettare perchè si tenta maliziosamente di far passare una truffa per una campagna caritatevole nei confronti delle classi meno abbienti.
Il primo era chiaramente una provocazione, anche se quei commenti che hai postato erano ancora più folli dell'articolo.
Adesso devo attendermi che posti un commento di Bagnai o di Barnard?
Quello che volevo commentare era solo il secondo.
Che mi pare basti ed avanzi, tanto sulle banche quanto sul debito.
La questione della miniera del Sulcis penso sia emblematica della situazione italiana, per rendere sostenibile economicamente quella miniera dobbiamo pagare delle sovvenzioni all'azienda ricavandole da un aumento del prezzo dell'energia che peró rende non economica lo stabilimento di portovesme dell'alluminio, che quindi va sovvenzionato con altri sgravi.
Mi chiedo se invece di buttare questi soldi in sovvenzioni, li si fosse spesi diversamente non si sarebbe costruito un occupazione più stabile?
Jakala wrote:La questione della miniera del Sulcis penso sia emblematica della situazione italiana, per rendere sostenibile economicamente quella miniera dobbiamo pagare delle sovvenzioni all'azienda ricavandole da un aumento del prezzo dell'energia che peró rende non economica lo stabilimento di portovesme dell'alluminio, che quindi va sovvenzionato con altri sgravi.
Mi chiedo se invece di buttare questi soldi in sovvenzioni, li si fosse spesi diversamente non si sarebbe costruito un occupazione più stabile?
600 milioni in 15 anni per la miniera del Sulcis, regalare un milione a testa ai lavoratori sarebbe costato meno.
Acquirenti? Ma chi volete che prenda una miniera di carbone, che ormai è usato sempre meno, oltretutto di pessima qualità?
Per l'aggravio di costi dell'energia, dato che tocca usare quel pessimo carbone per far funzionare centrali che costano più di altre, e delle infrastrutture chiude l'Alcoa, antieconomica.
E non si trovano acquirenti, perchè l'antieconomicità è acclarata.
Con 600 milioni quante centrali e quante infrastrutture si sarebbero realizzate?
Soluzione?
Non si chiude la miniera del Sulcis e si continuano a perdere 40 milioni l'anno per lavorare in perdita.
Non vorrei riprendere polemiche fatte nel mese di agosto, però queste sono le conseguenze se lo Stato vuole gestire aziende senza rispettare le regole della concorrenza.
Soluzione?
Adesso è complicatissimo, come ci metti mano fai un casino e rovini qualcuno, ma che lo Stato debba trovare il modo da svincolarsi da queste assurdità quanto prima e smettere di fare quello che non sa fare mi pare evidente.
Qualcuno saprebbe indicarmi il motivo per cui nella scuola non si usano le graduatorie esistenti, ma si vuole imporre un nuovo concorso ? La cosa mi sfugge, esiste una ragione plausibile o è l'ennesima perla di questo governo ?
Poi ci sarebbe anche questa notiziola, dove il cattocomunismo si esibisce in uno dei suoi sport preferiti, l'insabbiamento, "e io pago !!!" cit.
frog wrote:Qualcuno saprebbe indicarmi il motivo per cui nella scuola non si usano le graduatorie esistenti, ma si vuole imporre un nuovo concorso ? La cosa mi sfugge, esiste una ragione plausibile o è l'ennesima perla di questo governo ?
Si usano anche le graduatorie esistenti. Metà dei posti di quest'anno e del prossimo (in totale 55mila) saranno pescati dalle graduatorie a esaurimento, metà dai nuovi concorsi. I motivi sono i seguenti:
1) per evitare buchi anagrafici decennali nei ruoli docenti (i.e. assumere per dieci anni solo i "precari storici", in maggioranza diplomati SSIS - e non serve che vi dica io quale clamorosa farsa siano stati il reclutamento e la frequenza della SSIS: tutti riuscivano ad accedere, tutti riuscivano a diplomarsi, il voto di diploma non vale praticamente niente in graduatoria), cioè finendo con l'assumere nell'arco dei prossimi 10 anni - dopo il sostanziale blocco degli ultimi 5 e l'impossibilità di abilitarsi per chiunque si sia laureato dopo il 2007 - solo persone che hanno, al momento, più di 30 anni e spesso quasi 40. Il che vorrebbe dire ricominciare ad assumere giovani nella scuola nel 2020, ben che vada.
2) per cercare di far ritornare a regime in modo transizionale e non brusco il sistema di reclutamento scolastico - e il piano è più che meritorio: l'idea è fare concorsi ogni due anni, sulla base dei posti effettivamente disponibili, senza creare altre graduatorie e cioè senza creare abilitati precari.
