Porsche 928 wrote:
Doc, mi spieghi il boldato per cortesia? Perche puo essere benissimo che io sia uno "troppo scemo per capirlo..."
A parte il troppo scemo per capirlo, spiegarsi bene è necessario se si vuole comunicare e non c'è bisogno di polemica alcuna, lo spiego volentieri.
Una parte dei membri della cosiddetta antipolitica ed a volte lo stesso Grillo contestano spesso la necessità di una continua crescita economica, il consumismo e parlano di un modello differente. Ma non specificano il modello, lasciando credere che si potrà vivere più o meno come ora, magari espropriando banche e multinazionali, presentati più o meno come i finanzieri ebraici al tempo dei protocolli di Sion, mettendo tasse elevate sui patrimoni e sui redditi dei più ricchi e facendo finta di nulla.
Un modello differente può esserci, forse è anche in parte auspicabile, almeno da me, però va spiegato esattamente cosa vuol dire, cosa accadrebbe e come occorre modificare lo stile di vita per adattarsi a questo modello differente.
Spiegarlo (per carità, magari abbellendo il tutto) e chiedere voti per farlo vuol dire essere democratici e credere in una democrazia matura, far credere che si possa fare senza modificare lo stile di vita e bastonando cattivi da protocollo di Sion vuol dire essere populisti e voler solo prendere per scemo l'elettore. Peggio di Berlusconi, che poi ha governato malissimo, in economia ha copiato i tanto odiati "comunisti" (definizione sua, predecessori e successori chiamiamoli come vogliamo) facendo peggio di loro, ma almeno presentava una idea teoricamente possibile.
Hobbit83 wrote:Jason Fly wrote:
Non votano per questo turno, lo faranno indirettamente tra qualche anno (forse!). Leggevo di mercati preoccupati dalle proposte di Hollande, ora che le ho sentite lo sono, nel mio piccolo, un po' anch'io. Insomma, c'è il rischio fondato che la fiducia nella Francia diminuisca un po'. In questo periodo storico non è il massimo, ecco...
Eh.... ma sapessi quanto sono preoccupato io di qualsiasi cosa pensino i "mercati"
C'è, onestamente, qualcosa di cui non si preoccupano? E di quel poco di cui non si preoccupano, c'è qualcosa che sta andando bene?
No perchè i mercati non si preoccupavano della manovra di Monti e per anni non si sono preoccupati dei giochini di Silvio....
Diciamo che del loro giudizio a sto punto poco me ne cale, ecco. E ben poco mi fido.
Se poi l'unica cosa che l'europa sa dire all'italia è "vendete le aziende pubbliche", beh, me ne cale poco pure del giudizio dell'Europa, in questa fase.
Scusa, Hobbit, è quasi impossibile risponderti in modo sintetico, quindi mi limito ad un paio di accenni e ciononostante sarò mlto lungo. In primo luogo i cosiddetti mercati sono costituiti da risparmiatori ed investitori il cui obiettivo è la sicurezza dell'investito o il guadagno, non si può chiedere a nessuno delle scelte politiche. Chi investe in titoli pubblici vuole fondamentalmente sicurezza dell'investimento ed un modesto reddito, per guadagnare davvero si investe altrove. Fino a 4 o 5 anni fa l'Italia garantiva senza problemi il rimborso dei titoli? La risposta è si. Oltretutto dato che l'euro era solido gli interessi erano anche bassi, perchè la solidità della moneta rendeva ancora più sicuro l'investimento in titoli italiani. Questo interessava, Berlusconi o Prodi, o magari Rutelli e Veltroni, non gliene fregava nulla a nessuno al momento di investire. Dato che poi gli investitori sono persone, che si fanno anche prendere dalle emozioni, negli anni '90 ci punivano oltre le colpe, negli anni 00 ci hanno premiato oltre i meriti ed ora tornano a colpirci oltre le colpe, ma la credibilità si guadagna e si perde nel tempo. Se la politica economica di Berlusconi e Prodi fosse stata buona anche dal 2002 (moneta unica) ad oggi gli investitori proseguirebbero a premiarci, dato che non è stata buona oggi non si fidano più come prima.
Per carità, magari cercandolo bene troveremmo anche qualcuno che dice alla propria banca di non investire in titoli francesi perchè non sopporta la politica di Sarkozy, per fare un esempio, ma quanti saranno?