3) è quello che prevede la legge, allo stato attuale (ma questo, almeno per me, è molto secondario).
EDIT: piccola aggiunta: anche i concorsi prossimi venturi - che si dovrebbero tenere ogni due anni - serviranno solo per metà dei posti che diventeranno via via disponibili. L'altra metà sarà riempita pescando dalle graduatorie a esaurimento,fino appunto al loro esaurimento. http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09 ... no/341446/
Last edited by Spree on 05/09/2012, 11:14, edited 1 time in total.
Spree wrote:Si usano anche le graduatorie esistenti. Metà dei posti di quest'anno e del prossimo (in totale 55mila) saranno pescati dalle graduatorie a esaurimento, metà dai nuovi concorsi. I motivi sono i seguenti:
1) per evitare buchi anagrafici decennali nei ruoli docenti (i.e. assumere per dieci anni solo i "precari storici", in maggioranza diplomati SSIS - e non serve che vi dica io quale clamorosa farsa siano stati il reclutamento e la frequenza della SSIS: tutti riuscivano ad accedere, tutti riuscivano a diplomarsi, il voto di diploma non vale praticamente niente in graduatoria), cioè finendo con l'assumere nell'arco dei prossimi 10 anni - dopo il sostanziale blocco degli ultimi 5 e l'impossibilità di abilitarsi per chiunque si sia laureato dopo il 2007 - solo persone che hanno, al momento, più di 30 anni e spesso quasi 40. Il che vorrebbe dire ricominciare ad assumere giovani nella scuola nel 2020, ben che vada.
2) per cercare di far ritornare a regime in modo transizionale e non brusco il sistema di reclutamento scolastico - e il piano è più che meritorio: l'idea è fare concorsi ogni due anni, sulla base dei posti effettivamente disponibili, senza creare altre graduatorie e cioè senza creare abilitati precari.
3) è quello che prevede la legge, allo stato attuale (ma questo, almeno per me, è molto secondario).
Spree wrote:
Si usano anche le graduatorie esistenti. Metà dei posti di quest'anno e del prossimo (in totale 55mila) saranno pescati dalle graduatorie a esaurimento, metà dai nuovi concorsi. I motivi sono i seguenti:
1) per evitare buchi anagrafici decennali nei ruoli docenti (i.e. assumere per dieci anni solo i "precari storici", in maggioranza diplomati SSIS - e non serve che vi dica io quale clamorosa farsa siano stati il reclutamento e la frequenza della SSIS: tutti riuscivano ad accedere, tutti riuscivano a diplomarsi, il voto di diploma non vale praticamente niente in graduatoria), cioè finendo con l'assumere nell'arco dei prossimi 10 anni - dopo il sostanziale blocco degli ultimi 5 e l'impossibilità di abilitarsi per chiunque si sia laureato dopo il 2007 - solo persone che hanno, al momento, più di 30 anni e spesso quasi 40. Il che vorrebbe dire ricominciare ad assumere giovani nella scuola nel 2020, ben che vada.
2) per cercare di far ritornare a regime in modo transizionale e non brusco il sistema di reclutamento scolastico - e il piano è più che meritorio: l'idea è fare concorsi ogni due anni, sulla base dei posti effettivamente disponibili, senza creare altre graduatorie e cioè senza creare abilitati precari.
3) è quello che prevede la legge, allo stato attuale (ma questo, almeno per me, è molto secondario).
EDIT: piccola aggiunta: anche i concorsi prossimi venturi - che si dovrebbero tenere ogni due anni - serviranno solo per metà dei posti che diventeranno via via disponibili. L'altra metà sarà riempita pescando dalle graduatorie a esaurimento,fino appunto al loro esaurimento. http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09 ... no/341446/
Grazie anche da parte mia, a sentire i tg come al solito si da voce solo ad una campana e via con la demagogia a go go
Imprese pubbliche (escludendo chiaramente gli enti che forniscono i servizi pubblici fondamentali, che sono in meggioranza pubblici e spesso perdono soldi, ma in quel caso l'obiettivo non è svolgere una attività imprenditoriale, bensì fornire il miglior servizio possibile al minor costo possibile) ci sono ovunque, fino ad arrivare agli estremi francesi, dove lo stato è presente nell'economia quanto in Italia.
Io più che altro mi chiederei come siano gestite le imprese che operano in attività economiche, quanto influiscono sul mercato e quanti utili e perdite producono in Italia. E direi che di eccessi in tal senso ne abbiamo decisamente troppi.
Se infatti una attività è gestita con criteri economici corretti la discussione resta meramente politica, il problema per tutti nasce laddove la gestione è pessima.