Fra l'altro questo è uno dei motivi per cui molto politici non sopportano i mercati, perchè sono realmente democratici e non gliene frega nulla di discorsi politici. Mi dai sicurezza? Mi fai guadagnare? Vedo prospettive? Compro. Non vedo tutto ciò? Vendo. Magari sbagliando, di errori ce ne sono e tanti, ma le motivazioni sono semplici e non manipolabili.
L'importante è non chiedere ai mercati cose che non possono dare. L'investitore si può chiedere se il sistema pensionistico italiano è sostenibile o meno per la finanza pubblica, se è equo o meno gli interessa poco. La stessa cosa per il sistema sanitario, la scuola ed i vari servizi pubblici. Renderli sostenibili ed equi è compito del politico, all'investitore interessa solo se sono sostenibili. Anche il politico quando deve investire i propri soldi ragiona così. Quindi ai mercati possiamo chiedere un giudizio sulla sostenibilità del nostro sistema economico e sulle sue prospettive future, non sulla sua equità, su quello dobbiamo cercare altri indicatori e ragionare su altre basi.
Per quanto riguarda la vendita delle aziende pubbliche non è proprio così, è un discorso più complesso. Quello che non ci chiedono i mercati, ma una qualsiasi analisi razionale della situazione italiana, è che l'economia italiana sia più libera. Non a caso se la Francia vende Renault o meno non gliene frega nulla a nessuno. Noi abbiamo una libertà economica da dittatura africana (dia un'occhiata ad heritage.org chi vuole farsi del male), uno Stato dirigista che entra in ogni aspetto dell'economia italiana, diversamente, ad esempio, dai paesi davvero socialdemocratici e Keynesiani, come i paesi scandinavi, dove le tasse sono elevate ma l'economia è libera. Perchè tutto passa per lo Stato? Perchè questo aumenta il potere dei politici, la loro possibilità di arricchirsi e nessuno chiede loro il conto se questo produce perdite. Alle grandi imprese questo va benissimo, perchè possono ottenere grandi vantaggi al di fuori della concorrenza e sfruttare posizioni di potere. Fra l'altro questo è esattamente quel che qualche politico in mala fede chiama "privatizzazione degli utili e pubblicizzazione delle perdite", parlo di mala fede perchè questo viene attribuito al liberismo quando è esattamente il contrario, è il dirigismo che permette questo.
Va male alle piccole e medie imprese, che infatti una volta erano il tessuto dell'economia italiana ed oggi faticano sempre di più, a meno che non ottengano commesse dallo Stato, quindi dal politico potente di turno, o dalle grandi aziende, che guadagnano grazie allo Stato e quindi sempre grazie al politico potente di turno.
Vogliamo che ci sia meno corruzione? Anzichè titinnar manette, che abbiamo visto come sia inutile (per carità, le leggi siano fatte rispettare, uno stato credibile lo fa, ci siano processi e, dove si arrivi a condanne, queste siano severe, mi limito a dire che questo evento, pur auspicabile per mille motivi, non avrebbe conseguenze se non marginali sulla corruzione), riduciamo il peso dello Stato. Che lo Stato faccia i servizi chiaramente necessari (ad esempio scuola, sanità, assistenza), decidiamo democraticamente quali altri servizi vogliamo siano pubblici (abbiamo deciso ad esempio che la distribuzione dell'acqua lo sia, anche se non era un servizio necessariamente pubblico, ma è stato deciso in modo democratico), per il resto che lo Stato faccia un passo indietro. Non perchè ce lo chiede Tizio, Caio o Sempronio, ma perchè è l'unico mezzo perchè l'Italia diventi un paese efficiente. Liberismo selvaggio? Qualsiasi cosa significhi, vuol dire che sono liberisti selvaggi molti paesi occidentali, come appunto Danimarca, Svezia, Olanda, Germania. Il nostro sistema economico attualmente è molto più vicino a quello di molti paesi dell'est europa che al loro. Che la scelta sia quella di puntare su una socialdemocrazia di tipo nord europeo o su uno stato più liberale in stile anglosassone si decida in elezioni, che in Italia credo premierebbero sempre il primo modello, alla fine sarebbero entrambi un bel passo avanti, ma che si abbandoni il dirigismo è una necessità.